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I cyber-guerrieri che stanno dilaniando la Chiesa

ottobre 14, 2017 Damian Thompson

I conservatori ritwittano solo i conservatori, i liberal solo i liberal. È la mentalità settaria dei “social” che sta oscurando anche il cielo dei cattolici

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Per gentile concessione del Catholic Herald, proponiamo di seguito in una nostra traduzione un articolo di Damian Thompson apparso nel numero del 6 ottobre 2017 del settimanale britannico. Oltre che nello staff dirigenziale del Catholich Herald, Thompson è anche associate editor dello Spectator. Il testo originale in inglese è pubblicato in questa pagina.

Ho una domanda per voi. Da che parte state, nella cyber-guerra cattolica? Credo di poter indovinare la risposta di molti lettori del Catholic Herald: “Quale cyber-guerra? Non ne abbiamo sentito parlare alla Messa”. È una risposta rassicurante. Però sospetto, ahimè, che non ci vorrà molto tempo prima che la maggior parte dei cattolici scopra che c’è davvero una specie di guerra in corso.

Tenete presente che fino a un paio d’anni fa, il termine “fake news” non significava nulla. Adesso invece apprendiamo ogni giorno di più come l’abuso dei social media sia in grado di spostare milioni di voti. Se i fedeli non si sono resi conto che illustri cattolici di sinistra e di destra si stanno rovesciando addosso polemiche digitali a vicenda, è solo perché non frequentano i siti internet cattolici.

Ecco un esempio che ha appena attirato la mia attenzione. Dieci minuti fa, ho visto le seguenti parole fare capolino da una barra laterale spuntata nel mio browser: “James Martin SJ pensa che tu sia un nazista”.

Il titolo è del magazine conservatore Crisis. Un acchiappaclic di un cinismo estremo. Eppure non ho resistito. Perché padre James Martin, editor-at-large (una sorta di redattore aggiunto, ndr) della rivista liberal dei gesuiti America, pensa che io sia un nazista?

L’autore dell’articolo, Austin Ruse – che è il suo vero nome e non un indizio che qualcuno ci sta prendendo in giro (ruse significa “trucco, furbata” in inglese, ndr) –, spiega:

«Robert McElroy, vescovo di San Diego, ha scritto un commento su James Martin in cui dice che i critici di Martin sono un cancro nella Chiesa, che le critiche al suo lavoro sono dettate dall’omofobia, sono una distorsione della teologia morale cattolica e un attacco a papa Francesco. Questo commento vergognoso è stato acclamato da un coro di persone tra le quali Elizabeth Scalia, redattrice di uno dei più grandi siti web cattolici del paese, [e] Massimo Faggioli della Villanova University, tra gli altri.
Lo stesso James Martin si è messo a chiamare i suoi critici “alt-right cattolica” (destra alternativa cattolica, ndr), un’espressione che gli piace moltissimo e che ha ripetuto diverse volte… Anche Faggioli e altri, a sinistra, l’hanno ripresa con soddisfazione. Si noti che dopo Charlottesville, la “alt-right” è generalmente intesa come una cosa contigua al suprematismo bianco e al nazismo. Riflettiamo su cosa significano veramente questi insulti. Un cancro deve essere estirpato e ucciso. E i nazisti vanno aggrediti».

Ma che tripudio di non sequitur! In agosto un suprematista bianco ha lanciato un’auto contro un corteo di manifestanti antirazzisti a Charlottesville, Virginia, uccidendone uno e ferendone altri. Dopo di che, alcuni agitatori di sinistra hanno tentato di identificare la “alt-right” radicale con il razzismo bianco e i neonazi. Un po’ di fango è rimasto attaccato. Ma la alt-right non è “generalmente intesa” come “contigua a” (cioè la stessa cosa di) suprematismo e nazismo.

Esistono, è vero, suprematisti bianchi che si identificano come alt-right. Tuttavia questo termine generico comprende anche illustri intellettuali conservatori, giornalisti conservatori non illustri e svalvolati destrorsi assortiti. Alcune di queste persone sono razziste, ma la quota di quelle che sostengono un razzismo del tipo nazionalsocialista tedesco è trascurabile.

Dunque, quando padre Martin etichetta i suoi critici conservatori come “alt-right cattolica”, non li sta chiamando nazisti. Tanto meno sottintende che debbano essere aggrediti o uccisi. Al contrario, compie una analogia precisa. O, se preferite, [una analogia] di gesuitica furbizia.

Gli esponenti della destra alternativa laica non sembrano avere molto in comune: alcuni sono grotteschi esibizionisti, altri riflessivi e convincenti; alcuni scrivono articoli accademici mentre altri si danno arie da conduttori di quiz televisivi. Ma in sostanza sono tutti cyber-guerrieri. Mirano a far cambiare l’opinione digitale così alla svelta da lasciare i liberal a guardarsi intorno smarriti.

Anche i critici cattolici di papa Francesco sono una coalizione che va dagli agitatori opportunisti agli intellettuali inquieti (e come nel caso della alt-right politica, le categorie in una certa misura si sovrappongono). E anche loro agiscono per via digitale. Sono bravi a spiazzare vescovi progressisti imbolsiti con i loro tweet e i loro post su Facebook, che spesso rimandano i lettori ad articoli più lunghi. Sebbene io non faccia parte della destra alternativa cattolica, capisco l’appeal di questo modus operandi. È una droga.

E così l’utilizzo del termine “alt-right cattolica” da parte di James Martin è stato abilmente manipolato. Ma in totale malafede.

In parole povere, ora esiste una specie di alt-left cattolica, e lui ne fa parte.

Il “Team Francis”, la lobby dei lealisti sinistrorsi del Papa che attribuiscono al Santo Padre poteri quasi miracolosi, ha imparato una lezione dalla blogosfera cattolica di destra: prima il digitale.

Questa estate, padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà cattolica, ha cofirmato un articolo – con approvazione del Vaticano, a quanto pare – su un presunto “ecumenismo dell’odio” tra “fondamentalisti evangelici” e “cattolici integralisti” di destra in America.

Il pezzo ometteva di definire i termini ed esibiva una ignoranza preoccupante del panorama religioso americano. Non sarebbe stato accettato nemmeno come tesina universitaria. I conservatori cattolici hanno avuto gioco facile nel demolirlo.

Ma i cattolici di sinistra, soprattutto fuori dagli Stati Uniti, si sono esaltati per la sua isteria. La sua comparsa nelle loro caselle email ha dato un senso alla loro giornata. E lo scopo era proprio questo.

Altro esempio di questa settimana. Massimo Faggioli ha annunciato su Twitter che le idee di tanti amanti del Rito Antico «non sono più cattoliche».

Pochi anni fa, le opinioni di un accademico laico di medio livello avrebbero avuto poco peso. Ma Faggioli è un cyber-guerriero che sa come stuzzicare non solo i liberal di sinistra ma anche i suoi nemici. Questi ultimi in rete sono usciti dai gangheri, proprio come lui sperava.

E padre Martin? Ha appena pubblicato un libro che manca clamorosamente di confermare l’insegnamento della Chiesa secondo cui il sesso gay è sempre un peccato. La conseguente campagna digitale contro di lui gli ha causato l’annullamento dell’invito a tenere una lezione alla Catholic University of America.

Certe proteste contro Martin sono state terribilmente velenose – cosa che gli ha fatto comodo. L’odio gli ha permesso di sviare l’attenzione dal suo sottile e inesorabile mettere in dubbio la dottrina cattolica fondamentale. [Padre Martin] è sofisticato e sfuggente.

Contemporaneamente, nell’ala conservatrice, ecco la “correzione filiale” di papa Francesco, accusato di promuovere concezioni eretiche.

Si tratta di un documento faticosamente studiato che – ci scommetterei qualunque cifra – il Papa non ha letto. È noioso, e l’elenco dei firmatari è insignificante e imprudente. Chi è che ha ritenuto che fosse una buona idea chiedere al capo della Fraternità San Pio X di firmare? Questo è fare il gioco dei liberal che cercano di dipingere tutti i cattolici ortodossi come cripto-lefebvriani.

Detto questo, la “correzione filiale”, come il ridicolo articolo di padre Spadaro, ha galvanizzato i veri credenti e sembra avere irritato il Team Francis.

Non è facile uscire da tutto ciò, tanto meno dal momento che il Papa stesso è uno specialista nel mandare segnali contrastanti. Ma forse non ci siamo distaccati abbastanza.

Nel Sunday Times di questa settimana lo storico non cattolico Niall Ferguson descrive la «polarizzazione di massa» della società globale generata dalle reti digitali. «Uno studio recente su 665 blog e 16.852 link tra questi ha dimostrato come essi costituissero due raggruppamenti quasi separati: uno liberal, l’altro conservatore». Sui temi caldi, i conservatori ritwittano solo i conservatori, i liberal solo i liberal.

Le spaventose conseguenze politiche di questa mentalità sono già sotto gli occhi di tutti. L’effetto sui cattolici è diventato vistoso solo di recente.

Ferguson scrive che, grazie ai disastri provocati dalla propaganda digitale, «i cieli si stanno adombrando sopra la Silicon Valley». Statene certi: si stanno adombrando anche sopra la Chiesa.

Foto Ansa

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