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La Cina è diventata la seconda economia nel mondo sfruttando Ou (e altri 150 milioni di migranti)

novembre 21, 2012 Leone Grotti

Il braccio destro di Ou Changqun è rimasto un uncino dopo che i medici hanno tentato inutilmente con sette operazioni di riattaccarlo all’avambraccio, che le è stato strappato via due anni fa da un macchinario per piegare il ferro. La donna è del Sichuan, ha 31 anni, due figli, e lavorava in una fabbrica di Foshan, nella provincia altamente industrializzata del Guandong. «Sono rimasta in coma per due giorni perché ho perso tantissimo sangue – racconta al South China Morning Post – Lavoravo senza contratto e per questo il proprietario della fabbrica non voleva pagarmi le cure da 120 mila yuan. Per obbligarlo, ho dovuto protestare per strada una settimana fuori dalla sede del governo di Foshan con indosso il camice dell’ospedale». Ou ha ottenuto il risarcimento dopo un anno e mezzo passato in tribunale. La sua storia, raccontata da He Xiaobo, attivista che dopo avere perso tre dita in un incidente industriale aiuta i lavoratori cinesi che vengono sfruttati e abbandonati non appena si infortunano in fabbrica, è comune a quella di milioni di migranti cinesi.

IL DRAMMA DEI MIGRANTI. I migranti sono il vero motore della seconda potenza economica mondiale e rappresentano forse il problema più grande della Cina comunista. Si parla di circa 150 milioni di persone che dalle campagne del centro o dell’ovest del paese si trasferiscono a est, nelle fabbriche e imprese della costa, per trovare lavoro. Il loro sfruttamento è facilitato dal “hukou”, il sistema di residenza vigente in Cina. Ogni cittadino è residente nel paese dove nasce, qui può godere di servizi sociali come sanità o educazione. Nel momento in cui abbandona il luogo di residenza per trasferirsi in un’altra città, però, lascia nel paese di origine anche i propri diritti. Secondo i dati rilasciati dal National Bureau of Statistics, il salario medio di un migrante è di 1.600 yuan al mese (circa 199 euro), oltre mille yuan in meno di un lavoratore residente. Un migrante lavora in media 11 ore al giorno, 26 giorni al mese. Al 79 per cento dei migranti non vengono pagati gli straordinari, molto spesso neanche gli stipendi. A causa della complessa legislazione cinese, i migranti sono di fatto cittadini di serie B. Secondo un’indagine del 2004, solo il 12,5 per cento di loro lavora con un regolare contratto di lavoro, solo il 12,9 per cento ha un’assicurazione sugli infortuni. Secondo un’altra del 2011, meno del 30 per cento può accedere alla sanità.

«VITA SENZA SIGNIFICATO». La discriminazione dei migranti è provocata dalla legge che vieta a un migrante di risiedere legalmente in una città diversa da quella dove ha la residenza: per questo non può acquistare una casa né mandare i figli a scuola, non può accedere al servizio pubblico né ottenere un contratto di lavoro. Per godere di questi diritti un migrante dovrebbe trasferire la sua residenza o ottenere la semi-residenza. Queste pratiche, però, sono spesso inaccessibili perché i migranti, sottopagati e inviando a casa la maggior parte dei loro guadagni, non possono permettersi di soddisfare i costosi requisiti per diventare cittadini. Per questo, vivono spesso in veri e propri ghetti ai margini delle grandi città senza acqua potabile e servizi igienici. Secondo un’indagine dell’Università di Zhejiang, a causa dei massacranti orari di lavoro e delle pessime condizioni di vita, più della metà dei migranti considera la sua vita senza significato, il 17 per cento pensa spesso al suicidio. Il 70 per cento dei migranti, secondo uno studio del China Labour Bullettin, lavora nelle municipalità di Pechino, Shanghai, Zhejiang, Jiangsu, Guangdong e Fujan. Per i motivi elencati sopra, è molto facile per un datore di lavoro sfruttarli come manodopera, pagare loro salari molto bassi, ritardare anche di mesi la consegna dello stipendio e rifiutarsi di provvedere ai costi delle spese sanitarie qualora si verifichino incidenti gravi sul posto di lavoro.

50 MILA INFORTUNI GRAVI  ALL’ANNO SOLO A FOSHAN. In Cina i lavoratori nelle fabbriche sono esposti ad alti rischi. A Foshan ogni anno si verificano almeno 50 mila incidenti industriali gravi. Secondo Liu Kaiming, direttore dell’Istituto di osservazione contemporanea di Shenzhen, nella provincia 60 mila migranti su 30 milioni sono disabili a causa di incidenti sul lavoro. «Ogni anno diventano disabili nella provincia di Shenzhen almeno 12 mila lavoratori migranti, nel Guandong tra i 40 mila e i 60 mila». Secondo il ministero delle Risorse umane e della Sicurezza sociale nel 2009 nel Guangdong si sono infortunati sul lavoro 175.602 migranti. Le statistiche ufficiali, però, non tengono conto dei casi che non vengono notificati. Secondo il sociologo alla City University di Hong Kong Chris Chan King-chi, la maggior parte degli infortuni non vengono registrati né denunciati.

150 MILA YUAN PER RIATTACCARE UNA MANO. A Foshan, il Nanhai Hospital, specializzato nell’operazione di mani e piedi, ha dichiarato di curare 200 lavoratori al giorno che si infortunano in catena di montaggio. L’ospedale privato Shunde Heping, che si trova a poca distanza dal Nanhai, ha dichiarato di avere condotto nel 2004 tremila operazioni per riattaccare dita e mani al resto del corpo. Da allora, le operazioni sono aumentate del 25 per cento ogni anno. Per riattaccare un dito nel Guangdong, dove la paga media di un migrante è 1.800 yuan al mese, si spendono fino a 30 mila yuan, per una mano 150 mila. Quei migranti che non hanno assicurazione sanitaria né denaro né riescono a mettersi d’accordo col datore di lavoro, arrivano in ospedale per farsi curare ma le strutture pubbliche bloccano solo le emorragie di sangue, per poi dimetterli.

MILIONI E MILIONI DI LAVORATORI DISABILI. Chi fa causa al proprio datore di lavoro, secondo l’avvocato Zhou Litai che presta aiuto legale ai migranti dal 1990, deve aspettare in media 1.074 giorni per essere risarcito. «Nel distretto di Shenzhen la legge prevede che un lavoratore che perde una mano abbia diritto a soli 33 mila yuan» a fronte di un’operazione per riattaccare la mano che costa oltre 100 mila yuan.  Anche quei migranti che riescono a ricevere il risarcimento dal datore di lavoro, però, non trovano più un impiego e il governo non provvede a loro in nessun modo. In Cina oggi ci sono, secondo le statistiche governative, 8,2 milioni di lavoratori disabili.

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