Il sugo della storia

Tutti i grandi scrittori (anche i più insospettabili) si sono confrontati con la nascita di Cristo

giosue-carducciNegli ultimi anni Gesù ĆØ stato bandito dalle scuole, conseguenza di un’operazione giĆ  avviata da decenni a livello culturale nei libri adottati nelle scuole, che, in molti casi, rileggono in maniera ideologica la storia e la letteratura, trascurano l’uomo nella sua profonditĆ  e nella sua domanda religiosa, non rispettano il fatto cristiano e la Chiesa. Un esempio palese sono alcuni testi di Storia farciti di pregiudizi sul Cristianesimo, sul Cattolicesimo e sulla Chiesa su cui studiano la maggior parte degli studenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado. Mi soffermerò al riguardo un’altra volta.

Del resto gli intellettuali cattolici sono spesso esclusi dai canoni letterari o relegati a ruoli del tutto marginali. Anche le antologie scolastiche escludono qualsiasi testo che racconti la storia di Gesù scritto dai grandi letterati. Perché accade questo? Forse perché gli scrittori e i poeti non hanno raccontato la storia di Gesù? Certo che no. Infatti, quasi tutti i grandi scrittori, malgrado la smemoratezza della critica letteraria, hanno sentito il fascino di questo avvenimento che ha cambiato la storia e lo hanno raccontato in prosa o in poesia.

Anche alcuni nomi insospettabili si confrontano con la nascita di Gesù

Vorrei per l’occasione ricordare solo alcuni nomi tra i tanti letterati contemporanei, cioĆØ di quell’epoca che ĆØ considerata atea o irreligiosa e che, invece, risente ancora fortemente, talvolta magari in maniera incosciente, della tradizione e del fatto cristiani.

Tutti hanno sentito il fascino di raccontare questa storia. Pensate, persino D’Annunzio (1863-1938) che spesso ha dissacrato e vilipeso volontariamente il nome di Gesù e che ha proseguito, come Carducci, l’irridente sberleffo al Crocefisso dalla cui passione ĆØ stato menomato il mondo, come lui si esprime in un carteggio con l’amico architetto del Vittoriale. D’Annunzio ha sempre deliberatamente contrapposto la propria brama di affermazione narcisistica al Verbo incarnato secondo la fede cristiana. La parodia ha quasi sempre accompagnato la produzione dannunziana in maniera ostentatamente provocatoria e mordace. Eppure anche D’Annunzio si confronta con l’evento della nascita di Gesù. Scrive una poesia ai Re magi: Ā«Una luce vermiglia/ risplende nella pia/ notte e si spande via/ per miglia e miglia e miglia.//O nova meraviglia!/O fiore di Maria!/Passa la melodia/ e la terra s’ingiglia.//Cantano tra il fischiare/ del vento per le forre,/ i biondi angeli in coro;/ ed ecco Baldassarre/ Gaspare e Melchiorre,/ con mirra, incenso ed oroĀ».

Tanti altri, anche insospettabili, come Rimbaud, Saba, Quasimodo ci hanno raccontato della nascita di Gesù. Ognuno con la sua sensibilitĆ  e la sua cultura, certo guardando al fatto cristiano a partire dalla propria esperienza, ognuno, però, si ĆØ confrontato con l’avvento di Gesù.

Arthur Rimbaud (1854-1891) ĆØ conosciuto come poeta maledetto insieme a Baudelaire e Verlaine. Une Saison en Enfer, ovvero Una stagione all’inferno, viene stampata nel 1873, l’anno della furibonda lite con l’amico Verlaine che lo ferirĆ  al polso con un colpo di pistola. L’opera contribuirĆ  a creare il mito del poeta geniale e maudit. In maniera sorprendente, nella raccolta incontriamo la poesia Ā«Natale sulla TerraĀ». Recita cosƬ: Ā«Dallo stesso deserto,/ nella stessa notte,/ sempre i miei occhi stanchi si destano/ alla stella d’argento,/ sempre,/ senza che si commuovano i Re della vita,/ i tre magi, cuore, anima, spirito. Quando/ ce ne andremo di lĆ / dalle rive e dai monti,/ a salutare la nascita del nuovo lavoro,/ la saggezza nuova, la fuga dei tiranni e dei demoni,/ la fine della superstizione,/ ad adorare – per primi! – Natale sulla terra!Ā». Si avvertono, qui, il senso di solitudine, la stanchezza, ma, nel contempo, il desiderio del viaggio, la speranza di incontrare quella saggezza nuova sulla Terra che renda nuove tutte le cose. ƈ l’annuncio del mondo nuovo, che possa incominciare per ciascuno di noi giĆ  in questo mondo. Gesù ĆØ il Regno di Dio, ĆØ la speranza dell’uomo nuovo, rigenerato, perchĆ© redento. Ā Rimbaud avrebbe, di lƬ a poco, intrapreso un viaggio, lontano dall’Europa, alla ricerca, forse, di qualcosa che potesse rendere nuova la sua vita. VivrĆ  una vita errabonda, alla continua ricerca, sempre annoiato, come scriverĆ  lui stesso nelle lettere dall’Africa, da quei piaceri che la vita offre.

Umberto Saba (1883-1957) ĆØ animato da una religiositĆ  di stampo panteistico, da un riconoscimento della presenza del divino nelle piccole cose e nelle umili creature. Tutti ricorderanno la poesia Ā«A mia moglieĀ» in cui Saba paragona Carolina (nelle poesie Lina) alle femmine degli altri animali: Ā«E cosƬ nella pecchia/ ti ritrovo, ed in tutte/ le femmine di tutti/ i sereni animali/ che avvicinano a Dio;/e in nessun’altra donnaĀ». Questo tipo di religiositĆ  il poeta trasfonde anche nel componimento Ā«A Gesù BambinoĀ»: Ā«La notte ĆØ scesa/ e brilla la cometa/Ā  che ha segnato il cammino./ Sono davanti a Te, Santo Bambino!// Tu, Re dell’universo,/ ci hai insegnato/ che tutte le creature sono uguali,/ che le distingue solo la bontĆ ,/ tesoro immenso,/ dato al povero e al ricco.// Gesù, fa’ ch’io sia buono,/ che in cuore non abbia che dolcezza./ Fa’ che il tuo dono/ s’accresca in me ogni giorno/ e intorno lo diffonda,/ nel Tuo nomeĀ». Gesù ĆØ qui apostrofato come Re dell’universo, un dono che ci rende responsabili e missionari, come i primi apostoli. Negli ultimi anni di vita Saba si converte al cattolicesimo.

Salvatore Quasimodo (1901-1969), cosƬ attento anche alle vicende del suo tempo, alla guerra e alla violenza che imperversa nel mondo, in Ā«Uomo del mio tempoĀ» vede gli odierni abitanti della Terra simili a Caino, all’uomo che ha ucciso il proprio fratello. Nel Ā«NataleĀ» scrive: Ā«Non v’ĆØ pace nel cuore dell’uomo./ Anche con Cristo e sono venti secoli/ il fratello si scaglia sul fratelloĀ». La morte di Cristo si ripete ogni giorno e il poeta si domanda: Ā«Ma c’ĆØ chi ascolta il pianto del bambino/ che morirĆ  poi in croce fra due ladri?Ā». Quella pace che Quasimodo vede nel presepe ĆØ invocata anche nella vita di tutti i giorni, non ĆØ la pace dell’uomo, senza giustizia e senza amore, ma ĆØ la Ā« Pace nel cuore di Cristo in eternoĀ».

Altri grandi di fronte al Natale

Un secolo prima di G. d’Annunzio, dopo la conversione, A. Manzoni (1785-1873) dedica gli Ā«Inni sacriĀ» ai momenti principali della vita di Gesù. In Ā«NataleĀ» il poeta, dopo essersi soffermato sulla redenzione del peccato originale, esclama: Ā«Ecco ci ĆØ nato un Pargolo,/ ci fu largito un Figlio:/ […] all’uom la mano Ei porge,/ che sƬ ravviva, e sorge/ oltre l’antico onorĀ». Manzoni si commuove per un evento cosƬ grande, quello di un Dio che si ĆØ degnato di farsi povera carne: Ā«E Tu degnasti assumere/ questa creata argilla?/ qual merto suo, qual grazia/ a tanto onor sortilla/ se in suo consiglio ascoso/ vince il perdon, pietoso/ immensamente Egli ĆØĀ». Il Figlio di Dio si ĆØ rivelato ai semplici, ai pastori che Ā«senza indugiar, cercarono/ l’albergo poveretto/ que’ fortunati, e videro,/ siccome a lor fu detto/ videro in panni avvolto,/ in un presepe accolto,/ vagire il Re del CielĀ». Molti non sanno che Lui ĆØ nato, allora duemila anni fa, come oggi. Non attendono laĀ  sua venuta, non lo credono a noi contemporaneo, lo pensano una bella favola o ancor di più lo hanno cancellato dalla memoria: Ā«Dormi, o Celeste: i popoli/ chi nato sia non sanno;/ ma il dƬ verrĆ  che nobile/ retaggio tuo saranno;/ che in quell’umil riposo,/ che nella polve ascoso,/conosceranno il ReĀ». Un giorno tutti sapranno e Lo riconosceranno. Quest’inno risale al 1813. Vent’anni dopo, nel 1833, proprio nel giorno di Natale morirĆ  l’amata moglie Enrichetta Blondel. Per la circostanza comporrĆ , incompiuto, l’inno sacro Ā«Il Natale del 1833Ā».

I suoi pensieri proveranno a tradursi in parola, ma inutilmente. Entrambe le redazioni che scaturirono, quella pressochĆ© immediata e quella redatta nel 1835, saranno incomplete. Il Mistero della morte proprio in concomitanza del Mistero della nascita del Salvatore ĆØ, se possibile, ancor più foriero di dolore e di domanda. Nella seconda stesura, composta da cinque stanze, Manzoni parla direttamente con il Mistero che si ĆØ fatto carne, Gesù, apostrofandolo con il Ā«TuĀ». Se ne Ā«Il 5 maggioĀ» era il Dio che ā€œatterra e suscitaā€ ora ĆØ un Dio Ā ancor bambino, ma pur sempre ā€œterribileā€ e ā€œseveroā€ nei suoi giudizi imperscrutabili. CosƬ Manzoni si rivolge a Lui: ā€œTu pur nasci a piangere,/ ma da quel cor ferito/ sorgerĆ  pure un gemito,/ un prego inesauditoā€. Gesù salirĆ  sul monte per morire crocefisso. Manzoni non trova parole adeguate, ma dialoga con il Mistero fattosi carne e che ha condiviso con noi la miseria umana per avere da Lui risposte. ƈ un dialogo vissuto nell’attesa che questo Dio si riveli anche lƬ, in quel dolore. Nella lettera al Granduca di Toscana, scritta due mesi dopo la morte della moglie, Manzoni scrive: Ā«Confesso che mi pareva che dal sentimento dell’amore fosse agevole immaginare il sentimento della perdita, ma veggo ora che la sventura ĆØ una rivelazione tanto più nuova quanto più ĆØ grave e terribileĀ». Al Granduca che gli scriverĆ  più tardi Ā«quanto ci sia di misericordiaĀ» in ciò che Ā«il Signore comandaĀ» Manzoni replicherĆ : Ā«Il cuore mormora, quasi senza avvedersene, anche quando la ragione adoraĀ». La reazione di Manzoni all’evento del trapasso della moglie ĆØ una domanda, un grido, qui espresso come un mormorio rivolto al Mistero, pronunciato di fronte ad una presenza.

Dino Buzzati (1906-1972) racconta di un prete, don Valentino, che nella santa notte si trova nella Cattedrale. Ad un tratto sente bussare alla porta. Entra un poveretto che, sorpreso, esclama: Ā«Che quantitĆ  di Dio! Che bellezza! Lo si sente perfino di fuori. Monsignore, non me ne potrebbe lasciare un pochino? Pensi, ĆØ la sera di NataleĀ». Ma il prete non accoglie la richiesta del povero mendicante, preso com’è dall’egoismo e dal desiderio di tenere Dio tutto per la cattedrale. Tutto ad un tratto, dopo il misero rifiuto, Dio scompare dalla sua vista. Ā«Sgomento, don Valentino si guardava intorno, scrutando le volte tenebrose: Dio non c’era neppure lassù. Lo spettacoloso apparato di colonne, statue, baldacchini, altari, catafalchi, candelabri, panneggi, di solito cosƬ misterioso e potente, era diventato all’improvviso inospitale e sinistro. E tra un paio d’ore l’arcivescovo sarebbe discesoĀ». Allora don Valentino esce dalla cattedrale e si reca nei posti dove pensa di poter trovare un po’ di Dio, ma non Lo trova oppure trova solo l’egoismo di persone che non vogliono donare agli altri un po’ di amore. Persino in una casa in cui una famiglia ĆØ lietamente riunita per celebrare l’avvento di Gesù il capofamiglia risponde: Ā«Caro il mio Valentino. Lei dimentica, direi, che oggi ĆØ Natale. Proprio oggi i miei figli dovrebbero fare a meno di Dio? Mi meraviglio, don ValentinoĀ».

Sconsolato per non essere riuscito a ritrovare un po’ di Dio da riportare nella cattedrale, don Valentino continua a vagare e senza volerlo ritorna proprio lƬ nella cattedrale e trova l’arcivescovo che lo saluta.

Ā«Buon Natale a te, don ValentinoĀ» esclamò l’arcivescovo facendosi incontro, tutto recinto di Dio. Ā«Benedetto ragazzo, ma dove ti eri cacciato? Si può sapere che cosa sei andato a cercar fuori in questa notte da lupi?Ā». Dio era rimasto lƬ nella cattedrale. Il nostro male non allontana Dio, ma spesso ci annebbia la vista tanto che non ci permette di riconoscerLo presente. Dobbiamo imparare a non scandalizzarci della nostra miseria e del nostro peccato, ma a guardare Lui, un bimbo che arriva per noi e che si ĆØ commosso per il nostro niente.

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6 commenti

  1. Franco

    Darwin però che Ć© stato il primo ispiratore dell’ideologia nazista ( anche involontariamente) e dei regimi marxisti con il concetto di “uomo materiale” ( meglio uomo animale e basta).
    Se l’uomo Ć© solo un animale perchĆØ pretendere si comporti diversamente? Dovrebbero vietare Darwin. non il natale.
    Se io dicessi che la razza negra Ć© inferiore mi si darebbe del razzista, e se proponessi chi ha scritto tali scempiaggini ai miei alunni mi si direbbe che sono da licenziare però lo ha detto Darwin, o meglio, si dice che Darwin sia un luminare evitando di dire a quali conseguenze porta il darwinismo sociale, che altro non Ć© che l’applicazione sociale di ciò che viene predicato come scienza nelle scuole.

    Si dirĆ  che era un problema del nazismo? MacchĆØ! i neri o le altre razze erano considerate l’anello mancante. Chiedetelo a Ota Benga…..come mai non se ne sa nulla e la maggiorparte delle persone non sa chi sia?
    Solo della Chiesa Cattolica si parla…. ha ha ha rispetto a quello che hanno fatto i regimi atei di stato come Pol Pot, Stalin Lenin o quello che ha fatto Hitler abbracciando le teorie evoluzioniste di Darwin e le dottrine eugenetiche del cuginetto Galton….porca trota….societĆ  occidentali destinate all’autodistruzione, come stiamo ampiamente dimostrando.

  2. francesco taddei

    esiste una sola soluzione: piena parità scolastica (e non i voucher), che tutte le associazioni cattoliche dovrebbero unirsi e chiederla. ma anche lì la chiesa è sorda.

  3. beppe

    siano stramaledetti quegli insegnanti impregnati di ideologia che privano della conoscenza e della dolcezza del natale i bambini italiani e anche gli stranieri che forse sono più desiderosi di conoscere quel bambino. mi auguro solo che i genitori islamici ci restituiscano il dovuto quando gli stessi maestri ideologizzati vorranno imporre ai bambini le teorie gender e la sessualizzazione forzata.

    1. Antonio

      quoto tutto. Sono gentaglia ideologizzata e filo sessantottina, per cui la scuola dovrebbe essere una forgia di becero ateismo, di comunismo, di costumi vomitevoli e relativisti. Usano i figli degli immigrati come scudo, i vigliacchi laicisti… poverini, si turbano, hanno l’ansia nel vedere un crocifisso od un presepe. Ma saranno travolti dall’Islam stesso, quando sarĆ  la principale religione in Italia. Vadano allora a berciare di laicismo, ateismo, materialismo e porcherie simili.

      1. Giulio Dante Guerra

        GiĆ , come se poi gli immigrati fossero, necessariamente, “anti-cattolici”. Anni fa, mi trovavo a Toronto, Ontario, Canada, per un congresso scientifico internazionale. La domenica mattina mi allontanai da congresso per raggiungere la chiesa cattolica più facilmente raggiungibile. Capitai cosƬ in una Messa tutta – a parte un canto d’inizio e le letture – in latino e in gregoriano, compreso il salmo responsoriale. La ragione della lingua “universale” appariva subito agli occhi: era una Messa “multietnica”. E sapete quale era l’etnia prevalente? Quella degli immigrati cinesi! Magari, di seconda o terza generazione, ma cinesi.

        1. Laura

          SƬ,ma cinesi…

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