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Quando la Stasi andava a caccia di Ufo e l’Urss negava Dio, ma aspettava segnali dagli extraterrestri

maggio 15, 2013 Angelo Bonaguro

Quando è uscita la notizia sulla Mitteldeutsche Zeitung, molti hanno pensato a una bufala: è sembrato piuttosto inverosimile, infatti, che alla metà degli anni ‘80 la famigerata Stasi tedesco-orientale si occupasse anche di dar la caccia agli UFO.
Eppure i due materiali d’archivio riproposti dal quotidiano contengono le segnalazioni di oggetti volanti non identificati che andavano a zonzo liberamente per i cieli del paese più controllato del blocco orientale. La prima risale al 27 novembre dell’83, quando verso le 3 di notte una pattuglia delle truppe di frontiera di Groß Glienicke, vicino a Potsdam, osservò un oggetto volante che si dirigeva verso la zona occidentale di Berlino. Alcune ore dopo altri due ufficiali segnalavano l’avvistamento di un oggetto che volava nella medesima direzione «ad un’altezza di circa 25 m da terra sulla destra della torre di guardia, senza emettere suoni o bagliori». Il sistema di monitoraggio aereo non segnalò intrusioni, e cos’abbiano visto resta un mistero.

Il secondo fascicolo si riferisce all’avvistamento avvenuto a Halle il 3 febbraio 1985, tra le 23.40 e le 23.50, da vari punti di osservazione: anche in questo caso i testimoni non erano bevitori incalliti bensì cinque agenti di polizia che fecero il loro rapporto su un «oggetto luminoso». L’oggetto volante proveniva da sud, volteggiò sulla città lasciando dietro di sé una scia luminosa, poi si diresse verso nord andando miseramente a schiantarsi vicino a una caserma sovietica. Il fascicolo della Stasi contiene anche ritagli della stampa tedesco-occidentale che in quei giorni riportava altrettante testimonianze di avvistamenti di «palle infuocate» e che alla fine si rivelarono far parte di una pioggia di meteoriti.

Nonostante la cinquantina di avvistamenti rilevati nel corso degli anni in Germania Est, compreso il caso del giovane Haase che nel ‘62 disse di esser stato rapito dagli alieni e fu debitamente interrogato dalla Stasi, il Ministero per la Sicurezza di Stato non sembrava particolarmente interessato agli extraterrestri, che temeva meno dei «nemici» esterni e interni. Fu perciò senza troppa convinzione e unicamente dietro spinta sovietica che all’inizio degli anni ‘70 avviò una serie di esperimenti dedicati a telepatia, rabdomanzia e simili. Per il resto, se c’erano avvistamenti di oggetti volanti, tanto più nei pressi di installazioni militari, per Berlino Est era chiaro che non si trattava di visitatori da altri pianeti ma di spionaggio occidentale.

In effetti già dalla seconda metà degli anni ’40 anche gli UFO furono arruolati nella Guerra fredda: in Occidente fioccavano gli avvistamenti e si moltiplicavano i gruppi di interesse, soprattutto negli USA dove si cominciò a sospettare che si trattasse di tecnologia militare sovietica sperimentale, o che fosse una manovra propagandistica per suscitare fanatismi di massa e destabilizzare il controllo aerospaziale. Impossibile sintetizzare qui dietrologie e letteratura sull’argomento. Fra gli osservatori più illustri di fenomeni non identificati ricordiamo gli ex-presidenti Carter e Reagan, e persino l’ONU con la risoluzione 33/426 del ‘78 invitò «gli Stati membri a coordinare la ricerca scientifica e l’investigazione sulla vita extraterrestre, inclusi gli oggetti volanti non identificati». Del resto, si rimaneva impressionati da ragazzini a guardare i telefilm di Ufo con le apparizioni dei dischi volanti accompagnati da quel rumore metallico ossessivo e invasivo che ci distoglieva dall’osservazione delle divise attillate delle attrici…

Da parte sovietica c’erano le stesse paure occidentali, e dopo alcuni singoli episodi in cui alcuni scienziati e scrittori tentarono di sollevare il problema e furono sollevati dai rispettivi incarichi, nel ‘61 la Pravda stroncò il sogno di una vita libera in un mondo extraterrestre con l’articolo Il mito dei dischi volanti. Tuttavia la questione rimase segretamente aperta, e nel ‘78 fu lanciato un programma di studio di quelli che ufficialmente erano definiti «fenomeni atmosferici anomali». Nell’82 sulla rivista antireligiosa Scienza e religione apparve un articolo che ammetteva implicitamente l’esistenza degli extraterrestri: «I fenomeni anomali non sono immaginazione, ma realtà… ed è necessario studiarli secondo metodi scientifici». Il paradosso è che mentre la stessa rivista considerava la religione come una superstizione e un relitto del passato, riteneva possibile l’esistenza di «fenomeni anomali, aventi forma geometrica indefinita, immobili o in movimento secondo varie traiettorie» – formula grottescamente scientifica per indicare quello che un bambino avrebbe chiamato semplicemente un UFO.  «Io stesso – confessò uno scienziato – da più di vent’anni mi occupo della ricerca di segnali provenienti da altri mondi, e sono convinto che non siamo soli nell’universo; ah, quanto vorrei ricevere segnali dai nostri fratelli dello spazio!». Ma come? Da anni la stampa riproponeva la vignetta di Gagarin a spasso nel cosmo che esclamava tutto contento «Qui Dio non c’è», e ora l’Accademia delle Scienze attendeva segnali dai marziani?

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