Google+

Tutti i grandi scrittori (anche i più insospettabili) si sono confrontati con la nascita di Cristo

dicembre 16, 2013 Giovanni Fighera

giosue-carducciNegli ultimi anni Gesù è stato bandito dalle scuole, conseguenza di un’operazione già avviata da decenni a livello culturale nei libri adottati nelle scuole, che, in molti casi, rileggono in maniera ideologica la storia e la letteratura, trascurano l’uomo nella sua profondità e nella sua domanda religiosa, non rispettano il fatto cristiano e la Chiesa. Un esempio palese sono alcuni testi di Storia farciti di pregiudizi sul Cristianesimo, sul Cattolicesimo e sulla Chiesa su cui studiano la maggior parte degli studenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado. Mi soffermerò al riguardo un’altra volta.

Del resto gli intellettuali cattolici sono spesso esclusi dai canoni letterari o relegati a ruoli del tutto marginali. Anche le antologie scolastiche escludono qualsiasi testo che racconti la storia di Gesù scritto dai grandi letterati. Perché accade questo? Forse perché gli scrittori e i poeti non hanno raccontato la storia di Gesù? Certo che no. Infatti, quasi tutti i grandi scrittori, malgrado la smemoratezza della critica letteraria, hanno sentito il fascino di questo avvenimento che ha cambiato la storia e lo hanno raccontato in prosa o in poesia.

Anche alcuni nomi insospettabili si confrontano con la nascita di Gesù

Vorrei per l’occasione ricordare solo alcuni nomi tra i tanti letterati contemporanei, cioè di quell’epoca che è considerata atea o irreligiosa e che, invece, risente ancora fortemente, talvolta magari in maniera incosciente, della tradizione e del fatto cristiani.

Tutti hanno sentito il fascino di raccontare questa storia. Pensate, persino D’Annunzio (1863-1938) che spesso ha dissacrato e vilipeso volontariamente il nome di Gesù e che ha proseguito, come Carducci, l’irridente sberleffo al Crocefisso dalla cui passione è stato menomato il mondo, come lui si esprime in un carteggio con l’amico architetto del Vittoriale. D’Annunzio ha sempre deliberatamente contrapposto la propria brama di affermazione narcisistica al Verbo incarnato secondo la fede cristiana. La parodia ha quasi sempre accompagnato la produzione dannunziana in maniera ostentatamente provocatoria e mordace. Eppure anche D’Annunzio si confronta con l’evento della nascita di Gesù. Scrive una poesia ai Re magi: «Una luce vermiglia/ risplende nella pia/ notte e si spande via/ per miglia e miglia e miglia.//O nova meraviglia!/O fiore di Maria!/Passa la melodia/ e la terra s’ingiglia.//Cantano tra il fischiare/ del vento per le forre,/ i biondi angeli in coro;/ ed ecco Baldassarre/ Gaspare e Melchiorre,/ con mirra, incenso ed oro».

Tanti altri, anche insospettabili, come Rimbaud, Saba, Quasimodo ci hanno raccontato della nascita di Gesù. Ognuno con la sua sensibilità e la sua cultura, certo guardando al fatto cristiano a partire dalla propria esperienza, ognuno, però, si è confrontato con l’avvento di Gesù.

Arthur Rimbaud (1854-1891) è conosciuto come poeta maledetto insieme a Baudelaire e Verlaine. Une Saison en Enfer, ovvero Una stagione all’inferno, viene stampata nel 1873, l’anno della furibonda lite con l’amico Verlaine che lo ferirà al polso con un colpo di pistola. L’opera contribuirà a creare il mito del poeta geniale e maudit. In maniera sorprendente, nella raccolta incontriamo la poesia «Natale sulla Terra». Recita così: «Dallo stesso deserto,/ nella stessa notte,/ sempre i miei occhi stanchi si destano/ alla stella d’argento,/ sempre,/ senza che si commuovano i Re della vita,/ i tre magi, cuore, anima, spirito. Quando/ ce ne andremo di là/ dalle rive e dai monti,/ a salutare la nascita del nuovo lavoro,/ la saggezza nuova, la fuga dei tiranni e dei demoni,/ la fine della superstizione,/ ad adorare – per primi! – Natale sulla terra!». Si avvertono, qui, il senso di solitudine, la stanchezza, ma, nel contempo, il desiderio del viaggio, la speranza di incontrare quella saggezza nuova sulla Terra che renda nuove tutte le cose. È l’annuncio del mondo nuovo, che possa incominciare per ciascuno di noi già in questo mondo. Gesù è il Regno di Dio, è la speranza dell’uomo nuovo, rigenerato, perché redento.  Rimbaud avrebbe, di lì a poco, intrapreso un viaggio, lontano dall’Europa, alla ricerca, forse, di qualcosa che potesse rendere nuova la sua vita. Vivrà una vita errabonda, alla continua ricerca, sempre annoiato, come scriverà lui stesso nelle lettere dall’Africa, da quei piaceri che la vita offre.

Umberto Saba (1883-1957) è animato da una religiosità di stampo panteistico, da un riconoscimento della presenza del divino nelle piccole cose e nelle umili creature. Tutti ricorderanno la poesia «A mia moglie» in cui Saba paragona Carolina (nelle poesie Lina) alle femmine degli altri animali: «E così nella pecchia/ ti ritrovo, ed in tutte/ le femmine di tutti/ i sereni animali/ che avvicinano a Dio;/e in nessun’altra donna». Questo tipo di religiosità il poeta trasfonde anche nel componimento «A Gesù Bambino»: «La notte è scesa/ e brilla la cometa/  che ha segnato il cammino./ Sono davanti a Te, Santo Bambino!// Tu, Re dell’universo,/ ci hai insegnato/ che tutte le creature sono uguali,/ che le distingue solo la bontà,/ tesoro immenso,/ dato al povero e al ricco.// Gesù, fa’ ch’io sia buono,/ che in cuore non abbia che dolcezza./ Fa’ che il tuo dono/ s’accresca in me ogni giorno/ e intorno lo diffonda,/ nel Tuo nome». Gesù è qui apostrofato come Re dell’universo, un dono che ci rende responsabili e missionari, come i primi apostoli. Negli ultimi anni di vita Saba si converte al cattolicesimo.

Salvatore Quasimodo (1901-1969), così attento anche alle vicende del suo tempo, alla guerra e alla violenza che imperversa nel mondo, in «Uomo del mio tempo» vede gli odierni abitanti della Terra simili a Caino, all’uomo che ha ucciso il proprio fratello. Nel «Natale» scrive: «Non v’è pace nel cuore dell’uomo./ Anche con Cristo e sono venti secoli/ il fratello si scaglia sul fratello». La morte di Cristo si ripete ogni giorno e il poeta si domanda: «Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino/ che morirà poi in croce fra due ladri?». Quella pace che Quasimodo vede nel presepe è invocata anche nella vita di tutti i giorni, non è la pace dell’uomo, senza giustizia e senza amore, ma è la « Pace nel cuore di Cristo in eterno».

Altri grandi di fronte al Natale

Un secolo prima di G. d’Annunzio, dopo la conversione, A. Manzoni (1785-1873) dedica gli «Inni sacri» ai momenti principali della vita di Gesù. In «Natale» il poeta, dopo essersi soffermato sulla redenzione del peccato originale, esclama: «Ecco ci è nato un Pargolo,/ ci fu largito un Figlio:/ […] all’uom la mano Ei porge,/ che sì ravviva, e sorge/ oltre l’antico onor». Manzoni si commuove per un evento così grande, quello di un Dio che si è degnato di farsi povera carne: «E Tu degnasti assumere/ questa creata argilla?/ qual merto suo, qual grazia/ a tanto onor sortilla/ se in suo consiglio ascoso/ vince il perdon, pietoso/ immensamente Egli è». Il Figlio di Dio si è rivelato ai semplici, ai pastori che «senza indugiar, cercarono/ l’albergo poveretto/ que’ fortunati, e videro,/ siccome a lor fu detto/ videro in panni avvolto,/ in un presepe accolto,/ vagire il Re del Ciel». Molti non sanno che Lui è nato, allora duemila anni fa, come oggi. Non attendono la  sua venuta, non lo credono a noi contemporaneo, lo pensano una bella favola o ancor di più lo hanno cancellato dalla memoria: «Dormi, o Celeste: i popoli/ chi nato sia non sanno;/ ma il dì verrà che nobile/ retaggio tuo saranno;/ che in quell’umil riposo,/ che nella polve ascoso,/conosceranno il Re». Un giorno tutti sapranno e Lo riconosceranno. Quest’inno risale al 1813. Vent’anni dopo, nel 1833, proprio nel giorno di Natale morirà l’amata moglie Enrichetta Blondel. Per la circostanza comporrà, incompiuto, l’inno sacro «Il Natale del 1833».

I suoi pensieri proveranno a tradursi in parola, ma inutilmente. Entrambe le redazioni che scaturirono, quella pressoché immediata e quella redatta nel 1835, saranno incomplete. Il Mistero della morte proprio in concomitanza del Mistero della nascita del Salvatore è, se possibile, ancor più foriero di dolore e di domanda. Nella seconda stesura, composta da cinque stanze, Manzoni parla direttamente con il Mistero che si è fatto carne, Gesù, apostrofandolo con il «Tu». Se ne «Il 5 maggio» era il Dio che “atterra e suscita” ora è un Dio  ancor bambino, ma pur sempre “terribile” e “severo” nei suoi giudizi imperscrutabili. Così Manzoni si rivolge a Lui: “Tu pur nasci a piangere,/ ma da quel cor ferito/ sorgerà pure un gemito,/ un prego inesaudito”. Gesù salirà sul monte per morire crocefisso. Manzoni non trova parole adeguate, ma dialoga con il Mistero fattosi carne e che ha condiviso con noi la miseria umana per avere da Lui risposte. È un dialogo vissuto nell’attesa che questo Dio si riveli anche lì, in quel dolore. Nella lettera al Granduca di Toscana, scritta due mesi dopo la morte della moglie, Manzoni scrive: «Confesso che mi pareva che dal sentimento dell’amore fosse agevole immaginare il sentimento della perdita, ma veggo ora che la sventura è una rivelazione tanto più nuova quanto più è grave e terribile». Al Granduca che gli scriverà più tardi «quanto ci sia di misericordia» in ciò che «il Signore comanda» Manzoni replicherà: «Il cuore mormora, quasi senza avvedersene, anche quando la ragione adora». La reazione di Manzoni all’evento del trapasso della moglie è una domanda, un grido, qui espresso come un mormorio rivolto al Mistero, pronunciato di fronte ad una presenza.

Dino Buzzati (1906-1972) racconta di un prete, don Valentino, che nella santa notte si trova nella Cattedrale. Ad un tratto sente bussare alla porta. Entra un poveretto che, sorpreso, esclama: «Che quantità di Dio! Che bellezza! Lo si sente perfino di fuori. Monsignore, non me ne potrebbe lasciare un pochino? Pensi, è la sera di Natale». Ma il prete non accoglie la richiesta del povero mendicante, preso com’è dall’egoismo e dal desiderio di tenere Dio tutto per la cattedrale. Tutto ad un tratto, dopo il misero rifiuto, Dio scompare dalla sua vista. «Sgomento, don Valentino si guardava intorno, scrutando le volte tenebrose: Dio non c’era neppure lassù. Lo spettacoloso apparato di colonne, statue, baldacchini, altari, catafalchi, candelabri, panneggi, di solito così misterioso e potente, era diventato all’improvviso inospitale e sinistro. E tra un paio d’ore l’arcivescovo sarebbe disceso». Allora don Valentino esce dalla cattedrale e si reca nei posti dove pensa di poter trovare un po’ di Dio, ma non Lo trova oppure trova solo l’egoismo di persone che non vogliono donare agli altri un po’ di amore. Persino in una casa in cui una famiglia è lietamente riunita per celebrare l’avvento di Gesù il capofamiglia risponde: «Caro il mio Valentino. Lei dimentica, direi, che oggi è Natale. Proprio oggi i miei figli dovrebbero fare a meno di Dio? Mi meraviglio, don Valentino».

Sconsolato per non essere riuscito a ritrovare un po’ di Dio da riportare nella cattedrale, don Valentino continua a vagare e senza volerlo ritorna proprio lì nella cattedrale e trova l’arcivescovo che lo saluta.

«Buon Natale a te, don Valentino» esclamò l’arcivescovo facendosi incontro, tutto recinto di Dio. «Benedetto ragazzo, ma dove ti eri cacciato? Si può sapere che cosa sei andato a cercar fuori in questa notte da lupi?». Dio era rimasto lì nella cattedrale. Il nostro male non allontana Dio, ma spesso ci annebbia la vista tanto che non ci permette di riconoscerLo presente. Dobbiamo imparare a non scandalizzarci della nostra miseria e del nostro peccato, ma a guardare Lui, un bimbo che arriva per noi e che si è commosso per il nostro niente.


Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!
I commenti sono liberi. La redazione rimuoverà quelli offensivi.

6 Commenti

  1. beppe scrive:

    siano stramaledetti quegli insegnanti impregnati di ideologia che privano della conoscenza e della dolcezza del natale i bambini italiani e anche gli stranieri che forse sono più desiderosi di conoscere quel bambino. mi auguro solo che i genitori islamici ci restituiscano il dovuto quando gli stessi maestri ideologizzati vorranno imporre ai bambini le teorie gender e la sessualizzazione forzata.

    • Antonio scrive:

      quoto tutto. Sono gentaglia ideologizzata e filo sessantottina, per cui la scuola dovrebbe essere una forgia di becero ateismo, di comunismo, di costumi vomitevoli e relativisti. Usano i figli degli immigrati come scudo, i vigliacchi laicisti… poverini, si turbano, hanno l’ansia nel vedere un crocifisso od un presepe. Ma saranno travolti dall’Islam stesso, quando sarà la principale religione in Italia. Vadano allora a berciare di laicismo, ateismo, materialismo e porcherie simili.

      • Giulio Dante Guerra scrive:

        Già, come se poi gli immigrati fossero, necessariamente, “anti-cattolici”. Anni fa, mi trovavo a Toronto, Ontario, Canada, per un congresso scientifico internazionale. La domenica mattina mi allontanai da congresso per raggiungere la chiesa cattolica più facilmente raggiungibile. Capitai così in una Messa tutta – a parte un canto d’inizio e le letture – in latino e in gregoriano, compreso il salmo responsoriale. La ragione della lingua “universale” appariva subito agli occhi: era una Messa “multietnica”. E sapete quale era l’etnia prevalente? Quella degli immigrati cinesi! Magari, di seconda o terza generazione, ma cinesi.

  2. francesco taddei scrive:

    esiste una sola soluzione: piena parità scolastica (e non i voucher), che tutte le associazioni cattoliche dovrebbero unirsi e chiederla. ma anche lì la chiesa è sorda.

  3. Franco scrive:

    Darwin però che é stato il primo ispiratore dell’ideologia nazista ( anche involontariamente) e dei regimi marxisti con il concetto di “uomo materiale” ( meglio uomo animale e basta).
    Se l’uomo é solo un animale perchè pretendere si comporti diversamente? Dovrebbero vietare Darwin. non il natale.
    Se io dicessi che la razza negra é inferiore mi si darebbe del razzista, e se proponessi chi ha scritto tali scempiaggini ai miei alunni mi si direbbe che sono da licenziare però lo ha detto Darwin, o meglio, si dice che Darwin sia un luminare evitando di dire a quali conseguenze porta il darwinismo sociale, che altro non é che l’applicazione sociale di ciò che viene predicato come scienza nelle scuole.

    Si dirà che era un problema del nazismo? Macchè! i neri o le altre razze erano considerate l’anello mancante. Chiedetelo a Ota Benga…..come mai non se ne sa nulla e la maggiorparte delle persone non sa chi sia?
    Solo della Chiesa Cattolica si parla…. ha ha ha rispetto a quello che hanno fatto i regimi atei di stato come Pol Pot, Stalin Lenin o quello che ha fatto Hitler abbracciando le teorie evoluzioniste di Darwin e le dottrine eugenetiche del cuginetto Galton….porca trota….società occidentali destinate all’autodistruzione, come stiamo ampiamente dimostrando.

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Un nome importante e un'eredità pesante, ma la Zaskar fa onore a entrambi e può essere considerata un riferimento per quella nuova classe di bici che reinterpretano il cross country

Rivoluzione in casa Corvette. L’ottava generazione della sportiva americana potrà contare sulla collocazione centrale anziché anteriore del motore e adotterà un V8 da almeno 650 cv. La nuova scocca dovrebbe restare fedele all’alluminio.

È la prima Bentley della storia alimentata a gasolio, oltre che la più “economica” a listino. Sotto il cofano della hyperSUV inglese pulsa il V8 4.0 TDI di derivazione Audi SQ7, forte di 435 cv e 900 Nm di coppia. Scatta da 0 a 100 km/h in 4,8 secondi.

Quali sono, quanto costano, come sono fatti, in che misure sono disponibili e che prestazioni promettono i migliori pneumatici invernali sul mercato; ecco una guida completa.

È la variante sovralimentata della nota GTC 4 Lusso, con la quale condivide le quattro ruote sterzanti. Le 4WD del modello originale cedono il posto alla trazione posteriore. Mutua da California T e 488 GTB il V8 3.9 biturbo, proposto nello step da 610 cv.

banner Mailup
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana