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I segreti dell’aria nelle opere di Giuseppe De Nittis

gennaio 22, 2013 Mariapia Bruno

«A volte, felice, restavo sotto gli improvvisi acquazzoni. Perché, credetemi, l’atmosfera io la conosco bene; e l’ho dipinta tante volte. Conosco tutti i colori, tutti i segreti dell’aria e del cielo nella loro intima natura». Così racconta Giuseppe De Nittis (1846-1884), nel suo Taccuino di memorie, del suo periodo di formazione napoletano, caratterizzato dal suo immedesimarsi nella natura, che cambiava davvero al mutare delle stagioni e delle ore del giorno. La carriera di pittore lo porterà più in là, a Parigi e a Londra, grandi scenari urbani e capitali moderne dell’arte e della mondanità che dipingerà rivoluzionando l’idea stessa della pittura, raccontandone le storie del quotidiano e della sua improvvisa mutevolezza.

De Nittis è uno pittori – insieme a Hayez, Boldini, Signorini, i Macchiaioli – che hanno segnato un’intera epoca, quella della pittura dell’Ottocento europeo, e regge il confronto con Manet, Degas e gli Impressionisti con cui ha condiviso il desiderio di stravolgere e modernizzare la pittura, scardinando la gerarchia dei generi, nel raggiungimento di quell’autonomia dell’arte che sta alla base della modernità. Protagonista della grande mostra, intitolata De Nittis, a Palazzo Zabarella di Padova, di lui possiamo ammirare, fino al 26 maggio 2013, ben 120 capolavori provenienti dai più prestigiosi musei e collezioni pubbliche italiane e francesi.

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