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Intervistare Giacomo al Meeting e scoprire come ha fatto a diventare grande (grande ho detto, non alto)

agosto 22, 2013 Leone Grotti

«Il fatto che tutti mi chiedano perché sono venuto al Meeting significa che c’è un pregiudizio». Intervista molto seria (ma anche no) al comico arrivato a Rimini

Giacomo Poretti, perché tutti le chiedono “perché vai al Meeting”?
Dovreste saperlo, non è la prima edizione del Meeting, tutti quelli che vengono qui e non sono del movimento di Comunione e Liberazione vivono la stessa esperienza. La cosa è doppia: perché mi ha colpito in maniera buffa, non maliziosa, l’Avvenire, che mi ha chiesto di giustificare comicamente la mia presenza. Avrei potuto capire se fosse l’organo ufficiale del Partito comunista sovietico o della Corea del nord… Questo significa che c’è un pregiudizio, non so se fondato o no, e tutte le persone che vengono al Meeting devono giustificarsi. A me, benché non sia così facile, la cosa non si risolve comicamente, è sembrato buffo: puoi fare tutte le cose strampalate del mondo e nessuno te ne chiede conto: dall’albergo a 12 mila euro a Dubai, all’affittare un utero in India a 3.500 dollari, anzi, in alcuni casi non devi dire niente sennò la libertà è messa in discussione. Ci sono tante cose strampalate, ma se vai al Meeting, tutti ti chiedono “perché”? Significa che c’è un pregiudizio verso il Movimento.

Lei non è di Comunione e Liberazione, però è venuto al Meeting.
Non sono del movimento, ma sono stato molto contento che mi abbiano invitato perché, era una forzatura letteraria quella di mia madre, non si rifiutano mai gli inviti, è maleducazione, e poi se vai a casa di un altro puoi conoscerlo meglio e, se ne hai, magari perdi per strada i pregiudizi e scopri che ci sono più cose in comune di quelle che vi dividono. Ma posso dirle una cosa?

Prego.
Mi ha colpito che questo pregiudizio vale anche al contrario. Ci sono quelli del Movimento che ti chiedono: cos’hai in comune e cosa pensi dei ciellini? È il ribaltamento dell’altra domanda. Come dicevo, io non sono del Movimento ma conosco tante di bravissime persone di Cl e apprezzo molto l’esperienza educativa del Movimento: le scuole. Certo, da simpatizzante e amico, vi devo dire che a volte ci preoccupate, e dico: ma porca miseria, staranno facendo le cose giuste, mettendosi con le persone giuste? Insomma, ci date un sacco di preoccupazioni, ma siccome vi vogliamo bene diciamo che, forse, non siamo noi a comprendere bene la complessità della cosa perché è difficile spendersi e mettersi in gioco. Un conto è dirlo, un conto è farlo in pratica.

Lei è qui a presentare il suo libro: Alto come un vaso di gerani.
La questione dell’altezza è una cosa fondamentale nella mia vita perché da bambino l’ho vissuta come un complesso di inferiorità. Il difetto fisico mi faceva soffrire e una delle preghiere più ricorrenti a Dio era di farmi diventare alto. Però mi incavolavo perché non mi ascoltava. Poi, in qualche modo, mi ha ascoltato eccome, perché mi sono detto: alla fine mi ha fatto diventare grande. Quel tipo di altezza che gli avevo chiesto, Lui me l’ha data in un altro modo. Il significato di quel racconto era che quando si prega, quasi sempre, se non sempre, veniamo esauditi ma non sappiamo interpretare che risposte Dio ci dà.

Ha parlato della vita come straordinario spavento.
Io?

Sì.
Sicuro che fossi io?

Credo.
Ma certo, ora capisco. Avevo proposto al mio editore il titolo per il libro: “Che spavento la vita”. Poi mi ha detto che forse avremmo dovuto mettere il libro nel reparto filosofia e malattie mentali e allora non avremmo venduto niente e che quindi era meglio l’altro titolo. Ha avuto ragione. Io cercavo, come spesso fanno i comici, di prendere un po’ in giro e ironizzare sulle cose brutte della vita per esorcizzarle. Penso che lo spavento, la paura, sia una delle componenti che spesso ci accompagna e, nel mio caso, molte volte ci ho pensato, aveva quasi delle radici metafisiche. La paura, infatti, non è solo per qualche cosa di conosciuto, ma c’è anche di fronte a qualche cosa di sconosciuto. E credo che sia connesso con il senso delle cose e della vita.

Presenta il suo libro in dieci secondi?
Je suis Giacomo Poretti, ho scritto un libro e la Mondadori me l’ha pubblicato, si intitola Alto come un vaso di gerani e tecnicamente è un memoir, che non so cosa voglia dire, ma è così. Altre domande?

No.
Alleluja.

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3 Commenti

  1. Gi_Gi scrive:

    “Certo, da simpatizzante e amico, vi devo dire che a volte ci preoccupate, e dico: ma porca miseria, staranno facendo le cose giuste, mettendosi con le persone giuste? Insomma, ci date un sacco di preoccupazioni, ma siccome vi vogliamo bene diciamo che, forse, non siamo noi a comprendere bene la complessità della cosa perché è difficile spendersi e mettersi in gioco. Un conto è dirlo, un conto è farlo in pratica.”

    Un fantastico esempio di come pararsi il c…o in calcio d’angolo vero giacomino ??

    • clemente scrive:

      Invece quelli di sinistra fanno tutte le cose giuste, vero Gi_Gi?
      Stanno con i notav, appoggiano i centri sociali e le occupazioni abusive, ammazzano i bambini con l’ aborto e gli embrioni congelati, impongono i menu vegani nella mense scolastiche e le leggi contro chi non la pensa come loro (vedi legge anti-omofobia), ecc. ecc.
      Quindi non danno preoccupazioni, vero Gi_Gi?
      Tu il c…o non te lo sei proprio parato.

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