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Dossier – L’arte tende a sinistra?

novembre 21, 2013 Mariapia Bruno

Lo sappiamo tutti che le aspirazioni politiche degli artisti influenzano, spesso e volentieri, la resa delle loro opere in termini non solo di soggetto, ma anche di contestualizzazione temporale e stile. E’ ben facile, ad esempio, intuire la tendenza rivoluzionaria – che oggi potremmo facilmente etichettare come “di sinistra” – di Jacques Louis David osservando quel suo famosissimo dipinto che vuol essere la santificazione laica di un rivoluzionario, La morte di Marat (1793), dove persino gli oggetti che circondano il protagonista assumono una funzione simbolica e di reliquia. Ma non tutti sanno che il creatore dell’opera ha autorizzato la riproduzione in serie della stessa a sostegno della causa rivoluzionaria. Una mossa che testimonia la coerenza di credo e d’azione da parte dell’artista e che ci può far porre una domanda: quali sono gli artisti le cui opere sono davvero coerenti con i propri ideali?

Dare una risposta è un’impresa ardua, perché non si tratta solo di individuare soggetti e avvenimenti storici di un certo peso, ma bisogna risalire al metodo e alle tecniche di creazione e diffusione prescelti dagli artisti. Certo, come ben ci ricorda la retrospettiva Art Turning Left (L’arte si muove verso sinistra), aperta alla Tate Liverpool fino al 2 febbraio 2014, molti dei grandi movimenti della storia dell’arte tendono politicamente a sinistra, come il Costruttivismo, il Bauhaus, il Surrealismo e il Situazionismo, ma quanto un personaggio come Salvador Dalí avrebbe apprezzato, ad esempio, una diffusione o un formato per tutti delle sue opere? La retrospettiva britannica, che ospita il dipinto di David, ha individuato altri soggetti che potrebbero essere ascritti al gruppo dei coerenti di stile e credo, come Paul Signac e Maximilien Luce, comunisti e anarchici che, portati spesso in carcere per il loro attivismo politico, dipingevano – come afferma il direttore artistico della sede espositiva Francesco Manacorda – <<la visione di un futuro socialista dove tutti sono felici grazie alla condivisione dei beni>>, adottando anche una tecnica, quella puntinista, in sintonia con le idee politiche radicali.

Ma vale davvero la pena perdersi nella ricerca di veri o verosimili esempi di coerenza? Se davvero vogliamo godere di un’arte che sia – per tutti – un invito alla riflessione, al godimento, all’amore per il bello e per gli altri, non dovremmo lasciare da parte per una buona volta i vecchi pregiudizi?

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