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Se non avesse Hodgson, l’Inghilterra sarebbe più prevedibile dell’Italia

giugno 20, 2012 Emmanuele Michela

Il cammino dell’Italia agli Europei metterà sulla strada degli uomini di Prandelli la Nazionale inglese, vincitrice del girone D. Ad essere un po’ critici, ma neanche troppo, la sfida di domenica sera si preannuncia interessante, mettendo di fronte due squadre non di certo in piena salute. Del gioco tutt’altro che spumeggiante degli Azzurri si parla all’infinito sui nostri giornali, mentre la vittoria di ieri sera dei Three Lions contro l’Ucraina è giunta dopo una partita combattuta, emblema di una squadra infiacchita dalle tante assenze e priva di un vero leader di gioco (un’impressione che, peraltro, era stata offerta anche dal noioso pareggio contro la Francia e dalla vittoria contro la Svezia). Insomma, l’Inghilterra non macina un grande gioco, eppure riesce a vincere, e in questo merita una nota di lode il tecnico Roy Hodgson, un allenatore arrivato poco più di un mese fa tra le perplessità di tanti (ammetto anche mie), ma che in silenzio è stato capace di far ragionare la squadra.

L’ex-tecnico dell’Inter si è seduto sulla panchina inglese il primo maggio scorso. Da allora è andato incontro ad un mese ricco di problemi, tra gli infortuni di Lampard, Barry, Cahill e Ruddy, e i fastidiosi strascichi della querelle tra Terry e Ferdinand. Tanti i dubbi sulla scelta di concedere solo 39 giorni a Hodgson prima dell’inizio dell’Europeo: forse era meglio continuare a scommettere su Pearce, dicevano i più realisti, mentre qualcuno, più esigente, s’aspettava la nomina di Harry Redknapp, o addirittura rimpiangeva Fabio Capello.

Roy si è seduto in silenzio al suo posto, e nel poco tempo concessogli ha provato a fare il suo. Poco spazio per ipotesi o esperimenti nelle due amichevoli di preparazione: contro Belgio e Norvergia a Hodgson è stato dato solo il tempo di conoscere l’organico e rodare gli schemi più classici. Ma il campo gli ha dato ragione: dopo lo spento 1-1 con i Transalpini, c’è stato il roccambolesco 3-2 contro la Svezia. Ed è stato contro Ibrahimovic e compagni che l’allenatore ha messo in campo tutta la sua esperienza: prima, nella scelta di far partire titolare Andy Carroll, attaccante che arriva da una stagione mediocre, ma che ha aperto le danze con un gol da cineteca; poi, puntando sull’eterna promessa Walcott, uno su cui ormai le speranze di maturazione vanno tramontando, ma che, gettato nella mischia dopo un’ora di gioco, ha trovato gol e assist per il 3-2 definitivo.

Ieri invece, contro l’Ucraina, è stato il giorno del ritorno di Rooney: dopo la squalifica Wazza è tornato titolare, senza brillare particolarmente, ma a Hodgson va il merito di averlo aspettato e di aver impostato intorno ai suoi guizzi il gioco di tutto il resto della squadra. Il vero leader può essere solo l’attaccante del Manchester (insieme a Gerrard), e nelle poche belle azioni viste ieri si è notata la mano del tecnico, intelligente a orchestrare la manovra inglese su Wayne.

Ma i punti dove la squadra sembra soffrire sono molti, specie in difesa: tre gol subiti (quattro, contando quello non concesso a Devic) in tre partite sono una media alta per una formazione che ha vinto il girone, che anche ieri sembrava soffrire molto per le iniziative di Milevsky e compagni. E anche sul piano della creatività di gioco, ieri (come con la Francia) si è visto ben poco. A Londra sono comunque fiduciosi: “Now bring on Italy”, scrivono i quotidiani, esaltati dalle vittorie, e rincuorati dal valore dell’avversario futuro, tutt’altro che eccelso. Dopo aver passato il girone giocando maluccio, chissà quali sorprese potrà regalare ancora l’Europeo agli inglesi. Che, in fondo, sono un po’ gli stessi ragionamenti che facciamo noi, pensando al quarto di finale contro di loro.

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1 Commenti

  1. Andrea Manfreda scrive:

    Assolutamente d’accordo con EM. La partita di domenica sera è un 50-50, nessuno parte favorito.

    Certo, l’Italia potrebbe far pendere l’ago della bilancia dalla sua parte se mister Prandelli non fosse ammaliato dal Thiago Motta più lento e legnoso di sempre e se desse spazio a uno come Alino Diamanti, che ha dimostrato una forma ottima e una voglia di fare strepitosa.

    Tant’è, prepariamoci a giocare davanti con i due nani, Totò e Fantantonio, di cui uno, il secondo con mezzo polmone di fiato.

    La Juve 3-5-2 di Conte quest’anno ha dimostrato che la miglior difesa è un centrocampo solido che corre su ogni palla e una squadra perennemente votata all’attacco. Invece, contro Spagna e Croazia Prandelli si è inventato un 3-5-2 penoso in cui De Rossi si ostinava ad impostare dalla difesa senza salire, facendo arretrare il baricentro della squadra e costringendo Pirlo a giocare prima della metà campo.

    La vedo grigia, il nostro mister si sta rivelando un difensivista d’altri tempi. Che palle.

L’Osservatore Romano

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