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Catalogna. Come ti costruisco il regno che non c’è

ottobre 20, 2017 Rodolfo Casadei

Impadronirsi di radio e tv. Politicizzare la cultura. Manipolare la scuola. Manuale di coltivazione di una egemonia secessionista

catalogna ansa

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Il sistema di potere indipendentista catalano si è costituito attorno a tre pilastri: la catalanizzazione dell’educazione, l’egemonia sugli enti incaricati di promuovere la cultura catalana, la disponibilità di un sistema radiotelevisivo completamente subalterno al governo della Comunità autonoma. Per ciascuno di questi ambiti si possono fare esempi eloquenti. Cominciamo dall’ultimo.

Il 10 ottobre scorso Joan López Alegre, scrittore e militante politico del Partito popolare in Catalogna, e Nacho Martín Blanco, giornalista catalano vicino al partito centrista (anti-indipendentista) Ciudadanos, hanno annunciato sulle pagine di El País, in un pezzo intitolato “Addio al circo dell’odio”, che non prenderanno più parte ai talk show di Tv3 e di Catalunya Radio, i due mezzi di comunicazione di proprietà della Generalitat, che negli ultimi anni li ha utilizzati come strumenti del catalanismo più sfegatato. «Quando la realtà si riduce a un unico tema, la secessione, allora la presenza di un solo ospite opposto alla tesi dominante del talk show, che sostengono all’unisono gli altri tre o quattro commentatori e il conduttore stesso, a volte confortati dall’opinione di qualche telespettatore che interviene al telefono, serve solo a proiettare l’idea che si tratta di una posizione minoritaria, se non marginale, all’interno della società catalana. In queste condizioni il dissidente, per quanto agguerrito, finisce per essere un collaboratore involontario, per non dire un utile idiota, del progetto separatista». La parzialità e la deformazione della realtà da parte di Tv3 sono leggendarie. Il Wall Street Journal ha scritto: «Se in uno sceneggiato trasmesso da Tv3 impersonate una prostituta, un delinquente o un farabutto, molto probabilmente parlate spagnolo». Mentre nella realtà un po’ più della metà dei residenti in Catalogna parla castigliano nella vita quotidiana, Tv3 propone una realtà dove quasi tutti parlano sempre catalano. Tranne i cattivi soggetti.

Una rete che «sembra Cubavision»
Quando copre l’evento della Diada, la manifestazione pubblica che ogni 11 settembre celebra l’identità catalana, Tv3 intervista ragazzi e ragazze di 11 anni che avvolti nella bandiera lanciano slogan indipendentisti. «A volte Tv3 è peggio della tivù sovietica», ha commentato Alfonso Quinta, direttore amministrativo della rete negli anni Ottanta. «A volte guardo Cubavision, e il livello è lo stesso». Alla vigilia del referendum dell’1 ottobre Tv3 ha invitato gli spettatori a segnalare i movimenti della Guardia civil nelle città catalane.

Per quanto riguarda il controllo sugli enti culturali, è significativa la vicenda di Òmnium Cultural, l’associazione per la promozione della lingua catalana nata nel 1961 e messa fuori legge dal franchismo fra il 1963 e il 1967. Con l’avvento della democrazia l’associazione ha potuto svilupparsi liberamente, e all’inizio del nuovo millennio ha cominciato ad assumere posizioni apertamente politiche, prima a favore dello statuto di autonomia che fu bocciato dalla Corte costituzionale spagnola nel 2010, e poi a favore dell’indipendenza e del referendum di autodeterminazione a partire dal 2012. Negli anni precedenti il 2012 Òmnium ha ricevuto una marea di fondi pubblici deliberati dal governo catalano. Fra il 2005 e oggi l’associazione ha incassato 20 milioni di euro fra sovvenzioni pubbliche (12 milioni di euro) e donazioni private (8 milioni). L’andamento dei versamenti è molto curioso. Fra il 2006 e il 2012 Òmnium ha ricevuto annualmente sovvenzioni del governo regionale per cifre oscillanti fra 1 e 2 milioni di euro, ai quali si aggiungevano le quote degli iscritti e donazioni private. Dopo il 2012 l’aperta opzione indipendentista dell’associazione non permette più al governo catalano di finanziare Òmnium con la stessa disinvoltura di prima. Improvvisamente il bilancio cambia volto: nel 2013 i fondi pubblici scendono da 1 milione di euro dell’anno prima a 200 mila, ma la voce “vendite e prestazioni di servizi” si impenna da 264 mila a 1,85 milioni di euro. Negli anni seguenti esplodono le donazioni di privati e imprese, che in precedenza erano molto più modeste: nel 2014 sono 3 milioni e 94 mila euro, poi 1 milione e 778 mila nel 2015 e 1 milione e 592 mila nel 2016. In pratica Òmnium ha più fondi oggi che sostiene apertamente l’indipendentismo e il governo catalano non la sovvenziona quasi più, di quanti ne mettesse insieme prima del 2012. Un’evoluzione che meriterebbe approfondimenti.

La faziosa educación
Infine la manipolazione dell’educazione. Secondo Ames, sindacato di insegnanti catalani, in 19 libri di scienze sociali rivolti a studenti fra i 10 e i 12 anni si riscontrano «approcci ideologici faziosi e tendenziosi», in particolare «mancanza di riferimenti alle istituzioni, entità e norme condivise come la Monarchia, la Costituzione, il Governo di Spagna, le strutture dello Stato, i servizi scolastici, sanitari, investigativi, sportivi, della difesa, finalizzata a far sì che gli studenti catalani non acquisiscano l’identità spagnola, cioè che non si sentano spagnoli ma soltanto catalani».

Le sezioni dedicate alla storia sono ricche di esempi significativi. Un libro spiega che nel 218 a.C. i romani entrarono in territorio catalano, e progressivamente lo occuparono militarmente: peccato che a quel tempo la Catalogna non esistesse. Carlo V imperatore del Sacro Romano Impero, che col nome di Carlo I fu il primo re a riunire nella sua persona la corona del regno di Castiglia con quella del regno di Aragona, unificando così per la prima volta tutti i regni spagnoli, viene presentato come Carlo I di Castiglia e di Catalogna-Aragona, titolo inesistente che mai ebbe. Alfonso II d’Aragona, re di Aragona e conte di Barcellona dal 1164, diventa Alfonso I che dal 1162 sarebbe stato titolare della corona catalano-aragonese (titolo mai esistito). In un altro libro il compromesso di Caspe del 1412, relativo alla successione del re Martino il Vecchio, viene presentato come un accordo fra «tre rappresentanti di ciascun regno della corona catalano-aragonese: Catalogna, Valencia e Aragona». In realtà i regni erano due, in quanto le contee catalane facevano parte del regno di Aragona. Scriveva George Orwell: chi controlla il passato controlla il futuro.

Foto Ansa

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