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Cipro, la crisi colpisce anche la Chiesa ortodossa: persi 100 milioni di euro. «L’euro non può resistere»

marzo 26, 2013 Redazione

Nei giorni scorsi l’arcivescovo Chrysostomos II era pronto a ipotecare i beni ecclesiastici per investire in titoli di Stato: «Ma il capitale di proprietà della Chiesa è andato perso».

Nei giorni scorsi aveva annunciato di voler venire incontro alla crisi del suo paese mettendo a disposizione i beni della Chiesa. Anche le istituzioni religiose ortodosse capiscono e avvertono i problemi economici che stanno piegando l’isola di Cipro e l’arcivescovo cipriota Chrysostomos II si era detto pronto a ipotecare le proprietà ecclesiastiche per investire in titoli di Stato: «La Chiesa ed i monasteri hanno messo a disposizione tutto quello in loro possesso per salvare il paese», erano state le sue parole.

Oggi invece è stato il giorno della scoperta più amara: la ristrutturazione di Cyprus Bank e Laiki Bank porterà ad una perdita di oltre 100 milioni di euro per l’ente ecclesiastico ortodosso locale. «Il capitale di proprietà della Chiesa, che ammontava ad oltre 100 milioni di euro, è andato perso. Ci saranno ancora molte difficoltà, alcuni perderanno il lavoro, gli affamati si moltiplicheranno e la Chiesa dovrà avere cura della gente», sono le parole che l’arcivescovo ha detto ai giornalisti.

Le azioni della chiesa cipriota erano legate a diverse attività commerciali presenti sull’isola, da alberghi e distillerie, e ampio era il possesso di beni immobili e terreni detenuto. La crisi aveva già iniziato a mordere mesi fa e ai primi scricchiolii Chrysostomos aveva approvato una riduzione degli stipendi di vescovi, sacerdoti e dipendenti, eccetto dei salari dei preti inferiori ai 1500 euro mensili. Domenica poi la sua voce si era levata potente contro l’Unione Europea, invitando gli investitori russi a non lasciare l’isola: «L’euro non può resistere. Non voglio dire che già domani si sgretolerà, ma con i geni che abbiamo a Bruxelles, è evidente che non possa ancora durare a lungo: è meglio pensare a come uscirne».

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2 Commenti

  1. Filarete scrive:

    L’Euro è un fallimento totale, una catastrofe. Per di più lasciato in mano ai tedeschi. Sarebbe un sogno se la gente iniziasse spontaneamente a rifiutarlo come moneta. C’è un precedente in Irlanda: William Wood fu incaricato nel 1722 dal governo inglese di coniare in Irlanda 360 tonnellate di monete in rame da mezzo penny, all’insaputa del parlamento Irlandese. La gente semplicemente rifiutò quelle monete e non le fece circolare.

    • Giulio Dante Guerra scrive:

      Sì, ma quale moneta dovremmo usare, al posto dell’euro? Le vecchie lire? Ma dove sono più? Ce le fecero spendere, o cambiare in banca, tutte nel giro d’un mese! Oppure sterline britanniche? Non vedo la realizzabilità concreta della proposta di questo “amico della virtù” (Filarete, in greco). Il precedente irlandese del 1722 non è paragonabile: in quel caso si trattava di un singolo “taglio” di moneta, mentre, a quel che mi sembra di capire, per tutti gli altri restavano in circolazione le monete irlandesi “regolari”…

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