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Le ferite silenziose degli uomini dello Zimbabwe

luglio 11, 2012 Mariapia Bruno

Ha 37 anni Robin Hammond, il fotografo neozelandese vincitore della terza edizione del Carmignac Gestion Photojournalism Award, un premio per il miglior scatto foto-giornalistico che la Fondazione Carmignac destina ai reporter senza frontiere, quelli che vanno dove non vanno gli altri. Il tema di quest’anno era lo Zimbabwe, il paese sudafricano che attualmente soffre del regime oppressivo del dittatore Robert Mugabe. Hammond è stato lì sei mesi, dal dicembre del 2011 allo scorso maggio, e ha deciso di creare un reportage fotografico, intitolato Your wounds will be named silence (Le vostre ferite saranno chiamate silenzio), che racconta la crisi umanitaria che affligge un paese totalmente vittima di caos e povertà.

Lo scatto simbolo del report, che sarà visibile in autunno nella Chapelle des Beaux-Arts a Parigi, è quello che rappresenta un uomo anziano seduto su vecchio un materasso con una mano che copre un viso segnato da dolore e abbandono. Si chiama Nyatwa e ha 76 anni, è arrivato nello Zimbabwe a 14 anni dal Mozambico per cercare lavoro. Ha sudato in una raffineria di zucchero ma adesso non può più lavorare a causa di una malattia. «Ho visto il paese cambiare molto – racconta. Dormivamo tra i cespugli. C’era la guerra. Voi (bianchi) ci discriminavate. Ci trattavate come schiavi. È stato un periodo difficile. Con l’indipendenza pensavamo andasse meglio. Ma alla fine ci stavamo uccidendo». Una immagine e un racconto toccante che ci ricorda di tutti quelli che ancora oggi soffrono e lottano “solo” per sopravvivere.

 

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