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«Che cosa è il bene e che cosa è il male?». Domanda per un’Europa spaesata

ottobre 21, 2016 Rodolfo Casadei

Fra il 26 e il 28 ottobre si terrà a Verona il primo convegno di studi della neonata European Society for Moral Philosophy. Intervista a Elisa Grimi

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Fra il 26 e il 28 ottobre si terrà a Verona il primo convegno di studi della neonata European Society for Moral Philosophy, al quale parteciperanno docenti e filosofi di tutto il mondo. Abbiamo intervistato l’executive director della società Elisa Grimi, che è anche direttrice della rivista Philosophical News, sui temi di lavoro delle tre giornate.

Elisa Grimi, che cos’è la Società Europea per la filosofia morale, e quali scopi si prefigge?
La European Society for Moral Philosophy consiste in un nuovo progetto di ricerca nato dalla collaborazione di studiosi e docenti di più atenei a livello internazionale. Creata il 9 maggio 2016, essa propone un lavoro interdisciplinare e si avvale della collaborazione di numerosi centri di ricerca tra cui il Centre for Ethics della University of Toronto, il Center for Ethics and Culture della University of Notre Dame, il Center for Ethics in the Society della Stanford University, il Center for Law, Philosophy & Human Values, University of Chicago, il Centre for Ethics, Philosophy and Public Affairs della University of St Andrews, il Centre for Ethics and Poverty Research della Universität Salzburg, il Center for European Renewal ad Amsterdam, il Jubilee Centre for Character and Virtues della University of Birmingham, il 3TU, Centre for Ethics and Technology, il Center of Ethics Research Dr. Ricardo Maliandi in Argentina, il Center for Applied Ethics della Hong Kong Baptist University e il Centre for Applied Ethics della University of Stellenbosch in Sudafrica. La data in cui si è avviato tutto questo progetto non è casuale, ma richiama la Dichiarazione Schuman (9 maggio 1950) in cui si legge di una Europa che non potrà mai farsi in una sola volta, né che sarà costruita tutta insieme, ma che sorgerà da realizzazioni concrete capaci di creare anzitutto una solidarietà di fatto. In tal senso tale Società sorge a partire da un gruppo di ricerca tra studiosi d’Europa ma in continuo dialogo con atenei, centri di ricerca e fondazioni extraeuropee. Scopo della Società sono lo studio e l’approfondimento di temi in ambito di filosofia morale attraverso la collaborazione anche di studiosi di altri settori disciplinari della filosofia e di campi ad essa attigui, come la storia, la teologia, la psicologia, la sociologia o la giurisprudenza. Pubblicazione ufficiale della Società è la rivista internazionale Philosophical News, di cui verrà inaugurata una Nuova Serie interamente in lingua inglese pubblicata in versione cartacea e online per Mimesis International.

Il primo convegno della Società si svolge in Italia a Verona, dove i relatori parleranno inglese. Come dobbiamo tradurre il titolo della Conferenza “What is good? Contemporary Debates in Moral Philosophy”? Che cosa è il bene o che cosa è buono?
Il convegno si svolgerà presso l’illustre Fondazione Centro Studi Campostrini a Verona, una realtà genuina nel fare ricerca e dal proficuo dialogo tra culture e tradizioni differenti, tanto da presentare una sezione rivolta agli studi ebraici, una alla storia del cristianesimo e una fortemente attiva rivolta allo studio della filosofia della religione. È interessante la prospettiva culturale di questa Fondazione che per carisma è attenta al periodo storico entro cui la cultura si situa e si sviluppa. La Venerabile madre Teodora Campostrini, fondatrice di una congregazione religiosa specializzata nella formazione delle persone, ha sempre investito molto sull’educazione, sulla cultura, quale elemento imprescindibile nella formazione dei ragazzi, e dunque determinante per il futuro della società. Diceva in merito all’importanza della cultura anche il Servo di Dio don Luigi Giussani che se ci fosse una educazione del popolo, tutti starebbero meglio. E leggiamo la verità di questa affermazione osservando lo sfascio di scuola e università in atto oggi nel nostro Paese.
Il lavoro proposto dalla ESMP, Società assolutamente laica, è fortemente attento alla storia, poiché un pensiero che non sia consapevole della storia alla lunga risulta vuoto o addirittura giunge ad essere in balia del suo non-senso, proprio come accade di un popolo quando trascura la propria storia e identità. La conseguenza della perdita del senso della storia è oramai sotto gli occhi di tutti, davanti a un’Europa giunta al suo capolinea.
Abbiamo scelto di dedicare questo primo convegno al tema del bene e abbiamo ricevuto con nostra grande sorpresa una elevatissima richiesta di partecipazione, segno che vi è il desiderio di tornare a parlare di un pensiero che sia umano, di ciò che caratterizza e forma l’umano. Una domanda imprescindibile alla quale i filosofi hanno sempre provato sin dall’antichità a rispondere: «Che cosa è il bene e che cosa è il male?». Sorprende che la celebre frase pronunciata da Cremète, Homo sum, humani nihil a me alienum puto, la si ritrovi anche in bocca al diavolo proprio per volontà di quel genio che fu Dostoevskij, Satana sum et nihil humanum a me alienum puto. Il bene e il male appartengono alla natura dell’uomo. L’azione dell’uomo anche nel male paradossalmente può tendere a qualcosa che si ritiene bene. Il problema allora è capire che cosa è bene. Creméte pronunciò tali parole provocato da Menedemo che lo esortava a non impicciarsi di ciò che non era affar suo. Ebbene talvolta questa Europa sembra ingannare abilmente con la sua dialettica come Menedemo, costringendo a censurare ciò che è umano o contro l’umano. Per rispondere dunque senza scadere in riflessioni filologiche destinate a voltare le spalle alla prassi, sembra essere una cosa buona riflettere su ciò che è bene.

Chi sono (e quanti sono) i pensatori che parleranno a Verona? Quali sono le principali posizioni rappresentate nel dibattito europeo? Come si svolgeranno i lavori?
A Verona sono attesi una cinquantina di relatori. Ci ha sorpreso il vivo interesse rivolto verso la ESMP da parte dello European Cultural Parliament. Il suo Presidente, l’ambasciatore Karl-Eric Norrman, interverrà con una lezione “Ideologia, religione e la crisi europea”. I lavori saranno aperti giovedì 26 ottobre nel pomeriggio in rappresentanza dell’Assessorato alla Cultura di Verona dall’avv. Rosario Russo e seguirà la lectio inauguralis del Presidente della Società Roger Pouivet della Université de Lorraine che parlerà dell’epistemologia del bene e dall’intervento di Jacob Dahl Rendtorff della Roskilde University che parlerà dei principi etici base per la democrazia in Europa. Il giorno dopo sarà la volta di Lo-Ping Cheung e di Josef Seifert che presenteranno una relazione in dialogo reciproco sul valore della persona. Seguirà quindi il primo dei quattro panel principali: si analizzerà come il concetto di bene sia andato trasformandosi all’interno della storia del pensiero nei due talk di Richard Glauser della Université de Neuchâtel e di Joshua Stuchlik della University of St. Thomas. Il panel successivo è dedicato al problema del bene in rapporto al diritto. Interverranno per questa sessione Michel Meyer, Université libre de Bruxelles, e Markus Stepaninas, Universität Bern. Il terzo panel è dedicato al tema del bene all’interno di differenti orizzonti socio-culturali. Interverranno Carla Canullo dell’Università di Macerata e Karl-Eric Norrman. Segue il quarto panel, la sezione più delicata, quella in cui si apre in modo diretto un orizzonte metafisico. Toccherà a Francesco Paolo Ciglia dell’Università G. D’Annunzio Chieti Pescara e a James P. Sterba della University of Notre Dame parlare del tema del bene in rapporto a Dio. Segue la parallel session, ultima ma più preziosa con i contributi di giovani studiosi e professori che svilupperanno nel dettaglio i precedenti panel. Per tutta la durata del convegno sarà inoltre possibile accedere alla mostra su Fra’ Giovanni da Verona Tessere la Tua lode, esposta in lingua italiana con testo inglese a fronte nel cortile della Fondazione. Guidati dalla curatrice della mostra Alessandra Fallanca sarà inoltre possibile fare visita alla chiesa di Santa Maria in Organo in cui è custodita l’Opera di Fra’ Giovanni, aperta in esclusiva per tutti i partecipanti alla conferenza, sia relatori che uditori. Per ulteriori informazioni in merito invito chi fosse interessato alla visita a scrivere a moralphilosophy.eu@gmail.com.

Che rilevanza ha il dibattito filosofico sulla vita pubblica europea? Sulla promulgazione di leggi, sui programmi scolastici, sulle arti? È rilevante o irrilevante? I filosofi sono tagliati fuori o influenzano realmente i decision-maker?
Tutti sono capaci a pensare, ma non tutti sono filosofi. Talvolta si confonde la filosofia con la capacità di pensare trascurandone l’etimologia. La filosofia, come ci insegnano gli antichi, è stupore per la realtà, è meraviglia per ciò che c’è. E ancora di più è amore nel riconoscere ciò che c’è. Io amo l’espressione utilizzata da Dietrich Von Hildebrand, pensatore d’oro, uomo che combatté contro quel pensiero unico totalitario mortale che fu il nazismo. Costretto alla fuga a causa della sua Metaphysik der Gemeinschaft, inseguito dalla Gestapo, attraversò l’Europa e raggiunse gli Stati Uniti d’America. In uno dei testi più affascinanti che abbia letto sinora scrisse: «La filosofia implica un meravigliarsi di fronte all’oggetto. Nella filosofia ci si ‘sveglia’ in un modo speciale. Quando un uomo intraprende un’analisi filosofica del mondo, inizia a guardare il mondo con meraviglia, invece di darlo per scontato» (Che cos’è la filosofia, tr. it. Bompiani). Continuava sottolineando che la filosofia deve essere più empirica delle scienze. Che l’essere abbia un qualche primato nel pensiero ha scatenato – come noto – non poche bufere all’interno della storia della cultura. Che tale primato sia sempre più ignorato dall’attuale “pensiero unico”, e aggiungiamo volutamente ignorato, è un dato di fatto. È molto più semplice imporre il proprio errore che porre il proprio punto di vista in discussione. Si assiste così all’imposizione dell’eutanasia sugli infanti, alla messa in atto della maternità surrogata e ad altre porcherie su questa scia. E questo accade non perché si è escluso un qualche dio dal proprio orizzonte, questo non è vero poiché l’ateismo si sa che è di fatto impossibile (nel momento in cui non si crede a un Dio della religione semplicemente lo si rimpiazza o con il proprio credo o con un altro credo, la tecnica, il successo, il salvataggio del sistema terrestre, ecc.), ma poiché si è persa la fiducia di una ragione orientata al bene, e cioè volta a riconoscere che il bene è altro da sé. In ambito formativo si assiste alla crescita dell’ansia da parte delle mamme e dei papà, che vogliono fornire tutto ciò che è loro possibile ai propri figli così da metterli nella condizione di affrontare la vita: corsi di specializzazione, attività sportive e quant’altro. Però manca sempre l’insegnare loro a pregare. Mi ha sempre molto stupito questo, come se li si fornisse di tutto senza però indicare loro alcuna direzione in cui quel tutto sarà per sempre salvato.
Se la filosofia infine possa incidere sui grandi discorsi dei politici, non saprei. Resto scettica sul governo dei filosofi prospettato da Platone. Maritain non fu il solo a venire interpellato al momento della stesura della Dichiarazione universale dei diritti umani del ’48, ma il suo contributo fu certamente decisivo nonché indispensabile. Tuttavia, considerata la situazione odierna, oggi gioverebbe ripristinare l’uso della ragione in politica. E i filosofi molto spesso, quando usano la ragione secondo tutti i suoi fattori e non solamente privilegiandone alcuni, sanno essere un po’ come delle bussole, sono capaci di richiamare l’importanza dell’ordine che è nella realtà. Di fatto tutti i loro almanacchi, sempre, o quasi sempre ben argomentati, seguono delle regole e anche nelle argomentazioni in ambito di filosofia morale manifestano sempre un ordine.

Quali sono secondo Lei le relazioni che meriteranno di più di essere seguite, o almeno: quali sono le più attese?
Le mie personali attese vanno a ciascun singolo talk di questo convegno. Dipende poi dai propri interessi personali quale seguire. Certamente il dialogo tra Lo Ping Cheung e Josef Seifert si prospetta interessante. Sentiremo parlare della tema della persona da due studiosi che per studi e geografia si situano esattamente all’opposto.

La relazione di James P. Sterba, dell’Università di Notre Dame negli Usa, s’intitola: Is a Good God Logically Possible? Le domando: è un Dio buono possibile in base alla logica?
Dipende certo di quale logica stiamo parlando. E aggiungerei anche di quale Dio. Se è il Dio della logica umana, beh, temo che la risposta sia no. Se è il Dio della logica divina, la risposta è certamente positiva. Pertanto se mi chiede come un Dio possa permettere le atrocità che sono oggi sotto gli occhi di tutti, il male e tutte le contraddizioni di questo mondo, la risposta non può essere scontata e lo troverei un torto alla ragione dire “sì”. Se però vi fosse un Dio in grado di salvare il male, questo in fondo credo sia la speranza di ciascun uomo.

Ci si potrebbe aspettare molto anche dalla relazione di Markus Stepaninas, dell’Università di Berna: “C’è un principio unificante fra il Bene e i Diritti?”. Pare che oggi i diritti siano rivendicati indipendentemente dal bene.
Questo è un grande problema. Lo abbiamo visto con il dibattito attorno al tema della maternità surrogata. Secondo i sostenitori di tale scempio di pratica, pare sia un diritto avere un figlio. E se esso è un diritto, sarà anche lecito predisporre i clienti del relativo supermercato. Se è un diritto avere un figlio, sarà anche un diritto sceglierne la statura, il peso, tutte le connotazioni fenotipiche. La cosa buffa è che però non resta garantito il giorno di nascita e di morte. Questo tipo di mercato non sembra in fondo del tutto efficiente. Sarà interessante ascoltare la definizione che propone Stepanians di bene.

Foto da Shutterstock

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