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Gay entra in cura per finta, denuncia e fa radiare la sua psichiatra

maggio 24, 2012 Leone Grotti

Il giornalista Patrick Strudwick finge di voler guarire dalla sua omosessualità, registra di nascosto le sedute, denuncia e fa radiare la psichiatra Lesley Pilkington.

Con l’intento di scoprire «come funzionano» le “terapie di conversione” degli omosessuali all’eterosessualità utilizzate da alcuni psichiatri e psicoterapeuti nel Regno Unito, «chi sono questi psichiatri» e «che effetto fa [la terapia] sui pazienti», il giornalista omosessuale Patrick Strudwick ha partecipato a un incontro di un gruppo cristiano evangelico a Londra organizzato per i medici che volessero imparare a “riorientare” i loro pazienti. Sotto il falso nome di Matthew, Patrick ha chiesto a due professori di entrare in cura da loro per essere guarito, ha detto che si era riavvicinato al cristianesimo e con un registratore nascosto sotto la maglia ha registrato tutte le sedute e poi denunciato i professori. Una dei due è stata radiata dall’albo questa settimana e potrà iscriversi di nuovo solo quando dimostrerà di avere imparato dai suoi errori, che consistono in sostanza nell’avere provato a cambiare gli orientamenti sessuali di un gay.

La psicoterapeuta condannata si chiama Lesley Pilkington, ha 60 anni, e secondo quanto trascritto dal giornalista Strudwick ha cercato di invocare l’intercessione di Dio perché Matthew guarisse dall’omosessualità, ha indagato la sua infanzia per capire se qualcuno avesse abusato di lui da piccolo, ha sostenuto che l’omosessualità è una malattia mentale e gli ha anche consigliato di andare a giocare in una squadra di rugby. La signora Pilkington è stata ritenuta colpevole dalla British Association for Counselling and Psychotherapy per «negligenza professionale» e «dogmatismo».

L’intera storia, riportata oggi sul The independent e firmata dallo stesso Strudwick, non dice tutto però. La Commissione che ha condannato la signora Pilkington ha anche fatto notare che «il signor Strudwick non ha espresso apertamente le sue vere intenzioni quando ha richiesto i servizi della signora Pilkington e in modo significativo l’ha volontariamente ingannato facendole credere di essere d’accordo con il suo approccio». E ancora: «Facendo continue domande ha manipolato il contenuto delle sessioni per farle combaciare con quello che stava cercando».

E che cosa stava cercando il giornalista e attivista gay Matthew, alias Strudwick? Di fregarla. C’è riuscito benissimo e la psicoterapeuta è stata radiata, forse a ragion veduta. Ma quando si leggono gli atti del ricorso in appello e si legge che Strudwick è stato costretto ad affermare che non voleva mettere in dubbio l’efficienza della terapia riparatrice, perché non poteva dimostrare in alcun modo che non fosse una terapia benefica per alcuni clienti, e quando si pensa a come ha ottenuto le sue informazioni, ingannando un medico e nascondendosi un registratore sotto la maglia, viene da pensare che la signora Pilkington non è l’unica che dovrebbe essere tacciata di «negligenza professionale».

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19 Commenti

  1. Bix scrive:

    Non capisco, francamente, il senso delle critiche mosse a questo giornalista. Sarebbe un po’ come criticare Woodward e Bernstein perche’ quando investigavano su quello che sarebbe poi diventato noto come lo scandalo Watergate non informarono Nixon e la sua cricca del giornalismo investigativo che stavano conducendo. Assurdo. – Quanto alle cosiddette “terapie riparative” tutti gli ordini professionali di psichiatri e psicologi ne hanno fortemente preso le distanze, sottolineandone la non scientificità e la potenziale pericolosità. Da noi l’Ordine degli Psicologi Italiano nel gennaio 2008 ha preso ufficialmente posizione in una nota nella quale si chiarisce che “Lo psicologo non deroga mai ai principi del Codice Deontologico nessuna ragione né di natura culturale né di natura religiosa (…) È evidente quindi che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona.” – Tra l’altro recentissimamente il dottor Robert Spitzer (di cui un vecchio studio sugli “ex gay” viene sempre citato dai fautori del “riorientamento”) ha dovuto ammettere che tale ricerca aveva delle gravi lacune metodologiche che la rendono del tutto inattendibile e ha chiesto pubblicamente scusa a tutti coloro che ne hanno subito gli effetti negativi.

  2. Nome (obbligatorio) scrive:

    Questo giornalista agisce nella menzogna e nasconde parte della realtà che alcuni gay hanno abbandonato il loro essere gay e sono tornati ad essere come tanti altri. questi comunicatori vincono solo con la menzogna in una società che ha paura della realtà che esprime intrinsecamente la diversità tra chi è gay e chi non lo è.
    E’ da poco che ci hanno detto che due pinguini maschi accudiscono un uovo (a parte che nella normalità i pinguini maschi già svolgono tale incombenza alternandosi alla femmina) ma il problema è che l’uovo non è il loro non viene da loro.
    Una società di soli gay si estinguerebbe con la loro morte, non avrebbe futuro.
    Vic

    • pe scrive:

      anche una società di sarcedoti e suore si estinguerebbe … nessuno però parla di convincere a tutti i costi queste persone dell’innaturalità delle loro scelte come invece si pretende di fare coi gay. tutto qua

      • vic scrive:

        Ma i gay accompano altre pretese o diritti rispetto alla famiglia che non sono e non lo saranno mai sono coppie di persone rispettabili che hanno fatto la loro scelta.
        Per le suore e i preti centra qualcosa come la vocazione ma qui entriamo nel campo della fede gli stati di vita non sono paragonabili.

        • lu8051 scrive:

          “Una società di soli gay si estinguerebbe con la loro morte, non avrebbe futuro.”
          pare di capire che, se le coppie gay avessero gli stessi diritti delle coppie non gay, diventeremmo tutti omosessuali ?
          Lasciamo stare la “vocazione”, suore e preti fanno comunque una scelta di vita.

    • Akuma scrive:

      Vic.. i gay sono diventati sterili tutto d’un tratto? no perchè mi risulta che abbiano la capacità di procreare.. mai sentito parlare di “lesbiche”? sono femmine e se vogliono possono procreare coi ragazzi gay eh.. non so l’utero in affitto e cose cosi sai cosa sono?
      bè.. dipende anche da quanti anni hai dopotutto

  3. alessia scrive:

    Chi si rivolge a un terapeuta ha diritto di essere curato secondo protocolli terapeutici riconosciuti e validati, non certo tramite confusi rituali basati sulla credulità religiosa. Laddove un terapeuta praticasse terapie non riconosciute e antiscientifiche, è logico e opportuno l’intervento dell’ ordine professionale di appartenenza, per sanzionare comportamenti negligenti o abusivi.
    Il paziente ha i suoi diritti, e in nessun caso può essere considerato una cavia sulla quale sperimentare a proprio piacimento le teorie più strampalate.

  4. Tom scrive:

    Ineccepibile la condotta del giornalista, esecrabile quella della sedicente psichiatra, non casualmente radiata.

  5. diego scrive:

    ahahahah… chiedere l’intercessione di dio ahahahah…. avrebbero dovuto radiarla senza possibilità di riabilitazione e toglierle la pensione e restituire i soldi carpiti alle vittime della sua truffa

  6. susanna ambrosi scrive:

    fate schifo e da vomito. Curatevi tutti, culattoni!!!!!!!!

  7. egregio vic scrive:

    Egregio vic, se esistessero solo gay maschi e femmine l’umanita’avrebbe comunque un seguito. Prelevando lo sperma dal maschio si feconda una femmina e voila’!

  8. egregio scrive:

    Egregio vic, se esistessero solo gay maschi e femmine l’umanita’avrebbe comunque un seguito. Prelevando lo sperma dal maschio si feconda una femmina e voila.

    • g.ferretti scrive:

      Cercare di curare un minorenne omosessuale diventa un reato. Almeno in California, il primo stato americano a vietare le cosiddette terapie correttive dell’orientamento sessuale che mirano a convertire i gay in etero. Come se si potesse scegliere verso chi provare attrazione fisica. Come se l’omosessualità fosse una malattia o un disturbo dal quale guarire. La legge, firmata dal governatore Jerry Brown, intende tutelare, in particolare, bambini e adolescenti diversi che vengono indirizzati dai familiari verso questi interventi psicanalitici. Interventi sui quali la scienza ha espresso una posizione molto chiara. Come ha dimostrato la più vasta meta-analisi della letteratura degli ultimi 50 anni ed è stato ribadito nel report dall’ American Psychological Association (Apa), non ci sono evidenze che l’orientamento sessuale possa essere modificato volontariamente né tantomeno che questi trattamenti siano efficaci. Anzi, in alcuni casi possono essere dannosi. Infatti, il frequente fallimento della terapia può generare perdita di autostima, stress, senso di colpa, depressione e maggiore predisposizione a commettere suicidio. Per questi motivi l’Apa (e in accordo con l’Apa la stragrande maggioranza della comunità scientifica di psichiatri e psicoterapeutici) dissuade dal praticare le teorie riparative.

      La decisione della California è forse il segnale che qualcosa sta cambiando. E non è l’unico. Nei mesi scorsi, lo psichiatra statunitense Robert Spitzer, che è stato uno dei portabandiera delle cure per l’omosessualità, ha fatto ammenda. “ Credo di dovere delle scuse alla comunità gay per il mio studio, soprattutto perché non è stata dimostrata l’efficacia della terapia. Chiedo scusa anche agli omosessuali che hanno perso tempo ed energie nella terapia”, ha scritto in una lettera che sarà pubblicata su Archives of Sexual Behavior, la stessa rivista che pubblicò nel 2001 un suo studio choc sulle terapie riparative. Ha ammesso di aver sbagliato tutto persino Alan Chambers, il presidente di Exodus International, un’associazione di ex-gay sedicenti guariti.

      I tentativi di correggere l’omosessualità risalgono almeno alla fine dell’Ottocento. Nel 1892 il neurologo americano Graeme M. Hammond prescriveva lunghe passeggiate in bicicletta per curare l’omosessualità. In seguito l’approccio più diffuso divenne quello dei rapporti eterosessuali coatti, eventualmente aiutandosi con l’ipnosi o l’alcol. Dalla fine degli anni Sessanta presero piede modelli psico-comportamentali basati sull’avversione. Ovvero, si cerca di dissuadere il soggetto dalla sua devianza associando stimoli negativi a immagini omoerotiche e stimoli positivi a immagini etero.

      Ci sono anche altri approcci psicoterapeutici volti a sviluppare il proprio potenziale eterosessuale anche attraverso le preghiere. Qualunque sia la strada, è fallace l’assunto di partenza. Non c’è niente da curare. Dal 1973 l’ omosessualità è stata esclusa dal Dsm, il manuale dei disturbi psichiatrici, dal quale è scomparso anche il disturbo di omosessualità ego-distonica, cioè non accettata e vissuta male dall’individuo. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità l’omosessualità è “ una variante naturale della sessualità umana”.

      La diffusione delle terapie correttive, soprattutto negli Stati Uniti, è legata a movimenti politici e religiosi di stampo ultra-conservatore. Forse il più accanito sostenitore delle cure ai gay è Joseph Nicolosi, fondatore della National Association for Research and Therapy of Homosexuality (Narth), che conta circa mille membri nel mondo. Nicolosi è uno che ritiene, contro ogni evidenza scientifica, che l’omosessualità è “ un disturbo mentale che può essere curato”, che è “ un fallimento dell’identificazione di genere” ed è “ contraria alla vera identità dell’individuo”. Nel 2010 è stato invitato a un convegno in Italia, Identità di genere e libertà, organizzato, tra gli altri, da associazioni come Medici Cattolici Brescia e Medicina & Persona. La levata di scudi del mondo scientifico fu praticamente unanime. Il presidente dell’Ordine degli psicologi insieme a 1.200 firmatari sottoscrissero un comunicato di condanna delle terapie riparative. Che concludeva: “ È nostro dovere affermare con forza che qualunque trattamento mirato a indurre il/la paziente a modificare il proprio orientamento sessuale si pone al di fuori dello spirito etico e scientifico che anima le nostre professioni, e in quanto tale deve essere segnalato agli organi competenti, cioè agli ordini professionali”.

      Ma chi propone le teorie riparative in Italia? Pur non essendo diffuse, sono spesso sostenute da organizzazioni cristiane che offrono consulenze, organizzano conferenze, sedute di psicoterapia e seminari. Come funzionano questi percorsi l’ha raccontato qualche anno fa un giornalista di Liberazione che si è finto gay ed è entrato in terapia per sei mesi. Il suo articolò suscitò un vespaio di polemiche e reazioni.

      Cercare di modificare l’orientamento sessuale è assurdo, oltre che controproducente. Ma in una società ancora discriminante nei confronti dei gay può essere difficile accettare l’omosessualità e fare coming out. Altro che cure strampalate. Il più grande aiuto che si possa offrire è combattere l’omofobia

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