Google+

Centrafrica. Padre Kinvi, che ha rischiato la vita per salvare 1.500 musulmani: «Questo significa essere prete»

novembre 18, 2014 Leone Grotti

Il sacerdote di Bossemptele è stato premiato da Human Rights Watch. «Tanti cristiani hanno salvato i musulmani dagli anti-balaka nascondendoli nelle loro case»

centrafrica-cristiani-musulmani-bernard-kinvi1

Un prete cattolico che rischia la sua vita per salvare quella di centinaia di musulmani è una notizia. Soprattutto se accade in Centrafrica, dove fino a qualche mese fa i ribelli islamisti Seleka, spesso appoggiati dalla popolazione musulmana locale, davano la caccia ai cristiani. In seguito sono stati loro per mesi ad essere braccati dalle milizie degli anti-balaka. Ma padre Bernard Kinvi (foto in alto), sacerdote 32enne di Bossemptele, non ha mai diviso la sua popolazione secondo lo schema persecutore/perseguitato, sapendo quanto è facile passare da una categoria all’altra.

«MAI PREGATO TANTO». Così, quando un uomo appesantito dai tanti amuleti che portava al collo si è fermato davanti alla sua missione in gennaio chiedendogli di seguirlo, se voleva salvare la vita di un musulmano, lui non ha esitato. Padre Kinvi sapeva che gli anti-balaka, milizie per lo più animiste, odiano i musulmani ma non risparmiano neanche i cristiani. «Gli ho detto di sì e sono salito sulla sua moto», dichiara il sacerdote al Guardian. «Per tutto il viaggio ho pregato. Non ho mai pregato tanto. Quando siamo arrivati al villaggio, un bambino ha gridato: “È già morto”. Ero arrivato troppo tardi, non sono riuscito a salvarlo».

centrafrica-bangui-carmel-federico-trinchero2ACCOGLIERE I MUSULMANI. Nei mesi seguenti la situazione non è migliorata. Gli anti-balaka hanno cominciato a vendicarsi dei passati soprusi uccidendo decine di musulmani. Padre Kinvi ha risposto alle violenze aprendo le porte della sua missione nella città nord-occidentale del paese ai musulmani. Gli anti-balaka hanno preso a minacciarlo tutti i giorni: non capivano perché un cattolico difendesse dei musulmani. «Non è stata una decisione, è semplicemente successo. Come sacerdote, io non posso appoggiare l’omicidio di un uomo. Siamo tutti esseri umani: la religione non conta. Anche se un anti-balaka viene qui ed è ferito, io lo curo. Non mi importa chi è, qual è la sua religione e cos’ha fatto nella vita. È un uomo e io lo curo».

IL CONTAGIO. Padre Kinvi è arrivato a proteggere fino a 1.500 musulmani. Quelli che non riusciva a difendere, li seppelliva. «Quando camminavo per strada, gli anti-balaka venivano a dirmi: noi facciamo il nostro lavoro, padre, e tu fai il tuo. Noi li uccidiamo e tu li seppellisci». Mese dopo mese, padre Kinvi è riuscito a trasferire tutti i musulmani che ne avevano bisogno in Camerun, dove sarebbero stati al sicuro. L’ha fatto anche con l’aiuto degli stessi anti-balaka, in qualche modo «contagiati» dal suo comportamento: «Ho passato settimane a curare gli anti-balaka. Un giorno dovevo evacuare dei rifugiati. Un gruppo di persone mi ha aiutato a farli salire sui camion. Molti avevano dei talismani al collo. Erano miliziani, ma quel giorno mi hanno aiutato».

centrafrica-cristiani-musulmani-bernard-kinviL’AIUTO DEI CRISTIANI. Anche i cristiani di Bossemptele sono stati contagiati dal comportamento di padre Kinvi: «All’inizio gli anti-balaka uccidevano tutti i musulmani, uno a uno. Poi però la gente ha cominciato a proteggerli e anche loro hanno smesso di ucciderli. Mi hanno portato molti musulmani perché li difendessi e tanti cristiani li hanno nascosti nelle loro case», rischiando la vita.

IL PREMIO. Gli sforzi del sacerdote camilliano sono stati riconosciuti quest’anno da Human Rights Watch, che l’ha insignito del premio Alison Des Forges. Il riconoscimento viene dato a «uomini di valore che mettono a rischio la loro vita per liberare il mondo da abusi, discriminazione e oppressione».

«ESSERE PRETE». Padre Kinvi non ha fatto ciò che ha fatto per ottenere un premio, ma per rispondere alla sua vocazione. Racconta infatti di non avere dormito per mesi, nel terrore che gli anti-balaka entrassero nella sua missione. Un’esperienza che gli ha fatto capire cosa significhi essere un prete: «Quando sono diventato sacerdote, ho promesso di servire i malati anche a costo di mettere la mia vita in pericolo. L’ho detto ma non sapevo realmente che cosa significasse. Quando però è sopraggiunta la guerra, ho capito bene che cosa voleva dire rischiare la vita. Essere un prete non è solo dare benedizioni. È molto di più: significa stare a fianco di coloro che hanno perso tutto».

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

10 Commenti

  1. Leo scrive:

    Assieme a tutti i discepoli di Cristo, la Chiesa cattolica fonda sul disegno di Dio il suo impegno ecumenico di radunare tutti nell’unità.

    Infatti la Chiesa non è una realtà ripiegata su se stessa bensì permanentemente aperta alla dinamica missionaria ed ecumenica, perché inviata al mondo ad annunciare e testimoniare, attualizzare ed espandere il mistero di comunione che la costituisce: raccogliere tutti e tutto in Cristo; ad essere per tutti “sacramento inseparabile di unità”.

    L’unità di tutta l’umanità lacerata è volontà di Dio. Per questo motivo Egli ha inviato il suo Figlio perché, morendo e risorgendo per noi, ci donasse il suo Spirito d’amore. Alla vigilia del sacrificio della Croce, Gesù stesso chiede al Padre per i suoi discepoli, e per tutti i credenti in lui, che siano una cosa sola, una comunione vivente.

    Siamo chiamati ad un impegno sempre più attivo, perché appaia ancora più chiaramente che le motivazioni religiose non sono la vera causa dei conflitti in corso, anche se, purtroppo, non è scongiurato il rischio di strumentalizzazioni a fini politici e polemici.

    • Leo scrive:

      Mi sono dimenticato di virgolettare il commento precedente preso parola per parola dalla lettera enciclica “UT UNUM SINT” di S. Giovanni Paolo II che ho voluto citare per la sua consonanza con la splendida testimonianza di questo santo prete.

      • Focauld scrive:

        “L’unità di tutta l’umanità lacerata è volontà di Dio.” Questo è quello a cui sono chiamati tutti gli uomini di Buona Volontà e che ha permesso ai fratelli in Abramo di convivere pacificamente per secoli. Alla faccia dei teorici dello scontro di civiltà.

        P.S. : Caro Leo, la prossima volta cerca di essere meno distratto e virgoletta le citazioni, sennò potrebbe capitarti che ne so, di scrivere Et Unum SINTI o il Vescovo dei ROM e visto l’alto grado di cattolicità di certi commentatori rischi di finire in un centro di accoglienza :-))

        • Raider scrive:

          La storiella dei “fratelli in Abramo” è falsa come la menzogna di una dimenticanza non a caso plaudita da uno che non capisce una virgola, prima che le virgolette. Agli argomenti precisi più volte posti, anche in merito a una frottola come la fratellanza millantata, oltre tutto, anche al netto degli scontri di civiltà come delle convivenze pacifiche buone quanto altre mistificazioni, certa gente sa opporre solo falsità conclamate come quella che trova a occhi chiusi chi le apprezza, anche come contracanto al silenzio con cui si glissa su dati e fatti concreti in nome delle paranoie modello Yinon.

          • Raider scrive:

            Ci terrei pubblicaste anche la risposta a uno che è ridotto in un tale allo stato tale che o è smemorato: e questo spiegherebbe molte sue amnesie sul piano storico, ma non sul Piano Yinon; o fa lo smemorato per dimostrare quanto è bugiardo: e così facendo, finalmente, riesce a dimostrare quanto davvero vale.

        • Leo scrive:

          @Focauld :

          Tutto sommato ho fatto bene a non virgolettare la citazione. In fondo condivido parola per parola di quello che c’è scritto. Se a qualcuno in futuro piace quello che ho scritto ben volentieri gli dirò la fonte.

          • Raider scrive:

            Tutto sommato, questo mistificatore recidivo ci tiene a ribadire e a compiacersi del fatto che ha mentito, non avendo dimenticato, come affermava sapendo di mentire, ma essendosi limitato a strumentalizzare le parole di un Santo, cosa che gli torna utile quando non gli basta ripetere ciò che ha leggiucchiato o orecchiato.
            Non essendo in grado di argomentare, non diciamo per replicare – cosa che non ha mai fatto: si crede, tutto da solo, un intero ufficio anagrafe per attribuire a casaccio età e etichettare il prossimo, sbagliando come gli viene facile quanto lo è per lui mentire; e appiccicando la Stella di Davide a gente che non ha mai negato di essere ebrea solo perché ha scelto come nom de plume Bat Ye’Or – a tesi e fatti che gli sono opposti, ma nemmeno rispetto alle cose che ripete, non essendo capace di assumersi le reponsabilità di quello che si limita a biascicare. Quindi, deve accontentarsi di citare, estrapolando le parti che gli servono e prescindendo da contesto storico e circostanze reali, per correre a perdifiato dietro Piani superiori di cui i mistificatori per vocazione, professione di fede (quando non si tratta di galantuomini come l’ex deputato laburista Galloway, così ligio e intransigente nel filo-islamismo, che si scoprì essere nel libro paga degli sceicchi) e scelta di vita non portano una sola – una – prova né illustrano la piantina topografica di Yinon che gli cresce rigogliosa nelle teste desertificate. Ecco: questo si chiama ingannare e dissimulare.
            Per gente che interviene solo per difendere gli islamici e accusare di età, attività dopolavoristiche o quali fonte di reddito e origini ebraiche quanti non sono mai stati in grado di smentire, questo è il miglior modo di manifestare gratitudine ai maestri islamici da cui hanno imparato la lezione e da cui traggiono direttive, strategie di mistficazione e finalità.

      • Raider scrive:

        Se ce n’era bisogno, Leo ci tiene a fare sapere che è falso fino al midollo e mente per la gola: naturalmente, non ha dimenticato le virgolette, è ovvio, si è soltanto attenuto alla pratica islamica della taqyya, della dissimulazione che è lecita ai musulmani con coloro che si vuole fare passare per infedeli: e con una menzogna come quella qui offerta, ha – proprio come ipocritamente lamenta alla fine con parole che non ha bisogno di fingere di aver scordato di virgolettare – strumentalizzato e mistifcato le parole di san Giovanni Paolo II: cosa lodevole, per chi è capace di profanare le parole di un Santo per buffonate in cui ha trovato degni compari che gli fanno comprimari e claque.
        Né c’è da aspettarsi nulla di diverso, dopo che tutti insieme hanno sconfessato la Fondazione Vaticana che riportava dati sui cristiani uccisi dagli islamici, per dire in che conto tengono parole e cifre che gli fanno comodo. Fanno di peggio dell’imam islamico che, invitato a pregare nei Giardini Vaticani ha pregato il suo dio di aiutare i musulmani a trionfare sugli infedeli: questi buontemponi usano per polemiche spicciole parole che non capiscono, riducendo l’Ut Unum Sint a un canovaccio da avanspettacolo.

  2. Raider scrive:

    Un’altra puntata del Piano Yinon spiegato da Leo ai babbani, con appelli all’unità dei credenti, che vanno bene se salvano i musulmani dai cristiani o altri che gli rendono la pariglia, ma non sono creduti e non meritano appelli e contrappelli se gli stessi cristiani così sobriamente lodati dimostrano, come documentato anche da fonti non cristiane, che i cristiani sono fatti a pezzi dagli islamici. Del resto, se i conti tornano a bomba fino all’ultimo decapitato e comunque, i musulmani, come scriveva MarcoL, una certa suscettibilità ce l’hanno, chissà se per natura o cultura, che ci vuole? Basta tirar fuori non il coniglio dal cilindro, ma il cilindro dal coniglio: e abracadabra, il mago Leo vi spiattella il Piano Yinon: e buon cucù a tutti!
    Poi, che dire no all’immigrazione sia un diritto, un diritto, non un obbligo perché, altrimenti, scatta la rappresaglia sotto forma di accusa di fomentare lo scontro di civiltà – tempestivamente affibbiato a Yinon e al suo Piano a coda -; e che l’immigrazione islamica stia cambiando la demografia dell’Ue e determinando situazioni di dhimmitudine in atto e ancora più, in prospettiva: che c’è da temere? Leo & gli altri vi rifilano parole che trasudano ipocrisia istituzionalizzata, che in loro assume il carattere di paranoia ideologica del tutto in linea con le direttive eurocratiche: e anche il Piano Yinon, a questo punto, sparisce. Mentre la sensatezza, l’onere della prova, la logica, in tutto questo ciarpame protocollato dai Savi di Sion in avanti e ripetuto avanti march e dietrologicamente da Leo e chi gli fa da spalla nei suoi numeri cabarettistici, non si sono mai viste.

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Un nome importante e un'eredità pesante, ma la Zaskar fa onore a entrambi e può essere considerata un riferimento per quella nuova classe di bici che reinterpretano il cross country

Rivoluzione in casa Corvette. L’ottava generazione della sportiva americana potrà contare sulla collocazione centrale anziché anteriore del motore e adotterà un V8 da almeno 650 cv. La nuova scocca dovrebbe restare fedele all’alluminio.

È la prima Bentley della storia alimentata a gasolio, oltre che la più “economica” a listino. Sotto il cofano della hyperSUV inglese pulsa il V8 4.0 TDI di derivazione Audi SQ7, forte di 435 cv e 900 Nm di coppia. Scatta da 0 a 100 km/h in 4,8 secondi.

Quali sono, quanto costano, come sono fatti, in che misure sono disponibili e che prestazioni promettono i migliori pneumatici invernali sul mercato; ecco una guida completa.

È la variante sovralimentata della nota GTC 4 Lusso, con la quale condivide le quattro ruote sterzanti. Le 4WD del modello originale cedono il posto alla trazione posteriore. Mutua da California T e 488 GTB il V8 3.9 biturbo, proposto nello step da 610 cv.

banner Mailup
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana