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L’umana devozione nell’Imago Pietatis di Giovanni Bellini

gennaio 15, 2013 Mariapia Bruno

Tra il 1457 e il 1470 Giovanni Bellini si confronta più volte con il tema iconografico della Pietà. L’evoluzione dello schema figurativo, e soprattutto emotivo, dell'”Imago Pietatis” da parte del maestro veneziano, dimostra quanto l’artista abbia sentito e studiato questa drammatica e intensa tematica, donando al corpo di Cristo una sempre maggiore naturalezza e aggiungendo sullo sfondo della scena personaggi sacri immersi in un realistico paesaggio, a conclusione di una storia che si svolge proprio davanti ai nostri occhi. È una storia a cui il Museo Poldi Pezzoli di Milano dedica un’intera retrospettiva intitolata Giovanni Bellini. Dall’icona alla storia, che espone accanto all’Imago Pietatis altri tre lavori di Bellini: il Cristo in pietà tra la Vergine e San Giovanni proveniente da Bologna, il Cristo morto sorretto da due angeli prestato dal Museo Corriere di Venezia e il Cristo morto sorretto da quattro angeli proveniente dal Museo Comunale di Rimini.

«La mostra nasce in seguito al restauro dell’Imago Pietatis di Giovanni Bellini, uno dei capolavori del Museo – dichiara Annalisa Zanni, direttore del Poldi Pezzoli – l’intervento, offerto da Giorgio e Umberta Gnutti, è stato infatti l’occasione per un’accurata indagine conoscitiva sul disegno preparatorio e sulla tecnica pittorica del dipinto, che sono stati confrontati con quelli di altre opere eseguite dal pittore negli stessi anni. Il confronto con altre tre Pietà appartenenti all’attività giovanile di Bellini rivela la capacità dell’artista veneziano di rinnovare questo tema profondamente, in senso umanistico e rinascimentale». Visibili fino al 25 febbraio 2013, le toccanti opere belliniane raccontano l’influsso del Mantegna e di Donatello e sollecitano riflessioni sul valore della bellezza che si presta così tanto a un percorso di carattere religioso, che tocca le corde più alte dei temi della pietas, della devozione e della penitenza.

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