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Fausto Taiten Guareschi, il campione italiano di judo che insegna Giussani ai buddisti

agosto 20, 2012 Leone Grotti

Ha fondato un monastero buddista a Fidenza e oggi riceverà ufficialmente dal Meeting la foto di Giussani inginocchiato davanti a Giovanni Paolo II.

È tutto tranne che un personaggio lineare. Si chiama Fausto Taiten Guareschi, quattro volte campione italiano di judo, buddista zen che rivendica con orgoglio di essere cattolico battezzato, si ritiene «figlio di un miracolo, nato da un padre che non aveva padre», ha fondato un tempio buddista a Fidenza, dove insegna leggendo interi brani dei libri di don Luigi Giussani ed è al Meeting di Rimini per ricevere in forma ufficiale una copia ingrandita della famosa foto del fondatore di Comunione e Liberazione inginocchiato davanti a Giovanni Paolo II. «Quella foto è degna di una icona classica» racconta a tempi.it, «sembra un dipinto dove Giussani è appeso agli occhi della grazia come un santo di altri tempi».

Quella di Fausto Taiten Guareschi è la storia dello strano incontro di un cattolico di tradizione, diventato buddista, con don Giussani e il movimento di Comunione e Liberazione, che ora vuole appendere sulla colonna portante in una delle stanze principali del tempio buddista da lui fondato a Fidenza l’immagine di Giussani dal Papa «perché in quell’immagine c’è tutta la storia del movimento e di un uomo che io, con arroganza, chiamerei santo».

«Mio padre – racconta Fausto Taiten – era un cosidetto “nn”, figlio naturale di padre sconosciuto che ha imparato a forgiare il ferro e l’anima in un campo di concentramento tedesco durante la guerra. Da lui ho imparato la vita come passione. A 12 anni è nato in me il problema di come vivere la mia religiosità e ho incontrato un monaco buddista che alle mie domande ha risposto: vieni e vedi». Nel 1973 fonda a Fidenza una scuola di judo, disciplina in cui diventa campione italiano per quattro volte, «che per me non era una semplice palestra, ma una via religiosa» e lì incontra per la prima volta il movimento di Comunione e Liberazione, «di cui tutti ai miei tempi parlavano malissimo, come di un gruppo di fondamentalisti». Alcuni ragazzi di Gioventù studentesca entrano nella sua scuola e nonostante l’impronta buddista dichiarata instaurano un rapporto, senza pregiudizi. «Il loro atteggiamento mi ha molto stupito, da loro ho capito che Comunione e Liberazione non era affatto come tutti la descrivevano».

Nel 1982, alla morte del maestro giapponese, Fausto fonda un monastero buddista, «una cosa che non mi sarei mai aspettato di fare ma a cui mi sono sentito chiamato. E un giorno, uno dei ragazzi che aveva frequentato la mia scuola, mi porta un libro di don Giussani: “Perché la Chiesa”». Fausto rimane colpito dall’enfasi che Giussani dà alla dimensione della religiosità, dell’avvenimento, dell’incontro e non dell’etica, «a cui tutti oggi vogliono ridurre la religione. E questo era un elemento comune con il buddismo, per questo mi sono messo a insegnare leggendo dei brani di don Giussani. Ma siccome questo non piaceva molto ad alcuni buddisti, ho sostituito la copertina del libro con un’altra con delle iscrizioni cinesi, e camuffato in questo modo insegnavo interi brani di don Giussani leggendoli letteralmente».

Due anni fa, quasi a 40 anni dalla fondazione della scuola di judo, «volevo ricevere la foto di don Giussani con il Papa ufficialmente per affiggerla nel mio monastero. Io mi sento molto vicino al fondatore di Cl, anche se fisicamente non l’ho mai incontrato. Prima che morisse, gli ho inviato una lettera, dove citavo una frase di san Benedetto, che più o meno recitava così: “So che oggi è Pasqua, perché ho avuto in dono la gioia di incontrarti”». «Da lui – continua –  mi ha sempre stupito che da un frammento di vita quotidiana è capace di evocare una vita di comunione, un incontro. Non la fa lunga, è capace dei pensieri teologici più arditi ma può dire la stessa cosa suggerendo un ricordo di quando la madre gli rimboccava le coperte. Ecco, questa è una identità pasquale, è la Pasqua. Chi mi permette di dire con certezza e veemenza che anche nella pratica zen c’è l’obbedienza fino alla morte in croce, come quella di Gesù? Don Giussani. Io, grazie al suo linguaggio che ho meditato e sempre continuo a meditare, posso essere deciso, non uno che parla per sottintesi, ma diretto».

Oggi la presidente del Meeting Emilia Guarnieri consegnerà la foto a Fausto Taiten: «Non c’è niente di più bello di quella foto. Giussani è inginocchiato e guarda il Papa, eppure di problemi ne avevano avuti tra di loro, ma lui sta in ginocchio con gli occhi appesi verso Giovanni Paolo II, che rappresenta tutta la tradizione apostolica». Un incontro così «poteva avvenire solo con persone del movimento, che non hanno pregiudizi e non hanno paura di entrare in rapporto anche con luoghi dichiaratamente buddisti». E quale luogo migliore poteva esserci, se non il Meeting, per celebrare questo incontro, a 40 anni di distanza?

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