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Questione di naso

giugno 4, 2014 Valeria De Domenico

Odorare, annusare, percepire con l’olfatto, un percorso alla scoperta di un senso trascurato, ma potentissimo, per conoscere e riconoscere il bello della realtà. 

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Ammettiamolo, quando pensiamo all’olfatto abbiamo l’impressione di considerare tra i sensi quello più primitivo, una traccia imbarazzante di quella natura bestiale che non riusciamo a scrollarci di dosso. Questo non è certo il senso che l’uomo ha allenato per coltivare quella sua straordinaria attitudine a contemplare l’Eterno: a questo scopo abbiamo affinato le arti visive e quelle musicali.

Eppure, quanta bellezza c’è nei profumi!

L’occasione di farci caso mi è stata offerta quest’anno da una serie di circostanze, che si sono casualmente (ma abbiamo già detto altrove con maestro Oogway che il caso non esiste!) inanellate e hanno indotto me e i miei pargoli a mettere in gioco i nostri nasi.

Cominciamo da un libro, un albo illustrato del 2007, edito da Topipittori, scritto da Silvana D’Angelo e illustrato da Antonio Marinoni. Velluto, storia di un ladro, ne ho sentito parlare da una collega e l’ho letto insieme a mio foglio. Un libro raffinato, che sotto i 9 – 10 anni si può leggere solo superficialmente, affiancati comunque da un adulto che aiuti a cogliere l’originalità delle illustrazioni retrò e la sapienza quasi cinematografica con cui immagini e parole insieme raccontano il breve e silenzioso passaggio di Velluto in questa casa parigina degli anni ’50. Un lungo piano sequenza: in ogni doppia pagina l’interno di questa casa viene fotografato spostando il punto di osservazione di pochi passi e seguendo i movimenti dei personaggi, mentre i quadri sulle pareti e gli oggetti sui mobili contribuiscono a illustrare i ricordi. Gli odori che solleticano il naso di Velluto e lo guidano nella sua ricerca emanano dalle pagine, dando un’ulteriore dimensione alla lettura: immagini, movimento, suoni, parole e odori… altro che realtà virtuale!

La storia di Velluto ci ha preparati alla mostra interattiva Ficcanaso al Parco, allestita presso il Parco di Monza e, ancora visitabile fino alla fine di luglio. Tra le tante esperienze olfattive che si è condotti a fare nella splendida cornice (mi sia concessa la formula giornalistica!) di Villa Mirabello, mentre i miei figli sono stati rapiti dalla tecnologia che ha consentito loro una simpatica incursione all’interno del naso (a 6 anni questo tipo di esplorazione risulta particolarmente eccitante!), ma anche dai giochi (tipo “Indovina a chi appartiene questo naso” o “Associa il frutto al suo odore”), io personalmente sono stata colpita dalla sezione storica, con i quadri dedicati alla peste e alle curiose superstizioni nate intorno agli odori, ma soprattutto con l’angolo dell’ascolto. Qui vengono proposti brani di grandi autori che hanno dedicato intere pagine alla descrizione degli odori o tramite gli odori di ambienti e persone. Mia figlia di 10 anni con le cuffie alle orecchie e l’espressione mutevole, stupita, incantata, perché gli odori raccontano, costruiscono immagini, danno corpo a emozioni, mentre le parole riescono a trasportarli, dimostrando ancora la loro superiorità rispetto a qualsiasi tecnologia esistente.

Come non rievocare, poi, le capacità di Velluto alcuni giorni dopo, nel corso di un breve soggiorno in Costa Azzurra, avamposto della Provenza e sede di alcune delle fabbriche di profumi più famose del mondo. Abbiamo visitato quella di Fragonard, nella deliziosa Eze. La visita guidata, in italiano,  è gratuita e adattissima a un target familiare comprendente bambini maschi che possano incuriosirsi delle macchine e degli alambicchi e adolescenti femmine che rimarranno ipnotizzate dalle spiegazioni delle hostess. Siamo nel regno del superfluo, è vero, e per delle ragazzine che vivono bombardate da stimoli consumistici potrebbe questo essere davvero troppo, ma c’è un’altra prospettiva. Una terra come la Provenza ha maturato una cultura del bello, dell’esteticamente impeccabile che va al di là delle mode e apre orizzonti sconosciuti alle nuove generazioni. L’effimero, proprio perché tale, è preziosissimo! Va custodito e merita gratitudine! Una boccetta di profumo che ha richiesto la raccolta di 8 kg di minuscoli giacinti è irripetibile e stupenda come ogni attimo delle nostre vite.

Cogliere queste sfumature non è facile. Ci vogliono nasi allenati. Ed è interessante per i bambini scoprire lì, ad esempio, che esistono persone dotate di un senso dell’olfatto particolarmente sviluppato che di professione fanno i “nasi” e per mestiere girano il mondo a selezionare i profumi più buoni. Non solo, per noi, coltivare un po’ questa sensibilità è possibile e a conti fatti diventa auspicabile, nella misura in cui, come ha commentato il mio seienne “E comunque anche il naso serve a capire le cose!”

E poi i giardini! Quello esotico di Eze , il sontuoso Roseto della Villa Reale di Monza e quello sobrio e garbato del monastero francescano di Nizza. Luoghi di mervaiglia per grandi e piccoli. Gioia per gli occhi e ovviamente anche per i nasi. Al VillaggioMamma ne abbiamo parlato più diffusamente dopo averli visitati e fotografati  con i nostri bambini.

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3 Commenti

  1. Giacomo Chierichetti scrive:

    L’ olfatto, così come il gusto, è sempre stato relegato al triste ruolo di senso “empirico” e, per l’ appunto, inadatto a contemplare l’ Eterno. Tuttavia, ridonando anche a questi sensi tutta la nobiltà e l’ attenzione che meritano, ci si apre un mondo e, cosa non scontata, ci si accorge che anche in relazione a questi è possibile costruire una memoria. Certo è immensamente più faticoso, soprattutto per noi umani, ricostituire una memoria olfattiva dopo che sono trascorsi millenni da quando questo senso ci era indispensabile alla sopravvivenza, ma… Che soddisfazione!! Ogni volta che, per lavoro (giovane sommelier in erba), mi sforzo di ricordarmi un profumo nuovo e di “archiviarlo” nella mia memoria, mi sento felice di essere venuto a contatto con un pezzettino di realtà in più.
    Questa sorta di disprezzo per i due sensi “minori” non aveva luogo in tempi in cui, probabilmente, si viveva un rapporto più autentico e genuino con la realtà:
    Già l’ Antico Testamento ci esortava così: <> (Salmo 33).

  2. Giacomo Chierichetti scrive:

    <>

  3. Giacomo Chierichetti scrive:

    “GUSTATE e vedete quanto è buono il Signore”

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