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Scalfari e gli altri, cardinali di un “Conclave Extra Moenia” che produce solo fumate nere

È cominciato il conclave Extra Moenia del Sacro Collegio Cardinalizio dell’informazione, dell’intelligenza intellettuale, dell’economia ecc.

Meglio sarebbe una Roma senza Papa. La Chiesa può farne  a meno, come l’ebraismo o l’islam, che resistono entrambi da molto tempo senza bisogno di gerarchia e sacerdozio.

In ogni caso, una Chiesa conciliare, povera e missionaria, perciò naturalmente sana, non più controllata dalla Curia, potente e maligna come una piovra, in grado di soffocare ogni anelito di rinnovamento.

Padrona incontrastata della storia ecclesiale degli ultimi decenni, la Curia è stata presa in contropiede solo una volta dal gesto inaspettato del vecchio Roncalli, quando ebbe l’inspirazione di convocare il Concilio.

Per il resto, Montini e Luciani, come non fossero esistiti; Wojtila attore della crociata anticomunista e anticapitalista; e Ratzinger, sconfitto su tutti i fronti, schiacciato da un peso più grande di lui.

Quel che ora è necessario è dunque il riscatto della pastoralità contro l’istituzione, contro il potere; apparentemente.

Perché a ben vedere l’orientamento espresso dall’Eminenza di Repubblica è proprio l’esaltazione del potere.

La sua Chiesa della pastoralità si fonda sull’annullamento del primato di Pietro, che è in sostanza l’obliterazione del mandato di Cristo: Tu es Petrus. Niente Cristo, niente Dio, invenzione umana per esorcizzare la morte.

Senza Incarnazione resta solo il potere.

Che si dice dai membri del Conclave Extra Moenia delle dimissioni di Benedetto XVI? Due sono le spiegazioni possibili: o il Papa mente per nascondere inconfessabili pressioni oppure la sua libertà è condizionata dallo scandalo della pedofilia, dalla divisione della Chiesa, dalla fragilità che grava sul corpo e ingombra l’anima.

In tutti e due i casi è il potere che vince. È lui il padrone delle decisioni.

Chi può dire che Ratzinger sia libero? Chi può dire che qualsiasi uomo sia libero, se tutti siamo condizionati dalla durezza della vita? Più forte di ogni cosa c’è il peso della storia, dell’economia, della politica. Più forte di ogni cosa c’è il potere. L’uomo è inevitabilmente schiacciato da dinamiche più grandi di lui; persino della sua coscienza si deve dubitare, se essa non può essere vagliata da una Istituzione, una Sacra Magistratura, che faccia luce sulle reali motivazioni delle nostre azioni.

L’uomo è niente. Il potere è tutto.

Ne consegue che egli, l’uomo, non può essere definito da altro che dai propri errori. La storia della Chiesa, riletta dal presente onnicomprensivo e illuminato del Grande Prelato, non è forse la dimostrazione della palese indegnità dei suoi protagonisti? A partire da Pietro, che come ognuno sa ha rinnegato tre volte il suo Maestro (la prova più eloquente del fatto che la Chiesa non è invenzione umana), fino a Papi e Cardinali che con i loro errori hanno macchiato la veste candida della Chiesa, nessuno, tranne i rappresentanti della Chiesa povera e missionaria (perché poi?), quella che il Conclave Extra Moenia vorrebbe promuovere, è esente da colpe. Non si tratta di uomini cha hanno sbagliato, si tratta di uomini che sono sbagliati. L’uomo non è più grande dei suoi errori; coincide con i suoi errori.

Il bene non esiste: non esiste la dignità con cui uomini e donne affrontano le loro fatiche quotidiane; non esiste la testimonianza umile ed eroica che ha illuminato le pagine più buie della storia recente, nei lager, nei gulag, nei tanti angoli del mondo dominati dalla violenza.

Nessuno “squillo di tromba”, nessuna “voce di Dio”, per dirla con Primo levi, nell’Inferno della storia.

Tolta l’Incarnazione rimane solo l’idolo del potere. La più tragica delle prospettive.

E la più irrealistica. Perché smentita dalle cose. “L’uomo che è adombrerà l’uomo che pretende di essere”, diceva T. S. Eliot.

Cristo che domanda a Pietro, colpevole di tradimento, “Mi vuoi bene?” e fonda il Papato, “Pasci le mie pecore”, è l’esperienza quotidiana che oggi segna l’esistenza dei cristiani in ogni angolo della terra; è la ragione, anche inconsapevole, che permette di sperare contro ogni speranza. È la forza che manda avanti la storia.

Per questo abbiamo bisogno di Pietro, per questo abbiamo bisogno della Chiesa. Per questo la Chiesa, fosse anche un piccolo resto, non verrà mai spazzata via da nessun potere. Fuori e dentro di lei.

Il Conclave Extra Moenia produce solo fumate nere.

Di Eugenio, e degli altri Cardinali suoi soci, si può dire quel che lo storico Martin Malia diceva del socialismo sovietico: «È un tentativo di sopprimere il mondo reale, un tentativo a lungo termine destinato a fallire ma che per un certo periodo riesce a creare un mondo surreale fondato su questo paradosso: l’inefficienza, la povertà e la violenza sono presentate come il bene supremo».

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