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Dopo oltre 14 ore, Ucraina e Russia trovano un accordo a Minsk sul cessate il fuoco

febbraio 12, 2015 Redazione

Si smetterà di sparare nel Donbass dalla mezzanotte di sabato 14 febbraio. Nell’accordo anche amnistia, riforma costituzionale, ritiro degli armamenti pesanti

putin-hollande-merkel-ucraina-shutterstock_224224408Dopo un incontro serrato cominciato ieri intorno alle 20 e durato circa 14 ore, Russia e Ucraina, con la mediazione di Francia e Germania, hanno trovato un accordo «su tutti i punti» a Minsk. Dalla mezzanotte di sabato 14 febbraio nel Donbass non si sparerà più, innanzitutto. Si tratta del secondo cessate il fuoco concordato tra le parti, dopo quello stabilito a settembre 2014 ma mai rispettato. Il presidente russo Vladimir Putin ha comunicato l’accordo ai cronisti riuniti nella capitale bielorussa: «Bisogna mostrare moderazione ed evitare inutili spargimenti di sangue», ha detto.

RITIRO ARMI PESANTI. Come confermato dal presidente ucraino Petro Poroshenko, l’accordo prevede anche il ritiro delle armi pesanti da parte di entrambi gli schieramenti. Verrà creata una zona di sicurezza di 50, 70 e 140 chilometri a seconda del tiro e del calibro delle armi in mano ai diversi eserciti. Il ritiro delle armi pesanti verrà effettuato a partire da domenica e durerà al massimo 14 giorni, sotto la supervisione dell’Osce. Poroshenko ha anche aggiunto che tutte le parti si sono impegnate per far sì che Kiev riprenda il controllo di tutti i suoi confini con la Russia, alcuni dei quali sono attualmente nelle mani dei ribelli separatisti. Questo avverrà dal giorno successivo alle elezioni municipali, che si terranno a Donetsk e Lugansk come parte di una riforma costituzionale.

russa-ucraina-putin-minskRIFORMA COSTITUZIONALE. Putin ha anche affermato che Kiev «entro il 2015» realizzerà una riforma costituzionale mentre entro 30 giorni il Donbass dovrà avere un nuovo status speciale, ma il grado di autonomia che avrà la regione non è stato specificato. Poroshenko, però, ha risposto che non sarà concessa alcuna autonomia all’est. Non è chiaro inoltre se i ribelli, che hanno dichiarato la loro contrarietà ma firmato il documento, abbandoneranno gli ultimi territori conquistati. Il presidente francese, François Hollande, ha però ringraziato Putin «per aver fatto pressione ai ribelli. Questo accordo – ha aggiunto – è un grande sollievo per tutta l’Europa».

STIPENDI E PENSIONI. Nel documento finale è previsto anche che Kiev ristabilisca i rapporti economici, così come i pagamenti di stipendi e pensioni, con le aree sotto il controllo dei ribelli. Con l’aiuto di Germania e Francia anche le linee di credito dovrebbero essere ripristinate.

«BARLUME DI SPERANZA». Tra gli altri punti dell’accordo ci sono: scambio reciproco di tutti i prigionieri entro «19 giorni» e ritiro di tutte le truppe illegali (anche quelle nazionaliste di Kiev), uscita dal Paese di tutti i combattenti stranieri e mercenari, amnistia generale in molti distretti di Donetsk e Lugansk per i crimini commessi durante i combattimenti. I leader dei ribelli separatisti hanno dichiarato: «Se questi accordi verranno infranti, non ci saranno nuovi incontri». Angela Merkel si è dimostrata meno ottimista degli altri partecipanti alla trattativa: «Ora abbiamo un barlume di speranza ma non facciamoci illusioni: molto lavoro rimane da fare, ci sono ancora grandi ostacoli davanti a noi».

Foto Meeting Asem da Shutterstock

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