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Pdl, fate le primarie come Dio comanda! (altrimenti non chiamatele primarie)

giugno 21, 2012 Pietro Salvatori

Non hanno senso. Così come si stanno delineando, le primarie del Popolo della Libertà rischiano di trasformarsi da grande opportunità a incredibile boomerang per il partito di Silvio Berlusconi. Dietro la candidatura di Angelino Alfano, plasticamente definito “un bravo ragazzo” da molti grandi vecchi del partito – complimento malevolo che imprime bonomia e sottrae all’interessato una lunga teoria di altre qualità che smanierebbe gli fossero riconosciute – ad oggi non c’è nulla. E ci perdonino la pasionaria Daniela Santanchè e l’autoproclamato liberal-liberista Giancarlo Galan se li associamo all’ancestrale male che divorava il mondo de “La storia infinita”. Anzi, gli unici due competitor del segretario sono lontani anni luce dal rischio di far sparire in un sol boccone la candidatura di Alfano.

Se il buon Angelino dovesse aggiudicarsi la vittoria con uno scarto da far invidia alla Bulgaria dei ruspanti anni d’oro, i gazebo azzurri non solo non avranno ottenuto un effetto benefico per il malaticcio corpaccione adagiato sul predellino. Al contrario il bagno di folla senza competitor, potrebbe far assumere alla cavalleresca galoppata di Alfano le movenze di un folkloristico balletto da pupo siciliano. Santanchè e Galan (metteteci dentro anche Vittorio Feltri, se vi pare) non garantiscono di stornare dal pacchetto di voti in dotazione al baronetto di via dell’Umiltà più di qualche manciata di voti.

Il vero problema grava sul groppone degli ex An. Inizialmente quasi attizzati dal miraggio di poter mettere un uomo loro al comando, si sono poi acconciati a sostenere in blocco il caro leader. Un uomo che poi in effetti era una donna. Ma adesso pare che Giorgia Meloni farà la sua corsa in ticket con Alfano. Lo stato maggiore dei finiani d’antan ha valutato che non gli conviene sfasciare il partito. Già, perché con Meloni che corresse in proprio, non solo le truppe del segretario non vivrebbero sonni tranquilli, rischiando di innervosirsi non poco, e di rendere il clima incandescente. Ma l’ex leader della meglio gioventù post-missina rischierebbe, per la solerzia dei suoi a mobilitare la militanza alle urne, di arrivare in testa alla fine dello spoglio. Un colpo troppo duro perché il fragile organismo del Pdl non ne possa risentire.

Ma l’altra faccia di una medaglia il cui valore è ancora tutto da testare è quella che solamente una competizione plurale, civile, normata con puntiglio può rilanciare le sorti del partito. Per non citare l’importanza che il risultato non sia scritto su pietra già mesi prima dell’apertura delle urne. Sempre che via dell’Umiltà veda nelle primarie uno degli strumenti per rilanciare nel medio/lungo periodo un organismo che abbisogna del trapianto di una serie di organi vitali malandati ai limite dell’irrecuperabilità. Se l’obiettivo è quello di arrivare ad una festante e colorata conta interna, forse un successo a breve termine potrebbe anche essere ottenuto. Ma non chiamatele primarie.

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