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Elezioni regionali. Scusate se insistiamo, il modello Lombardia va bene in tutta Italia

maggio 30, 2015 Luigi Amicone

Per libertà e sussidiarietà di servizi educativi e sanitari, il voto più completo dovrebbe andare alla formula di governo presente al Pirellone

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Abbiamo già spiegato perché noi qui, gente di campagna, siamo fermi a Dante Alighieri che collocò i falsificatori dei segni che gli uomini si scambiano nella loro vita in società nella più profonda delle bolge infernali e riteniamo la manipolazione della realtà la peggiore specie di minaccia. Ora, archiviato il referendum che, primo caso al mondo, ha costituzionalizzato l’ossimoro “nozze gay”, tocca ragionare sul voto in casa nostra.

È molto semplice: non appena la ministra Boschi, sotto evidente effetto dell’autoproclamatasi «luce del mondo» Irlanda, dice che il governo approverà le unioni civili subito dopo il voto delle regionali del 31 maggio, a noi tale dichiarazione basta e avanza per suggerire l’incompatibilità di una testa non ideologica con un voto dato al partito di Renzi. Per la stessa ragione non ci piacciono i Cinquestelle, acquasantiera di un mondo che sognano di cambiare con i clic e le manette. Poiché sono loro, dipietrismo 2.0, gli unici “puri” della contea dei quaquaraquà. Non resta che il solito ammaccato centrodestra, che pure sembra insistere sulla linea Tafazzi (vedi la posizione da complesso di inferiorità che ha Fi rispetto ai “diritti civili” cosiddetti).

A dirla tutta, in riferimento al grado di libertà e sussidiarietà di servizi educativi e sociosanitari garantiti, buona amministrazione e livelli sopra la media di efficienza in ogni comparto, il voto più completo dovrebbe andare alla formula di governo che guida la Lombardia, a leadership Maroni (Lega) e coalizione Fi-Ncd. Dunque, Toti in Liguria (preferenza all’ottima Raffaella Della Bianca) è la lista che più si avvicina alla coalizione del Pirellone: se vince, potrebbero succedere cose in una regione che la sinistra ha ridotto a maceria di assistenzialismo e buona morte. In Veneto spiace vedere il valente Tosi – ottimo sindaco e politico di razza – contrapposto a Zaia. Ma occorre ribadire il voto al governatore uscente perché non si può correre il rischio che sulla divisione in casa Lega ci marci il Pd e l’ex bersaniana Moretti faccia scendere sul Veneto della libertà di educazione e di cura sanitaria la saracinesca del modello statalista (tipo Serracchiani in Friuli).

In Campania verrebbe da votare De Luca, che speriamo contribuisca a cancellare la legge Severino ed è un buon amministratore. Di sinistra autentica, e perciò vessato da quanti sanno riempirsi la bocca di Saviano ma poi portano la spazzatura in Germania e gettano la sanità a mare, perché loro non si sporcano le mani con i problemi della gente senza prima aver risolto il problema della corruzione nazionale. Dove non è chiaro niente e il centrodestra si vuole autodemolire (vedi Puglia)? In questi casi anche un voto alla Lega è ok. Forse (e paradossalmente) il più patriota dei partiti in lizza. In tema di immigrazione è parecchio demagogica? Pazienza. Crescerà e imparerà che l’integrazione dello straniero è stato il modo con cui già una volta ci siamo salvati dall’abisso della decadenza romana e il cristianesimo ha fatto nascere l’Europa con il sangue fresco del barbaro battezzato.


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1 Commenti

  1. recarlos79 says:

    la sanità formigoniana non è l’unico modello di efficienza. anche il veneto e l’emilia romagna sono efficienti e a costi contenuti. solo nelle dittature si vuole un modello unico di gestione. per quel che riguarda la scuola anche con il buono scuola non tutti hanno la possibilità di pagare la differenza. dopo diciotto anni di governo regionale viene il dubbio che la parità scolastica non era perseguita per scelta, non per mancanza di opportunità. considerazioni che forse sono troppo popolari, troppo “conti della serva” per essere presi in considerazione da chi non fa mai autocritica.

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