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Eterologa. Sarà pure cattolico, ma Tesauro ne ha sparate un po’ troppe

ottobre 1, 2014 Redazione

Noi non avremmo saputo dirlo meglio. Oggi su Avvenire appare un commento di Marco Olivetti all’incredibile intervista rilasciata ieri dal presidente della Corte Costituzionale, Giuseppe Tesauro. Col Corriere della Sera il presidente ha parlato un po’ di tutto, dalla mancata elezione dei membri della Consulta al suo stipendio (argomento a cui, si evince dalle sue parole, è molto molto molto sensibile), ma soprattutto rivendica come giusta la decisione della Consulta di “aprire” all’eterologa. Decisione che, specifica poco dopo, è stata presa anche da lui che è cattolico («Faccio anche la comunione, sebbene non tutte le domeniche»).

A CHE TITOLO PARLA? Su Avvenire, Olivetti fa notare un po’ di cose. La prima è il “costume discutibile” da parte di Tesauro di «impartire lezioni». «Che autorevoli membri di organi giurisdizionali – scrive – intervengano nel dibattito pubblico non limitandosi a offrire spunti di approfondimento culturale, ma impartendo lezioni agli organi politici o addirittura commentando sentenze di cui sono stati relatori, non è certo un fatto nuovo in Italia. Ma costituisce un costume discutibile, in quanto l’interlocutore non sa se la persona che si sta pronunciando esprime sue personali opinioni (avvalendosi della libertà di manifestazione del pensiero) o una qualche veduta dell’organo giurisdizionale di cui fa parte (in forme dunque non appropriate, visto che quest’ultimo dovrebbe limitarsi a parlare con le sue sentenze). Vi è in questo genere di interventi un margine di ambiguità: l’organo di garanzia rivendica un’aura quasi sacrale, con la pretesa di sottrarsi al dibattito politico (e alle critiche che ne sono il pane quotidiano), ma al tempo stesso interviene in tale dibattito, spesso con l’assurda pretesa di farlo da una posizione non di parte».

OPZIONE IDEOLOGICA. In secondo luogo, la pretesa di Tesauro di farci credere di essere super partes è assurda. La sua è una decisione politica, presa a partire da una ben chiara posizione ideologica. «Quella adottata in marzo e resa nota in maggio – scrive Olivetti – è stata una decisione puramente politica, basata su criteri ideologici estranei alla Costituzione, che ha travolto uno dei pilastri di una legge che, giusta o sbagliata che fosse secondo le opzioni ideologiche soggettive, dava invece corpo ad una delle scelte costituzionalmente possibili su questo punto. E il legislatore democratico gode di una legittimazione e di una forma decisionale (il dibattito pubblico) di cui il giudice costituzionale (quindici signori in toga che decidono in segreto) è strutturalmente privo. Il redattore di quella sentenza, divenuto presidente della Consulta, si lancia ora in una non necessaria difesa d’ufficio. Ma il suo intervento – spiace doverlo constatare – riflette opzioni ideologiche personali, non si tratta certo della viva vox Constitutionis».

PRIVO DI SENSO? Nel merito, poi, il commentatore dei Avvenire fa notare come il presidente della Consulta tenda a mischiare le carte in tavola presentandoci il divieto all’eterologa come privo di senso. Questa è «opinione personale del presidente Tesauro: la giustificazione di tale divieto stava nel preservare la coincidenza fra genitorialità biologica e genitorialità sociologica e nell’assicurare a ogni bambino la coincidenza fra queste due figure. E che non si trattasse di un colpo di sole del legislatore italiano del 2004 è confermato anche dal fatto che un divieto simile esiste anche in Germania ed in Austria (ove è consentita la donazione dello sperma, ma non dell’ovulo), vale a dire in due fra le principali culture giuridiche del Vecchio Continente». Persino la Corte europea dei diritti dell’uomo, organo che spesso s’è dimostrato assai sensibile ai “nuovi diritti”, è arrivato «alla conclusione che la scelta sul divieto di fecondazione eterologa rientra nel margine di apprezzamento spettante a ciascuno Stato membro del Consiglio d’Europa (avallando così l’opinione della Corte costituzionale austriaca, il più antico tribunale costituzionale operativo in Europa)».

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5 Commenti

  1. Lucillo scrive:

    Per intenderci, io sono fermamente contrario alla fecondazione artificiale, sia omologa che eterologa. E sono rimasto esterrefatto dinanzi alle dichiarazioni sciagurate di Tesauro. Roba da matti!

  2. Valentina scrive:

    Io sono contraria alla fecondazione eterologa: l’idea che una donna possa avere un figlio per metà suo e per metà di un estraneo, anziché del marito, secondo me è semplicemente ripugnante. Per le coppie con difficoltà a procreare e che non sono disponibili all’adozione di bambini altrui esiste già la fecondazione omologa: in questo caso il bambino è al 100% figlio della coppia, non c’è bisogno di nessun “donatore” estraneo. E, alla fine, se non risulta proprio possibile avere un figlio, credo che sia più saggio accettare la situazione piuttosto che ricorrere a soluzioni aberranti.

  3. Sebastiano scrive:

    E che ci volete fare, carissimi. La questione è che ormai, per avallare “diritti” che esistono solo nelle ideologie di siffatte menti distorte, è diventato usuale, in questa italietta, che coloro che dovrebbero applicare le leggi (i giudici) sono gli stessi che pretendono di farle, infischiandosene della volontà popolare (che manco hanno in mente di consultare, non sia mai, “queste cose ce le chiede l’europa”) e di quanto scritto nella Costituzione .
    Il tutto mentre gli osannatori di qualche tempo fa di quest’ultima adesso tacciono volentieri di fronte a tanto stupro.

  4. Filomena scrive:

    Contraria pure io alla fecondazione artificiale omo o etero e contraria alle assurde dichiarazioni di Tesauro.

  5. claudio scrive:

    Dal fruttivendolo: un chilo di mele, mi raccomando con il bollino perché ci tengo a sapere da dove viene la frutta che mangio…

    Dal salumiere: un etto di crudo, mi raccomando che sia DOP, non voglio alimenti che arrivino da chissà dove

    Dal macellaio: un po’ di filetto, e mi raccomando la TRACCIABILITÀ!!!! Voglio sapere da dove viene la carne che do ai miei figli!!!

    Dal ginecologo: io e mio marito vogliamo un figlio a tutti i costi, però vorremmo sentirlo nostro a tutti gli effetti anche se non avrà il dna di mio marito, vorremmo che crescesse nell’utero di una brava ragazza che si sacrificherà per il bene del bambino… Noi cresceremo un figlio felice! NON CI IMPORTA DELLE SUE RADICI, DELLA TRACCIABILITÀ…

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