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«Da atea amavo il Natale ma non sapevo perché. Ora ho scoperto che l’amore che celebravo non è qualcosa, ma Qualcuno»

dicembre 23, 2014 Redazione

La testimonianza di Jennifer Fulwiler, conduttrice radio texana convertita al cattolicesimo. «Da atea pensavo: non c’è bisogno di essere appesantiti dalla superstizione religiosa»

Jennifer-Fulwiler-natale-atea1Anche «quand’ero atea, il Natale è sempre stato il mio periodo preferito dell’anno», anche se «non sapevo davvero perché». Così la conduttrice radio Jennifer Fulwiler, convertita al cattolicesimo e autrice di un libro di successo nel quale racconta la sua storia (Something Other than God), spiega al Catholic Herald che cos’era per lei il Natale e che cos’è oggi.

PERCHÉ AMAVO IL NATALE. «Quando la gente chiedeva perché la mia famiglia amasse il Natale, pur non essendo cristiani, noi citavamo loro delle immagini», scrive la donna texana di 37 anni, sposata con sei figli. Sicuramente «i regali sotto l’albero ogni anno», ma soprattutto «qualcosa di più importante di ogni pacchetto». Un’atmosfera, un «cambiamento che piombava sulla mia famiglia, il mio quartiere, la mia città e il mio Paese. Le cose non era perfette ma erano migliori, almeno in un certo senso».

«SUPERSTIZIONE RELIGIOSA». La conduttrice racconta della cucina, «normalmente vuota», che si riempiva con l’attività di «genitori frenetici» che cucinavano «pane e biscotti», giocavano «con i figli» e poi «le visite dei vicini», «l’arrivo dei parenti» e il riunirsi tutti insieme per una volta «nella stessa stanza». Questo quello che lei rispondeva ai vicini: «Non c’è bisogno di essere appesantiti dalla superstizione religiosa per apprezzare l’amore e la gentilezza». Per «noi il Natale era una stagione d’amore e celebravamo quello».

ATEI E CRISTIANI. Ma «quello che non sapevamo e che non eravamo così diversi dai cristiani come pensavamo. Noi atei celebravamo pace, amore e bontà; i nostri vicini cristiani celebravano Colui che è la Pace, l’Amore e la Bontà». Dopo la conversione, la conduttrice scrive di aver capito che «quell’amore che percepivamo era palpabile perché era davvero reale». «Tutte le sensazioni meravigliose che provavamo avevano una sorgente. E quella sorgente era Dio stesso».

«NON QUALCOSA, MA QUALCUNO». Cercando la differenza nella sua esperienza del Natale tra quando era atea e ora che è cristiana, Fulwiler scrive: «È solo quando ho incontrato la sconvolgente verità che Dio è diventato un uomo per camminare con noi (…) che sono riuscita a vedere che il calore e la bellezza che vedevo intorno a me in quelle fredde notti di Natale non erano qualcosa, ma Qualcuno. Quando qualcuno sperimenta l’amore, sperimenta Dio anche se, come me per così tanto tempo, non sa nemmeno che esiste».

«CIÒ CHE AMAVO DEL NATALE». Al tempo l’autrice inglese non l’avrebbe «neanche immaginato, ma quando ripenso a come il mio cuore si gonfiava per [i sentimenti] che riempivano l’aria nel tempo di Natale, ora capisco che, anche quando ero atea, ciò che amavo del Natale era Cristo».

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5 Commenti

  1. beppe says:

    bisogna farlo saper al prete di lodi – se non ho capito male – che ha deciso di festeggiare il natale NELL’INTIMITA’ DELLA SUA COSCIENZA E SENZA SEGNI ESTERIORI tipo il presepio. buon natale a tutti

  2. Realista says:

    Ah, com’è vero che l’ambiente e i i suoi stimoli condizionano la psiche umana! “I regali sotto l’albero”, “l’atmosfera” del quartiere e della città in festa, la mamma che cucina i dolci natalizi, “l’arrivo dei parenti” per “riunirsi tutti insieme”, e tutto quel gran parlare di “pace, amore e bontà” (che poi, il più delle volte, è appunto solo un gran parlare, ma al lato pratico ognuno pensa a sé stesso e, tutt’al più, alla sua famiglia, e ne ha più che d’avanzo)… Gli stimoli ambientali indubbiamente condizionano la mente umana, un messaggio ben azzeccato lascia il segno: è il principio su cui si basa la pubblicità. Peccato che la protagonista di questa storia si sia lasciata condizionare un po’ troppo dall’atmosfera natalizia del suo ambiente e sia caduta nella “superstizione religiosa”.

    • yoyo says:

      Molto meglio quella poesia “retrograda” del vostro progresso disumano.

    • Raider says:

      Realista per/del niente, il peccato è tutto suo, prima e più che contro la fede degli altri, contro quel tanto o poco di intelligenza che le rimane per capire quello che non sa accettare per sé: e che non ammette negli altri. Buon Natale anche a lei, che si lascia condizionare da tante altre cose, se consente a se stesso di lasciarsi condizionare anche dalla letizia degli altri.

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