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Chi ha interesse a fare man bassa delle reliquie nelle chiese d’Irlanda?

marzo 10, 2012 Rodolfo Casadei

In meno di sei mesi le chiese irlandesi hanno subìto tre furti di antiche e famose reliquie (molto difficili da vendere): il cuore di san Laurence O’Toole del 1180, il primo arcivescovo irlandese di Dublino e santo patrono della città, tre frammenti della vera croce e il reliquiario della mandibola di santa Brigida.

Tre indizi fanno una prova, si diceva una volta, e forse non era un modo molto accurato di svolgere un’indagine giudiziaria. Ma tre indizi fanno per lo meno sorgere interrogativi inquietanti, e nel caso in questione inducono a sospettare un complotto. Perché i fatti sono questi: in meno di sei mesi le chiese irlandesi hanno subìto tre furti di antiche e famose reliquie, e gli autori delle effrazioni non sembrano comportarsi come semplici ladri in cerca di vantaggi economici.

L’ultimo caso in ordine di tempo è anche il più clamoroso: la scomparsa del cuore di san Laurence O’Toole, il primo arcivescovo irlandese di Dublino e santo patrono della città. La reliquia era conservata da secoli nella Christ Church, la cattedrale della capitale, all’interno di una custodia di legno difesa da una piccola gabbia di ferro, le cui sbarre sono state segate. Il fatto sarebbe avvenuto nella notte fra il 3 e il 4 marzo o nella mattinata. Fra i sospettati ci sono due visitatori stranieri che sono entrati il sabato mattina con uno zaino e si sono comportati in modo strano, rifiutandosi di togliersi i cappelli. Ma il decano della cattedrale si dice convinto che il ladro o i ladri abbiano trascorso la notte all’interno della chiesa, perché tutte le candele sono state trovate accese nelle diverse cappelle della cattedrale. Da notare che nei locali accessibili ai presunti ladri notturni si trovano alcune raccolte di preziose monete antiche, che non sono state toccate.

La scomparsa del cuore di san Laurence O’Toole è senz’altro il furto di reliquie più clamoroso di sempre in Irlanda – la reliquia della Christ Church non era mai stata oggetto di tentativi di sottrazione dalla morte del santo, nel 1180 -, ma è soltanto l’ultimo episodio di una serie iniziata nell’ottobre scorso con la scomparsa di tre frammenti della Vera Croce conservati nell’abbazia della Santa Croce a Thurles, nella contea di Tipperary, e proseguita il 29 gennaio col furto del reliquiario contenente una mandibola di santa Brigida dall’omonima chiesa a Killester, periferia di Dublino. In quest’ultimo caso la reliquia vera e propria non è stata sottratta, perché non si trovava nel reliquiario al momento del furto. Più sconcertante la storia dell’altro colpo: per impadronirsi dei tre frammenti della Vera Croce i ladri (tre uomini non riconoscibili secondo immagini in possesso degli investigatori) avevano usato martello, cacciavite e smerigliatrice per vincere la resistenza dell’armadietto di acciaio in cui erano conservati. I tre frammenti erano arrivati all’abbazia in epoca diversa: il primo nel XII secolo, dono del re irlandese Donal Mor O’Brien, gli altri due nel 1977, donati dalla basilica di San Pietro di Roma. I frammenti più antichi però erano in realtà due, uno dei quali trasferito in un convento di suore orsoline a Cork nel 1801. Queste hanno deciso, il 15 gennaio, di ridare all’abbazia del Sacro Cuore la reliquia che era venuta in loro possesso. Strano caso, appena cinque giorni dopo la polizia ha ritrovato, intatti, i frammenti rubati in ottobre. Nessuna traccia degli autori del furto.

In Irlanda è fiorente il mercato illegale di oggetti antichi, inclusi quelli di origine ecclesiastica, e anche su e-bay è possibile imbattersi in materiale di questo genere di dubbia origine. Le reliquie recentemente divenute bersaglio di ladri sono però troppo conosciute per essere commercializzate. Si può ipotizzare un attacco all’identità cattolica dell’Irlanda, dove il culto delle reliquie è sempre stato molto vivo? O una sorta di “rappresaglia” simbolica contro la Chiesa cattolica accusata di complicità con gli abusi sessuali su minori da parte di centinaia di sacerdoti? Nessuna delle due spiegazioni può essere esclusa. Tanto più all’indomani dell’attacco di hacker al sito internet della Santa Sede, rivendicato sotto la sigla Anonymous e motivato non solo con la solita storia della pedofilia, ma addirittura con “la vendita delle indulgenze da parte della Chiesa cattolica”! Una faccenda di cinque secoli fa, che però certi protestanti non ritengono di dover dimenticare. Che anche il culto delle reliquie rientri fra le nequizie cattoliche da punire?

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