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I cristiani in Algeria non possono riposare in pace. «L’islam non tollera che un infedele sia sepolto con i musulmani»

febbraio 9, 2014 Leone Grotti

Al cristiano Naraoui è stato impedito di seppellire il figlio nel cimitero pubblico. Nel paese gli “infedeli” devono anche rispettare il Ramadan e fare attenzione a professare la loro religione in pubblico

cimitero-algeria-cristiani-islamI cristiani in Algeria non possono neanche riposare in pace. Nel paese nordafricano dove l’islam è religione di Stato non solo i cristiani devono praticare la loro fede facendo attenzione a non parlarne troppo in pubblico, visto che ogni minima azione può essere incriminata come «proselitismo» e condurre al carcere, non solo devono stare attenti a non offendere i sentimenti dei musulmani, ad esempio evitando di mangiare in pubblico durante il Ramadan, ma una volta morti non possono neanche riposare al cimitero pubblico.

RITO ISLAMICO. Ne sa qualcosa il signor Naraoui, che voleva dare degna sepoltura al figlio Lahlou, deceduto a 24 anni: «I leader della moschea mi hanno detto che l’unico modo per seppellirlo al cimitero era accettare il rito islamico». Infatti, «la comunità musulmana non permette di seppellire un cristiano nei cimiteri dove riposano dei musulmani». La famiglia di Lahlou, perciò, ha deciso di seppellire il figlio in un pezzo di terra privata donato da una chiesa locale. Ma non è la prima volta che accade un caso simile: nel 2011, la comunità musulmana della città di Akbou aveva impedito che venisse sepolto un cristiano nel cimitero pubblico, perché «l’islam non tollera che un infedele sia sepolto di fianco a un musulmano».

LIBRI DI PREGHIERA CONFISCATI. Per i cristiani dell’Algeria, appena lo 0,2 per cento su circa 35 milioni di persone, i problemi però cominciano prima. Innanzitutto il governo restringe il numero e la durata dei visti di entrata per tutto il personale della Chiesa – sacerdoti, religiosi, religiose, perfino laici di cui essa ha bisogno per le sue ordinarie attività – e coloro che ottengono il permesso devono limitare le loro attività nel Paese; inoltre, essi si vedono talvolta confiscare i loro libri di preghiera all’aeroporto.

algeria-cristiani-islam-convertitiRAMADAN PER I CRISTIANI. Anche i cristiani comuni vengono perseguitati. Nel 2010 due cristiani hanno affrontato un processo a Ain El Hammam per essere stati “pizzicati” a mangiare in treno durante il Ramadan. Il giudice ha chiesto per entrambi tre anni di carcere, anche se alla fine sono stati rilasciati grazie all’impegno di numerosi attivisti per i diritti umani. Nessuna legge obbliga a digiunare, ma non farlo potrebbe essere considerato da un giudice come «attentato e offesa ai precetti dell’islam».

APOSTASIA. Per quanto cambiare religione non sia formalmente reato in Algeria, convertirsi al cristianesimo significa spesso subire il disprezzo della società e sottoporsi a processi in tribunale. Emblematico il caso di Mahmoud Yahou, battezzato nel 1994 e diventato pastore protestante nel 1998. Da allora la polizia lo segue tutti i giorni e gli ha perfino ritirato il passaporto perché, in quanto cristiano, «è un traditore della patria». Il sindaco di Ath Atteli, dove Mahmoud abita, irritato dalla conversione, ha obbligato la comunità cristiana a rinunciare a praticare il culto. Nel 2010, per aver ospitato in casa degli stranieri cristiani, muniti di regolare visto, Yahou è stato condannato a tre mesi di prigione.

PRESUNZIONE DI COLPEVOLEZZA. In Algeria gli “apostati” sono considerati come degli infami, come dimostra il caso di un altro convertito dall’islam al cristianesimo, Karim Siaghi. Nel 2011, quattro anni dopo la conversione, Karim è stato citato a comparire in tribunale per «ingiurie verso il Profeta». A denunciarlo il suo vicino di casa, che gli aveva chiesto di rendere omaggio a Maometto e come tutta risposta avrebbe ricevuto un dvd sulla vita di Gesù. Il vicino non aveva prove e Karim ha negato tutto, ma il giudice non gli ha creduto perché «l’apostasia è già una presunzione di colpevolezza». E lo ha condannato a cinque anni di carcere duro.

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6 Commenti

  1. Gabriele scrive:

    Cari fratelli cristiani, quando il vostro Parroco, ignorante in materia di ‘religioni comparate’ si permette di dire in chiesa che bisogna accettare i musulmano e che loro hanno diritto che gli costruiamo, con i nostri soldi delle inique tasse che Stato che non ha più un briciolo di dignità e di credibilità democratica, ci impone, fategli leggere , al Signor parroco articoli come questo! Anzi stampatelo e spediteglielo subito! In caso di necessità se i Mussulmani, con l’acquiescenza delle nostre tollerantissime leggi e che la fecondità delle loro varie mogli, divenissero la maggioranza, non potranno dire di non essere stati avvisati. Non vengano a dirci poi che dobbiamo essere noi laici a difendere la Fede e naturalmenete la loro sacra persona anche col sangue come stanno facendo tanti nostri fratelli cristiani nei vari Stati dove impera questa religione che dice in maniera spudoratamente falsa di ‘essere di PACE’!

  2. Antonio scrive:

    noi la loro feccia migrante la dobbiamo trattare coi guanti bianchi. E fanno pure gli arroganti e supponenti, forti dei babbei che li proteggono (anche politicamente). L’immigrazione di straccioni di quella schiatta ci sommergerà e distruggerà così come stanno perseguitando i cristiani. Mi raccomando, tutti a votare partiti immigrazionisti,eh!

  3. Alessandro scrive:

    Purtroppo, in misura e per motivi diversi, TUTTI i partiti politici sono immigrazionisti (la sinistra per ideologia, la destra per raccattare voti, la Lega nascostamente, per assecondare gli industrialotti del Nord che hanno bisogno di manodopera a basso costo); e la Chiesa segue a ruota. Personalmente, sono rassegnato.

    • Gabriele scrive:

      NO caro amico, i nostri Padri hanno lottato per secoli per farci restare esseri umani con le nostre profonde tradizioni , la nostra inimitabile cultura, la nostra fede. Perché dobbiamo rassegnarci ed accettare i RICATTI sia delle forze politiche che non ci rappresentano perché non scelte da noi, che stanno distruggendo fisicamente e geneticamente con aborto ed eutanasia, insegnamento di pratiche contro natura, coppie omosessuali e peggio, il futuro dei nostri figli e nipoti? Cominciamo a ribellarci anzitutto in maniera molto semplice : PARLANDO con le persone specialmente quelle che soffrono le situazioni di degrado in cui sono i nostri quartieri e le nostre città da quando c’è questa immigrazione VOLUTA, di persone che vengono, non si sa con quali mezzi economici occulti, ad occuparci e che vogliono imporre le loro culture e religioni se mi permetti, indegne di esseri umani. Contestiamo i Parroci e gli alti prelati da salotto televisivo ‘buonisti’ ed i giornali cattolici che hanno paura di essere attaccati e che seguono il politicamente corretto. Sbugiardiamo i politici che per i loro sporchi interessi, sono disposti a vendersi ed a VENDERCI . Ricorda un nostro proverbio figlio della saggezza millenaria : ” CHI SI FA PECORA IL LUPO SE LO MANGIA”

      • Alessandro scrive:

        D’accordo Gabriele, ma le domande a questo punto sono due: 1) chi votare e 2) come cambiare uno status quo già radicatissimo di tessuto sociale devastato dal multiculturalismo. Ripeto, anche a fronte dei tuoi giusti inviti: la vedo dura. Non siamo mica la Svizzera, dove anche se Governo e Parlamento erano contrari ai tetti sugli immigrati, hanno chiesto lo stesso il parere del popolo, il popolo ha detto sì ai tetti, quindi si faranno perchè l’ha detto il popolo.
        Qui nemmeno gli ultimi due governi sono scelti da noi!

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