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Padre Aldo: Cristo non è qui per raffreddare le nostre passioni

marzo 16, 2012 Aldo Trento

Pubblichiamo la rubrica “Apocalypto” di padre Aldo Trento, missionario in Paraguay, dal numero 34 di Tempi.

Reverendo padre Trento, le devo premettere che non sono una ciellina, ho conosciuto don Giussani al Liceo Berchet, dove era mio professore di religione, ma non sono restata folgorata da lui, pur essendo una fra le poche convinte cattoliche praticanti, direi, di tutta la scuola di quegli anni Sessanta. Forse perché all’epoca ero molto più mariana che non innamorata di Cristo, come lo sono ora proprio grazie a Sua Madre. Le chiedo di avere ora la pazienza che aveva lui con me e di sopportare questa mail con cui la disturbo. Deve sapere che sono iscritta ad una mailing list mariana e un coetaneo, che conosco solo via mail, condividendo i miei interventi sui vari argomenti che ci vengono proposti, ha pensato di sottopormi privatamente una sua questione, molto simile al contenuto della lettera alla quale lei a suo tempo aveva risposto e che le allego per memoria (“Lettera a F. Gesù ti ha fatto innamorare di un altro uomo perché vuole che diventi una donna matura. Cioè finalmente Sua”. Cfr. Tempi n. 46 del 18 novembre 2009).

Il mio amico me l’ha inviata a sostegno della sua attuale posizione di uomo sposato che si è invaghito di una giovane cattolica con la quale si confronta nella fede. Reverendissimo padre, io non posso condividere nulla di quanto lei scrive e, per non sbagliare giudizio, ho sottoposto la sua risposta ad amici maschi, di parecchio più giovani di me ed anche di Cl. Mi dispiace dover dare lezioni ad un sacerdote della sua portata, ma nella sua risposta lei è assolutamente ambiguo e sembra voler giustificare un sentimento in contrasto con gli obblighi che una persona assume nei confronti di Dio, religioso o coniugato che sia, dando spazio al compiacimento per un sentimentalismo affettivo che altro non è che una tentazione bell’e buona e che, come tale, va stroncata immediatamente con la preghiera e i sacramenti. Non le parlo per sentito dire: alla mia età tali situazioni le ho sperimentate, anche perché sono separata da molti anni e, soprattutto, al momento di tale separazione ero ancora bella e corteggiata. Avrei quindi sbagliato io a scegliere l’assoluta castità anche solo mentale? E in cosa avrei sbagliato, visto che ora sono una persona finalmente serena e in pace con Dio e con il mondo? Reverendo, ma non è Gesù ad aver detto che chi pone mano all’aratro e poi si volta indietro non è degno del Regno di Dio? E non è lo stesso Gesù che nel Vangelo ci ha insegnato: «Avete inteso che fu detto “Non commettere adulterio”; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna» (Mt 5, 28 e seg.).

E quale sarebbe la croce che ognuno deve portare, se vuole seguire Gesù, se non quella di rinunciare a tutto per poter ricevere Lui nell’Eucarestia, ottenendone in cambio le più deliziose consolazioni spirituali? E, infine, qual Santo, tanto più se un mistico, ha avuto bisogno di portare nel cuore anche l’amore per un essere umano per realizzare la propria maturità spirituale? Non è scritto «Io sono un Dio geloso» e «Chi ama il padre, la madre, il figlio o la figlia più di me non è degno di me»? Va da sé che la mia risposta a quell’anima che mi ha interrogato su tale questione è stata ben diversa dalla sua alla signora F. e che l’ho indirizzata alla preghiera e ai Sacramenti perché estirpi dal suo cuore una tentazione che rischia di inficiare un’intera vita spesa per Cristo, avvelenando la sua esistenza con un desiderio non realizzato che, alla lunga, diventerebbe una subdola fonte di infelicità e di depressione. Ma ciò che mi ha fatto maggior dispiacere è stato il doverla contraddire apertamente, e spero in ciò di essere ubbidita, perché l’esperienza diretta ed indiretta dovuta all’età e alla mia lunga militanza nella fede cattolica mi hanno insegnato che un male va eliminato subito prima che metta radici e che Satana è sempre in agguato per strappare a Dio anime belle, come quella di chi mi si è rivolto per avere consiglio. Non le chiedo di perdere tempo a rispondermi, anche perché le risposte sul suo operato credo che lei debba darle solo a Dio, ma la invito a considerare che nella sua posizione un insegnamento poco chiaro rischia di far sbagliare chi è nell’incertezza e che tutti siamo responsabili dei nostri fratelli. Che il Signore e la Santa Vergine la benedicano e la proteggano sempre.
Lettera firmata

Gentile signora, leggendo la sua lettera capisco perché don Giussani non l’ha mai “folgorata”, mentre ha “folgorato” noi poveri peccatori, “esuli figli di Eva”. Preferisco che alle sue scrupolose preoccupazioni risponda lo scrittore inglese Lewis, uomo di ben altre dimensioni dalle mie, di fede e culturali.
padretrento@rieder.net.py

«Tra i metodi per dissuaderci dall’amare smodatamente i nostri simili ce n’è uno che mi vedo costretto a respingere in partenza. E lo faccio non senza turbamento, poiché l’ho trovato proposto nelle pagine di un grande santo e pensatore, verso il quale nutro un debito incalcolabile. Con parole che ancor oggi hanno il potere di commuovermi, Sant’Agostino descrive la desolazione in cui lo sprofondò la morte dell’amico Nebridio (Confessioni 4, 10). Da ciò egli trae una morale: questo è quanto accade, egli ci dice, a donare il nostro cuore a qualcuno che non sia Dio. Tutte le cose umane trapassano; non lasciamo che la nostra felicità dipenda da qualcosa che potremmo perdere. Se vogliamo che l’amore sia una benedizione, e non un tormento, dobbiamo indirizzarlo soltanto a quel bene che non tramonterà mai. Questo è un ragionamento di certo dettato dal buon senso: non imbarcare i tuoi beni su un vascello che fa acqua; non spendere denaro su una casa da cui ti potranno cacciare. Nessun uomo al mondo meglio di me sa apprezzare e far tesoro di queste sagaci massime. Sono una creatura che guarda, prima di tutto alla propria sicurezza. Di tutte le argomentazioni contro l’amore, nessuna ha più presa su di me di quella che raccomanda: «Prudenza! Questo potrebbe poi farti soffrire». Questo, dicevo, in rapporto al mio carattere e alle mie disposizioni naturali, ma non alla mia coscienza.

Quando io rispondo a questo appello, mi sento lontano mille miglia da Cristo. Se di qualcosa sono certo, è che il suo insegnamento non ha mai avuto il fine di rafforzare la mia già innata preferenza per gli investimenti sicuri e le responsabilità limitate. Direi quasi che nulla, in me, gli è meno gradito. E chi potrebbe seriamente incominciare ad amare Dio partendo da questi prudenti presupposti – perché questo sembra offrirci, per così dire, sufficienti garanzie? Chi si sentirebbe persino di includere questo motivo tra quelli che ci spingono ad amarlo? È con questo spirito che scegliereste una moglie, un amico, o addirittura un cane? Per essere capaci di un simile calcolo bisogna essere davvero al di fuori della dimensione dell’amore, o di qualunque altro affetto. L’eros, l’eros che si ribella alle regole, che preferisce l’amata alla felicità, è allora più simile a colui che è l’amore stesso. (il neretto non è di Lewis, nda). Penso che questo passo delle Confessioni debba essere considerato più come un residuo delle aristocratiche filosofie pagane in cui Sant’Agostino fu educato, che non come una parte del suo credo cristiano. È qualcosa di più vicino alla “apatia” degli stoici o al misticismo neoplatonico, che non alla carità. Noi siamo seguaci di colui che pianse su Gerusalemme e davanti alla tomba di Lazzaro, e che, pur amando tutti, ebbe tuttavia un discepolo cui si sentiva legato da un affetto speciale. San Paolo ci parla con un’autorità che fa presa su di noi più di quella di Sant’Agostino: San Paolo non cerca affatto di darci a intendere che non avrebbe sofferto come un uomo qualunque né che sarebbe stato ingiusto soffrire, se Epafrodito fosse morto (Fil. 2, 27).

Ammesso che la miglior politica da adottare fosse quella di assicurarci contro il rischio di avere il cuore spezzato, siamo poi sicuri che Dio ci offre questa possibilità? Sembrerebbe proprio di no: Cristo, prossimo alla fine, è arrivato a dire: «Perché mi hai abbandonato?». Non c’è possibilità di fuga lungo la strada che Sant’Agostino ci suggerisce, né lungo altre strade. Non esiste investimento sicuro: amare significa, in ogni caso, essere vulnerabili. Qualunque sia la cosa che vi è cara, il vostro cuore prima o poi avrà a soffrire per causa sua, e magari anche a spezzarsi. Se volete avere la certezza che esso rimanga intatto, non donatelo a nessuno, nemmeno a un animale. Proteggetelo avvolgendolo con cura in passatempi e piccoli lussi; evitate ogni tipo di coinvolgimento; chiudetelo col lucchetto nello scrigno, o nella bara, del vostro egoismo. Ma in quello scrigno – al sicuro, nel buio, immobile, sotto vuoto – esso cambierà: non si spezzerà; diventerà infrangibile, impenetrabile, irredimibile. L’alternativa al rischio di una tragedia, è la dannazione. L’unico posto, oltre al cielo, dove potreste stare perfettamente al sicuro da tutti i pericoli e i turbamenti dell’amore è l’inferno. Sono convinto che il più sregolato e smodato degli affetti contrasta meno la volontà di Dio di una mancanza di amore volontariamente ricercata per autoproteggerci. È lo stesso che nascondere un talento in una buca sotto terra, e per le stesse ragioni: «So che tu sei un uomo duro». Cristo non ha sofferto per noi né ci ha dato i suoi insegnamenti affinché diventassimo, persino nei nostri affetti naturali, più preoccupati della nostra felicità personale. Se un uomo non riesce a non essere calcolatore nei confronti delle persone di questa terra che ama e conosce, è assai più improbabile che riesca ad esserlo verso Dio, che non ha mai conosciuto. Non è cercando di evitare le sofferenze inevitabili dell’amore che ci avvicineremo di più a Dio, ma accettandole e offrendole a lui: gettando lontano la cotta di protezione. Se è stabilito che il nostro cuore debba spezzarsi, e se egli ha scelto questa via per farlo, così sia».
C. S. Lewis I quattro amori, Jaca Book

Due osservazioni finali. Leggendo la sua lettera mi è venuta in mente una frase che Pascal pronunciò riferendosi alle suore di Paray-le-Monial: «Sono pure come gli angeli, ma orgogliose come il demonio!». Se desidera rispondermi lo faccia subito, non aspetti altri tre anni, non vorrei che fosse troppo tardi!
padretrento@rieder.net.py

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12 Commenti

  1. Armand Poto scrive:

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  2. Carlo Martinelli scrive:

    Non ho letto la lettera cui la signora fa riferimento.

    Ciononostante, d’acchito, mi vengono da fare due osservazioni sulla riposta di padre Trento.

    Che Agostino è un santo e che Mr C. S. Lewis – per il momento – no.

    Che una moltitudine di uomini di ben altre dimensioni – da quelle pur ragguardevoli di Mr C. S. Lewis – , sono diventati santi conducendo una vita solitaria, fuggendo il mondo e la sua concupiscenza.

    Per amore di Cristo e per il desiderio di assomigliarGli.

    Non per inseguire un’apatia stoica o un misticismo neoplatonico.

    Certo è che più raffreddavano le loro passioni, più cresceva in loro l’amore per Cristo.

    Quindi, nonostante non siano stati folgorati da don Giussani, ce l’hanno fatta ugualmente.

    Seguendo però una via più simile a quella indicata dalla signora.

  3. Francesco_Giacalone scrive:

    Al lettore di cui sopra dico che forse a frainteso Padre Aldo. Mi sembra che dall’articolo non si evinca che Sant’Agostino non era santo e Lewis è più santo di Sant’Agostino.Ciò putroppo mostra come a volte si legge una cosa da un recondito giudizio, senza saper trattenere ciò che di buono c’è in un uomo e nel suo racconto. E’ la dinamica vecchia del partitismo cattolico: una cosa è buona se è della mia fazione. L’articolo afferma che il disprezzo della carne in assoluto è retaggio di paganesimo, su cui numerose eresie si sono impiantate. Mi fa piacere che qualcuno ce l’abbia fatta da solo, senza l’aiuto di Giussani o di altri: altri hanno avuto la Grazia di incontrare Giussani e stanno provando a farcela. E allora? D’altronde non possiamo essere tutti dei cristiani adulti. Sa cosa significa la parola scandalo? Inciampo.Era quello che provavano i farisei incontrando Gesù. Inciampo a che cosa? Ad incontrare Lui. Peguy diceva: dicono di amare Dio perchè non amano gli uomini. Mi auguro che trovi sempre persone perfette sulla sua retta via. A volte si fugge il mondo non perchè si ama Cristo (ricordandole che Cristo non fuggì il mondo ma ci visse dentro fino in fondo)ma perchè non lo si sa affrontare.

  4. calamaro scrive:

    Padre Aldo sei fantastico!

  5. Carlo Martinelli scrive:

    Rovesciamo il discorso.
    D’accordo che ADESSO ci si può salvare l’anima anche attraverso l’insegnamento di don Giussani.
    E allora?
    PER SECOLI, però, non è stato così.
    Perciò, ho dei buoni motivi per ritenere che – anche per il futuro – la salvezza in Cristo e nella sua Chiesa non sarà mediata SOLO attraverso le intuizioni del sacerdote brianzolo.
    L’entusiasmo di padre Trento, risultato della scoperta del modo indicato da don Giussani di vivere il Cristianesimo, mi sembra che talvolta possa ispirargli frasi ad effetto che lasciano perplessi.
    Le passione umane, infatti, sono state fuggite per amore di Cristo da una moltitudine di santi eremiti, per es. , non solo da ” qualcuno ” .
    Agostino, che ha praticato una santità eroica, – e che la Chiesa addita alla venerazione di TUTTI i cristiani – è quindi – per me – assai più degno di essere totalmente ascoltato e seguito di qualunque altro che non è così santo, con la buona pace di Mr Lewis e seguaci – specialmente quando il figlio di S. Monica ci rammenta la sua tipologia di santità, che rifugge dall’attaccamento agli affetti mondani.
    E anche l’ ” umilismo ” della risposta alla signora, lascia come trasparire che don Giussani sia roba riservata a chi si sente profondamente peccatore, quasi che coloro che siano arrivati a Cristo per altre vie – mai da soli, comunque – siano un pochino farisei, quando dal profondo del cuore si sentono di dover criticare affermazioni dei seguaci del ” Giuss “.
    Quanto esprimo potrebbe anche essere la conseguenza di una mia eccessiva sensibilità, che fortunatamente però non ha nulla a che spartire col ” partitismo cattolico ” e col ” cattolicesimo adulto “, manifeste esemplificazioni – queste sì – di un ” giudizio recondito ” sull’interlocutore.
    A volte si fugge il mondo con la scusa di amare Cristo, d’accordo.
    E allora?
    A volte si sta nel mondo con la scusa di amarLo.

  6. Max scrive:

    Leggo su Tempi che il Papa nel suo ultimo intervento ha invitato a riscoprire la correzione fraterna.

    Bene, allora ne approfitto subito per segnalare che nessun cattolico, tanto meno abusando della sua posizione di sacerdote (cosa grave, perche’ disorienta e aggiunge scandalo) e ancor meno invocando a sproposito l’autorita’ di qualunque altro membro della Chiesa (cosa ancor piu’ grave perche’ in certi casi puo’ anche arrivare al peccato contro lo Spirito Santo), puo’ permettersi di legittimare un adulterio.

    Che poi una cosa del genere venga fatta con giri di parole, discorsi profondi, interpretazioni suggestive, e una evidente arroganza intellettuale, e’ pure piuttosto irritante.
    E questa cosa nella specie e’ avvenuta, visto che nella commentata lettera Don Trento ha persino trattato con sufficienza – come a volerle dare dell’ignorante, o peggio accusarla di essere persona gretta che non sa amare – la fedele scandalizzata che si e’ permessa un richiamo.

    Oltretutto, penso che la cosa dovrebbe irritare particolarmente un ciellino, visto che si e’ arrivati a invocare perfino l’autorita’ di don Giussani. Appartengo a altre espressioni della Chiesa, e dalle mie parti queste cose non potrebbero mai succedere. Forse che non amiamo abbastanza?

    Comprendere, perdonare, cercare di mettersi nei panni del peccatore, immedesimarsi nella sua sofferenza, va bene tutto quel che si vuole, ma arrivare a indicargli un amore adulterino come via per avvicinarsi a Cristo, questo poi no.
    Alla fine a un fratello che si trova in certe situazioni bisogna solo dirgli la stessa cosa che Gesu’ disse all’adultera: va e non peccare piu’.

    Perche’? Non lo so, ma so che sta scritto che in questa materia ci sono cose che solo a Dio, e non agli uomini, e’ dato capire.

    Mi dispiace, perche’ in genere apprezzo molto la sensibilita’ di Padre Trento, ma questa volta davvero e’ stato scandaloso.
    Mi dia pure del bigotto, dell’ignorante, dell’arcaico, e magari mi venga a dire che la lettera uccide e lo spirito vivifica, come in genere finiscono per fare tutti quelli che nella Chiesa la fanno fuori dal vaso, fin dai tempi piu’ remoti.

    Ma poi vada a pensarci in orazione e possibilmente in confessionale. Se anche il suo padre spirituale non avra’ niente da dirgli, allora mi sa che c’e’ un grosso problema dalle parti di CL.

  7. andrea scrive:

    Lewis, nella Prefazione al suo romanzo “Il grande divorzio”, spiega di averlo scritto in opposizione al “Matrimonio del Cielo e dell’Inferno” di Blake che e’ per Lewis un tentativo basato sulla “convinzione che la realta’ non ci presenti mai un’alternativa secca”. Questa convinzione, che “trasforma il male in bene”, per Lewis e’ un “errore disastroso”…”Noi non viviamo in un mondo in cui tutte le strade siano come i raggi di un cerchio e dove tutto..ci avvicini gradualmente al centro: e’ come se nel mondo qualunque strada..si dividesse in due, …e ogni biforcazione esigesse da noi che si faccia una scelta”.

  8. Amideisa scrive:

    Io ho letto la lettera e la risposta di p. Aldo (riporto qui il link: http://alzalosguardo.blogspot.com/2009/11/padre-aldo_23.html) e onestamente non riesco a capire in sostanza cosa stia consigliando di fare alla signora F.: Gli sta dicendo di tradire il marito oppure di rimanergli fedele mantenendo il suo conflitto interiore nascosto? Grazie per il chiarimento.

  9. Carlo Martinelli scrive:

    Nella risposta di padre Trento alla signora F., – che ora finalmente grazie alla gentile lettrice Amideisa ho potuto leggere ( e non a ” Tempi ” , cui invano ho scritto per conoscerla ) – penso che non ci sia proprio alcun incoraggiamento al tradimento del vincolo coniugale.
    Il sacerdote le chiede semplicemente di non scandalizzarsi e di non reprimere il suo sentimento.
    E cioè di accettare che il suo cuore sanguini per il vivido innamoramento verso questo amico.
    Passare attraverso questa sofferenza per appartenere totalmente a Cristo, le dice.
    Ovviamente occorre una grande vigilanza e un rimettersi totalmente a Dio per mettere in pratica un tale difficile e, pur tuttavia, rispettabile suggerimento.
    Cristo ne aveva espresso un’altro più radicale e a cui si deve un rispetto ancor maggiore, suppongo.
    Che se una mano o un piede fossero di scandalo sarebbe meglio tagliarli, piuttosto che esser gettati nella Geenna illesi.
    Tuttavia la situazione della signora – coniugata e con prole – che per esigenze di lavoro e quindi di sostentamento della propria famiglia – si è trasferita col marito e i figli nella sua città d’origine, ove vivono anche i suoi genitori, non penso le consentano di mettere in pratica il consiglio del Maestro.
    Ossia fare un altro trasloco, che – tra l’altro – andrebbe motivato a tutti i suoi cari.
    Nel contesto descritto, mi pare che quanto icasticamente suggerito da padre Aldo sia saggio.
    Quello che non mi è chiaro è perché la signora F., diventi, a un certo punto, Francesca.
    Speriamo si tratti solo di un nome immaginario.

  10. fsalvucci scrive:

    “Senza di Me non potete fare nulla”. Cristo avverte che il bene che facciamo è Lui che lo fa tramite noi, non è il nostro impegno. Il nostro impegno è cercarlo. Sempre. Ogni momento.
    Moralità non è l’osservanza di precetti; moralità (mos-moris) è l’atteggiamento del cuore; i precetti hanno come fine ultimo “indurre” questo atteggiamento, ma non sono il fine.
    Il Papa è venuto a Pavia a parlare di Sant’Agostino nel 2007; nella splendida omelia agli orti Borromaici (i cui 5 punti della vita di Sant’Agostino ricordo ancora, tanto ha spiegato bene) afferma che Sant’Agostino, al termine della vita, intuisce che nessun uomo, tranne la Madonna e Gesù, può raggiungere la perfezione. Quindi, S.Agostino sarebbe daccordo con Lewis.
    Pertanto, la censura di realtà che sorgono impreviste, anche in noi, come l’innamoramento di un’altra/o, sono realtà e vanno vagliate come il resto in quel cammino verso il Destino che si chiama Vita. La stasi indotta dall’osservanza non motivata dei precetti, anche cristiani, può anzi indurre un blocco nel cammino del cuore verso la piena adesione al suo Destino (pubblicani e prostitute vi precederanno nel regno dei Cieli).
    Questo bastoncino da rabdomante che ci porta al Destino è stato definito dalla Chiesa come Esperienza Elementare (Desiderio); la coscienza dell’Esperienza Elementare è il Senso Religioso (perchè l’aria infinita e quel profondo infinito seren? Che vuol dire questa solitudine immensa? Ed io che sono?).
    P.Aldo vuole risvegliare questo cammino, bloccato per paura di scoprire cosa siamo; e ci dice che la paura è irragionevole e che comunque non possiamo evitare il cammino che dobbiamo fare. Molti commenti invece mi paiono di gente statica, col cammino bloccato.
    Meglio dar da bere agli affamati e dar da mangiare agli assetati che bloccare il cammino verso il Destino (saranno perdonati tutti i peccati, ma non quello verso lo Spirito).

  11. andrea scrive:

    “Il vostro parlare sia si si, no no, il di piu’ viene dal maligno”; “Chi mi ama osserva i miei comandamenti”; E’ per amore di Gesu’ che si osservano i suoi comandamenti, con l’aiuto della Grazia del matrimonio – “senza di me non potete fare nulla”- ma anche con la buona volonta’ che si “decide” di essere fedeli alle promesse, di “camminare” si, ma sulla strada del bene, per “amore” di Gesu’ amato sopra ogni cosa e per amore del tuo sposo o sposa. Gesu’ l’Unico perfetto, misericordioso con noi peccatori ma intransigente verso il peccato. La virtu’ della prudenza ci aiuta a valutare nei casi pratici qual’e’ la volonta’ di Dio e poi a decidere (decidere = tagliare).
    Pur sforzandomi di interpretare in senso positivo la risposta del Padre, mi aspetterei una risposta netta.

  12. Carlo Martinelli scrive:

    Non ho nulla da aggiungere sull’argomento, oltre a quel che ho già esposto.
    Mi preme solo evidenziare come tantissimi ciellini usino modalità espressive che ricalcano assai sovente quelle del compianto don Giussani.
    Che scritte da lui sono magari difficili, ma alla fine comprensibili con un po’ di attenzione e comunque sostenute da uno stile appassionato e godibile.
    Non si può dire lo stesso quando molti dei suoi seguaci le ripetono quasi pari pari.
    Dovrebbero usare di più il linguaggio terra terra degli altri cristiani – più o meno praticanti – e dei non cristiani.
    Come si sforzano i missionari quando vogliono farsi capire ed evangelizzare.
    Il che, detto in termini dotti, sarebbe un impegno lodevole per l’ ” inculturazione della fede ” ricevuta verso chi non la possiede e anche nei confronti di chi si ha la sensazione che non la possiede in modo chiaro e rifulgente.

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