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Barilla, la rieducazione nordcoreana è completa. Un premio Lgbt per essersi «sottoposta a evoluzione pro diritti gay»

novembre 20, 2014 Redazione

L’azienda ha ottenuto 100 punti su 100 nella classifica delle imprese “friendly” stilata da Human Rights Campaign. Washington Post: «Da paria a testimonial del diritti gay»

barilla-scuseCome spiega in questo articolo Sandhya Somashekhar, la «social change reporter» del Washington Post, la rieducazione di Barilla adesso può considerarsi conclusa. L’azienda, osserva la giornalista, «è passata da paria a testimonial dei diritti gay», e infatti ieri ha ricevuto «un punteggio perfetto», 100 punti su 100, nel Corporate Equality Index, la classifica delle imprese gay friendly stilata dalla Human Rights Campaign, una delle più importanti organizzazioni Lgbt. Si tratta, scrive la Somashekhar, di «una giravolta che mette in luce come le aziende, che in genere evitano le controversie, sono sempre più costrette a prendere posizione nella battaglia culturale sui diritti gay e sul matrimonio tra persone dello stesso sesso – e come le forze pro-gay siano decisamente in vantaggio».

POSIZIONI TOSSICHE. Il celebre video (lo vedete in fondo all’articolo) in cui Guido Barilla, dopo aver detto che l’azienda della sua famiglia non avrebbe mai fatto spot pubblicitari con coppie gay protagoniste, accetta la “rieducazione” impostagli dal boicottaggio organizzato dal movimento Lgbt, è per il Washington Post un «segno di quanto sia diventato tossico per un’impresa essere percepita come “unfriendly” verso i gay». L’azienda in un anno ha fatto una «marcia indietro radicale», racconta il quotidiano americano «aumentando i benefit sanitari per i dipendenti transgender e le loro famiglie, donando soldi per le cause dei diritti gay e inserendo una coppia di lesbiche in un sito web promozionale» (eccolo qui).

PUNTEGGIO PERFETTO. A meritare un punteggio perfetto nella classifica di Human Rights Campaign sono state «meno di metà delle 781 imprese che si sono offerte volontariamente alla valutazione», si legge ancora nell’articolo. E pensare che «l’anno scorso Barilla non aveva neanche chiesto di essere valutata». Deena Fidas, che segue questi temi per l’organizzazione Lgbt, spiega al Washington Post che «è molto insolito per una società soddisfare l’intero spettro dei criteri dell’Index in un solo anno. Qualcuno certamente speculerà sulle motivazioni in questo caso, ma alla fine della fiera è indiscutibile che alla Barilla è stata adottata una politica inclusiva verso le persone Lgbt».

barilla-testimonial-gayBENEFIT E DONAZIONI. Un anno dopo la rieducazione dell’incauto Guido Barilla, il pastificio fondato a Parma – elenca al Washington Post il «chief diversity officer» Talita Erickson – «ha esteso i suoi benefit sanitari in modo da includere il “transgender-related care”. Ha istituito un accurato “diversity training” a cui saranno sottoposti tutti gli 8.000 lavoratori. Ha allargato le sue politiche anti-discriminazione per tutelare le persone gay e transgender. Inoltre l’azienda ha anche donato denaro alla Tyler Clementi Foundation, un’organizzazione contro il bullismo fondata dai genitori di uno studente gay della Rutgers University che si è suicidato».

QUESTIONE DI IMMAGINE. Negli Stati Uniti, ricorda il quotidiano di Washington, il boicottaggio di Barilla fu sposato perfino dall’università di Harvard, che bandì il marchio dalle sue buvette, mentre le associazioni gay «promuovevano nomi di altri marchi». Tuttavia Mary-Hunter McDonnell, professoressa di strategia imprenditoriale alla McDonough School of Business della Georgetown University, spiega alla Somashekhar che in realtà non sono tanto gli effetti economici di queste campagne a spaventare le aziende: «In realtà con i boicottaggi si minaccia l’immagine pubblica di una società, la sua reputazione».

ORA GLI SPOT. David Mixner, il «gay più potente d’America» secondo Newsweek, lobbista veterano ingaggiato come consulente da Barilla proprio per tirare fuori il marchio dai guai, ha già definito la conversione dei vertici aziendali «lo sforzo più completoa cui io abbia mai partecipato per porre rimedio a una sfortunata dichiarazione». E ora Seth Adam, portavoce dell’associazione gay Glaad, altro sherpa di Barilla nel percorso di rientro in società, dice al Washington Post che «è importante dare un riconoscimento a chi si sottopone a una “evoluzione” a favore dei diritti gay».
Adesso mancano solo le famose pubblicità con le coppie omosessuali, nota infine il quotidiano Usa. «Non immediatamente, risponde la Erickson, che spiega che l’azienda non vuole essere “reazionaria” alla luce delle critiche. “Credo che siamo assolutamente aperti a che la comunità Lgbt sia rappresentata nelle nostre pubblicità in futuro. Avverrà in modo graduale”».

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71 Commenti

  1. Paolo scrive:

    Bravo ignorante!!
    Più niente prodotti Barilla

    • iksamagreb scrive:

      Il coraggio di sostenere la verità ossia ciò che corrisponde alla realtà è propria solo dell’Uomo, non dell’omo. Costa caro, il coraggio, ma Guido è il nome di battesimo, non gaydo.Mi dispiace.

  2. antonio rivolta scrive:

    hanno calato i pantaloni… in tutti i sensi

  3. MarcoL scrive:

    Guido Barilla subumano.

  4. lucillo scrive:

    Quanti soldi avrebbe risparmiato se non avesse detto quella stupidaggine iniziale!
    D’altra parte un’azienda seria non resta passiva di fronte a circostanze avverse, anche quando è essa stessa ad averle provocate, e trova le giuste strategie di reazione. Un ottimo esempio di made in Italy.

    • ochalan scrive:

      Stupidaggine? Comunque ogni azienda ha il diritto di definire il target a cui rivolgersi. Il caso Barilla è sintomatico di una degenerazione, di una tdndenza al dirigismo economico da parte delle lobby gay.

  5. Aladar scrive:

    Peccato pagare il pizzo a David Mixner, definito da Newsweek il gay più influente d’America, per guidare il nuovo “Diversity and inclusion board” della società. Chinare la testa a questa mafia non è senza conseguenze qui e nell’aldilà.

  6. Livio scrive:

    ma un premio al Guidetto come “leone di coraggio” dell’anno glielo vogliamo dare?
    o anche il premio “triplo carpiato con tuffo nella melma dell’anno”

  7. GabsTheFabs scrive:

    Che tristezza. Niente più Barilla, Findus, Vodafone. Ma sul serio ragazzi. QUi bisogna farei il boicotto. Possibile che solo i rosso-verdi-lgbt-etc siano buoni a farlo????

    • Livio scrive:

      vero, avevo dimenticato la Vodafone, subito accodati all’andazzo.

    • Daniele Arboscelli scrive:

      Anche Google – sito, Android e YouTube – , Microsoft, Facebook, Twitter, Yahoo, Disney, Pixar, Apple, Ikea, maggior parte di produttori di vestiti e cosi’ via.

      Solo prodotti russi e vacanze in ugandesi o nelle terre dell’Isis.

      Finalmente anche in Italia ci saranno gli Amish, piu’ estremi di quelli di Manif che durante il gay pride almeno non si facevano problemi a postare su Twitter video di YouTube con l’icona arcobaleno.

  8. Leo Aletti scrive:

    Per i soldi uno diventa voltagabbana, basta pasta Barilla.

  9. Nino scrive:

    Pecunia non olet, e gli errori si pagano. Boicottare una ditta perché NON discrimina? bella idea

    • Toni scrive:

      @ Nino,
      il tuo stile inconfondibile … un marchio ed una garanzia.
      Non c’è stata nessuna discriminazione, c’era in origine solo una strategia di marketing con la quale si mandano dei messaggi a settori di consumatori appetibili per numero e propensione al consumo. Un principio elementare nel fare pubblicità. Invece a questo punto resta da chiedersi cosa dovrebbe impedire a contestare una ditta di di reggiseni la mancata integrazione alle “quote” donne con “quote” di travestiti brasiliani … per non creare discriminazione. Cosi abbiamo la pubblicità pedagogica che si assomma ai corsi da fare a scuola, ai libretti pro-gender.
      Io boicotto tranquillamente!!!
      PS … Scommetto che mi dici che il mio esempio non è pertinente.

      • Nino scrive:

        Caro Toni, fai quello che vuoi, il mercato è libero. A me sembra sbagliato (ma è una mia opinione) boicottare perché Barilla si è rimangiato delle cose (a prescindere dalle motivazioni, che secondo me sono unicamente economiche, da cui il mio pecunia non olet).

        A me sembra paradossale (ma è ancora una mia opinione) che dopo aver criticato chi aveva proposto il boicottaggio ai tempi della intervista le stesse persone lo propongano dopo il dietro front

        Sul tuo esempio … lascio perdere

        • Toni scrive:

          @ Nino
          Non capisco a cosa ti riferisci sul dietro front.
          Intendi che se boicottano i gay non deve boicottare chi si sente disturbato da l’inserimento di propaganda pro-gay?
          Sull’esempio “lascio perdere” in effetti ho scoperto che il mondo è più folle di quello che penso: il reggiseno discriminatorio esiste, in Australia.

          • Nino scrive:

            no, intendo che chi denigrava la protestava e la proposta di boicottare ore propone lui di boicottare. Quindi boicottare un prodotto quando questo è associato ad idee che non si condividono era lecito allora come è lecito ora.

            Inoltre nella sua intervista Barilla non parlva a titolo personale ma in nome del marchio, ed ora non ha mica detto che i suoi prodotti sono per gay, ha solo attuato politiche valutate non discriminatorie all’interno del suo marchio. Non si dovrebbe essere tutti contenti per questo?

            E comunque diciamolo, commercialmente Barilla fece una uscita sbagliata e avrebbe preferito di gran lunga non averla fatta. Un commerciante deve essere il più possibile neutro, perchè il suo primo obiettivo è avere una platea il più ampia possibile. Ripeto:pecunia non olet

            • Toni scrive:

              Non credo che prima faceva delle politiche discriminatorie. Semplicemente rivolgeva la sua pubblicità dove voleva, in settori può appetibili.
              Se rileggi l’articolo, hanno preso il pastaio, e lo hanno trascinato dove hanno voluto. Questo dopo avergli scatenato prima l’inferno (addirittura Università) … un vero è proprio linciaggio pubblico.
              La cosa che mi colpisce e che avendo a disposizione tutto il complesso mediatico, basta che si reputano offesi per ogni cazzata e sei finito (calibrano la soglia dell’offesa in base all’obbiettivo). Tu non ti preoccupi perché se ti licenziassero per una parola di troppo “te ne faresti una ragione”.

              • Nino scrive:

                esatto , me ne farei una ragione e, se ritenessi di aver subito una ingiustizia, cercherei di far valere i miei diritti.

                Oh, sia chiaro, tutto questo avviene negli Stati Uniti, mica da noi …

          • Klaus scrive:

            Pensate a questa gente come a dei malati, errori della natura

  10. Sottile Duca Bianco scrive:

    Boicottaggio?
    E quei poveri padri e madri di famiglia che ci lavorano, in Barilla, Findus, etc.?
    Quelli che devono arrivare a fine mese e non hanno alcun sostegno dallo Stato, che oltre a propagandare aperture LGBT altro non fa, se non aumentare le tasse e tagliare i benefit? Quelli che, se verranno continuare a lavorare, dovranno sottostare ad una vera e propria rieducazione?
    E noi, a cui è quasi diventato proibito per legge esprimere un parere personale che non sia quello gay-friendly, violando così una legge COSTITUZIONALE che garantisce la libertà di espressione e di parola?

    • Andrea UDT scrive:

      Gentile Duca Conte, non è stato violato nessun “diritto”.

      Barilla può dire quello che vuole, i consumatori possono comprare quello che vogliono.

      Faccio notare che nel 1956 il vescovo di Prato Pietro Fiordelli scomunicò una coppia che si era sposata con rito civile, con tanto di lettera letta da tutti i pulpiti della diocesi. L’anatema si estese anche ai genitori dei ragazzi, rei di aver mancato ai loro doveri cristiani permettendo che i figli contraessero matrimonio al di fuori della Chiesa.

      Il ragazzo aveva una attività commerciale è si è ritrovato in difficoltà economiche per il dimezzamento della clientela.

      (fonte: nuova bussola quotidiana)

      BOICOTTAGGIO in piena regola visto che il “vescovo”, invece di limitarsi a comunicare la scomunica ai diretti interessati, si è premurato di sbandierare il più possibile la cosa.

      Quindi, liberissimi le associazioni LGBT di dire quello che loro pare, liberissimi io e lei di decidere se dare ascolto o meno alle loro stupidaggini, liberissimo Barilla di fare quello che ritiene più opportuno per la propria azienda.

      • Hiroito Akkaka scrive:

        Fino a riprova del contrario il matrimonio è un fatto preminentemente pubblico e i battezzati che convivono senza sposarsi sacramentalmente sono pubblici peccatori e quindi, scusa Andrea se te lo dico così francamente, la tua obiezione fa solo ca*are.

        • Andrea UDT scrive:

          Rovinare economicamente qualcuno perché lo si ritiene “pubblico peccatore”:

          questo dovrebbe farla cagare tanto quanto i boicottaggi LGBT.

          La logica è esattamente la stessa.

          • Hiroito Akkaka scrive:

            La logica è la stessa un cavolo.
            Nel caso Barilla il boicottaggio è stata una strategia deliberatamente promossa dalle lobby gay per ricattare economicamente l’azienda e il proprietario.
            Nel caso del Vescovo, le difficoltà economiche dei concubini e dei loro parenti rispetto alla scomunica sono da considerarsi effetti collaterali fino a prova del contrario.
            Quindi dal momento che tu confondi una strategia con una conseguenza il tuo ragionamento non può che continuare a far ca*are.

      • paolo scrive:

        …sul serio stai usando un (ripeto: UN) episodio del ’56 per sostenere …qualcosa?

        Un episodio e di 60 anni fa. Davvero?

      • L’accusa, fatta circolare negli anni Cinquanta dalla propaganda comunista, che sarebbero stati i cattolici pratesi, in obbedienza a Mons. Fiordelli, ad aver provocato la rovina delle attività commerciali del “concubino” Mauro Bellandi, è completamente falsa. A seguito della lettera del Vescovo di Prato a Don Aiazzi, che fu letta solo nella parrocchia alla quale appartenevano i due “pubblici concubini” (in realtà lui era un ex partigiano comunista, poi iscritto della prima ora al ricostituito PCI) in effetti, l’attività commerciale del Bellandi si ridusse della metà, ma come «come ricordano le cronache del tempo, intorno ai coniugi Bellandi si scatenò una vera e propria gara di solidarietà a livello nazionale, con tanto di sottoscrizione pubblica: furono raccolti quasi quattro milioni di lire (una cifra importante allora). Già all’epoca del processo, l’attività commerciale del Bellandi – un ingrosso di alimentari- , iniziò ad andare male» (Fonte: Gianni Rossi, Concubini a teatro: verità o romanzo?, inToscana Oggi, n. 40, 11 novembre 2011, p. III).

  11. Tommasodaquino scrive:

    Possibile che l’azienda Barilla non abbia valutato che così facendo è CERTO che perderà clienti che la penseranno diversamente? A me sembra francamente una scelta autolesionista…

  12. Liliana scrive:

    Proprio oggi ho cancellato il contratto con Vodafone . Inoltre niente Barilla ne prodotti Findus….ma difendersi sarà comunque difficilissimo!

  13. MarcoL scrive:

    Verrà un giorno in cui chi boicotta il cibo proveniente da mani impure dovrà rimanere a digiuno:

    [16] Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte;

    [17] e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome.

    Apocalisse, 13

    • mike scrive:

      su dritta non ricordo di chi so che tu parli dello yehonismo. che roba è?

      sul commento mi sorprende che citi solo due versetti. va bene che vuoi essere in tema e magari quanto lasci pensare non pare campato per aria, solo che io avrei suggerito di leggere tutto il capitolo 13 dell’apocalisse. e pure il capitolo 12.

      • MarcoL scrive:

        Parlarne in coda a questo articolo sarebbe OT, quindi ti rispondo brevemente dicendoti che trattasi di una tanto tragica quanto elementare strategia sionista – ufficializzata nel 1982 – detta appunto Piano Yinon e non un’ideologia con tanto di suffisso ismo come indicato da altri a titolo di scherno. Esemplificando al massimo è il classico Divide et Impera applicato al mondo arabo per favorire l’espansionismo e l’incolumità dello stato di Israele. In pratica quello che sta succedendo oggi. saluti

        • D.Ph kissinger scrive:

          MarcoL non deve semplificare ciò che non si semplifica. In pratica non sta succedendo niente di tutto questo oggi. Lei è un senza cervello.

          • MarcoL scrive:

            Da una persona che ha per nickname il cognome di uno dei teorici del Male (Henry Kissinger) non mi aspetto complimenti e neppure educazione.

  14. Alberto scrive:

    Io mangio solo prodotti GAYFREE, con Barilla ho chiuso.

  15. lucillo scrive:

    Ma siamo oltre il ridicolo! Ormai si viaggia nel territorio del pietoso, a gran velocità verso il demenziale se non il demente.
    Il sig. Barilla dice la sua cazzata, capisce che è un problema per la sua azienda e da buon industriale pone in essere delle azioni che gli consentano di rimediare al danno economico. Il tutto molto velocemente. Il tutto si sa da diversi mesi.
    Poi riceve un riconoscimento da quelli che precedentemente si erano sentiti offesi che gli dicono: bella lì! non solo hai smesso di offendere ma hai fatto azioni positive per rimediare. Ed ora – ORA! non mesi fa – quelli che erano contenti della sua prima azione gli fanno il boicotto!?!?!? Quindi il problema non era ciò che ha detto in versioneA o in versioneB, il problema è se le associazioni LGBT son contente! Non si boicotta Barilla perché ha detto A e poi B, ma perché le associazioni LGBT han detto che va bene B. Se non lo avessero detto si sopporta B, ma se invece sono intervenute si parte all’attacco.
    Purtroppo le associazioni LGBT, al contrario di quanto vi fan pensare le vostre paranoie, sono assai poco potenti. Se lo fossero in poco tempo tutte le aziende alimentari per non perdere mercato dovrebbero fare pubblicità gay-friendly, da subito, non per rimediare ad scivolate precedenti. E voi fareste bene a cominciare a cercare qualche pezzetto di terra dove fare l’orto.

    • FD scrive:

      Oltre il ridicolo c’è l’incapacità di capire dove si vive e dove si sopravvive, dove si costruisce una realtà di carne e dove si costruisce una realtà di carta , dove si ama e dove si seguono i capricci . Lucillo qui trovi gente tosta, vedrai che a lungo andare il pezzetto di terra servirà anche a te, ma non per fare l’orto … E finalmente capirai chi ti ha illuso .

      • FRANCO scrive:

        Se BARILLA vendesse i suoi prodotti solo ai GAY,fallirebbe subito,altro che strategia di mercato
        si stima che nel mondo la popolazione GAY sia il 2% in ITALIA 5% il sign.barila non conosce il mercato.

    • Simone scrive:

      Il fatto è che non ha detto nessuna cazzata, ha semplicemente espresso la sua opinione (peraltro condivisibile) di essere contrario alle adozioni gay.

  16. Ale scrive:

    Oddio ..non è che vi monta la paura di “contrarre la gaietudine” mangiando prodotti gay friendly?! Siete d’uno spasso!! Unici.

    • Toni scrive:

      Devo darti una brutta notizia, la “gaitudine” probabilmente tu l’hai già. Per questo non noti che quella del pastaio fa parte di una lista di casi dove le persone vengono rimossi da incarichi, licenziati, boicottati se esprimono una opinione, anche innocua, su tutto ciò che riguarda il mondo gay. La cosa che a te non desta pensiero è il sintomo principale.
      PS – Non me ne volere.

    • diabolik scrive:

      Tu invece , Ale, fai piagne ! ah ah ah

  17. beppe scrive:

    manca solo il nuovo formato di pasta, rigorosamente made in bologna, il famoso BUSòN.

  18. Ambrogio scrive:

    Mi permetto di consigliare i marchi De Cecco (non è vero che è del gruppo Barilla come spesso si dice), Agnesi, Divella, oppure marchi locali (escludendo la “pasta di Sardegna”), oppure ancora i marchi low cost dei supermercati, controllando bene nell’etichetta che non siano fatti da Barilla o dalle altre paste omosessualiste (Voiello, Buitoni, Garofalo).

    Altri marchi omosessualisti da evitare: collegati Barilla (Mulino Bianco, Pavesi, Voiello), Buitoni, Garofalo, Vodafone, Ikea, Lavazza, Findus, Vitasnella (Danone), Renault, Vivident (Perfetti), McDonald’s, Burger King, Sammontana, Apple, Coca Cola, Cheerios, Disegual, Disney.

    • D.Ph kissinger scrive:

      Ambrogio le aziende che stai promuovendo non sarebbero contente della tua pubblicità. Non mi pare si siano dichiarate gay-unfrendly.

    • lucillo scrive:

      In alcuni casi capisco, ma altri mi mancano,
      Vediamo.

      De Cecco maschera chiaramente de checca: omosessualismo evidente
      Agnesi porta a maschile plurale un nome femminile: chiaro omosessualismo
      Divella sa di livella trivella: omosessualismo mascherato e probabile pedofilismo
      Voiello è dal napoletano voglio a ello: omosessualismo esplicito
      Mulino Bianco nel sul rotare le pale a descrivere forma di cerchio, la stessa del buco, e nello schiacciare del torchio anch’esso a giro hanno un chiaro richiamo onanistico: tipico omosessualismo
      Pavesi sembrerebbe innocente ma ci sono tracce letterarie delle abitudini sessuali antiche nella bassa lombarda: omosessualismo storico
      Vodafone: che ci vai a fare da Fone? siete sposati? invito all’omosessualismo
      Ikea, dall’inglese I key non specifica che il to key va fatto solo con persone dell’altro sesso: potenziale omosessualismo
      Findus faccia nordica e nome pseudo latino, popoli lascivi e con molto omosessualismo
      Vitasnella propone nel nome stesso un ideale efebico: omosessualismo estetico e pedofilista
      Danone prepara evidentemente a dantwo danthree danfour… omosessualismo orgiastico
      Vivident propone un modello di vita all’insegna dell’ammaccatura – di cosa è chiaro – e del segnare tacche: omosessualismo violento e scambista
      Perfetti va in copia con Vitasnella e ne rende ancor più evidente l’omosessualismo pedoestetista
      Burger King ripropone l’ideale del grosso e del sazio: omosessualismo brutale
      Sammontana fa esplicito richiamo ai caw-boy e quindi alle loro pratiche per passare il tempo nelle lunghe attraversare delle praterie del farwest: omosessualismo zoofilo
      Apple riprende Branduardi “cogli la prima mela ah!” omosessualismo d’impulso
      Coca Cola, in bottiglia classica; invertendo foto e sfondo l’effetto è chiaro: omosessualismo d’ombra
      Cherrios saluto gay americano come anglizzazione dall’italiano “ciao checche”: omosessualismo filologico.

      Mi sfuggono e chiedo aiuto su Buitoni, Garofalo, Lavazza, Renault, McDonald’s, Disney.

      Non concordo su Disegual che al contrario mi sembra un chiaro invito etero.

      • Toni scrive:

        @ Lucillo,
        con un post del genere si capisce molto più di te , ed anche perché ami certe posizioni (ora mi viene il dubbio che ad usare questa ultima parola ti turbi). L’immaginazione ti galoppa e ti fa vedere l’impossibile ma con un orientamento preciso. Nessuno aveva giudicato il marchio o interpretato qualcosa (ce ne vuole a vedere un buco dal roteare pale). Questo dice molto più di te e niente rispetto a chi vuoi irridere (che si è limitato a criticare l’arroganza, la propaganda ed il servilismo dei protagonisti della vicenda).

        • LU scrive:

          A parte che non sai nulla delle posizioni che preferisco – va bhé una te la dico: hai ti chien…che in effetti a pensarci bene un po’ omosessualita lo è – il mio è solo lo sforzo di dare un senso e capire il significato del post di Ambrogio.
          Se la mia interpretazione è sbagliata non ho nessuna difficoltà a muovere Mulino Bianco nella lista di quelli in attesa di interpretazione: tua, di Ambrogio, di chiunque ci capisca.

          Mi correggo allora su Mulino Bianco, che comunque rimane omosessualista.
          Il continuo rotear di pale che tornano allo stesso punto, girando su se stesse senza produrre altro che il proprio movimento; e gli svolazzi delle bianche lenzuola: tutti indizi di omosessualismo narcisista.

          • Toni scrive:

            Ho detto che si intuiscono le tue posizioni (ma intendevo socio-politiche) ma che temo il tuo fissato equivoco omosessualista.
            Il post di Ambrogio è chiaro ,,, tu lo leggi in maniera distorto.

            • LU scrive:

              Ops dici che sono rimasto talmente influenzato da questo sito che mi è venuto il pensiero fisso omosessualista genderista?

              • Toni scrive:

                Forse Tempi dandoti la possibilità di discutere ti ha consentito di guardarti dentro e meglio focalizzare chi sei.. Non è cosa da poco … dovresti ringraziare.

      • diabolik scrive:

        Lucillo e kissinger , non capite un ca..o ! ah ah ah

        • Klaus scrive:

          Chiacchiere che non servono a cambiare le cose:i gay sono semplicemente un errore della natura che purtroppo non si può rimediare.

  19. Cisco scrive:

    Le galline dello spot con Banderas hanno un senso del ridicolo molto più spiccato del giovane magnate. Per non parlare della dignità.

  20. Drew scrive:

    Famiglie Arcoba..rilla!

  21. LGBTforever scrive:

    i boicottaggi LBGT non vanno bene e sono la cura coreana .. quelli degli omofobi proposti qui sono invece qualcosa di cui vantarsi.
    la coerenza è cosa sconosciuta ai supporter delle sentinelle in piedi

    • Raider scrive:

      Il / la /*, non so come definirlo, ma penso che non ci tenga forever, ha ragione, lo dico senza ironia.

      Dovrebbe spiegare, però, il / lo/ la/ * o chi per lui/lei/l*, come mai Ceo di multinazionali new economy sono rimossi a furor di establishment e grandi aziende devono fare audafé di fronte allo strapotere genderista: ma non dica che è perchè riocnoscono i propri peccati e fanno pentitenza, perché non è così, o che manchino, ecco, di carattere, perché, sottoponendosi a un rituale di espiazione così plateale e promozionale, i Barilla di grano tenero dimostrano di non averne mai avuto, diciamo così, carattere.

      E’ in questione una forma di condizionamento che non ha nulla di democratico: al netto di reddito imponibile e di tagliatelle, maccheroni, rosoni, spaghetti, lasagne e bucatini, è chiaro che il signor Barilla è un poveraccio. E che fra ddl anti-omofobia e pronti, via! con la suscettibilità di categoria, anti-islamofobo, non si tratta del carattere dei singoli, ma della libertà di tutti.

  22. Filippo81 scrive:

    Sono anni che non mangio pasta barilla !

  23. Daniele Frizzo scrive:

    Buongiorno a tutti,ma è un brutto giorno ed è triste vedere che per le regole del mercato bisogna sottostare alla dittatura mediatica dei gay,se fossero intelligenti sarebbero i primi a non volere tutto questo;siamo passati da un estremo all’altro l’equilibrio è cosa rara.

  24. grisostomo scrive:

    Questo signore non ha venduto solo la sua libertà (e la sua dignità), ma anche la nostra. Trovo ridicolo, sorprendente, ipnotizzante che una umanità di 6 miliardi di anime si faccia esaminare controllare e censurare da una sparuta minoranza di qualche milione di malati di sodomia, acquistando a caro prezzo la propria rovina e la propria scomparsa. E tutto grazie a minus habentes dalla geometria perfetta ed aerodinamica come questo eccellente miliardario, immemore proprietario di un’azienda già nota e rinomata in tutto il mondo. Dovrebbe essere espropriato dallo Stato perchè non rovini ancora di più un’azienda importante per l’italianità come la sua. Dovremo fare lotte omeriche por dimostrare che per fare un figlio ci vogliono solo e soltanto un uomo e una donna, più o meno diceva Chesterton: a questa lotta dovremo farla da soli. E’ l’unico modo per vincerla.

La rassegna stampa di Tempi
Pellegrinaggio iStoria-Tempi in Terra Santa

Tempi Motori – a cura di Red Live

Si candida per il ruolo di protagonista nel segmento crossover di media cilindrata. Finiture e qualità sono all'altezza del marchio. Agile e leggera, offre una guida molto divertente e con poco impegno. Non si tira indietro se si tratta di viaggiare. Le manca solo un monoammortizzatore più completo

Disponibile in oltre 60 città italiane e 300 europee permette di gestire tutte le operazioni relative alla sosta, pagamento compreso.

Una rassegna espositiva racconta gli straordinari artigiani che nel ‘900 fecero della bicicletta un'opera d’arte, i grandi giornalisti che contribuirono alla nascita del giornalismo sportivo, i personaggi che lanciarono le due ruote e gli eroi del pedale che ne immortalarono il mito.

Il restyling della cinque porte bavarese porta in dote un aggiornamento della connettività e dei servizi d’infotainment sulla falsariga di quanto introdotto dalla nuova Serie 3. Gamma motori da 150 a 326 cv e consumi ridotti del 14% rispetto al passato.

Il prezzo d’attacco è prossimo a 10.000 euro, ma non per questo sono una scelta povera. Ecco una guida alle utilitarie più economiche, performanti e meglio accessoriate.

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