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Addio a Adrienne Rich, la poetessa femminista e libera

marzo 29, 2012 Daniele Ciacci

È morta ieri a 82 anni l’autrice americana, voce unica nel panorama mondiale, gay e femminista, non si sottomise mai alle molteplici lusinghe del potere.

Adrienne Rich era una poetessa sconosciuta in Italia. Bisogna ringraziare alcune case editrici coraggiose che ne hanno curato la traduzione italiana: Garzanti (per Gli Elefanti, 16 anni fa) e Crocetti, abile a fiutare i grandi artisti ancora poco apprezzati in Italia (uno fra tutti, il premio Nobel 2011 Tomas Transtromer). Per farsi un’idea, può essere utile leggere La guida nel labirinto e Cartografie del silenzio, a cura di Maria Luisa Vezzali. L’autrice americana è morta ieri a Santa Cruz, aveva 82 anni. Da sempre conviveva con l’artrite reumatoide che la costringeva a terapie continue.

La prima testata a riportare la notizia del decesso è stata il New York Times. Forse perché l’autrice era profondamente legata a Yale, la vicina università dell’Ivy League dove si è laureata nel 1951 e dove ha vinto il premio “Yale Series of Younger Poets”. Grazie a questo, la Rich ha potuto pubblicare il suo primo libro, A Change of the World, con un’introduzione del poeta W. H. Auden. Di qui il matrimonio, infelice, con Alfred Conrad, la loro vita a New York e la scrittura.

Ciò che si ammira della Rich, nella vita come nella scrittura, semplice, impegnata, accattivante e profonda, è la sincerità. Partecipa agli anni Sessanta americani, diventano un’attivista femminista e lasciando il marito. Che, di lì a poco, si suicida. Vince il “National Book Award for Poetry”, prestigiosissimo premio letterario, e lo dedica alle donne che non possono farsi sentire. Nel frattempo, dichiara la propria omosessualità. Non ne ha paura e convive con Michelle Cliff, a sua volta poetessa.

L’impegno politico e sociale della Rich varca i confini dello stretto femminismo. Nel 1997 rifiuta la “National Medal of Arts” affermando che non poteva accettare un premio concessogli dalla «cinica amministrazione» di Bill Clinton. Nel 2003 ha rifiutato di partecipare a una conferenza nella Casa Bianca per contestare la guerra contro l’Iraq voluta da George W. Bush. Insomma, non amava sottomettersi alle lusinghe del potere. Ed è per questo che la sua arte è una delle più libere degli ultimi anni.

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