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Eutanasia, appello dei medici belgi: «Sta portando alla banalizzazione della morte»

maggio 7, 2013 Leone Grotti

Il Belgio vuole estendere l’eutanasia anche ai bambini. L’allarme dei medici: «La nozione di qualità della vita è estremamente soggettiva»

«Avevamo predetto che la legge sull’eutanasia del maggio 2002 ci avrebbe portato alla rovina, facendoci rinunciare al comandamento “Non uccidere”. Ora ne abbiamo la conferma: l’opinione pubblica e i responsabili della politica, con la collaborazione dei media, vogliono estendere la legge sull’eutanasia ai minori e alle persone dementi». Comincia così il comunicato della Società medica belga di San Luca sulla proposta di estensione della legge sull’eutanasia allo studio nel Parlamento belga.

EUTANASIA PER I MINORI. In Belgio l’eutanasia è legale da dieci anni. Oggi solo persone maggiorenni possono farne richiesta, ma se la legge sarà modificata come sembra anche un minore, «se reputato in grado di giudicare ragionevolmente nei suoi interessi», potrà richiedere l’eutanasia. Se ha meno di 16 anni, è necessaria l’autorizzazione dei genitori. Se ha già compiuto i 16 anni, è obbligatorio avere il parere dei genitori, che però non è vincolante.

INTERPRETAZIONE MOLLE. In dieci anni di applicazione della legge, fa notare l’appello della Società medica temendo gli abusi, «neanche un caso è stato ritenuto non conforme alla esigenze della legge». Questo non perché non siano avvenuti casi in teoria illegali «ma a causa di una interpretazione molle della legge». «Se un ragazzo con un diabete di tipo 1 si trovasse un domani a pensare che la qualità della sua vita è diventata insufficiente», scrivono i medici, con le modifiche alla legge potrebbe richiedere l’eutanasia. Sarebbe sufficiente affermare che la sofferenza causata dall’essere malato è diventata «insopportabile», nient’altro.

MORTE BANALIZZATA. «La nozione di qualità della vita – denunciano i medici – è estremamente soggettiva» e la legge sull’eutanasia in Belgio sta portando alla «banalizzazione della morte». Parole confermate da un fervido sostenitore dell’eutanasia belga come  Dominique Biarent, capo della terapia intensiva all’Ospedale universitario per minori Queen Fabiola di Bruxelles, che ha dichiarato all’Afp: «L’eutanasia viene già portata a termine anche su pazienti più giovani dei 18 anni, lo sanno tutti. Per questo bisogna affrontare la realtà, i dottori hanno bisogno di un quadro legale per agire».

EUTANASIA FUORI CONTROLLO. In Belgio l’eutanasia, introdotta nel 2002 solo per pochi casi estremi, è del tutto fuori controllo. I casi sono quintuplicati e le maglie della legge vengono continuamente allargate senza però che il testo della legge sia modificato. Oggi, dopo 11 anni, le morti sono aumentate in modo esponenziale e l’eutanasia è stata estesa così tanto che due fratelli gemelli sono stati uccisi perché temevano di diventare ciechi. Anche chi soffre in modo “insopportabile” può richiedere l’eutanasia e siccome per i due fratelli la nuova condizione sarebbe stata un “dolore insopportabile”, e poiché la sofferenza è stata definita criterio soggettivo, è stato permesso loro di morire.

L’OLANDA FA STORIA. Tre studi recenti hanno dimostrato che il 32% di tutti i casi di eutanasia sono stati portati a termine senza l’esplicita (e per legge necessaria) richiesta del paziente; che il 47% di tutti i casi di eutanasia non sono stati riportati e che anche le infermiere hanno somministrato la “cura” ai pazienti, mentre la legge prescrive che a farlo debbano essere solo i medici. Nonostante questo, nessun dottore è mai stato perseguito in questi anni.

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7 Commenti

  1. sysland scrive:

    Diverse leggi sono state introdotte utilizzando casi estremi per giustificarle.

    Per il divorzio si fece l’ esempio delle mogli degli ergastolani, per l’ aborto si fece l’ esempio degli stupri e ora, per l’ eutanasia, si fa l’ esempio di pazienti con malattie dolorose e strazianti.

    Poi, però, queste stesse leggi vengono utilizzate per i motivi più banali: non sopporto il disordine di mia moglie/mio marito e divorzio; non voglio un figlio adesso perchè sono sono impegnata a fare altro e abortisco; non voglio più vivere perchè la mia fidanzata/mio fidanzato mi ha lasciato e faccio ricorso all’ eutanasia.

    Ora chiedo: quanti che hanno divorziato o abortito si sono pentiti di questa scelta? Quanti vorrebbero tornare indiretro?
    Per il divorzio c’ è soluzione; per l’ aborto la soluzione è una non soluzione (il feto abortito non può essere riportato in vita, però posso avere altri figli, anche se dovrò convivere per tutta la vita con questo dolore); per l’ eutanasia NON c’ è soluzione: sono morto e rimango morto.

    Pensiamoci bene.

    • fsdfdsf scrive:

      intanto se uno chiede l’eutanasia significa che ha raggiunto il suo limite. la propria vita è cara a tutti.

      che orrore ora una coppia che non si sopporta più può divorziare. è vero dovrebbero stare assieme a forza

      • Stefano scrive:

        Prima di tutto abbiate il coraggio di metter il nome.
        Se la gente avesse più coraggio e senso di responsabilità quanti matrimoni si potrebbero salvare? Di sicuro molti. Il problema più grande della società attuale è proprio la mancanza del senso di responsabilità, ormai si è giunti al punto che nessuno è più colpevole di nulla, nessuno è più tenuto a riparare agli sbagli commessi. Il risultato è che per le cose più strane, tipo una nevicata abbondante, un terremoto, ecc… ci si ostina a trovare un colpevole, sapendo bene che un colpevole non c’è, mentre per le cose che riguardano direttamente la nostra vita (una gravidanza non voluta, l’assistenza a un figlio o genitore non autosufficiente), nessuno deve essere richiamato alle proprie responsabilità. Tutto perché oggi contano di più gli interessi del singolo, piuttosto che quelli della collettività (intesa come famiglia comunità).

      • sysland scrive:

        Nella mia vita ho pensato almeno due o tre volte di aver raggiunto il limite eppure quel limite l’ ho superato e sono ancora qui.
        Non sono in grado di affermare che se avessi avuto a disposizione una semplice opzione per porre fine alla mia vita non lo avrei fatto sicuramente. Avrei fatto bene? No per almeno un valido motivo.
        Questo significa banalizzare l’ eutanasia.

        Quando era bambino i miei genitori hanno attraversato periodi a dir poco burrascosi ma sono rimasti insieme e ne sono felici.
        Avrebbero potuto divorziare e provocare ai loro figli una sofferenza enorme per poi ritrovarsi soli o con altre persone dove avrebbero ritrovato i soliti problemi di sempre.
        Questo significa banalizzare il divorzio.

        • nopmff scrive:

          sysland un po’ di rispetto. parliamo di persone con malattie che uccidono diagnosticate da anni, che vivono attaccate ad una macchina e no sono più autosufficienti neanche per fare i loro bisogni….

  2. Stefano scrive:

    Hitler prima di avviare lo sterminio degli Ebrei, ha fatto le prove generali con gli zingari e i disabili e almeno lui ha avuto il coraggio di dire che lo scopo era quello di garantire la vita ai soli individui sani, eliminando chi era solo un costo per la società. Questa politica trovava la sua ispirazione nell’eugenetica, una pseudo scienza che non era il frutto della mente malata di Hitler, ma è nata in America, un paese democratico, agli inizi del ‘900.
    I governi favorevoli a questi leggi, almeno abbiano lo stesso coraggio del dittatore di ammettere che dietro certe scelte c’è l’interesse di assassinare persone che non sono produttive e anzi sono un costo per le finanze pubbliche. Vi siete mai domandati quanti soldi si potrebbero risparmiare eliminando un disabile o impedendone la nascita con l’aborto? Quante pensioni d’invalidità, indennità d’accompagno, stipendi per insegnanti di sostegno, esenzioni di ticket sanitari e altro ancora si potrebbero risparmiare?
    Senza poi contare che la guerra all’identità di genere è dettata anche dalla volontà di ridurre al minimo, in un prossimo futuro, il concepimento in maniera naturale, per poter arrivare, attraverso la fecondazione in vitro e la biogenetica, alla procreazione di individui sani e produttivi.

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