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La Dc 2.0 di Casini può fare a meno degli zerovirgola di Fini e Rutelli

maggio 10, 2012 Pietro Salvatori

È su tutti i giornali lo scontro in atto tra Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini. Il leader dell’Udc ha liquidato, prima in una serafica intervista al Tg1, quindi con un lapidario messaggio su Twitter, l’alleanza con il presidente della Camera e con Francesco Rutelli.
Che Casini punti ad un’aggregazione che possa attrarre anche chi non subisce il fascino dello scudocrociato è noto da qualche settimana. Che voglia coinvolgere in un nuovo soggetto anche Fli e Api anche.

Come si è arrivati all’aspro diverbio fra i leader centristi raccontato in questi giorni dalla stampa?
Semplice. All’indomani delle amministrative Casini ha guardato il riepilogo numerico della propria coalizione. Accorgendosi, ex post, che i terzopolisti si sono presentati in ordine sparso in molte più realtà di quelle che li hanno visti marciare a ranghi serrati. E, per di più, indipendentemente dalle molteplici alchimie coalizionali con le quali sono andati al voto, le uniche percentuali degne di nota sono state raccolte dall’Udc.

Salvo sporadici casi, la maggior parte dei quali insistenti su realtà estremamente marginali, i pacchetti di voti raggranellati da Futuro e Libertà si sono avvicinati ovunque più agli zerovirgola che contraddistinguono la sapiente operazione partitica rutelliana che non alle tranquille soglie di accesso al Parlamento ovunque registrate dallo scudocrociato.

Rimanendo quale orizzonte la necessità di dotarsi di un nuovo soggetto politico, Casini ha capito che tale operazione deve essere condotta rapidamente e in maniera lineare. Sia che l’obiettivo sia quello di un contenitore che, più dell’Udc, sappia intercettare classe dirigente e suffragio popolare (nel caso decida di correre da solo), sia per renderlo più appetibile ad uno dei due partiti maggiori in caso di possibile alleanza.

L’ex presidente della Camera ha confessato ai suoi di non volersi far invischiare in paludate trattative da manuale Cencelli dagli alleati. Il cui peso contrattuale si riduce ad una pattuglia parlamentare frutto di operazioni di Palazzo destinata, sic stantibus rebus, a liquefarsi all’indomani del voto. Per cui agli amici Fini e Rutelli manda un messaggio chiaro: “Io vado per la mia strada”. Se Fli e Api lo seguiranno, la cosa non dispiacerà affatto al leader dell’Udc.
In caso contrario, non sarà uno zerovirgola a cambiare il destino della formazione centrista.
Anzi.

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