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Bitcoin. Giacomo Zucco (Tea Party Italia): Vi spiego perché non è vero che la moneta virtuale fallirà

marzo 7, 2014 Francesco Amicone

«I fallimenti delle piattaforme di scambio non mettono in discussione la sicurezza del sistema Bitcoin», dice a tempi.it portavoce del Tea Party Italia. I soldi virtuali? «Non lasciateli nelle piattaforme di scambio»

Le banche del web falliscono ma il Bitcoin è inaffondabile? Più o meno è quello che pensa il portavoce del Tea Party Italia, Giacomo Zucco, che a tempi.it dice di avere pochi dubbi sui vantaggi e sul futuro della moneta virtuale. «I fallimenti delle piattaforme di scambio non mettono in discussione il protocollo Bitcoin. Anzi, le procedure di una “banca del web” come Mt.Gox, che è stata derubata forse di 35o milioni di dollarisi sono rivelate fallimentari proprio perché contrarie al protocollo Bitcoin».

Cosa significa “protocollo Bitcoin”?
Uno dei punti forti del Bitcoin è che ogni singolo utente ha la sua chiave privata con cui gestisce il suo portafoglio e le transazioni con altri utenti. L’idea è che non ci sia alcun intermediario fra i due utenti. Nessuna banca. Ognuno è banca di se stesso.

Ognuno è la banca di se stesso?
Sì. Non c’è bisogno di una banca dove depositare i Bitcoin. Sono i nodi della rete a creare denaro secondo un algoritmo decrescente e distribuirlo ai vari dispositivi. Tuttavia, per facilitare gli scambi fra aziende e utenti, che costano tempo, e per incrociare la domanda con l’offerta, si sono create piattaforme di scambio che vengono però usate malamente. Gli utenti lasciano il loro denaro nel portafoglio di queste piattaforme, che a quel punto funzionano come vere e proprie banche. Si tratta di una sorta di prestito fiduciario. Ma non rientra nell’idea innovatrice di Bitcoin. Non funziona così il protocollo. Inoltre quelle piattaforme non sono tutelate come le banche normali e il denaro degli utenti, in caso di furto, viene perduto. Comunque chi tiene i propri risparmi per molto tempo su quelle piattaforme, molto spesso – e lo dico senza alcun intento morale -, è perché vuole speculare sugli scambi.

Quindi è colpa degli utenti se perdono i propri bitcoin e non del sistema?
Bitcoin si fonda sul fatto che non esista un ente fiduciario, una banca che detenga il denaro versato dal proprietario. Se un utente vuole diminuire il rischio che i suoi bitcoin siano derubati, non dovrebbe versarli in una banca del web, che ha accumulato nel suo portafoglio milioni di dollari e rischia attacchi informatici. Quello che dico a chi possiede bitcoin è: “Non lasciateli nelle piattaforme di scambio e, se volete scambiarli, fatelo privatamente oppure teneteli nelle piattaforme di scambio ma solo per poco tempo, quanto basta per le operazioni”.

Mt.Gox non ha offerto molte garanzie di sicurezza ai suoi utenti. Non è un problema che riguarda anche i bitcoin custoditi nei computer privati?
Che quella banca avesse problemi di sicurezza è risaputo. Con Mt.Gox non è però fallito il sistema Bitcoin ma una banca di tipo tradizionale derubata da ladri che l’hanno presa di mira per il suo ricco portafoglio. Gli hacker possono rubare i bitcoin anche dal mio computer, però avrebbero poco da guadagnare rispetto a una banca, che è un bersaglio grosso.

Non pensa che abbia un qualche peso il fatto che Mt.Gox facesse parte dei fondatori della fondazione Bitcoin?
Ha sicuramente un risvolto negativo, è una cattiva pubblicità. Ma nulla di più. Perché nemmeno la fondazione ha modo di controllare i bitcoin. La fondazione Bitcoin è un ente privato che non gestisce in alcun modo il sistema, che è open source, e può essere modificato significativamente soltanto se tutti i suoi milioni di utenti sono univocamente d’accordo.

Il sistema è al sicuro, quindi?
Non è manipolabile da nessuno. Basta tenere i propri bitcoin in un portafoglio non connesso alla rete e tirarli fuori soltanto per scambiarli, come avviene normalmente con le banconote.

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2 Commenti

  1. Gabriele Puppis scrive:

    Non mi trovo affatto d’accordo con nessuno degli argomenti esposti a favore del bitcoin:

    1) “protocollo” Bitcoin. Per quale motivo dovrebbe essere piu’ sicuro tenere i bitcoin in piccoli enti fiduciari (o anche “a casa propria”, come permette e suggerisce il protocollo), piuttosto che in grandi enti? Per lo stesso motivo dovrebbe essere piu’ sicuro tenere i soldi sotto il letto piuttosto che una banca… Piu’ capitale vuole dire anche maggiore disponibilita’ di mezzi per rendere sicuro l’ente fifduciario, oltre che la possibilita’ di assicurarsi.

    2) moneta virtuale. Non essendo legata ad alcun bene o ricchezza concreti, e’ soggetta a forti variazioni nel valore. All’inizio questa osservazione veniva contestata dal fatto che il bitcoin e’ legata a una difficolta’ di produzione per cosi’ dire “matematica”. Oggi e’ abbasta chiaro che i fattori legati al valore del bitcoin sono molteplici e la moneta e’ una delle piu’ instabili al mondo.

    3) privacy. Il fatto che il possesso di bitcoin non sia rintracciabile puo’ essere visto anche come un aspetto negativo, dal momento che i soldi possono essere usati anche per scopi illegali. E ad oggi il bitcoin, proprio per questa sua caratteristica, e’ usato proprio per finanziare in maggiorparte piccoli crimini (vendita di droga, farmaci, e in genere ogni tipo di attivita’ illegale su internet).

    Detto questo, purtroppo, do abbastanza per scontato il successo delle monete virtuali, non necessariamente del bitcoin, che ha ancora troppi problemi legati a un protocollo ormai obsoleto.

  2. Giacomo Zucco scrive:

    Per Gabriele Puppis:

    1) Le banconote di valuta nazionale non si tengono sotto il materasso per due principali motivi: l’inflazione le eroderà molto presto senza i (pur piccoli) interessi bancari a compensare, il rischio fisico di furto in appartamento è relativamente alto e il costo di tale effrazione relativamente basso, il rischio di danneggiare le banconote (incendi, incidenti, allagamenti) è piccolo ma esiste. Tenere la chiave privata dei propri portafogli bitcoin (magari ulteriormente criptata con passeord) in diversi punti strategici non ha nessuno di questi inconvenienti: non esiste alcuna banca centrale che potrà svalutare il bitcoin, moneta sul lungo periodo deflattiva, un ladro non si puó fare nulla di una chiave privata a sua volta criptata da password, posso duplicarla in talmente tante copie da tutelarmo da smarrimento e incidenti vari.

    2) Obiezione sensata: sul breve termine il valore di mercato di un bitcoin è ancora molto volatile, e tale resterà fino a che i volumi non cresceranno di uno o più ordini di grandezza e non sranno diffusi strumenti speculativi derivati a stabilizzare i prezzi. Dire che sia una delle “monete più instabili al mondo” è comunque falso: è vero che i bitcoin hanno acquistato valore a ritmi vertiginosi con la diffusione del fenomeno (e ne hanno perso molto velocemente durante diverse drastiche correzioni verso il basso), ma il tasso di crescita del valore di un bitcoin in un anno è sempre molto inferiore al tasso di decrescita annuale del valore di molte valute nazionali ipersvalutate e ipermanipolate (dallo Zimbawe all’Argentina).

    3) Ribalto qui integralmente il tuo punto 1: lo stesso esatto discorso varrebbe anche come pretesto per demonizzare i contanti.

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