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Dedicato a Settis e a tutti i sapientoni che straparlano di «senza oneri per lo Stato»

luglio 28, 2015 Cesare Maffi

salvatore-settis-ansa

Articolo tratto da ItaliaOggi – Sulla sentenza della Cassazione in tema di Ici e scuola privata si è fatto avanti Salvatore Settis. Intervistato dal Corriere della Sera come firmatario di un appello contro i finanziamenti alla scuola privata, ha ricordato: «La Costituzione all’articolo 33 parla di scuola pubblica e aggiunge che enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituzioni di educazione ma senza oneri per lo Stato».

Lamentandosi perché «dalla legge Berlinguer in poi c’è stato uno smottamento verso la scuola privata», Settis ha asserito che «senza oneri per lo Stato» sarebbe un’espressione che «non può avere un’interpretazione diversa». Invece ce l’ha, eccome. Basta leggere gli atti della Costituente.

29 aprile 1947. In aula a Montecitorio si dibatte l’articolo 27 della Carta, divenuto 33 nella stesura definitiva. Epicarmo Corbino, liberale, presenta un emendamento, firmato da svariati deputati (dal comunista Marchesi al repubblicano Pacciardi, dal social-lavorista Preti al socialista Bernini, al qualunquista Rodinò), che appunto aggiunge «senza oneri per lo Stato» al testo già approvato «enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione». Giovanni Gronchi (Dc) lamenta che così si negherebbe allo Stato di concorrere a sostenere scuole non solo di enti religiosi, ma altresì di enti comunali e provinciali.

Corbino interviene per tranquillizzarlo, dando la lettura autentica del proprio emendamento: «Noi non diciamo che lo Stato non potrà mai intervenire a favore degli istituti privati: diciamo solo che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere aiuti da parte dello Stato. È una cosa diversa: si tratta della facoltà di dare o non dare».

Alle residue perplessità di Gronchi risponde l’autonomista Tristano Codignola, cofirmatario dell’emendamento Corbino: «Dichiaro che voteremo a favore, chiarendo ai colleghi democristiani che, con questa aggiunta, non è vero che si venga a impedire qualsiasi aiuto dello Stato a scuole professionali: si stabilisce solo che non esiste un diritto costituzionale a chiedere tale aiuto. Questo è bene chiarirlo».

Sarebbe quindi opportuno che Settis, e con lui coloro che tirano in ballo un preteso divieto costituzionale di contributi pubblici a scuole private, si documentassero su quel che intendevano sostenere coloro (non democristiani, bensì laici e se si vuole pure, in parte, anticlericali) che fecero approvare dalla Costituente l’indicazione «senza oneri per lo Stato». Si trattava di sottrarre, a chi volesse istituire una scuola, il diritto di pretendere contributi pubblici, non già di negare allo Stato la concessione di tali aiuti.

Foto Ansa


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7 Commenti

  1. yoyo scrive:

    Io, per fare ulteriore chiarezza, abolirei integralmente quel emendamemto, poiché l ambiguità rimane.

  2. recarlos79 scrive:

    luca nullo vai a farti un giro nei paesi liberi. si pagano le tasse in cambio del diritto alla libertà di scelta. lo stato finanzia chi garantisce un livello di istruzione base (stabilito dal parlamento). anche nei paesi laicisti come la francia esiste la parità scolastica. forse Berlinguer si era accorto dei danni ai cittadini che ha combinato il cattocomunismo. ancora deve arrivarci il clero italiano e la redazione di tempi sulla situazione di privilegio riservata a chi ha i soldi per iscriversi alle scuole paritarie, che pure col buono scuola fa rimanere una parte da pagare ai cittadini e non tutti possono permetterselo. non c’è democrazia senza parità. nemmeno col buono scuola. e fatti una cultura più libera.

    • Luca scrive:

      Un altro che commenta senza leggere. Che parità scolastica sarebbe quella in cui le scuole private confessionali godono di un privilegio (esenzione fiscale) rispetto alle altre scuole private?
      La “cultura più libera” di cui parli vale solo per i genitori cattolici? Se volessi mandare mio figlio in una paritaria non confessionale (che ha sempre pagato e sempre pagherà tutte le tasse), perchè dovrei spendere di più di te?

      • E dove mai lo hai letto... scrive:

        E dove mai lo hai letto che solo le scuole paritarie cattoliche godono del “privilegio dell’esenzione fiscale”?

        E quale sarebbe questa “esenzione fiscale”, visto che le scuole paritarie pagano regolarmente i contributi per gli oltre 120.000 loro dipendenti, INPS, Irap, Tares, Tasi, addizionali regionali, Iva e Irpef?

        Forse ti riferisci all’ICI? Alla tassa sugli immobili? E lì – tieniti forte – l’esenzione ce l’hanno (ma ormai si dovrebbe usare il condizionale) tutte le paritarie, ma proprio tutte, insieme a una marea di altri enti non profit, anche ai sindacati e ai partiti!!!

        Quindi, se tu volessi mandare tuo figlio in una scuola paritaria “non confessionale” – e anche qui tieniti forte, perchè se pure hanno nomi “religiosi” tantissime scuole sono rilevate da cooperative e fondazioni laiche, molto spesso costituite da genitori e insegnanti – non spenderesti più di un altro genitore.

        Piuttosto – questo sì che te lo dovresti chiedere – perchè io devo pagare due volte per un servizio che lo Stato già mi dovrebbe garantire? Perchè lo Stato non è in grado o non vuole consentirmi di scegliere liberamente l’educazione che ritengo migliore per i mie figli?

        E te lo sei chiesto dove prenderebbe lo Stato i soldi nell’ipotesi in cui si trovasse costretto a gestire direttamente quel milione e passa di studenti delle scuole paritarie? Perchè oggi, mediamente, quel milione e passa di studenti costa allo Stato 500 euro mentre i medesimi – tieniti forte anche qui! – in una scuola statale ne costano più di 6.800!!! 6.800.000.000 di euro in più (da trovare!!!).

        Informarsi prima di scrivere è meglio!

        • Luca scrive:

          Tieniti forte tu, amico mio: hai mai letto la definizione di “ente non commerciale” in riferimento al comparto educativo? Per poter rientrare nella definizione il servizio dev’essere gratuito (se c’è pagamento dev’essere “simbolico”).
          Se l’istruzione offerta dallo stato costa 6.800,00 ad alunno, la privata, che deve offrire un servizio di analoga qualità, deve spendere almeno altrettanto.
          Se riceve dallo stato solo 500,00 ad alunno, il resto lo chiederà ai genitori.
          E quindi non potrà mai essere considerata “ente non commerciale” (che è cosa ben diversa da un “ente no profit”).
          Che poi non è mica vietato aprire scuole “commerciali”, solo che devono pagare l’IMU.

  3. Eugenio scrive:

    Mah…evidentemente anche da noi il passato non passa, intendo il progetto statalista, totalitario, del ventennio fascista. A molti non è chiaro che è in gioco la libertà di tutti i cittadini! Aggiungo, se quell’articolo 33 della Costituzione continua ad essere pretestuosamente usato come freno alla libertà di educazione…lo si modifichi; la costituzione pare essere Totem – e Tabù – solo quando garba a qualcuno!

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