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Paesaggi norvegesi e svizzeri della collezione Lunde alla National Gallery di Londra

luglio 8, 2011 Mariapia Bruno

Mari in tempesta, scogli trafitti dalle onde, plumbee vedute lagunari, fiumi in piena, orizzonti sterminati. La tradizione paesaggistica trionfa alla National Gallery di Londra con una grande esposizione intitolata “Foreste, Rocce, Torrenti: paesaggi norvegesi e svizzeri della collezione Lunde”. Si tratta di 51 dipinti, molti dei quali mai esposti nel Regno Unito prima d’ora, provenienti dalla collezione privata di Asbjorn Lunde, un americano che ha creato la più grande collezione al mondo di opere appartenenti a questo genere pittorico. Facenti parte delle tradizioni norvegese e svizzera, le opere in mostra, alcune delle quali di grandi dimensioni, risalgono perlopiù al XIX secolo e rispecchiano il clima, il temperamento nazionale  e le influenze reciproche dei paesi in cui sono state prodotte.

 

Protagonisti della tradizione norvegese sono Johan Christian Dahl, Thomas Fearnley e Peder Balke. Il primo ha sempre dipinto il suo paese con grande passione e dopo il suo trasferimento a Dresda, dove strinse una forte amicizia con il tedesco Caspar David Friedrich, divenne famoso come stimato maestro in esilio. Fu suo allievo Fearnley, il quale durante il viaggio di ritorno dall’Italia alla Norvegia si fermò in Svizzera, producendo delle opere che hanno fatto incontrare le due tradizioni. Dissepolto solo adesso dall’oblio è Peder Balke, uno dei più straordinari innovatori del paesaggismo norvegese del XIX secolo, che dipinse la meravigliosa “Veduta di Stoccolma al chiaro di luna” dove le guglie della città vengono proiettate contro il cielo notturno e tempestoso. Maestro per eccellenza della tradizione svizzera è Alexandre Calame i cui dipinti, su cui prendono forma immense montagne, fitte foreste d’abete e torrenti tumultuosi, riflettono l’influenza di paesaggisti olandesi del XVII secolo, come Jacob van Ruisdael. I dipinti che rappresentano le vedute del lago di Lucerna, tra cui spiccano “Le scogliere di Seelisberg” e “Il lago di Lucerna” mostrano la grandiosità e l’imponenza della natura che non può venire alterata dalla mano dell’uomo. 
 

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