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Angelo Vescovi: «La mia battaglia per le staminali adulte»

dicembre 1, 2011 Emanuele Boffi

«L’enfasi data dai teorici progressi sulle staminali embrionali è inversamente proporzionale ai risultati pratici ottenuti». Dietro gli annunci di miracolose cure a discapito degli embrioni ci sono solo affari, brevetti, investimenti. Pubblichiamo l’intervista ad Angelo Vescovi apparsa sul numero 42/2010 di Tempi.

Pubblichiamo l’intervista ad Angelo Vescovi apparsa sul numero 42/2010 di Tempi.

Diceva Louis Pasteur che «la fortuna favorisce soltanto gli spiriti preparati». Accadde così anche per Angelo Vescovi. Figlio di un artigiano bergamasco che cesellava brocche e altri oggetti d’argento e ottone, il giovane perito chimico Vescovi si iscrisse quasi per caso a un corso serale universitario di biologia e poi, per una serie di altri accidenti, fu accolto come volontario all’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano. Di giorno brigava (gratis) al Besta o racimolando qualche lira scaricando cassette all’ortomercato, la sera studiava. Si diede da fare, si laureò, dimostrò di saperci fare, finì alle dipendenze di Samuel Weiss all’università di Calgary, in Canada. Fu qui che commise «l’errore madornale» che gli cambiò la vita. Fu a causa di un mezzo errore che riuscì a isolare delle cellule staminali cerebrali da un cervello adulto. Come dice Vescovi si trattò di pura, semplice, cristallina, «sfacciata fortuna». Ma il caso non preventivato o l’errore finiscono nel nulla solo davanti a spiriti impreparati. Non fu il caso di Vescovi che di quelle cellule finì per divenirne uno dei massimi esperti mondiali. Oggi dice: «Ci sono cascato dentro come Obelix nella pozione magica e ho finito per interiorizzarle». A loro, a queste «stupende, straordinarie, capricciose star del cinema», Vescovi ha dedicato qualche anno fa un bel libro: La cura che viene da dentro (Mondadori), nel quale spiega cosa esse siano, come funzionino, quali reali prospettive di guarigione possano garantire. E della differenza tra staminali embrionali e adulte ha continuato a parlarne durante il dibattito sulla legge 40 (procreazione medicalmente assistita) che lo ha visto schierarsi – lui, ricercatore agnostico – sulle posizioni dell’astensione al referendum. 
Vescovi, dopo aver lavorato al San Raffaele di Milano, è diventato direttore scientifico della Biobanca di Terni e dell’Irccs Casa di sollievo della sofferenza di padre Pio. Proprio la Biobanca di Terni, come ha annunciato lo stesso Vescovi in un articolo sull’Osservatore romano, ha ottenuto questa estate l’autorizzazione da parte dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) per produrre una nuova categoria di farmaci per uso sull’uomo. La Biobanca di Terni, la prima nel suo genere, potrà usare le cellule staminali cerebrali umane per il trapianto sui pazienti, «con la conseguente possibilità di aprire la strada alla sperimentazione sull’uomo per malattie neurodegenerative» (come la Sla).

A fare notizia, però, sono solo le embrionali, cellule che per essere prodotte – a differenza delle adulte – prevedono la distruzione di embrioni. Di recente ha fatto il giro del mondo la notizia che l’azienda privata Geron, dopo il via libera dalla Food and Drug administration, ha avviato allo Shepherd Center di Atlanta il primo test con embrionali su un paziente con una lesione spinale. L’hanno chiamato il “paziente zero”.
Togliamoci il sassolino dalle scarpe. Mentre leggiamo queste notizie sui quotidiani, sulle riviste scientifiche troviamo invece descritti i risultati che stanno dando le staminali adulte. Di queste ultime, però, non parla nessuno, per lo meno non con la stessa enfasi con cui si racconta la sperimentazione sul paziente zero. Ignorato è stato anche un articolo uscito di recente su Nature che ha reso pubblico un lavoro sulla possibilità di transdifferenziazione delle cellule adulte. Già nel 1999 scrissi un articolo su Science (per il quale fui “massacrato”) in cui dimostravo l’estrema plasticità di queste cellule. Un lavoro che è stato riconfermato e mai smentito da altre cinque riviste, eppure di tali notizie non leggiamo una riga sui quotidiani. 

Cosa pensa del test della Geron?
Pare che abbiano fatto un trapianto in un caso di lesione spinale acuta. è una lesione di cui non è prevedibile l’evoluzione. Come faranno a dire che il risultato che otterranno, positivo o negativo che sia, è dovuto alle cellule? Non sapendo se questo andrà o meno a discapito della sua salute, mi sembra un tentativo azzardato.

Costoso, oltre che azzardato. La Geron ha speso ben 40 miliardi di dollari per questo trial.
Mentre a Terni, con solo due milioni di euro raccolti con concerti di beneficenza e altre iniziative, abbiamo ottenuto risultati più sicuri.

L’amministratore delegato di Geron ha affermato che quello da loro utilizzato è l’unico modo per produrre cellule adatte a trapianti sui pazienti.
Questa è una affermazione sproporzionatamente inesatta, per non dire falsa. Se l’a.d. di Geron viene a Terni gliene possiamo regalare quante ne vuole.

Lei lo invita a Terni, ma sa benissimo che non verrà. L’ha anche scritto mesi fa in un altro articolo sull’Osservatore romano: «Dietro la ricerca sulle staminali embrionali c’è solo una guerra di brevetti».
L’enfasi data ai teorici progressi sulle embrionali è inversamente proporzionale ai suoi risultati pratici. Se mettiamo a confronto le due tecniche dobbiamo notare che quella che utilizza le cellule adulte riprogrammate ha un’efficienza che è circa duecento volte superiore a quella delle embrionali. Infatti l’intera comunità scientifica sta adottando la tecnica con le adulte. La verità è che le embrionali comportano un alto grado di rischio perché generano tumori. Tuttavia, poiché stiamo parlando di un settore che ha investito sulla ricerca sugli embrioni svariati miliardi di dollari, ci sono paesi come Singapore, Israele e Stati Uniti che ora si trovano in difficoltà. è successo che una tecnica eticamente accettabile e più efficiente ha dimostrato che con le adulte si possono raggiungere risultati che le embrionali non consentono. I sostenitori di queste ultime ora stanno cercando di accelerare gli esperimenti per non essere spazzati via nei prossimi anni nella corsa ai brevetti. Anche se, faccio notare, sarà da verificare che la loro tecnica funzioni. 

Dando la notizia, Repubblica ha scritto: «Oggi c’è la speranza di potercela fare: miracolosamente. Non lo dice anche il Vangelo che far camminare i paralitici è miracoloso?».
Ci vuole più cautela. Di solito di fronte a dichiarazioni miracolistiche seguono lunghi periodi di silenzio, perché agli annunci non seguono i fatti.

C’è anche l’aspetto ideologico nella “battaglia sull’embrione”. Il tribunale di Firenze ha rimesso alla Consulta la questione della legittimità della legge 40, in particolare sulla fecondazione eterologa.
C’è chi spinge per violare la legge. Non mi sembra un metodo corretto, ma qui mi fermo. Quel che manca è l’approfondimento del problema. Ci dicono: negli altri paesi è ammessa l’eterologa. Vero, però perché non ci raccontano cosa accade nei tribunali inglesi? I giudici sono in estrema difficoltà a decretare dinanzi a figli che si rivolgono loro per sapere chi sono i genitori biologici. Qui si vuole propugnare il massimo liberismo senza analisi delle conseguenze a livello medico, sociale e culturale.

Luca Luigi Cavalli-Sforza le direbbe che la sua difesa dell’embrione è ideologica. Perché lei è un cattolico che pensa che in quel grumo di cellule c’è «un’anima individuale e immortale».
Io sono agnostico e, sebbene ritenga Cavalli-Sforza un eminente scienziato, non credo che il suo sia un ragionamento logico. Io non credo che nell’embrione ci sia l’anima, tuttavia sono sicuro, basandomi su considerazioni prettamente scientifiche, che quello è un essere umano sin dall’atto del concepimento. Di fronte all’essere umano la scienza si deve fermare perché essa opera per difenderlo e guarirlo, non per crearlo e distruggerlo. Parliamo tanto di ragione illuministica e poi quando dobbiamo usarla la accantoniamo per diventare dogmatici?

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