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«Noi, femministe e lesbiche, non andremo al Gay pride Lgbt di Lione perché promuove l’ideologia dell’utero in affitto»

giugno 9, 2014 Leone Grotti

Intervista a Marie Da Fonseca, addetta stampa del movimento femminista francese “Osez le féminisme 69″: «Parte del movimento Lgbt è contro il corpo delle donne. Quello della scelta individuale è un mito»

«L’utero in affitto è frutto di un’ideologia che strumentalizza e porta alla commercializzazione del corpo delle donne. Ecco perché non parteciperemo al Gay pride di Lione». A fare questa affermazione a tempi.it non è il portavoce della Manif pour tous, ma Marie Da Fonseca, addetta stampa del movimento femminista “Osez le féminisme 69″, che fa parte del movimento Lgbt francese e si batte «per i diritti delle donne e delle lesbiche». Il movimento, insieme ad altre 38 associazioni unite contro il sessismo e a favore dei diritti dei gay e delle lesbiche, non parteciperà al Gay pride di Lione, che si svolgerà il 14 giugno prossimo con il titolo: “Il nostro corpo, la nostra scelta: diritti dei trans, Pma (fecondazione assistita), Ivg (interruzione di gravidanza), Gpa (utero in affitto) e prostituzione”

Perché un movimento come il vostro non parteciperà al Gay pride?
Noi come associazione siamo a favore dei diritti delle donne e quindi consideriamo la prostituzione e l’utero in affitto, cioè donne che hanno bambini per altre persone, come una strumentalizzazione e una commercializzazione del corpo delle donne. In altre città partecipiamo al Gay pride ma non a Lione.

Perché siete contro l’utero in affitto?
È il peggior prodotto del sistema patriarcale e capitalista, che si arroga il diritto di trattare le donne e i bambini come semplici prodotti di consumo. Sottolineo anche che il mito della scelta individuale nel caso della prostituzione e dell’utero in affitto contribuisce a perpetuare l’oppressione subita da una grande maggioranza di persone e nuoce gravemente al rispetto della loro dignità e dei loro diritti fondamentali.

Voi fate parte del movimento Lgbt?
Sì.

E gli organizzatori del Gay pride di Lione?
Pure. Ma abbiamo programmi diversi. Siamo molto divisi all’interno del movimento Lgbt, non c’è una posizione unanime.

Non è paradossale che parte del movimento Lgbt sia contro le donne?
Il movimento Lgbt non è contro le donne.

Però il Gay pride a Lione sostiene utero in affitto e prostituzione.
È vero, ma per essere contro le donne bisogna fare atti di violenza. Diciamo che loro sono contro il corpo delle donne, contribuendo alla sua strumentalizzazione. Noi comunque vogliamo cambiare questo sistema neoliberale che obbliga le donne a scegliere tra il loro corpo e il loro portafogli. Io non ho mai sentito dire da una donna: da grande vorrei fare la prostituta. Nel movimento Lgbt siamo tutti d’accordo nel dire “Il corpo è mio”, ma chi sostiene poi che è lecito venderlo è solo un ipocrita.

Lei sa che su questi temi siete perfettamente d’accordo con i vostri acerrimi nemici della Manif pour tous?
Assolutamente no. Noi non accettiamo di essere associati alla Manif, che combattiamo ogni giorno.

Però su questi due singoli punti dite le stesse cose.
È vero ma per ragioni diverse. Non saremo mai d’accordo con loro.

E se Hollande alla fine approvasse l’utero in affitto?
Non c’è stato ancora dibattito su questo punto: noi speriamo che Hollande non ne permetta mai l’introduzione. Non devono seguire questa via.

Cosa pensate del lavoro del suo governo?
Siamo contenti perché ha fatto progredire i diritti dei gay e delle lesbiche ma con questa politica di austerità prolungata sta colpendo soprattutto le donne.

Che cosa farete adesso con il Gay pride?
Niente, non parteciperemo. Vorremmo chiarirci con quelli di Lione ma con loro è impossibile parlare. Andremo avanti per la nostra strada nel batterci per i diritti di donne e lesbiche.

Ma l’utero in affitto, afferma parte del movimento Lgbt, promuove l’uguaglianza. Voi non sostenete questo valore?
La verità è che c’è una grande ideologia. Noi capiamo il desiderio di avere un bambino ma dobbiamo valutare anche le conseguenze di una simile scelta. Per le donne sarebbero terribili. Apparentemente l’utero in affitto porta l’uguaglianza, perché permette anche a chi non può di avere un bambino, ma una simile legge sarebbe dannosa per le donne. L’uguaglianza ci sarebbe solo per i ricchi che possono comprare il corpo delle donne. E questa si chiama disuguaglianza.

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28 Commenti

  1. Nino scrive:

    “Lei sa che su questi temi siete perfettamente d’accordo con i vostri acerrimi nemici della Manif pour tous?
    Assolutamente no. Noi non accettiamo di essere associati alla Manif, che combattiamo ogni giorno.”

    Sono certo che sia sempre possibile trovare singoli punti in comune tra due schieramenti contrapposti. Tanto per fare un esempio, Gott mit uns (in tedesco Dio è con noi) era la scritta presente sulle fibbie dei cinturoni dei soldati della Wehrmacht nella seconda guerra mondiale. La stessa cosa che pensavano gli alleati.

    E comunque sull’utero in affitto io ho personalmente dei grossi dubbi, che però attengono alla sfera personale. Capisco il punto di vista delle femministe.

  2. Italo Sgrò scrive:

    La cosa buffa è che simili assurdità ideologiche dei militanti omosessualisti vengono fondate su un documento, il DSM, che ormai è totalmente screditato anche tra gli specialisti, che lo considerano carta straccia, come per esempio fa il National Institute of Mental Health, che di quel documento non sa che farsene, altro che Bibbia degli psichiatri!

  3. AndreaB scrive:

    L’articolo e’ veramente interessante, anche se non e’ stata presa in considerazione anche la futuribile possibilita’ di un utero artificiale… Forse questa possibilita’ metterebbe tristemente d’accordo le due fazioni lgbt…

  4. mau scrive:

    La gestazione per altri, chiamiamola con il suo nome, è legale negli stati uniti da anni, non c’è scambio di denaro, se non le spese mediche o poco altro. Ricordate che per la stramaggioranza di queste donne è un atto d’amore…….. a questo gesto si accede se la gestazione fisica non è fattibile. I figli nati con questa tecnica? amati! e come tutti i bambini amati, sereni……… e non potete dire altrimenti, mettetevi in discussione e cercate senza supponenza di conoscere

    • Nino scrive:

      è legale negli stati uniti ed in canada, se non sbaglio. Ma questo non annulla i miei dubbi sull’atto in sè.

      Che poi i figli nati con questa tecnica siano amati esattamente come gli altri bimbi io non le metto assolutamente in discussione, non era di questo (per una volta) che si parla nell’articolo

    • giovanna scrive:

      Utero in affitto, chiamamo le cose col loro nome ( lo sanno tutti, lo ammettono perfino queste lesbiche-femminste tremende ), bambini privati del padre e/o della madre, chiamiamo le cose col loro nome, bambini acquistati ( o donati ? ) come gattini, chiamiamo le cose colo loro nome.
      I bambini più poveri al mondo, ultimo esempio di schiavitù, chiamiamo le cose col loro nome.
      E che sarebbe la gestazione fisica ? Chiamiamo le cose col loro nome, si chiama gravidanza, si parla di figli, non di cicciobelli. Poi, bell’atto d’amore dare via un figlio, con le tariffe su you-tube e sui vostri incredibili siti. Vergognatevi.

      • Raider scrive:

        L’appello ai sentimenti non ha nulla a che vedere con l’argomento. E’ solo un espediente retorico per fare perdere di vista l’essenziale, cioè, che gli unici diritti che contano sono quelli del bambino e dopo (in ordine di priorità), quelli della madre ‘surrogata’, se vi pare un bel dire. Che è tanto per non dire quello che una mente illuminata, qui, desiderosa di aprire gli occhi ai poveri di spirito (altri i discorsi da fare ai poveri in canna), definiva – per dire che dicono sempre quello che pensano, anche senza sapere quello che dicono – ‘sforna-bebé.’ I consigli possono essere accettasti o respinti, ma l’esempio conta di più: basta tornare a chiamare le cose con il loro nome, appunto. Le maoiste campagne di ‘rettificazione dei nomi’ sono quello che, falsando il senso delle cose moritficando le parole, servono proprio a sottomettere la coscienza all’ideologia. E quindi? E’ vero: se si accetta che vi sia chi si arroga l’autorità di imporre alle cose un nome che non le rispetta, ecco, di questa mancanza di rispetto, sì, ci si potrebbe – senza nemmeno troppa vergogna – vergognare per tutto il resto della vita.

        • Zarathustra scrive:

          L’appello gretto ai sentimenti – senza l’armonizzazione con la ragione – è tipica dei regimi totalitari: qualcuno si ricorda dei “2 minuti d’odio” di Orwell?
          E la “rettifica dei nomi”? Non è forse la creazione di una neolingua? Buono, plusbuono, bisplusbuono…

    • Menelik scrive:

      Una donna si farebbe bloccare l’esistenza per nove mesi quando avviene la fecondazione fino al parto per un “atto d’amore”, senza scambio di denaro?
      Guarda che la parola EBETE in fronte non ce l’ha stampata nessuno, sai?
      Ma pensate davvero che la gente si beva tutto?

    • Seba scrive:

      ma IL BAMBINO ne ha di DIRITTI? E’ mai possibile che girate sempre intorno alla questione senza mai rispondere? Il bambino ha o no il diritto di conoscere e vivere con sua madre e suo padre naturali o gli si può negare PER LEGGE?

  5. Filomena scrive:

    Visto che in questo articolo si confrontano tesi pro o contro la maternità surrogata a livello di principio (anche se effettivamente poi nella realtà questo avviene), continuano pure a discuterne e colgo come spunto la provocazione di AndreaB il quale propone la gravidanza ectopica o utero artificiale che dir si voglia. Questo metterebbe d’accordo tutti o no? Cosa ne pensate?

    • Raider scrive:

      Manipolazione del linguaggio, manipolazione della coscienza, manipolazione della vita: poi, dice che chi è contro certe tecniche elabora paranoicamente scenari da fantascienza. Invece – visto? Filomena dritta e manca – chi, se no? – la proposta che mette tutti d’accordo ce la mette lei. Perché la riproduzione, come la ‘genitorialità’, va – che diamnie! – affidata agli esperti del settore, non lasciata all’improvvisazione di dilettanti allo sbaraglio, gente che, in ottemperanza a fossilizzati ‘stereotipi di genere’, sceglie di riprodursi, quando lo fa pensandoci su, con i metodi ancora in uso presso le capre (per rispetto dei cavalli di Platone, bestie assai più nobili, mancherò di rispetto a chi mostra più interesse per gli equini che per gli ovini, siccome il paragone con gli indesiderati umani gli sembrerà più appropriato): che è come dire fare spuntare i bambini sotto i cavoli, per restare alle antiche fole. Un bebé à la carte, da costruire pezzo a pezzo come un bambolotto Lego attraverso un consorzio genitoriale che deleghi ai medici il miglior assortimento genetico: poi, ci pensa la fattrice meccanica a togliere di torno l’inseminata e levare il disturbo alla levatrice.
      Che ne pensiamo? Che la follia che attraversa il fronte delle ‘sperimentazioni familiari’, i deliri che gli entusiasti dei ‘modelli plurali di famiglia’ spargono in giro, trovano, in questa proposta di riduzione laboratoriale dell’umano a homunculus alchemico, una eclatante conferma.

    • Nino scrive:

      no … non mi metterebbe d’accordo

    • Giannino Stoppani scrive:

      @Filomena
      Suggerimento per l’oramai inevitabile nuovo nick:
      “Mary Shelley”.
      Mica male, eh?

      • Raider scrive:

        Prima di vederla correggere a puri fini di pignoleria puerile, caro Gianninmo Stoppani, le femministe bas-bleu ci terrebbero a sottolineare che, da signorina, Mary Shelley faceva Wollstonecraft Godwin: e su famiglia e marito, sorvoliamo, diciamo solo che il nickname è ben scelto. Quando Percy Bysshe Shelley, il marito, morì annegato nel Golfo di Lerici (chi dice suicida e chi per naufragio), gli trovarono in tasca un biglietto dove aveva scritto: “Cos’è la vita?” Ateo e libertino, ma l’interrogativo ne fa un uomo che poteva capire certi discorsi e con cui discutere senza ddl Scalfar8, espulsione e divieto di circolazione di parole e imposizione di neologismi insulsi. Ma chi, oltre a quanto precede, propone determinate soluzioni (sbagliate, ma perfettamente consone a problemi assurdi e artificiali), certe domande neppure se le pone. E non ha bisogno di interlocutori, solo di nickname. Quindi, di nuov: ben scelto, caro Stoppani.
        P.S. Di passaggio: era buona quella su urne per candidati imbiancati, ma nemmeno quella su Jeanfrançois era così male: e ce n’erano altre. Ma la giornata volgeva al termine: e un ‘politico terminale’ ci stava bene.

        • Giannino Stoppani scrive:

          In genere non approvo l’uso di nomignoli da appioppare all’avversario (di qualsiasi tipo) per attaccarlo sul piano personale, tuttavia, se è vero che Guareschi, con un geniale tratto di penna, definì l’immortale figura del “trinariciuto”, mi non mi pare un grande eccesso l’inversione (termine non scelto a caso!) di un’accento, sicché il nostro ineffabile Scalfaròtto si muti in Scalfarótto, lasciando al lettore l’onere di fare lo sforzo di fantasia per indovinare in dove costui risulta rótto.

    • Toni scrive:

      Sei a favore o no dell’utero in affitto?

      • Raider scrive:

        Dice a me, Toni? Capisco male io o ha capito male lei? Secondo lei, dopo quello che ho scritto in altre occasioni, nel caso non fosse sufficiente quello che ho scritto qui sopra a proposito della mostruosità di figli con tre o quattro genitori, genitori a percentuale e in prospettiva, esseri a percentuale umana variabile; e contro la gestazione extra-corporea, che distacca la formazione della vita dal corpo della madre per affidarla alle macchine, potrei mai essere uno a favore dell’utero in affitto, io? Come le è venuto questo sospetto? Le sembro o posso sembrare a altri uno che accetterebbe le proposte che ci si può aspettare da Filomena? Nel caso fosse rivolta a me, mi sfugge totalmente il senso della sua domanda. Ma, assai verosimilmente, lei si sta rivolgendo a qualche altro. Giusto?

        • Toni scrive:

          Raider si è trattato di un equivoco ( del resto non ho mai nascosto l’apprezzamento per i suoi interventi) . Mi rivolgevo a Filomena. Le voglio spiegare anche la motivazione di una domanda così banale: in tutte le discussioni fatte con Filomena ho goduto di un solo momento di gioia. Discutevamo di Berlusconi , e mi sosteneva che lo detestava perché è un tizio che pensa di comprare con i soldi tutto, comprese le persone. Le ho fatto constatare che non aveva mai manifestato la stessa avversione quando la compravendita riguardava l’utero. Da qui , a denti stretti, anche lei dichiara sulla cosa che aveva forti perplessità . Trattandosi di Filomena ho visto una tenue luce di speranza, e da qui la gioia. Il suo dribblare con il post di sopra …. Mi ha fatto temere che si trattava di una illusione,
          Raider si è trattato di un equivoco ( del resto non ho nascosto l’apprezzamento per i suoi interventi) . Mi rivolgevo a Filomena. Le voglio spiegare anche la motivazione di una domanda così banale: in tutte le discussioni fatte con lei ho goduto di un solo momento di gioia. Discuta amo di Berlusconi , e mi sosteneva che lo detestava perché è un tizio che pensa di comprare con i soldi tutto, comprese le persone. Le ho fatto constatare che non aveva mai manifestato la stessa avversione quando la compravendita riguardava l’utero. Da qui , a denti stretti, che anche lei sulla cosa aveva forti perplessità . Trattandosi di Filomena ho visto una tenue luce di speranza, e da qui la gioia. Il suo dribblare con il post di sopra …. Mi ha inquietato .

          Ps – scrivo con molte difficoltà con un vecchio cellulare. L’eqivoco e’ nato anche per questo.

          • Toni scrive:

            Noterà il pasticcio combinato con correzioni e copia ed incolla

            • Raider scrive:

              Come le dicevo, ero sicuro di un equivoco. E sa, io sono del tutto refrattario alle nuove tecnologie. Proprio, non ci prendiamo. Quindi, sono portato a pensare che la mia imbranataggine, evidente anche solo dagli errori di battitura, mi fa combinare pasticci: e temo sempre che dalla difficoltà di padroneggiare le nuove tecnologie questo possa riflettersi, in un modo o nell’altro, in qualche irreparabile ‘errore di comunicazione’. Quindi, le chiedo scusa: anche se, da quello che leggo, è chiaro che non poteva trattarsi, come è, che di un errore di persona.
              Per quanto riguarda Filomena, mi semba chiaro che, da vera amazzone, è a spron battuto a favore di tutto ciò che può rendere ‘obosoleta’ una tecnica di riproduzione antiquata e un modello di famiglia che le sembra autoritario perché – ma chissà perché, appunto – ha sempre garantito all’umanità di andare avanti a dispetto dei limiti umani – da cui, pure, non è immune – e in mezzo agli orrori che la storia ha sempre offerto in gran copia. Lei, Toni, ha sempre avuto con questa donna, non gentile quanto la stessa s’immagina, molta delicatezza: cosa che apprezzo, forse, più dell’interessata, perché io non sono capace di mostrarmi con Filomena troppo amichevole, dopo il vilipendio dei cristiani morti in cui l’ho vista ‘indulgere’, sola campionessa di un fanatismo cui nessun altro dei suoi compagni di battaglia si è mai macchato.
              Vedrà che Filomena dirà a lei, dato che a me non parla, non scrive e non telefona, che, no, non è vero, che lei non ha nulla contro i bambini che non vuole fare, tanto che non affiderebbe mai a una macchina il compito che a lei non sembra all’altezza della ua umanità e degno del sacrificio della sua libertà: e tuttavia, i bambini che lei non vuole fare li vuole dare ai gay. E poi, manco a dirlo: Filomena non ha nulla contro le famiglie tradizionali. E solo che lei preferisce si possa scegliere a quale tipo di famiglia appartenere, aggregarsi, iscriversi: e in fondo, che male c’è?, estendere l’amore materno a due donne numerabili ma – per essere proprio uguali uguali – con cifre senza ordine di precedenza, più una madre ‘surrogata’, col riporto di tre donatori e il resto di sei o sette genitiori subentrati e dulcis in fundo, una bella macchina da gestazione ectopica daamre per tutta la vita, non si può che giovare immensamente all'”istituto” familiare.
              A una persona che ‘ragiona’ così, dato che anche l’identità personale è anch’essa una perniciosa costruzione culturale, ben si addicono altri nickname: Mary Shelley, dice bene Giannino Stoppani: o più direttamente e appropriatamente, il nome della compagna di quell’essere che doveva risultare perfetto, secondo tutti progetti e fu più infelice di tutti, contro tutt le previsioni. Perché atei come Percy Bysshe Shelley (che adoro) e proto-femministe come Mary Shelley erano ancora all’interno di un orizzonte umanistico che li rendeva, innanzi tutto, umani: e i deliri di onnipotenza sapevano a cosa portavano. Filomena Shelley, invece, è convinta di essere più brava di Mary Wollstonecraft.

            • Filomena scrive:

              @Toni
              Ho lasciato che tra voi (tu molto meno) ve le cantate e ve le suoiate in modo del tutto logorroico e farneticante. Se ben ricordi già una volta ti ho detto che sulla maternità surrogata ho delle perplessità e non ho cambiato idea perché checché ne dica qualcuno ho le idee piuttosto chiare su questi temi. Poi che non li condividiate è un altro discorso ma le mie idee quelle sono. E’ chiaro che la mia domanda sulla gravidanza ectopica era provocatoria anche perché di solito sono abituata a ragionate su cose reali non “futuribili”. Pensavi forse che non sapevo cosa avrebbe risposto il tuo interlocutore anti tecnologico? E’ fin troppo prevedibile. In realtà volevo vedere se qualcun altro o anche tu stesso intervenivate per dire la vostra.
              Ragionare poi di quello che potrebbe verificarsi tra qualche secolo ti permette di parlare a ruota libera e alla fine tutti si sentono più liberi perché eventualmente non sarà un problema ne’ mio ne’ vostro.

              • Raider scrive:

                Visto, Toni? Ora, siccome ho detto che sono contro una prospettiva nemmeno troppo futuribile, sono stato iscritto d’ufficio sul registro degli anti-tecnologici. Essendo fin troppo prevedibile, Filomacchina-ectopica-a-cavalli-vapore dice che prevedibili sono gli altri. Si indigna senza motivo anche per le cose sbagliate; e che volete ne sappia di tutto il resto? Eppure, stabilisce lei i problemi tuoi e suoi e di chi verrà dopo di voi: senza che lei faccia nulla per assicurare un futuro alla posterità. Nessuno dice nulla sulla chiarezza di idee che nessuno conosce e che non smebrano nemmeno sue: mentre, parlando a ruota libera di un tiro a due, lei è pronta a dirti come gli altri si sentono liberi: così, una volta tanto, si sente libera lei.

              • Toni scrive:

                Sapevo che ci leggevi… nulla ti è stato nascosto.
                Quando scrivi di “perplessità” mi chiedo la reale portata che attribuisci a questa parola. Significa che affittare l’utero è un errore… punto? o, che …bisogna discuterne… magari viene una legge che armonizza?
                Sulla gravidanza ectopica penso tutto il male possibile. Concepibile in una società disumana, che obbedisce a desideri momentanei che possono essere un bambino (quello più alla moda… che in quel periodo fa tendenza) o un cagnolino. e magari dopo si stancano… e passano ad altri capricci.
                Raider ha delle ragioni a contestare il tuo pensiero, perché tu vedi la libertà come un fantasma che porta alla dissoluzione.

  6. E. scrive:

    Che schifo! Che confusione! Che tristezza!
    Usciamo da questo tunnel per favore, torniamo a pensare ai bambini come doni e non come oggetto di scambio e di desiderio.
    Basta!

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