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Come ottiene le informazioni la Cina? Fratello di Chen: «Così mi hanno torturato»

maggio 17, 2012 Leone Grotti

Se Chen Guangcheng, il dissidente cieco perseguitato dal regime e scappato dal luogo dove lo tenevano segregato, si trova all’ospedale di Chaoyang con la moglie e i figli, ha terminato la documentazione per ottenere il passaporto per gli Stati Uniti, dopo un accordo tra Pechino e Washington, e confida di averlo in una quindicina di giorni, la sua famiglia è ancora in pericolo. Il fratello, insieme a sua moglie, è sotto la sorveglianza della polizia, il nipote è in carcere con l’accusa gravissima di omicidio volontario e rischia la pena di morte. «Poco dopo aver spento le luci per andare a dormire, ho sentito una macchina che si è fermata fuori da casa mia. Ho capito subito che erano arrivati per me» dichiara Chen Guangfu (nella foto), fratello maggiore di Chen Guangcheng, in un’intervista a iSun Affairs, magazine di Hong Kong. «Sapevo che dopo la fuga di Chen non mi avrebbero lasciato stare e per questo mi sono vestito in fretta. Non appena ho indossato i pantaloni, hanno fatto irruzione in casa mia».

L’intervista di Chen Guangfu è stata tradotta dal cinese in inglese dal responsabile della Cnn a Pechino Steven Jiang. Chen Guangfu racconta come la polizia in borghese abbia fatto irruzione in casa sua il 27 aprile, cinque giorni dopo la fuga di Chen. «Appena sono entrati hanno gridato: “Sei tu Chen Guangfu?”. Ho risposto di sì e loro mi hanno messo un cappuccio in testa, mi hanno legato le braccia dietro la schiena, gettato in un’auto e portato all’ufficio della squadra di investigazione di crimini economici della contea di Yinan (dove si trova la casa in cui Guangcheng è stato segregato per 19 mesi prima di scappare, ndr). Mi hanno portato in una stanza, ammanettato le mani dietro la schiena e incatenato i piedi alla sedia». Mentre Guangfu veniva portato via, il figlio, Chen Kegui, difendeva la sua casa con un coltello da cucina. Negli scontri con gli uomini armati, mentre si trovava dentro casa, ha ferito alcuni di loro ed è successivamente scappato per non farsi arrestare.

Continua il suo racconto Guangfu: «Hanno cominciato a prendermi a schiaffi. Mi chiedevano solo se sapevo che cosa stesse succedendo. Io rispondevo: “Non lo so”, e loro continuavano a schiaffeggiarmi su una guancia sola. Poi un altro ha cominciato a colpirmi le costole e a saltarmi sui piedi con le scarpe di cuoio. Alla fine ho detto: “È per la fuga di Guangcheng?”. Loro mi hanno risposto: “Se lo sai, perché non parlavi prima?”. Ho detto: “Se riguarda la fuga di Guangcheng, posso dirvi tutto”». All’inizio Guangfu racconta di aver fatto tutto da solo, per non implicare nessun altro, per non fare il delatore. Poi però ha ceduto: «Loro mi hanno chiesto: “Va bene che non vuoi fare i nomi di nessuno, ma lascia che ti ricordiamo noi un nome: Liu Yuancheng”. Quando ho sentito quel nome, ho capito che sapevano già molte cose. Ho resistito a lungo ma alla fine ho detto tutto. Siccome sapevano già i nomi degli altri e Guangcheng ormai era scappato, rivelare i dettagli non aveva alcuna importanza e ho detto tutto. Mi hanno interrogato per due giorni e tre notti».


Poi la persona che guidava l’interrogatorio
, Ma, il segretario di Partito della contea e anche il capo della polizia, gli ha rivelato che suo figlio Chen Kegui, nonché nipote di Chen Guangcheng, ha inseguito i suoi uomini per le strade agitando un coltello da cucina. «Alla fine dell’interrogatorio Ma mi ha detto: “È successo qualcosa dopo che ti abbiamo portato via in casa tua. Tuo figlio ha ferito Zhang Jian con un coltello da cucina. Zhang ha più di venti ferite. Tutto questo è avvenuto solo per colpa tua, se tu non avessi aiutato Guangcheng a scappare, tutto questo non sarebbe successo in casa tua”. Allora ho chiesto a Ma se mio figlio aveva ferito quella persona in casa o in strada. Lui mi ha risposto in casa (…) e tutti hanno cominciato a deridermi chiedendomi se volevo assumere un avvocato per dimostrare che aveva agito per autodifesa».

Dopo tre giorni Chen Guangfu è stato rilasciato, ora vive sotto sorveglianza della polizia. Gli avvocati che cercano di difendere Chen Kegui sono stati minacciati: a Chen Wuquan, che sperava di incontrare Kegui per difenderlo in tribunale, è stata revocata la licenza di avvocato con l’accusa di avere scritto un articolo che critica il sistema legale cinese.

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1 Commenti

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