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Gli ultimi così amati da Benedetto XVI

novembre 28, 2011 Angela Ambrogetti

Il prossimo 18 dicembre Benedetto XVI si recherà in visita pastorale alla Casa circondariale di Rebibbia. Un altro importante incontro tra il Papa e i detenuti, a cui il Sommo Pontefice negli anni ha sempre dedicato grande attenzione, perché: «Ogni detenuto, per qualunque motivo sia finito in carcere, intuisce quanto sia pesante questa particolare condizione umana»

Il 18 dicembre prossimo, quarta domenica di Avvento, Benedetto XVI si recherà in visita pastorale alla Casa circondariale nuovo complesso di Rebibbia a Roma. Alle ore 10, nella chiesa centrale del carcere dedicata al “Padre Nostro”, il Papa incontrerà i detenuti e risponderà alle loro domande. Prima di lasciare la Casa Circondariale e far ritorno in Vaticano per la recita dell’Angelus, il Pontefice benedirà un albero piantato in ricordo della visita. Non è il primo incontro di Benedetto con la realtà carceraria. Durante la Quaresima del 2007, Benedetto XVI visitò Casal del Marmo, il carcere minorile di Roma che ospita una cinquantina di adolescenti tra i 14 e i 18 anni, soli, per lo più stranieri ed emarginati. Ha voluto ascoltarli, pregare con loro e soprattutto essere testimone dell’amore di Dio: «Padre misericordioso e fedele, nonostante gli errori dei figli… E’ un’opportunità per decidere di “alzarsi e partire”, abbandonare cioè il peccato e scegliere di tornare a Dio. Facciamo insieme questo cammino di liberazione interiore».

 

Il 12 marzo del 2008 furono i detenuti di Lanciano a essere ricevuti dal Papa al termine di una udienza a Piazza San Pietro. Accompagnati dagli agenti della polizia penitenziaria e guidati dal vescovo della diocesi abruzzese, mons. Carlo Ghidelli, un gruppo di detenuti della Casa circondariale di Lanciano potè partecipare all’Udienza, grazie a un permesso speciale del Tribunale di sorveglianza. In quell’occasione speciale Benedetto XVI aveva parlato anche della condizione dei detenuti e delle sofferenze causate dall’ingiustizia presente in tanta parte della giustizia umana: «Ogni detenuto, per qualunque motivo sia finito in carcere, intuisce quanto sia pesante questa particolare condizione umana». Il Papa aveva ricordato la figura di Cassiodoro e Boezio: «Anche nel carcere rimane la possibilità della preghiera, del dialogo con Colui che ci salva. Il fatto elimina la possibilità della preghiera, mentre la Provvidenza ci permette di stare in amicizia con Dio. L’avversa fortuna permette di discernere i falsi amici dai veri e fa capire che nulla è più prezioso per l’uomo di un’amicizia vera. Le difficoltà della vita non soltanto rivelano quanto l’avversa fortuna sia effimera e di breve durata, ma si dimostrano perfino utili per individuare e mantenere gli autentici rapporti tra gli uomini».

 

Ai detenuti di Lanciano il Papa aveva poi riservato un saluto speciale: «Auspico che quest’incontro spinga ciascuno a riaffermare la propria fervida adesione agli insegnamenti del Vangelo». A nome dei detenuti, uno degli accompagnatori ha donato al Papa un berretto verde con lo stemma di un gruppo di volontariato, indossato subito con un grande sorriso. Il 4 luglio del 2010 Benedetto XVI ha incontrato gli ospiti delle carceri di Sulmona: «Sono felice di essere con voi. Avrei voluto incontrarvi tutti, portate il mio saluto agli altri detenuti. Vi sono sempre vicino e prego affinché il Signore vi aiuti in questo cammino non facile: vi porterò nel mio cuore e di cuore vi auguro che possiate trovare la via per dare un contributo alla società, secondo le vostre capacità e i doni che Dio vi ha dato. Nella mia preghiera siete sempre presenti». Parole improvvisate, lontane da microfoni e telecamere, con cui il Papa ha salutato la delegazione di Sulmona.

 

Durante la visita pastorale alla città – in occasione dell’anno giubilare voluto dai vescovi della regione ecclesiastica Abruzzo-Molise per l’ottavo centenario della nascita di san Pietro Celestino – il Papa ha di nuovo affrontato il delicato tema della sofferenza della popolazione carceraria. Un breve saluto, non previsto dal programma e richiesto dal cappellano Franco Messori, che in seguito nella casa sacerdotale attigua al vescovado presentava al Pontefice il direttore dell’Istituto Sergio Romice, alcuni agenti di custodia e cinque rappresentanti – il più giovane si chiama Catalin, ha poco più di trent’anni e viene dalla Romania – dei 420 detenuti e internati che affollano la struttura. «Ho chiesto al Papa – ha confidato il cappellano – una parola di luce e di speranza, perché incontrando questi cinque uomini il suo messaggio giunga a tutti i detenuti abruzzesi e delle altre case circondariali d’Italia». Padre Messori non condivide la definizione di “carcere dei suicidi” data dai media alla struttura detentiva sulmonese, ma evidenzia la necessità di maggiori fondi per l’istruzione e il lavoro: «Senza queste due cose non ci sono possibilità di reinserimento». Anche per questo all’incontro privato con Benedetto XVI – durato una decina di minuti – ha partecipato anche la responsabile dei programmi educativi.

 

Nel giugno 2009 anche i detenuti di Monza hanno incontrato Benedetto XVI, a cui hanno donato una «tenda della parola» realizzata nella falegnameria della casa circondariale di via Sanquirico. Si tratta di un porta Bibbia come quelli che da alcuni anni i reclusi della struttura brianzola realizzano nella falegnameria interna alle mura di via Sanquirico. Per papa Ratzinger ne hanno realizzato uno speciale, in rovere bianco, con impressi la stella di Davide e lo stemma del Pontefice. Un modello simile a quelli prodotti per la casa editrice San Paolo che ha commissionato proprio al laboratorio gestito dalla Cooperativa sociale 2000 le tende vendute nelle librerie del gruppo editoriale (in tutto dalla casa circondariale ne sono uscite un paio di migliaia). Grazie proprio alla San Paolo e all’ideatore della «tenda della parola» don Marco Valentini, del porta Bibbia se ne parlò nel sinodo dei vescovi e proprio da qui nacque l’idea di far conoscere anche al Papa il lavoro dei reclusi, donandogli un modello prodotto in carcere.

 

Nell’aprile del 2010 il Papa ha scritto un messaggio ai detenuti maltesi durante il viaggio nell’isola del Mediterraneo. Nella lettera inviata in risposta a un loro messaggio, il Papa esprime il suo “più profondo apprezzamento” per i sentimenti espressi e ringrazia di cuore i detenuti che gli assicurano il sostegno delle loro preghiere. I detenuti si dicono in qualche modo confortati dal fatto che il primo evangelizzatore dell’isola sia stato San Paolo, giunto a Malta come prigioniero, proprio come loro. Per Benedetto XVI: «San Paolo, benché prigioniero, ebbe la libertà interiore di rallegrarsi nel Signore, persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Gesù Cristo, nostro Signore». Il Papa conclude la sua lettera dicendosi vicino a quanti sono in carcere e invocando su di loro la sua benedizione: «pegno di forza e pace nel
Signore».

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