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«Diceva che i medici volevano sbarazzarsi di lei. Non le ho creduto. Ora so che mi sbagliavo»

novembre 12, 2012 Leone Grotti

L’Alta corte inglese ha aperto un fascicolo su tutti i Dnr (procedure che vietano la rianimazione dei pazienti) emessi dal Sistema sanitario inglese dopo le accuse ai medici di non avere avvisato le famiglie.

L’Alta corte inglese ha avviato un’indagine su tutti i Dnr (Do-not-resuscitate) emessi a febbraio negli ospedali inglesi. Il Dnr è una procedura che sancisce che un paziente non deve essere rianimato nel caso in cui subisca un arresto cardiaco o respiratorio. I medici del Sistema sanitario nazionale inglese sono stati però accusati di emettere i Dnr senza necessità e senza informare i pazienti e le famiglie.

LE ACCUSE AI MEDICI. L’Alta corte inglese ha deciso di aprire l’indagine in seguito alle denunce presentate da Elaine Winspear, che accusa i medici del Sunderland Royal Hospital di avere fatto morire il figlio, e David Tracey, che accusa per lo stesso motivo i dottori del Addenbrooke’s Hospital di Cambridge per avere lasciato morire la moglie Janet.

«VITA NON DEGNA». Carl, figlio di Elaine Winspear, aveva 28 anni, soffriva di paralisi cerebrale ed è morto di polmonite per un ritardo nel somministrargli in ospedale le medicine adeguate. La madre ha accusato i medici di avere emesso per il figlio un Dnr senza avvertirla e solo perché ritenevano che «la vita di mio figlio non fosse degna di essere vissuta. Ma la qualità della sua vita era superiore sia alla mia che a quella dei medici».

«VOLEVANO SBARAZZARSI DI LEI». Allo stesso modo David Tracey ha accusato i medici di avere emesso per due volte un Dnr senza informarlo e di avere così lasciato morire la moglie, malata di cancro e a seguito di una frattura al collo costretto a respirare in modo artificiale: «Janet mi diceva che volevano sbarazzarsi di lei ma io le dicevo di non essere sciocca e che non era vero niente. Beh, mi sbagliavo». L’Alta corte inglese dovrà decidere se i Dnr sono stati emessi correttamente e se i parenti hanno effettivamente diritto o meno ad essere informati e consultati sull’applicazione della procedura.

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