Uruguay. Vescovi contro la legge sul matrimonio “igualitario” gay. «Perché non facciamo come in Francia?»

In Uruguay i vescovi criticano la legge attesa dal voto in Senato. Ma lo sono anche con la tiepidezza dei cattolici: «Sappiamo manifestare solo per ragioni politiche o di denaro?»

tratto dall’Osservatore Romano – Montevideo, 29. Ad aprile l’Uruguay diventerà molto probabilmente il secondo Paese dell’America latina, dopo l’Argentina, a riconoscere il matrimonio fra persone dello stesso sesso (è consentito anche in Messico ma solo nel distretto federale della capitale). Se si aggiunge che in Uruguay le coppie formate da omosessuali possono già da tempo — con alcuni vincoli — adottare bambini, si comprende la preoccupazione dei vescovi che in questi giorni stanno intensificando gli interventi contro la relativa legge, approvata a dicembre dalla Camera e ora al vaglio del Senato. Il voto, a detta degli osservatori, appare scontato e orientato a confermare il “sì” espresso dai deputati. «Sarà un duro colpo per il matrimonio e la famiglia», commenta il vescovo di Salto, Pablo Jaime Galimberti di Vietri, per il quale l’aver chiamato questa nuova forma di vincolo matrimonio igualitario rappresenta un inganno perché «lo equipara al matrimonio fra un uomo e una donna, unione affettiva ma anche corporale piena, con capacità di generare nuova vita e di offrire ai figli una complementarietà genitoriale tanto importante per il loro ottimale sviluppo psicologico».

Dietro questa volontà di annullare tutte le differenze — afferma monsignor Galimberti di Vietri — si scorge «l’oscura intenzione di disarmare una struttura ormai consolidata», qual è la famiglia tradizionale, di provocare un “cambiamento di civiltà”, per usare la definizione del ministro francese della Giustizia, Christiane Taubira. E sempre alla Francia (dove una simile riforma sarà al vaglio del Senato a partire dal 4 aprile) fa riferimento il vescovo di Salto quando ricorda le parole pronunciate a Parigi, durante una recente manifestazione, dalla fondatrice di Homovox, organizzazione dichiaratamente contraria al mariage pour tous perché strumentalizzerebbe i diritti dei gay: «Sono francese e omosessuale. La maggior parte degli omosessuali non chiedono né il matrimonio né l’adozione dei bambini, non vogliono essere trattati allo stesso modo degli eterosessuali perché sono differenti, non chiedono uguaglianza ma giustizia sì».

Critico nei confronti degli uruguaiani, in particolare dei cattolici, incapaci di opporsi adeguatamente al provvedimento sul matrimonio igualitario, è invece il vescovo di Canelones, Alberto Francisco María Sanguinetti Montero. Ricorda che in Francia centinaia di migliaia di cittadini sono scesi giorni fa per le strade, assieme ad associazioni e a movimenti, per difendere il matrimonio, la famiglia, la vera filiazione e adozione. «Che succede agli uruguaiani? Abbiamo perduto la capacità di pensare, di domandare? O sappiamo manifestare solo per ragioni politiche o di denaro?», si chiede il presule, sottolineando che la legge sul matrimonio fra persone dello stesso sesso non solo «distrugge il matrimonio e la famiglia» ma «fa dell’adozione un affare degli adulti e non un diritto del bambino», oltre a interrogare la società sul valore di scelte fondamentali.

E il vescovo di Minas, Jaime Rafael Fuentes Martín, parla di «gravissima ingiustizia» perché il matrimonio e le unioni omosessuali sono «realtà differenti e pertanto devono essere trattate in maniera differente». Il presule ricorda poi che la Corte europea dei diritti dell’uomo, nel giugno 2010, ha detto che non esiste alcun diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso e che dunque non si può parlare, in caso contrario, di discriminazione. «Dopo il sì del Governo all’aborto, cambia adesso la natura del matrimonio. In seguito si arriverà a leggi favorevoli all’eutanasia e anche all’eugenetica. È questo il progresso sociale che vogliono gli uruguaiani?», si chiede monsignor Fuentes Martín.