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Altro che Chiesa in balia degli scandali. Negli Usa con Benedetto XVI le vocazioni sono cresciute

marzo 11, 2013 Benedetta Frigerio

Dal 2006 le iscrizioni ai seminari e i preti sono aumentate dopo anni. Come la Conferenza episcopale voluta dal Papa e il suo pontificato hanno fatto sbocciare germogli nel deserto creato dal secolarismo che lui stesso definì radicale.

La Chiesa americana, di cui molto si sta parlando per via del conclave, è emersa con un volto rinnovato rispetto a quella arroccata sulle regole e sugli scandali di cui si è cominciato a parlare dieci anni fa. Colpisce il carattere giovane e spensierato con cui i suoi vescovi e cardinali, in maggioranza di nomina ratzingeriana, testimoniano la loro fede. Mostrando un volto forse inaspettato anche al governo e al secolarismo radicale, che negli Stati Uniti sembrava aver già vinto e a cui la Conferenza episcopale, con a capo Timothy Dolan, sta rispondendo con vigore da quando il presidente Obama ha messo in discussione la libertà religiosa e le fondamenta della famiglia naturale.

IL SIGILLO. Ma c’è di più: «Si può sottolineare che il pontificato di papa Benedetto XVI è durato solo otto anni, ma la rinuncia del Santo Padre e la sua riforma hanno lasciato il loro sigillo sul sacerdozio americano e hanno generato un incremento delle vocazioni», si legge in un articolo apparso ieri sul quotidiano americano National Catholic Register. A dirlo sono i numeri provenienti dalla Commissione delle vocazioni del clero, dei religiosi e dei consacrati della Conferenza episcopale americana e non solo. Il declino maggiore nel numero di nuovi sacerdoti e seminaristi si è verificato fra il 1980 e il 1990. Tra il 1985 e il 2005, invece, il numero medio annuale di ordinazioni sacerdotali era sceso da 533 a 454 e quello di nuovi seminaristi da 4.000 a 3.300. La Commissione ha invece assistito ad un costante aumento di nuove ordinazioni e all’incremento di seminaristi dal 2006 in poi. Nel 2012 le ordinazioni sono salite a 480, mentre il numero dei seminaristi è cresciuto a 3.700. «Ma il salto oltre che quantitativo è qualitativo», si legge.

«SONO PRETE GRAZIE AL PAPA». A spiegare il perché dei numeri, le storie riportate dal quotidiano. Padre Michael Roche, oggi 34enne, ricorda quando nel 2005, mentre lavorava per uno studio di revisione contabile, si allontanò dalla sua scrivania alla notizia dell’elezione del Papa per guardare l’evento in televisione. Colpito da «questa forte figura della Chiesa», iniziò a seguire il nuovo Pontefice fino a sentirlo ripetere ai giovani, nella sua prima omelia, le parole del suo predecessore: «Non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita». Questo, continua il giovane, «fu un punto cruciale per la mia vita, non posso dire che avevo paura di Cristo, ma non ero convinto che una vocazione al sacerdozio diocesano potesse essere vissuta in questi tempi». Un anno dopo il giovane è entrato nel seminario di Pittsburgh in Virginia.

DA SCETTICO A SEMINARISTA. L’articolo continua così: «I direttori spirituali confermano un incremento delle iscrizioni ai seminari». Padre Carter Griffin, vicerettore del seminario beato Giovanni Paolo II di Washington, spiega al quotidiano che il nuovo seminario ha aperto nel 2011 e che oggi le richieste stanno quasi raggiungendo il limite massimo per le sue capacità di accoglienza. «Benedetto XVI – continua Griffin – è stato capace di aprire nuove prospettive nella vita di molte persone, la sua profonda fede, amore e speranza hanno avuto un grande beneficio sulle vocazioni religiose».
Anche monsignor Stuart Swetland, che insegna teologia presso il seminario molto Mount St. Mary di Emmitsburg, in Maryland, conferma che «siamo davanti ai più grandi numeri mai avuti in questi anni», sottolineando che la maggior parte degli uomini a cui insegna sono di età compresa tra 21 e i 25 anni di età, adolescenti quando il beato Giovanni Paolo II è morto. «Su di loro ha avuto più influsso Benedetto XVI. Penso grazie al fatto che abbia preso i giovani sul serio, chiedendogli qualcosa che va al di là di loro stessi».
A confermarlo è la vicenda di uno di loro, Andrea Buonopane, 24 anni, al secondo anno di seminario nell’arcidiocesi di Washington: «L’Anno della Fede e la chiamata alla Nuova Evangelizzazione sono proprio i miei alleati per rispondere alle preoccupazioni degli scettici e dei non credenti». Buonopane lo sa per sua esperienza personale, dato che, si legge «l’incontro con il Papa durante la sua storica visita dell’aprile 2008 a Washington ha giocato un ruolo fondamentale per il suo ritorno alla fede cattolica durante gli anni all’università di George Washington: “È solo durante il suo pontificato che sono diventato consapevole di Dio e la mia vita di fede”, ha detto, aggiungendo di aver continuato ad approfondirla con la lettura dei testi del Papa: “Quando ho cominciato a conoscere meglio la mia fede BenedettoXVI era sempre lì per me”».

QUALITA’ E QUANTITA’. I numeri sono cresciuti, forse proprio perché non è su questi che il Pontefice ha insistito ma sulla qualità delle vocazioni. Come ha ripetuto spesso in questi otto anni. Monsignor Fabian Bruskewitz, vescovo emerito della diocesi di Lincoln, in Nebraska, spiega che sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI hanno dato al Concilio Vaticano II la sua vera interpretazione, ma che «papa Benedetto XVI ha posto un accento ancora più forte sulla preghiera liturgica e sull’apprendimento del latino», motivo per cui «l’attenzione alla tradizione liturgica tra i sacerdoti e seminaristi è molto maggiore che in passato».

RITORNO ALL’UMILTA’. Infine, il quotidiano parla delle conseguenze dell’«ultimo atto di Benedetto XVI che ha dato ai sacerdoti e ai seminaristi una profonda lezione di umiltà». «Mi ha ricordato», ha concluso Buonopane, «che il ministero sacerdotale non è mio», che «non si basa su quanto sia bravo, sui miei doni particolari, sul mio carisma o su qualsiasi altra cosa che io possa fare da me. Ma solo sull’uso che Dio fa di me».

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