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Ideologia gender. A chi fa paura il Bus della libertà?

settembre 22, 2017 Marco Guerra

Partirà da Roma il 23 settembre e passerà da Napoli, Bari, Firenze, Bologna, Brescia e Milano l’autobus di CitizenGo che riporta la scritta: «I bambini sono maschi, le bambine sono femmine»

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“I bambini sono maschi, le bambine sono femmine”: nel 2017 riconoscere questo semplice dato di fatto dell’antropologia umana è un atto rivoluzionario che suscita scalpore. La frase in questione è riportata a lettere cubitali sulle fiancate del Bus della libertà di CitizenGo, una delle più grandi piattaforme di cittadini attivi in tutto il mondo, impegnati per la promozione del bene comune, la famiglia e la vita.

Il mezzo, che oltre al suddetto slogan ha disegnati sulle fiancate anche due bambini stilizzati (un maschio e una femmina), parte sabato 23 settembre per il suo tour di una settimana in giro per l’Italia ma si è già guadagnato una valanga di attacchi dalle solite centrali del pensiero politicamente corretto. Il pullman arancione ha attirato l’attenzione di nientepopodimeno che George Soros e la sua Open Society fondation, la lobby più potente del mondo a sostegno dell’agenda progressista, il quale ha scritto un twìt dedicato all’iniziativa di CitizenGo già svoltasi in Sud America, parlando di «falsa narrativa che ha preso piede» e che «minaccia i diritti delle donne e delle persone lgbti». Inoltre in un articolo redatto dalla fondazione di Soros, corredato da una foto del bus di CitizenGo, si ribadisce la tesi secondo cui l’ideologia gender non esiste, che è solo un «concetto pericoloso» che ha «il potere di mobilitare rapidamente gli elettori e dare nuova energia all’agenda socialmente conservatrice».

Alla vigilia del tour italiano critiche sono arrivate da Chiara Lalli, bioeticista e giornalista vicina alle istanze dei movimenti lgbt e autrice del libro Tutti pazzi per il gender – Orgoglio e pregiudizio di genere” (Fandango 2016), la quale sentita dall’Espresso ha dichiarato: «Esistono gli studi di genere. Ma non l’ideologia gender, questa è una caricatura dei primi che dice “se sei femmina ti piace il rosa, se sei donna sei destinata a diventare moglie”. Sono scemenze. Non è una legge di natura ma il risultato di un retaggio culturale. Il gender rientra in un universo meno rigido dove ognuno ha possibilità di declinare la propria personalità. Il livello di natura biologico è complesso. È scientificamente provato che non esiste un mondo binario in natura, figuriamoci a livello giuridico, morale».

«Il mondo è pieno di colori – ha aggiunto Lalli– Ci sono studi e ricerche che dimostrano come la natura biologica sia stata piegata e incanalata per scopi secondari, con concetti privi di fondamenti scientifici. Le semplificazioni ci servono come strumento puramente descrittivo ma illudersi che siano così netti è davvero ridicolo». Insomma, nulla di nuovo, dietro al solito nobile scopo di combattere le discriminazioni viene portata avanti la necessità di introdurre il concetto di un’identità fluida, transitoria, che può cambiare nel tempo e a seconda delle culture (alcuni gender studies indicano oltre 50 tipi di generi a cui si può aderire). Molti però fanno finta di non capire che un conto è promuovere un sacrosanto rispetto verso le persone di orientamento omosessuale, un altro è avallare teorie bislacche secondo cui l’identità sessuale deve essere sostituita con l’identità di genere, in modo da eliminare ogni legame con le caratteristiche biologiche assunte fin dal concepimento. Vengono quindi strumentalizzati rarissimi casi clinici per sostenere la necessità di superare la «binarietà» maschile-femminile.

Il pullman arancione con il suo disarmante messaggio di verità serve proprio a smontare questa narrativa relativista. D’altra parte in Italia come in altri Paesi del mondo è sempre più in pericolo la libertà delle famiglie di insegnare l’ovvio ai loro figli, come il fatto naturale che i bambini sono maschi e le bambine sono femmine. Nel contesto sociale si moltiplicano infatti messaggi culturali, mediatici, politici e falsamente educativi fondati sull’ideologia gender: cioè sull’idea che l’identità sessuale umana sia fluida e indipendente dall’essere nati maschi o femmine. In particolare, il messaggio va pericolosamente diffondendosi nelle scuole. Lo stesso papa Francesco ha avuto modo di denunciare più volte la da Lui definita “colonizzazione ideologica” dell’ideologia gender, che si inserisce nel contesto scolastico esattamente come facevano le propagande totalitarie del secolo scorso, modificando le strutture di pensiero elementari dei più giovani.

Per tutti questi motivi CitizenGO Italia ha deciso di replicare in Italia l’iniziativa contro il gender già attuata con successo in altri contesti internazionali (Spagna, Germania, Stati Uniti, Sud America). Il tour partirà da Roma questo sabato 23 settembre, alle ore 11:30, dal Piazzale dei Tribunali di fronte alla sede della Corte di Cassazione. Il luogo di partenza è stato scelto per richiamare i doveri della Suprema Magistratura rispetto agli evidenti abusi giudiziari che Tribunali e Corti hanno commesso negli ultimi anni in Italia riconoscendo indebitamente a coppie di persone dello stesso sesso di essere riconosciute come “doppi padri” o “doppie madri” di bambini a cui viene in tal modo negato il diritto esistenziale di essere e sapersi figli – come tutti – di un padre e di una madre.

Il tour farà tappa il 24 settembre a Firenze, dov’è peraltro previsto lo svolgimento in Consiglio Regionale di un convegno dedicato proprio al tema della “transessualità in età prescolare”; il 25 settembre a Milano; il 26 settembre a Brescia; il 27 settembre a Bologna, dove l’alto tasso di infiltrazione ideologica nel contesto scolastico della città e della Regione è stato recentemente certificato dal Comitato locale del Comitato difendiamo i nostri figli; il 28 settembre a Bari e il 29 settembre a Napoli, le cui amministrazioni locali hanno da tempo premuto l’acceleratore per la promozione di attività nelle scuole promosse dall’associazionismo lgbt. Il bus rientrerà a Roma nel pomeriggio di sabato 30 settembre, per chiudersi con una manifestazione di famiglie in una piazza di prossima comunicazione.

Nel frattempo, in questi giorni l’annuncio del tour ha suscitato anche le reazioni scomposte da parte di alcuni attivisti delle frange più estreme dei movimenti lgbt e dei collettivi di sinistra, che hanno tentato di organizzarsi per far chiudere le stesse pagine online dai rispettivi gestori. Alcuni manifesti regolarmente affissi a Roma per pubblicizzare l’iniziativa sono stati imbrattati e vandalizzati. Se, da una parte, chiunque ha il diritto di “sentirsi” ciò che preferisce, dall’altra i princìpi fondamentali della democrazia non tollerano che si tenti di indottrinare i figli altrui con massicce e mirate campagne cultuali, politiche e mediatiche esplicitamente volte alla cosiddetta “decostruzione degli stereotipi di genere”, se tra questi stereotipi si fa rientrare il fatto, appunto, che chi nasce maschio è un uomo, e chi nasce femmina è una donna.

Tra l’altro, il diffondersi di attività scolastiche sulla sessualità e sull’affettività fondate sull’ideologia gender ad opera delle associazioni lgbt è stato documentato negli ultimi anni da molte associazioni di genitori e famiglie, che hanno ribadito la loro viva preoccupazione anche al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli nel recente incontro avuto presso il ministero, a file luglio. In quella sede, le rappresentanze delle famiglie, tra cui CitizenGO Italia e Generazione Famiglia, hanno chiesto al ministro Fedeli di approntare con urgenza una procedura standardizzata di consenso informato preventivo da richiedere alle famiglie prima dello svolgimento di qualsiasi attività scolastica inerente tematiche delicate come la sessualità, l’affettività e i temi cosiddetti “di genere”. Le associazioni promotrici della campagna sul Bus della libertà vigileranno sull’assenso prestato dal ministro Fedeli circa la richiesta di consenso informato preventivo.

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