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Ebbene sì, contro l’Isis sogno una nuova Lepanto (ma non è come pensate voi)

ottobre 22, 2015 Renato Farina

La Madonna, invece di intervenire per farci vincere la battaglia, spezzerà le lance, toglierà esplosivo ai kamikaze, farà tornare i cristiani a Baghdad e Aleppo

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Pubblichiamo la rubrica “Boris Godunov” di Renato Farina numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Boris rimpiange una data il cui anniversario è trascorso la settimana scorsa: il 7 ottobre 1571. E ha sognato una nuova Lepanto.

Ha ragione? Ha torto? Quel giorno, nel Mediterraneo orientale, si combatté la battaglia decisiva tra la flotta cristiana-europea e quella musulmana-ottomana. Il Papa, san Pio V, era convinto che bisognasse fermare quella che appariva l’inarrestabile avanzata islamica. Fu Venezia (che aveva peraltro molti interessi materiali in ballo) ad essere la più determinata a cementare l’alleanza degli Stati europei contro l’avanzata del Califfato. Le forze navali di San Marco, con la Spagna, Roma e gli altri Stati italiani, al comando di don Giovanni d’Austria sconfissero quelle turche comandate da Mehmet Ali Pascià. Scrive l’enciclopedia Treccani: «Il casus belli era stato l’attacco turco a Cipro (possedimento veneziano) l’anno precedente. La vittoria cristiana segnò l’inizio della decadenza marittima ottomana». Ci volle solo un anno per mettere insieme la “Lega Santa” e vincere la guerra.

C’erano difficoltà di comunicazione. Le gelosie e rivalità tra Stati marinari, principi e duchi, erano tali e quali quelle di oggi. Eppure c’era qualcosa che avevano caro: il potere, il denaro, l’avventura, tutto vero. Ma anche qualcosa d’altro. Il Papa consegnò al comandante lo stendardo rosso con il Crocifisso tra gli apostoli Pietro e Paolo. Sulla nave di don Giovanni d’Austria fu posta anche l’immagine della Madonna e la scritta “S. Maria succurre miseris”. Alle grida di guerra e ai primi cannoneggiamenti turchi, i combattenti cristiani risposero con il silenzio, quindi con una corale preghiera a Gesù Cristo e alla Vergine Maria.

Il Papa attribuì la vittoria all’intercessione della Vergine, e istituì per il 7 ottobre la festa di Madonna della Vittoria, poi rinominata Madonna del Rosario da Gregorio XIII.

In una chiesa di Lugano, sopra Viganello, c’è un affresco seicentesco molto interessante. Si vede la flotta cristiana assaltata da quella turca. E sopra, ecco la Madonna che tiene in braccio Gesù bambino: entrambi forniscono bombe a un angelo che le tira in testa agli ottomani.

Boris sogna un’altra Lepanto così? No, così no. Meno male che nel 1571 andò in quella maniera. Altrimenti non saremmo qui a disquisire liberamente su come sconfiggere lo Stato islamico: saremmo sottomessi. Ma come quella Lepanto no.

Oggi il Califfato di Al-Baghdadi è assai più crudele dell’Impero ottomano. Il sogno di Boris è strano, ma è appunto un sogno. Prevede l’unità di America, Russia ed Europa (figuriamoci). Prevede il costituirsi di un’armata occidentale (ri-figuriamoci). Vede il gonfiarsi dall’altra parte dell’Isis come un drago (probabile, anzi sicuro). Vede però un fattore imprevedibile in gioco. Come diceva un grande sacerdote: l’avanzata degli islamici, con la scimitarra alzata, sarà fermata dai nostri canti. Ascolteranno e davanti alla bellezza, lasceranno cadere la spada.

Lance spezzate e cristiani ad Aleppo
La Madonna, invece di intervenire come a Lepanto per farci vincere la battaglia, in fondo un esito criminale, spezzerà le lance, toglierà esplosivo ai kamikaze, farà tornare i cristiani a Baghdad e Aleppo. Ci sarà la pace a Gerusalemme.

In che modo Boris non sa. Certo occorreranno pure le armi. Ma la vittoria non verrà da lì. Sarà appunto una vittoria della Madonna, e mi scuso se la formula fa sorridere. C’è qualcosa di più forte della chimica della guerra e dell’odio. Ci sono testimonianze che spezzano le ossa dei carnefici e ridestano quelle dei morti-di-dentro. Ho in mente Massimiliano Kolbe, frate francescano, ad Auschwitz, che si offrì al boia al posto di un padre di famiglia. Mi balza negli occhi l’immagine di padre Dall’Oglio, ostaggio ancora dello Stato islamico. Kolbe e Dall’Oglio, che esempio.

I terroristi del Califfo non sono samurai invincibili. E noi non siamo tutti «uomini vuoti, uomini impagliati» (Eliot), forse c’è del buono in mezzo a noi. Viva la Madonna della Vittoria e del Rosario.

Foto Ansa


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3 Commenti

  1. SUSANNA ROLLI scrive:

    Bello!!
    San Padre Pio -l’ho letto poc’anzi- soleva chiamare “arma” la corona del S. Rosario.
    Capitò una volta che un frate, aiutando P Pio ad andare a letto, sentì chiedersi dal padre:” Prendimi l’arma nella tasca dell’abito”.
    il frate, sospreso, guardò se nelle tasche dell’abito di P: Pio ci fosse realmente un’arma, e poi disse al padre:”Padre, non c’è nessun’arma nelle tasche del vostro abito, c’è soltanto la vostra corona del Rosario!”
    Ma P. Pio insistette:” E quella cos’è? Non è forse un’arma?”
    Abbiamo tanto da imparare dai santi. E non li ricorda (quasi) mai nessuno…

  2. Menelik scrive:

    Articolo bellissimo e condivisibile.
    Però, mi si conceda, armi moderne, efficienti e letali gestite da teste determinate e con chiaro il concetto che questo è uno scontro epocale per la sopravvivenza dell’Occidente giudaico-cristiano dalla Russia ortodossa all’America semiatea passando attraverso un’Europa non si sa che.
    E’ un’altra Lepanto.
    E’ un’altra Vienna.
    Mi viene da pensare a Vico e alla teoria dei ricorsi della storia:
    Vienna fu salvata da re Sobiesky, monarca dell’Est che spazzò via i Turchi dal monte Kahlenberg, nel mille-seicento-e rotti.
    E un’altra volta un monarca dell’Est sta spazzando via quelli laggiù.
    (Ed un monarca dell’Ovest sta cercando di frenarlo).

  3. Bruno Sinibaldi scrive:

    E viva anche la Madonna delle Milizie, che si celebra ogni anno a Scicli (Ragusa), una processione che mi ha colmato speranza e meraviglia.

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