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Chavez attacca ebrei e cristiani per restare l’unico “padre” del Venezuela

ottobre 25, 2011 Juan Sartorio

In Venezuela, nei 12 anni di egemonia di Hugo Chàvez, l’inflazione è arrivata al 733%, ogni fine settimana vengono uccise oltre 300 persone. Per far fronte al suo fallimento il dittatore permette attacchi contro la comunità ebraica e cristiana, urla in televisione “a morte lo stato di Israele” e cerca di dividere la Chiesa. Per rimanere lui l’unico dio della patria

Alcuni anni fa, il presidente Hugo Chàvez si è proclamato come la reincarnazione di Cristo, il Suo successore, il possessore della verità. Ha iniziato ad attaccare i gruppi religiosi di minoranza, tra questi la comunità Ebraica, “assassini di Gesù”, paragonando lo stato di Israele alla “piaga nazista”.

«Il governo israeliano è diventato il braccio assassino dell’impero yankee. Una minaccia per i popoli che lottano per la loro libertà», affermava Chàvez in un intervento presso la Radio Nacional de Venezuela e Noticias 24” il 26 e 27 Giugno dello scorso anno. Accusa Israele di appoggiare economicamente la debole opposizione venezuelana e al Mossad di volerlo assassinare. Attraverso la televisione nazionale, da lui controllata, maledice lo stato israeliano dicendo che «condanno dal profondo della mia anima, dal profondo delle mie viscere lo stato di Israele: sei maledetto stato di Israele! Maledetto! Terroristi ed assassini». Chàvez si esprime in questo modo anche, ma non solo, a seguito dell’attacco fatto dall’esercito israeliano alla nave di pacifisti che cercava di raggiungere le coste palestinesi nel 2010.

Conseguenza di questo odio, esternato non solo negli ultimi tempi, sono gli attacchi delle forze dell’ordine contro la comunità “Hebraica” di Caracas, centro culturale e di aggregazione per gli ebrei del Venezuela, nel 2004 e 2007. Ci sono anche stati attacchi fatti da gruppi antisemiti alla sinagoga Tiferet Israel di Caracas nel 2009 e numerosi graffiti sparsi sui muri delle città, di cui ancora oggi non si conosce il responsabile. Gruppi di estremisti si sentono appoggiati dall’atteggiamento antisemita di Chàvez, e pensano di conseguenza di essere autorizzati a compiere attacchi in nome della sua rivoluzione socialista.

Ma Chàvez non attacca solo la comunità ebraica. Anche i simboli più cari del Cristianesimo vengono colpiti, ovviamente non direttamente dal governo. Ci sono statue della Madonna alle quali sono state tagliate le mani, altre sono state usate come bersaglio dai cecchini. Anche la statua di Josè Gregorio Hernandez, nominato Venerabile nel 1986 da Giovanni Paolo II, particolarmente caro alla tradizione cattolica dei venezuelani, è stata colpita.

Volendo essere riconosciuto come il nuovo “padre della patria”, Chàvez ha accettato che gruppi di studenti dell’università Centrale di Caracas distruggessero la statua di Cristoforo Colombo, simbolo secondo lui degli attacchi realizzati dagli imperialisti colonizzatori. In Venezuela il 12 ottobre non è più la festa dell’incontro tra due mondi, ma il “giorno della resistenza indigena”.

Secondo Xavier Lagorreta, capo della “Secciòn de Latinoamerica de Ayuda a la Iglesia Necesitada”, «Chàvez cerca di disunire la chiesa polarizzandola: elogia il lavoro di alcuni preti, e allo stesso tempo critica ferocemente il lavoro e gli sforzi di altri. Il suo obiettivo è quello di creare disunione per seminare confusione. Questa è un ottima strategia per chi vuole sopprimere la Chiesa. La rivoluzione di Chàvez cerca di creare un modello simile al sistema politico impiantato nell’Europa dell’Est, e che ancora oggi sussiste in Cuba: una dittatura socialista comandata da una forte personalità, un leader. A Cuba  quel leader è Fidel Castro, e in Venezuela Hugo Chàvez. Si può affermare che il chavismo si è trasformato in una sorta di religione in Venezuela. Il linguaggio, il modo di proporsi, le discussioni…. tutto gira intorno alla sua persona, alla sua ideologia e alla sua strategia tattica. In questo modo è riuscito in quello che lui chiama la Revoluciòn Bolivariana».

A causa della incredibile inflazione, che nei 12 anni dell’egemonia di Chàvez è arrivata al 733%, il Venezuela si è trasformato in uno dei paesi più pericolosi del mondo. Ogni fine settimana si contano oltre 300 morti per omicidio. Le innumerevoli manifestazioni popolari in aggiunta alla rivolta nelle carceri venezuelane iniziate a metà giugno, dove più di 3500 reclusi sono stati abbandonati per due giorni in una guerra interna tra bande rivali, sono solo la punta dell’iceberg del malcontento con il quale Chàvez deve far fronte quotidianamente.

Dare le colpe del suo fallimento ai gruppi economici che storicamente hanno deciso le sorti del paese è la sua unica speranza di sopravvivenza. Tra questi, la comunità ebraica da sempre molto attiva nell’economia locale, e la Chiesa cattolica che attraverso la gestione delle scuole private e del rapporto diretto con il popolo venezuelano influisce nell’opinione pubblica, sono i due nemici che Chàvez deve distruggere.

La “Anti-Defamation League” ha denunciato nel 2010 il crescente antisemitismo in Venezuela e allerta sul pericolo che la comunità ebraica corre in una società il cui odio viene alimentato dal governo. La pericolosità nella quale deve vivere anche la numerosa comunità italiana del Venezuela e già nota alla nostra Unità di Crisi di Roma. I rapimenti lampo degli industriali italiani sono diventati oramai una attività abituale della piccola criminalità locale. Anche la Conferenza Episcopale del Venezuela chiede senza ottenere risultati, che si metta fine agli attacchi dei simboli della cristianità. Né uno né l’altro gruppo sono riusciti a far sospendere gli attacchi mediatici ai gruppi economici tradizionali che vengono fatti da esponenti del governo su tutte le 731 emittenti (televisione, radio o giornali) che in un modo o nell’altro sono controllate da Chàvez.

In quest’ottica, la perdita di credibilità dei valori religiosi lascia a Chàvez il campo libero e lo trasforma nell’unico punto di riferimento per i suoi seguaci. Per mantenersi nel potere, imita i suoi predecessori est-europei e centroamericani distruggendo i valori delle tradizioni popolari trasformando se stesso nel nuovo messia. Fino ad oggi, in 12 anni questo nuovo messia a prodotto circa 150.000 morti. Quanti altri ne dovrà produrre prima che venga destituito?

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1 Commenti

  1. Tal dei tali scrive:

    prima dell’avventodi Chàvez il Venezuela era un paese ben avviato per uscire dal sottosviluppo, uno dei paesi sudamericani più ricchi. E’incredibile quanto la situazione sia peggiorata dopo l’intervento di una sola persona

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