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Altro che egoista e xenofoba, la Svizzera è il modello di integrazione democratica che l’Europa non è mai stata

febbraio 23, 2014 Rodolfo Casadei

Sovranità popolare, federalismo, sussidiarietà. La Confederazione elvetica che vota contro l’immigrazione indiscriminata ha molto da insegnare all’elitaria Unione burocratica di Bruxelles

Si può definire xenofobo e antieuropeista un paese di 8 milioni di abitanti dove un quarto della forza lavoro è costituita da stranieri, i forestieri rappresentano il 23,3 per cento della popolazione, e di essi i due terzi provengono da paesi dell’Unione Europea e dell’Efta? Sì, se il paese si chiama Svizzera e se il suo popolo approva a stretta maggioranza un referendum che stabilisce che sarà il governo elvetico a decidere il “contingente” di lavoratori stranieri nel paese anno per anno. O almeno questo è ciò che hanno fatto numerosi commentatori negli altri paesi europei, mentre i dirigenti dell’Unione Europea a Bruxelles hanno semplicemente minacciato rappresaglie.

Ma la Confederazione elvetica non è uno Stato sovrano, non ha il diritto di decidere chi entra in casa sua e come? No, dicono commentatori e commissari europei, la Svizzera ha firmato con Bruxelles l’accordo per la libera circolazione di merci, capitali e lavoratori, e deve mantenere l’impegno assunto. Se cambia idea, saltano per aria anche gli altri 200 accordi bilaterali che Berna ha concluso con l’Unione Europea negli ultimi 21 anni, perché tutti essi presentano una clausola detta “della ghigliottina”: se anche un solo accordo non viene rispettato, tutto il pacchetto decade.

«Il mercato unico non è un formaggio svizzero, non si può avere un mercato unico con dei buchi», ha dichiarato con umorismo tutto lussemburghese il commissario per la Giustizia e la Cittadinanza Viviane Reding. E il presidente della Commissione Barroso ha rincarato la dose: «I patti vanno rispettati, non negozieremo con la Svizzera sulla libera circolazione delle persone».

Già, ma c’è una cosa che a Bruxelles non si sono ricordati di tenere in considerazione. Si chiama democrazia, quel sistema politico dove, come spiega l’etimologia greca della parola, a esercitare il potere è il popolo. Era dal 2005 che un voto popolare non rimetteva in discussione disposizioni decise dall’alto dalle istituzioni di Bruxelles e approvate dai capi di Stato e di governo. Allora erano stati francesi e olandesi a bocciare per via referendaria il Trattato di Roma che ampliava i poteri dell’Unione e istituiva la Costituzione europea. È vero che poi nel 2008 gli irlandesi bocciarono il Trattato di Lisbona, versione emendata di quello di Roma, ma subito nel 2009 si rimangiarono la bocciatura. Con gli svizzeri sarà molto più dura.

I commentatori che non hanno voluto buttarla sulla xenofobia, per esempio il Financial Times, l’hanno buttata sugli indicatori economici per dire che comunque gli svizzeri si sono sbagliati. «Il 56 per cento circa delle esportazioni elvetiche è diretto nell’Unione Europea, che rappresenta dunque un mercato vitale. Se alla Svizzera venissero imposti dazi doganali, ciò causerebbe una danno economico. Inoltre il mercato svizzero del lavoro sarà altamente vulnerabile anche alla più piccola quota migratoria. La Svizzera ha solo 8 milioni di abitanti, un numero equivalente a meno del 2 per cento del totale della popolazione dell’Unione. E tuttavia è sede di cinque delle 50 più grandi aziende europee per quotazione di Borsa. Essa pertanto dipende pesantemente da immigrati Ue altamente qualificati per far funzionare tali attività».

svizzera-europa-tempi-copertinaQuesta però è solo la metà della verità: se è vero che l’Unione Europea assorbe il 56 per cento dell’export elvetico, è altrettanto vero che essa è l’origine dell’80 per cento delle importazioni svizzere: prima di far saltare la libera circolazione delle merci farebbe meglio a pensarci un po’ su, anche perché i paesi dell’Unione e la Svizzera sono membri del Wto, e i dazi unilaterali potrebbero essere denunciati come violazioni degli accordi di libero scambio in quella sede.

Invocare il fantasma di una minore crescita del Pil non è esattamente un argomento che possa riempire di incubi i sogni degli svizzeri: stiamo parlando di un paese con un reddito pro capite annuo di 82.730 dollari, il secondo al mondo dopo la Norvegia. Negli anni della crisi finanziaria e della recessione accompagnata dall’esplosione del debito pubblico nel resto dell’Europa, il debito svizzero è sceso dal 41,8 per cento del Pil nel 2008 al 35,3 per cento del 2013. Tutto merito degli accordi conclusi con l’Europa? Difficile sostenerlo: è dalla prima metà del XX secolo che la Confederazione attira lavoratori e capitali stranieri. E poi che razza di accordi avrebbero stretto gli svizzeri con l’Unione, se ad avere l’economia in salute alla fine sono solo loro e i tedeschi?

Un problema di occupazione
Ma sia pure: le quote all’immigrazione del lavoro straniero rischiano di compromettere il buon andamento dell’economia. Lo hanno sostenuto, e per questo hanno chiesto di votare “no” al referendum, le grandi banche, la Confindustria elvetica e tutti i partiti di governo tranne l’Unione democratica di centro (Udc), una formazione conservatrice che vanta la maggioranza relativa col 26,6 per cento dei voti.

Ora, per prima cosa va detto che non c’è solo la macroeconomia, ma anche la microeconomia, e quello che può essere un vantaggio generale a livello locale crea problemi. Il cantone che ha fatto pendere il risultato finale del referendum dalla parte del “sì” è stato il Ticino, dove l’applicazione degli accordi di Schengen, insieme al vecchio accordo italo-svizzero del 1976 sui frontalieri, ha effettivamente creato problemi economici a molti ticinesi.

In un mercato occupazionale da 240 mila posti di lavoro, gli italiani oggi ne occupano 60 mila, provocando un abbassamento dei livelli salariali e creando ansia: «Per noi ticinesi la libera circolazione significa che 3-4 milioni di lombardi e piemontesi, con la crisi attuale che vive l’Italia, premono alle frontiere e sono pronti a occupare i nostri 240 mila posti di lavoro», spiega Sergio Morisoli, deputato ticinese di un partito liberale. «È come se i 4 milioni di posti di lavoro della Lombardia entrassero nel mirino di 90 milioni di persone alle sue frontiere». A ciò si aggiunge il fenomeno dei “padroncini”, artigiani italiani che invadono il mercato ticinese dei servizi e mettono in crisi le imprese locali: «Ci sono centinaia di camioncini che ogni giorno varcano la frontiera, guidati da elettricisti, idraulici, tecnici vari che praticano una concorrenza scorrettissima», racconta Claudio Mesoniat, direttore del quotidiano ticinese Il Giornale del popolo. «Offrono i loro servizi a prezzi stracciati, perché non pagano le imposte qui in forza degli accordi con l’Europa, e non le pagano nemmeno in Italia perché sfuggono al fisco italiano». In Ticino persino i Verdi hanno appoggiato il “sì” al referendum, e abbiamo detto tutto.

Ma a parte la specificità ticinese, non si può dire che siano state motivazioni economiche a determinare il risultato del referendum. Il tasso di disoccupazione in Svizzera sta al 3,5 per cento. S’è parlato di qualità della vita, di treni sovraffollati e affitti alle stelle nelle principali città. Ma le città (Ginevra, Zurigo, Basilea) hanno votato “no”. A votare “sì”, oltre al Ticino, sono stati i cantoni rurali di lingua tedesca. Gente che ha «scelto l’identità piuttosto che la prosperità», come ha titolato Le Monde. Così il giornalista Antoine Menusier ha spiegato l’arcano: «Su queste questioni europee, fondamentali in termini identitari, è forte il timore della diluizione e pregnante il sentimento di superiorità democratica, ed è la campagna, soprattutto la campagna svizzero-tedesca, che dà la nota. O quel che ne tiene il posto: dei paesaggi di una bellezza opera del lavoro umano, dove si mescolano il romanticismo alpino e l’imperialismo “bio”».

Veniamo al punto: non è solo questione di identità, è questione di democrazia. L’incompatibilità fra il modello politico dell’Unione Europea, verticistico e votato a imporre l’uniformità, e quello svizzero, dal basso e concepito per tutelare le diversità, va accentuandosi col passare del tempo. Nel 2001 l’adesione all’Unione Europea fu respinta dal 76 per cento degli svizzeri in un referendum; secondo un sondaggio commissionato dalla tv di Stato nel 2012 i favorevoli erano scesi addirittura al 6 per cento. Secondo quello stesso sondaggio, i favorevoli ad aderire almeno allo Spazio economico europeo (See) sarebbero appena l’11 per cento: al referendum del 1992 il “no” al See vinse di un’incollatura, 50,3 per cento contro 49,7.

Le reazioni irritate e minacciose delle Reding e dei Barroso si spiegano soprattutto col “cattivo esempio” che la democrazia diretta svizzera dà agli altri popoli europei. Spiega Wolf Linder, ex direttore dell’Istituto di scienze politiche dell’università di Berna: «I diritti popolari sono sempre stati diritti di opposizione, soprattutto contro il governo e in questioni di politica interna. Oggi però assistiamo a un’internazionalizzazione della politica. Politica interna ed estera non possono più essere distinte con chiarezza. Per questo la settimana scorsa i cittadini svizzeri hanno scoperto un nuovo tipo di democrazia diretta. Possono opporsi al processo di globalizzazione e di europeizzazione. È una cosa che in nessun altro paese europeo è possibile fare. E poiché la politica dell’Unione Europea è soprattutto una politica delle élite, con forti carenze democratiche, non c’è da stupirsi che le persone di altri paesi facciano i complimenti alla Svizzera. È difficile introdurre la democrazia diretta, perché le élite politiche dovrebbero cedere una parte del loro potere decisionale».

Afferma Sergio Morisoli: «I successi della Svizzera non sono dovuti agli accordi bilaterali con l’Unione Europea, ma a due punti di forza, a due peculiarità che solo qui si trovano: democrazia diretta e federalismo fiscale. Perché la burocrazia svizzera funziona meglio di tutte le altre? Perché i politici fanno, prima o poi, quello che il popolo vuole? Perché qui la sovranità appartiene veramente al popolo, che la esercita direttamente, e perché grazie al federalismo fiscale (un terzo del gettito fiscale va ai comuni, un terzo ai cantoni e un terzo al governo federale, ndr) controllori e controllati sono vicinissimi. Il potere politico, il controllo della spesa, la sorveglianza sull’amministrazione in Svizzera sono decentratissimi, e così gli svizzeri vogliono che restino. Questo a Bruxelles proprio non lo capiscono».

Grazie a questo modello politico, «il cittadino medio svizzero è più politicamente competente del deputato medio del Bundestag tedesco», ha scritto il politologo tedesco Gerd Habermann. Il quale aggiunge: «Sia i cantoni sia i comuni dispongono di un potere reale, a cominciare dalla sovranità fiscale. La diversità viene concepita come un’opportunità, non come disparità indesiderata, da compensare con l’“armonizzazione”. Il grado estremo di suddivisione del governo, cioè la coerente applicazione del principio di conferire le competenze più importanti al livello più basso e di favorire il privato sul pubblico e le strutture informali su quelle formali, implica che il principio di sussidiarietà è praticato in Svizzera come in nessun altro luogo in Europa».

Qui siamo davvero agli antipodi del modello dell’Unione Europea, che si presenta come l’incarnazione dell’“unità nella diversità” e della sussidiarietà, ma ha ridotto l’una e l’altra a puri slogan privi di contenuto. In nome del mercato unico la diversità viene annullata in omogeneità attraverso l’“armonizzazione”, mentre la sussidiarietà si riduce a una ripartizione di competenze fra gli Stati nazionali e Bruxelles. Tutto – la scarsa democrazia, la concentrazione di potere burocratico, l’omologazione delle diversità – viene giustificato in nome dell’integrazione europea, fine supremo perché foriero di prosperità e diritti realizzati.

Altro che ostacolo
Ma proprio qui sta l’errore di prospettiva: la Svizzera non è un ostacolo all’integrazione europea, ma il modello di come avrebbe dovuto essere e non è stata. È un esempio di integrazione politica dal basso, fatta per proteggere le diversità e le libertà della singola persona e della sua comunità territoriale, laddove l’Unione è il modello di un’integrazione dall’alto, elitaria e antidemocratica, dove persone e comunità sono piegate a un’uniformità decisa dal vertice.

Come spiegava il filosofo elvetico Denis de Rougemont, la Svizzera è nata come un’unione di stati, costituita allo scopo di preservare l’autonomia delle città e delle comunità contadine affiliate: «Si associavano per difendere la loro diversità, il fondamento della loro solidarietà non era il potere collettivo, bensì l’autonomia del singolo». Fino alla fine della sua vita De Rougemont si è impegnato per un’integrazione europea fatta a partire dalle comunità e dalle regioni, come nel modello svizzero, e non dagli stati nazionali centralizzati che riproponevano il loro modello a Bruxelles. Non è stato ascoltato, e il risultato è ben sintetizzato da Habermann quando definisce l’Unione Europea attuale «dominio della pseudoprofessionalità burocratico-tecnica, unita a un lobbismo ben mascherato». La vera Unione Europea è la Svizzera. Ditelo agli orfani di De Gasperi, Schuman e Adenauer.

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46 Commenti

  1. Bill scrive:

    Infatti qui siamo in attesa, malvolentieri, di una richiesta di adesione alla Svizzera da parte dell’UE.
    Richiesta che naturalmente sarà rifiutata, tramite votazione popolare, nel giro di meno che minuti 2.
    Non penserete mica che i popoli UE imparino in poco tempo quello che in Svizzera è iniziato nel 1291 e si è evoluto e perfezionato fino ai giorni nostri?
    Specialmente quelli dei Paesi fondatori… che credevano di creare una nuova “America” (e anche sugli USA ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia… ma lasciamo perdere che è meglio…) e si sono ritrovati in una nuova “Unione Sovietica”, per molti versi, peggio di quella staliniana. Ora in UE non sono più necessari i gulag, le persone si suicidano autonomamente a costo zero.
    Mah, sarà il Piano Kalergi che, poco a poco, si sta facendo strada…
    C’è poco da dire ancora; solo: si salvi chi può.
    E buona fortuna a tutti.
    Ora vado a preparare la fondue per stasera. Giusto per dimenticare…

  2. ErikaT scrive:

    E voi sareste un giornale cristiano???
    Come ho già spiegato sul mio blog: Sodoma fu distrutta perchè violava la regola dell’ ospitalità , cioè era xenofoba!
    E Gesù non era omofobo.
    Non ci siamo proprio
    A me fate paura

    • VivalItalia scrive:

      Mio blog mio blog..bla bla bla.. mio blog mio blog…bla bla bla.. mio blog…l’ho già scritto?? Bka bls bla…mio blog mio blog…bla bla bla bla

    • VivalItalia scrive:

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    • Mattia scrive:

      I sodomiti accoglievano gli stranieri mi sembra, ma si prendevano la libertà di abusarne. Accogliere stranieri e farli lavorare a salari da fame o in nero lasciando senza lavoro gli svizzeri: questo è un comportamento da Sodoma. Se l’economia di uno stato non è in grado di star dietro ad una grande massa d’immigrati e limita gli ingressi a tutela del suo popolo, ma anche di coloro che ci entrano, rende un popolo xenofobo? La carità non dev’essere imposta per legge ma dev’essere liberamente scelta dal singolo rispettando la democrazia. La Carità cristiana non può essere ridotta a quelle parole inesistenti che usi tu. Soltanto in un mondo che non conosce la responsabilità e la radicalità dell’Amore la massima virtù può essere il non rientrare in certi modelli, il non agire secondo certi stereotipi: “io sono a favore dell’immigrazione, non sono xenofobo, sono buono” “voglio che i gay si sposino, non sono omofobo, sono santo”. L’amore cristiano ti spinge a lasciare tutto per portare Cristo agli stranieri che l’attendono e non al semplice “non essere xenofobo”. E tutti gli Svizzeri sono ancora liberi di seguire questa strada.

      • ErikaT scrive:

        si si come no, adesso buttare via gente che chiede aiuto sarebbe una cosa cristiana, si contenga per favore!!!!

        • mattia scrive:

          Allora visto che lei é tanto cristiana da stanotte apra casa sua ad ogni senzatetto e a chiunque desideri usufruire dei suoi beni. Viva la sua fede prima di imporla agli altri.

        • Mirko scrive:

          È più cristiano accogliere 1000 persone e dare loro delle condizioni di vita degne o accoglierne 1500 e metterle nelle baraccopoli, senza alcun diritto?

  3. filomena scrive:

    Volete la democrazia diretta? Votate Grillo… secondo me comunque è “una boiata pazzesca” per dirla come il buon vecchio Fantozzi!

    • ragnar scrive:

      Per avere la democrazia diretta in Italia al momento occorrerebbe circondare il parlamento e impedire che chi sta dentro non venga in alcun modo rifornito di viveri, nonchè impedire l’atterraggio di elicotteri e/o rifornimenti aerei. A quel punto sarà il popolo a decidere cosa vuole veramente.
      I politici italiani hanno un solo scopo: conservare la poltrona il più a lungo possibile.
      Pertanto non solo è un suicidio votare, ma è pure inutile non votare. Qui bisogna agire con la forza. E non bisogna neanche minacciare la morte: sai cosa gliene importa a quelli di morire?
      Bisogna minacciarli con la tortura. Con la fame. Forse allora cedono.

  4. Cisco scrive:

    La Svizzera è probabilmente il paese che più al mondo riesce a fare il proprio interesse.
    Infatti è un paradiso fiscale con banche che accolgono a braccia aperte gli evasori eei criminali di tutto il mondo, ma il cui “popolo sovrano” se la prende con gli idraulici italiani che a bordo di furgoncini sgangherati farebbero “concorrenza sleale” ai trasportatori svizzeri. Lo stesso “popolo sovrano” che ha di recente confermato il diritto all’eutanasia (in media tre italiani al giorno varcano i confini ticinesi per suicidarsi) e quello all’aborto. Sussidiariamente e democraticamente, s’intende.

    • Cisco scrive:

      Errata corrige: gli italiani che vanno a suicidarsi in Svizzera sono 3 al mese, non al giorno. Non che questo cambi la sostanza delle cose…

      • Ateo scrive:

        Invidio gli svizzeri perché, come tutti gli altri paesi del mondo eccetto l’Italia, non hanno il vaticano all’interno del loro stato. Ergo non hanno le pressioni di finti perbenisti, cattolici…

        • Azaria scrive:

          Complimenti per il tuo commento, si vede proprio che la coerenza con l’articolo e gli altri commenti, quando il tuo stupido odio lascerá spazio ad un minimo di razionalitá (neanche tanta, non ce n’é bisogno) potrai anche scrivere qualcosa di intelligente.

          Se preferisci restare nel tuo bigottismo puoi andare fra i tuoi pari in Afganistan o Corea del Nord.

    • easy canale scrive:

      Qualsiasi paese al di fuori dall’Italia è un paradiso fiscale

  5. svizzero scrive:

    Tanti di voi palano per dare aria alla bocca.. Basta con questi luoghi comuni che noi svizzeri siamo tutti ricchi, che approfittiamo della ricchezza degli altri e altre castronerie del genere. Come spiegato nel articolo, un quarto della nostra popolazione è composta da stranieri, e a noi va benissimo così, non e un problema. Ma come ovunque, il troppo storpia, e adesso il popolo ha deciso; mettiamo un freno! Il Ticino, cantone dove abito e cerco di lavorare, ha 250’000 lavoratori attivi, e abbiamo 60’000 lavoratori frontalieri che ogni giorno vengono a lavorare qui in Ticino. Basta! E non perché siete italiani. Perché ne sta risentendo la qualità del lavoro e l’equità salariale. Tanti frontalieri si accontentano di stipendi che per un residente non basterebbero a pagare il solo affitto.. Ci sono “imprenditori” italiani che approfittano dei questo dumping salariale per aprire aziende in Ticino, assume manodopera a basso costo da Como, Varese, ecc… Spremerli come limoni e dopo qualche anno di attività chiudere la ditta, lasciano in Ticino debiti verso fornitori, personale italiano inserito della nostra
    Cassa di disoccupazione riperquontendosi su tutta la popolazione che paga i contributi sociali di disoccupazione. È intanto i ticinesi faticano a trovare lavoro.
    Per quanto riguarda i manovali che entrano in Ticino a lavorare in proprio, come l’idraico che è stato citato; beh, che dire. Siamo al limite della concorrenza sleale, e spesso si infrangono i minimi requisiti di legge che ogni lavoratore ticinese deve adempire per lavorare in casa propria. E noi adesso ne abbiamo le
    Scatole piene. Non è xenofobia, ma amore proprio.

    • Cisco scrive:

      Caro Svizzero, basterebbe introdurre il salario minimo ed evitare di fare pubblicità in Italia promuovendo gli sconti fiscali alle imprese che spostano la loro produzione in Ticino e altri cantoni svizzeri. La regolazione dell’immigrazione è doverosa, ma non si può dare la colpa ai frontalieri, che lavorano e rispettano le leggi (io non sono un frontaliero, vorrei specificare). Quanto al “luogo comune” secondo cui chi vive in Svizzera è ricco, è meglio stendere un velo pietoso…

      • sissi252 scrive:

        Hai ragione cisco, e forse anche eliminare le agenzie di somministrazione di lavoro temporaneo, che hanno rovinato il ticino, perche hanno messo tantissimi annunci in italia, promettendo lavoro facile e grossi guadagni, sono stata presente io quando facevano permessi a go go, con lavori a chiamata, facendo lavorare anche poche ore, per chiudere dei buchi di lavoro, i frontalieri non c entrano, forse dovreste rivedere come vi siete approfittati della nostra poverta’ , sapendo che l italia va male, con la forza della legge sulle bilaterali… io conosco bene i ticinesi, la colpa non e’ mai loro ma sempre degli altri, se imparaste ad assumervi almeno la meta’ delle vostre colpe, tutto andrebbe meglio, non credete? Provateci almeno, essere sovrani non vuol dire schiacciare gli altri, poi penso che ve lo fanno credere, ma non lo siete realmente.. ciao

  6. Mirko scrive:

    Analisi lucida e che va oltre alle tesi semplicistiche che parlano di xenofobia e razzismo: complimenti all’autore.

  7. ErikaT scrive:

    Insomma sull’ omosessualità tutti supercattolici integralisti mentre invece sull’accoglienza dell’ immigrato… ah no no, meglio fare come la svizzera
    Cristiani quando fa comodo insomma??
    veganatrans blog ( anti-ipocrisia )

    • Azaria scrive:

      Allora ErikaT, iniziamo a mettere una volta per tutte i piedi per terra.
      Non si fa nessuna distinzione fra gli argomenti, si é cattolici sempre e comunque.
      Il problema é che cattolicesimo é bontá, non buonismo, e la bontá si puó basare solo sulla razionalitá, sulla lungimiranza.

      Accettare una regola solo perché ad una prima analisi superficiale sembri (erroneamente) il bene comune ma che poi é deleterio per chiunque é buonismo (ció che tutti voi nemici della Chiesa mettete in pratica).
      Analizzare bene con calma tutte le sfaccettature della realtá e valutare bene i pro ed i contro e capire dove sta il bene comune per tutti é il comportamento della Chiesa, si chiama bontá e si puó basare solo sulla razionalitá, non su stupide illusioni.

      Non ci puó essere bontá senza razionalitá, quando ve lo metterete in testa?

      …e smettila di pubblicizzare il tuo blog pro-ipocrisia, buonismo ed irrazionalitá.

      • ErikaT scrive:

        mi vuoi censurare????

        • Azaria scrive:

          Voglio portarti con i piedi per terra.

          • ErikaT scrive:

            I piedi per terra??? be sai a me gli immigrati mi hanno aiutata quando stavo male, si loro e non molti italiani fascisti, quindi se cerchi qualcuno che vuole cacciarli hai sbagliato persona

            • Azaria scrive:

              Vedo che scrivi per pregiudizi (e non mi meraviglio).
              “alcuni immigrati mi hanno aiutata e quindi chiunque li deve accettare ogni immigrato”

              Il fatto che alcuni immigrati abbiano aiutato te non significa assolutamente niente, se non che QUEL particolare gruppo di persone (nel caso specifico immigrati) siano stati buoni, o visti i tuoi ragionamenti mi viene anche il sospetto che siano stati semplicemente buonisti, ma solo un sospetto resta.

              “se cerchi qualcuno che vuole cacciarli”
              Non cerco di cacciare nessuno, voglio solo essere razionale. Ora, so che a quelli come te da un fastidio mortale, ma senza la razionalitá non si puó neanche pensa di essere buoni, si puó solo apparire tali e fare danni a chiunque, compresi a coloro che ci si illude di aiutare.

              • ErikaT scrive:

                La razionalità non serve a un tubo, serve il cuore

              • ErikaT scrive:

                Comunque le tue idee sono molto ben rappresentate da tanti partiti di destra o estrema destra, cosa diamine vuoi da me??? ciaoo

                • Azaria scrive:

                  Cosa voglio? Da te assolutamente niente! Solo dimostrare a chiunque vuole usare un po’ di cervello che le tue tesi sono deleterie e dannose per chiunque (soprattutto, ma non solo, per quelli che ti illudi di aiutare).
                  Dire che la razionalitá non serve a niente esprime esattamente quello che si puó leggere nei tuoi commenti sempre irrazionali.

                  Il cuore é importante, non dico di no, ma senza la razionalitá fa quasi esclusivamente danni, anche con tutte le migliori volontá (quando ci sono).
                  Poi, una volta fatta salda la razionalitá si puó decidere se essere buoni o meno, ma solo se ci si basa sulla razionalitá.

              • Antonio scrive:

                infatti non capisco come si vieti di generalizzare contro gli immigrati (e fin qui ok), quando non si fa altro che generalizzare a loro favore. Allora le generalizzazioni sono accettabili o no?!? Due pesi, due misure.

  8. easy canale scrive:

    Eretici Svizzeri all ROGO. Come osate pensare che un popolo possa minimente credere di essere sovrano? Quale diavoleria è questa di partecipare direttamente alla vostra democrazia? Come osate snobbare il Sacro Impero dell’Unione Europea e l’Imperatore Barosso!! Da quando avete stretto il vostro infernale Patto Federale sul Grutl il 1 Agosto 1291, avete combattuto per la vostra insignificante indipendenza, la vostra fastidiosa Neutralità, e la vostro schifosa Democrazia Diretta. A causa del vostro odioso pacifismo e di tutte le guerre che non avete combattuto avete risparmiato vite et denaro. Come avete osato non partecipare nelle due 2 sacre et grandiose guerre mondiale che hanno visto gassare, bombardare, mitragliare milioni e milioni di uomini, donne et bambini. L’INQUISIZIONE EUROPEA vi sarà addosso in poche ore per tagliarvi energia, fondi per la ricerca, e scambi Erasmus. La nostra missione di Omogeneizzazione di culture, fiscalità e naturalmente della corruzione di noi burocrati non eletti in EU. Vi insegneremo NOI come essere democratici et come essere pacifisti. Avete visto come abbiamo trattato la Gracia e come abbiamo vinto il braccio di ferro con Putin.

    Carrissima Europa, resisteremo fina all’ultima goccia di sudore ma non saremo mai parte delle vostre “grandi” idee. Né avete fatte troppe …

    • sissi252 scrive:

      (Easy canale) come mai nessuno ha avuto il coraggio di cotraddire o attaccare easy canale? Sono curiosa di sapere il seguito della battaglia,….. ciao

  9. sissi252 scrive:

    Siete odiati dalla vostra stesa patria, un giorno ho avuto bisogno dell ospedale di zurigo, quando hanno saputo che arrivavo dal ticino, mi hanno trattata malissimo, mi hanno lasciata sul letto senza lavarmi x quasi un mese, nessuno che si degnava di parlare italiano, e in sala operatoria ho dovuto parlare in francese, perche’ x i zurighesi non esistete. E’ vergognoso che un medico che dovrebbe aiutare un paziente che paga la cassa malati, e premetto senza sussidio, possa avere un trattamento del genere x colpa vostra, perche non si degna di abbassarsi a parlare la lingus detta italiana in ticino, ho detto tutto… poi potete parlare di cuore, di buon animo, ma nei fatti la verita’ e’ quella che ho citato…

  10. nns224 scrive:

    @sissi252
    Sono stato operato a Zurigo 3 volte, nel 1972 (a 4 anni), nel 1983 e nel 1985. E tutti, ma proprio tutti, dal chirurgo alle infermiere passando per l’anestesista si sono sforzati di farmi sentire a mio agio, non solo parlandomi in italiano, l’unica lingua che conoscevo nel 72, ma in tutti i modi in cui hanno potuto. Mi hanno perfino messo una piccola piscina di plastica sul terrazzo per farmici giocare insieme ad altri bambini ticinesi come me che nell’agosto di quell’anno si trovavano nel reparto di oncologia del kinder spital di Zurigo. Quindi vedi tu…

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Black Jack, come il gioco d’azzardo che coinvolge banco e giocatori. In questo caso, però, il ruolo del casinò viene interpretato dalla Opel e l’oggetto del desiderio non è il classico “21”, bensì la city car Adam in edizione speciale. L’inedito allestimento Black Jack, che esalta l’inclinazione alla personalizzazione tipica dell’utilitaria tedesca, porta in dote […]

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Dopo il successo ottenuto con la 300, Beta allarga ulteriormente la gamma delle enduro “facili”: ora è il momento della Beta XTrainer 250, moto facile per alcune soluzioni ma comunque capace di grandi cose

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