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Al via Rio+20. Lomborg a tempi.it: «C’è un modo migliore per salvare ambiente e orsi polari»

giugno 20, 2012 Leone Grotti

Intervista a Bjørn Lomborg, famoso “ambientalista scettico”, all’apertura della conferenza Onu sull’ambiente: «Il Global warming non è il primo problema, inquinamento di acqua e aria fa molte più vittime».

Oggi si apre a Rio de Janeiro la conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile “Rio+20″: sono attese 20 mila persone e i più importanti capi di Stato per discutere sulle 49 pagine di accordi ambientali, da ratificare, intitolate “Il futuro che vogliamo”. «Il futuro che vogliono a Rio non è quello che vogliamo noi» afferma a tempi.it Bjørn Lomborg, “l’ambientalista scettico” che non vuole cedere al «catastrofismo con cui viene sempre presentato il global warming», il professore e ricercatore universitario danese paragonato a Hitler nel 2004 dal capo della Commissione Onu sul cambiamento climatico Rajendra Pachauri, l’assiduo sostenitore che «il modo migliore per combattere il global warming non è tagliare le emissioni di Co2, perché spendere 180 miliardi di dollari ogni anno fino alla fine del secolo per ridurre la temperatura di 0,05 gradi non è una soluzione intelligente».

Lomborg considera la conferenza Onu l’ennesima «occasione sprecata». Perché? «Il global warming è il problema ambientale meno importante che ci sia, causa solo lo 0,06 per cento delle vittime nei paesi in via di sviluppo, e continuare a sprecare tempo in questo modo non è un bel biglietto da visita. Dovremmo piuttosto pensare all’inquinamento dell’acqua e dell’aria, che causano il 14 per cento delle vittime nel Terzo mondo. Ma questi sono argomenti che vanno troppo poco di moda».

E se proprio bisogna parlare di global warming, del costante e progressivo riscaldamento della Terra, insiste, «dovremmo essere onesti e riconoscere che fino ad ora abbiamo fallito e provare a cambiare approccio. Il miglior modo per affrontare il problema dell’aumento della temperatura sulla Terra non è ridurre le emissioni di Co2, soprattutto in tempi di crisi economica».

Secondo Lomborg, «bisogna puntare sull’innovazione e la ricerca, rendere le cosiddette energie non inquinanti meno costose e più competitive, combattere la povertà, che è una delle grandi cause dello sfruttamento ambientale, e non fissarci sul taglio delle emissioni. Se facessimo tutto questo spenderemmo 500 volte meno di quanto previsto dal Protocollo di Kyoto. E con risultati migliori».

Se esiste un modo migliore del taglio delle emissioni per combattere il global warming, perché non viene adottato? «Perché investire sulla ricerca, sulla tecnologia e sulle soluzioni pratiche non fa notizia – conclude Lomborg – È semplice piangere per quel singolo orso polare in più che a causa del global warming morirà ogni anno. Io sono felice che ci sia gente che ama gli orsi polari e anch’io voglio salvare quel singolo orso polare, ma invece che spendere miliardi su miliardi per ridurre la temperatura di neanche un grado, preferisco prima impedire che i cacciatori ne uccidano 300 all’anno».

(L’intervista integrale a Bjørn Lomborg apparirà su Tempi settimana prossima)

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L’Osservatore Romano

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