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La Cina non ha mai smesso di prelevare organi dai condannati a morte «per espiare le loro colpe»

novembre 20, 2015 Leone Grotti

È passato un anno da quando la Cina ha annunciato che avrebbe smesso di prelevare migliaia di organi per i trapianti dai condannati a morte, ma il sistema è più in voga che mai «grazie a un trucchetto amministrativo».

L’AMMISSIONE. Dopo aver negato per decenni la pratica barbara, nel 2005 Huang Jiefu, dottore e ufficiale del governo comunista, oggi viceministro della Sanità, ha dichiarato all’Oms: «È vero, gli organi per i trapianti vengono in buona parte dai condannati a morte delle nostre prigioni. Questo sistema è immorale, non sostenibile e nei prossimi anni cambieremo».

CONDANNATI A MORTE. In Cina circa un milione e mezzo di persone attendono un trapianto di organi ma solo 10 mila lo ottengono, pagando cospicue mazzette. Secondo un famoso studio del ricercatore Ethan Gutman, i due terzi di questi 10 mila organi (circa tremila) vengono presi violando tutte le convenzioni sui diritti umani e dei carcerati dai detenuti condannati a morte appena giustiziati. Spesso i dottori si occupano dell’espianto quando i prigionieri sono ancora vivi. La Cina detiene il record di esecuzioni capitali e anche se non ha mai diffuso dati ufficiali, si pensa siano almeno 4 mila all’anno.

IL TRUCCHETTO. A dicembre dell’anno scorso, Huang aveva promesso che dall’1 gennaio 2015 gli organi non sarebbero più stati prelevati dai condannati a morte. La pratica però continua indisturbata, sostiene Li Huige, dottore che lavora presso l’Università di Mainz, in Germania. «Hanno semplicemente riclassificato i prigionieri come cittadini», dichiara al New York Times, e li hanno inseriti in un sistema nazionale di donatori ideato proprio per razionalizzare gli organi disponibili e le richieste, riducendo così la “dipendenza” dal prelevamento illegale di organi dai prigionieri.

«ESPIARE LE PROPRIE COLPE». Il trucco è ben spiegato dalle dichiarazioni fatte a gennaio da Huang al Quotidiano del popolo: «I prigionieri nel braccio della morte sono cittadini come gli altri e la legge non può privarli del loro diritto a donare gli organi. Se i condannati a morte vogliono donare gli organi per espiare la colpa per i propri crimini, allora dovrebbero essere incoraggiati». Questo processo è esattamente ciò che la World Medical Association cerca di vietare in tutto il mondo. Come dichiarato dal suo segretario generale, Otmar Kloiber, è infatti impossibile distinguere tra chi è obbligato a donare e chi vuole farlo volontariamente.

SERVE IL CONSENSO. «La pratica è immorale e i trucchi della Cina non bastano a renderla morale», insiste Kloiber. Secondo , «la Cina ha semplicemente smesso di prelevare gli organi dai detenuti uccisi senza il loro consenso». Il problema è come viene ottenuto il consenso e visto che la legge autorizza la polizia a torturare liberi cittadini per sei mesi ancora prima di arrestarli, figuriamoci quello che può fare con i condannati a morte.

PARLA IL MEDICO. Cheng Jingyu si occupa dei trapianti all’Ospedale del popolo di Wuxi. L’anno scorso, insieme al suo team, ha fatto 104 trapianti di reni. «La maggior parte dei reni proveniva dai condannati a morte». Dall’1 gennaio, a causa della nuova politica annunciata, si aspettava una grande carenza di organi. Invece quest’anno ha fatto 150 trapianti di reni, più dell’anno scorso. Forse i detenuti donatori volontari sono aumentati.

Foto Ansa


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