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Unioni civili. Perché Scialpi non la racconta giusta

ottobre 15, 2015 Giuliano Guzzo

Il cantante e il marito chiedono le unioni civili, lamentando di essere stati discriminati in ospedale durante un ricovero. Ma come stanno le cose? Cosa dice la legge italiana?

scialpi

Povero Giovanni Scialpi, si trova in ospedale per un intervento ma il “marito” Roberto – riferisce il Corriere.it – «non può assisterlo». Come mai? «Per la sanità e per lo Stato sono un perfetto sconosciuto» lamenta su internet, chiedendo una rapida approvazione della legge sulle unioni civili, l’uomo a cui sarebbe impedita l’assistenza dell’amato ricoverato. Una vicenda che, se fosse vera in questi termini, potrebbe indignare; tuttavia il condizionale qui è d’obbligo dal momento che un dubbio ci assale: quale sarebbe la Legge dello Stato Italiano che ora sta impedendo a Roberto di assistere Gianni? Nel breve articolo del Corriere.it – stranamente – non si fa riferimento alcuno alla spietata norma in nome della quale una struttura ospedaliera, oggi, potrebbe impedire ad un convivente di stare vicino alla persona amata.

C’è di più: dando un’occhiata a quanto prevede il nostro ordinamento, non solo non si trova la Legge che negherebbe al cantante Scialpi il diritto di farsi assistere dal partner, ma si trovano disposizioni molto chiare rispetto non già alla possibilità bensì all’obbligo di informazione da parte dei medici per eventuali trapianti al convivente (art. 3 L. n. 91 1999), nonché ai permessi retribuiti per decesso o per grave infermità cui un convivente anche dello stesso sesso ha diritto (art. 4 L.n. 53 2000). Ora, possibile che la Legge da un lato obblighi i medici ad interfacciarsi – in casi gravi, come sono i trapianti – coi conviventi e dall’altro cacci questi ultimi fuori dall’ospedale? E i medici dove diamine dovrebbero informare una persona dell’eventuale trapianto del convivente? Al bar? Nel parcheggio del nosocomio? Su Skype? Qualcosa, evidentemente, non torna.

E poiché le Leggi poc’anzi ricordate – in particolare la n.91 del 1999 – sono chiare e individuate, mentre quanto mai misteriosa risulta quella che sciaguratamente impedirebbe al convivente di prestare assistenza ospedaliera al proprio partner, il dubbio che quest’ultima non esista neppure, a questo punto, per un elementare ragionamento logico, viene. Tanto più, dulcis in fundo, che se si va a leggere l’ultimo Disegno di legge sulle unioni civili – il cosiddetto Cirinnà bis – laddove questo regolamenta la reciproca assistenza (art. 12) non si rintraccia, neppure qui, l’ombra di una disposizione che sarebbe da abrogare. Insomma, il diabolico divieto che impedirebbe ad un convivente di prestare assistenza all’altro – posto che non si ha notizia di mariti o mogli cui venga intimato, per poter visitare il coniuge, di esibire prima il certificato di matrimonio – sembrerebbe avere un sapore inconfondibile: quello della bufala.

Articolo tratto dal blog giulianoguzzo.com


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61 Commenti

  1. MicheleL says:

    Tragicomico come, quando a patirne l’assenza sono i detestati gay, è tutto uno slancio a far finta che il diritto di famiglia non abbia alcuna implicazione amministrativa. Tutto uno sciorinare di toppe e rattoppi che in taluni casi sopperiscono ad una assenza resa da questi non meno pressante, ma più evidente. Ipocrisia, al solito.

    • To_Ni says:

      Autorevole inutile minchiata. L’articolo parla di una di una menzogna spudorata (tu dovresti essere un autorevole esperto) . Le disposizioni presso ciascuna azienda ospedaliera regolano l’assistenza del malato , generalmente pongono sullo stesso piano parenti e amici non creando dunque problemi per conviventi. Se ci fossero disposizioni discriminatorie per il convivente ci sarebbe una violazione del diritto del paziente di scegliere da chi vuole essere assistito e potrebbe impugnare in tutte le sedi (giudiziarie ed amministrative).
      Inutile quindi il tuo paraponzi…ponzi…po’… scusa , intendo …. “autorevole” paraponzi…ponzi…po’…

      • andrea says:

        l’articolo trasuda malafede e il commento di to_ni mentalita’ ponzio.pilatesca della peggior specie.

        su questi problematiche hanno ragione, meritano sostegno, tutela giuridica.

      • Alberto says:

        E se il paziente è incosciente?
        Sicuramente alle tre del mattino, magari col compagno in condizioni gravissinme dopo un incidente, si “potrebbe impugnare in tutte le sedi (giudiziarie ed amministrative)” il regolamento che mi impedisce di assisterlo. Immagino che la risposta della corte arriverà nel giro di 5 minuti, giusto?
        Ah, e l’avvocato me lo devo sempre portare apprresso ?

        • Pirata says:

          Se il pz è incosciente chiunque arrivi non puoi sapere se sia veramente un parente, oppure se il pz acconsentirebbe a fornire informazioni sulla propria salute anche ad un parente accertato. Se il pz è incosciente probabilmente starà in un reparto intensivo dove spesso non è possibile per un parente o un convivente restare. Quindi il problema non si pone, o lo si pone per tutti.
          Il medico in genere si fida della buona fede di chi si presenta al capezzale di un moribondo alle 3 di notte.
          Cercare sempre il caso limite vuol dire non avere presente il compito del legislatore.

  2. paolab says:

    l’autore di questo testo o ci è o ci fa. le leggi che cita riguardano coppie conviventi, “purché la stabile convivenza con il lavoratore o la lavoratrice risulti da certificazione anagrafica “. come è noto, non esiste certificazione anagrafica che sancisca la stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso. è appunto la ragione per cui bisogna fare una legge per regolare le convivenze omosessuali. diciamo che è un caso da comma 22: “Una persona omosessuale può assistere il proprio convivente se risulta certificata la loro stabile convivenza; ma non può essere certificata la stabile convivenza se la coppia è omosessuale”.
    quindi di cosa stiamo parlando? questa non è più nemmeno una presa di posizione ideologica, è proprio informazione menzognera!!!
    l’argomentazione che non esista una legge che proibisce l’assistenza da parte del partner è proprio un’idiozia logica: la legge esplicita chi può o deve prestare assistenza, non chi non può. in pratica, nei reparti ospedalieri, spesso sta alla sensibilità del personale ammettere all’assistenza il compagno di un omosessuale. ma questo può avvenire solo in regime di ordinaria amministrazione, perché se si tratta di prendere decisioni importanti, per legge medici e sanitari devono rifarsi ai parenti e il convivente omosessuale è tagliato fuori.
    per piacere, va bene il dibattito, ma almeno partendo da informazioni corrette e non tendenziose.

    • To_Ni says:

      Le disposizioni presso ciascuna azienda ospedaliera regolano l’assistenza del malato , generalmente pongono sullo stesso piano parenti e amici non creando dunque problemi per conviventi. Se ci fossero disposizioni discriminatorie per il convivente ci sarebbe una violazione del diritto del paziente di scegliere da chi vuole essere assistito e potrebbe impugnare in tutte le sedi (giudiziarie ed amministrative).

      • Alberto says:

        Sicuramente alle tre del mattino, magari col compagno in condizioni gravissinme dopo un incidente, si “potrebbe impugnare in tutte le sedi (giudiziarie ed amministrative)” il regolamento che mi impedisce di assisterlo. Immagino che la risposta della corte arriverà nel giro di 5 minuti, giusto?
        Ah, e l’avvocato me lo devo sempre portare apprresso ?

    • Certificazione anagrafica says:

      Se abito stabilmente con una persona…magari la mia residenza e la sua sono le stesse???
      Magari si vede anche dalla carta d’identità???

      Inoltre nessuno mai mi ha chiesto i documenti, se mi presento spontaneamente al pronto soccorso saputo di un grave incidente occorso a un amico, basta presentarsi e poi, se è possibile, quando è possibile, ti fanno entrare e assisti il/la degente…

  3. pippo says:

    messa così la notizia è una bugia.
    ci possono essere dei problemi all’assistenza all’ospedale. ora vi spiego.
    1) il problema si può verificare se la famiglia di origine si oppone alla presenza del marito
    2) se il malato non è in grado di decidere per se, il marito in italia non ha nessuna voce in capitolo. esempio, faccio un incidente, hanno bisogno di una firma per la responsabilità per portarmi in sala operatoria, allora mio marito non può metterla.
    3) se mio marito lavora non ha diritto a chiedere dei giorni per potermi assistere

    nel caso di una banale operazione, sopratutto se c’è dietro una famiglia benevolente, non possono esserci problemi.

    • To_Ni says:

      Vale sopra.
      se il malato non è cosciente al convivente basta premunirsi di una “autodichiarazione” e se vuole abbondare integrare una certificazione anagrafica familiare. Se ancora hai dubbi il paziente può riflettere di predisporre un atto sulla propria volontà di chi voglio essere assistito in caso di malattia. Conosco etero che lo hanno fatto. Non necessita il notaio … (ma se c’è e meglio per certi aspetti) .. può andare bene il segretario comunale.

      Leggi l’art. 4 della legge 53/2000 sul diritto del lavoratore ad un congedo di tre giorni in caso di infermità morte ecc. del compagno. Nota la legge non usa l’espressione “more uxorio” (quindi non esclude conviventi dello stesso sesso”.

      • paolab says:

        la legge chiede la certificazione, non si scappa. e poi il problema non si pone quando c’è bisogno di portare il pigiama pulito. il problema si pone in casi gravi, quando magari c’è da discutere le terapie. spesso il medico, quando capita di essere contestato da un compagno non coniuge, imbraccia il fatidico “lei chi è?” e lo esclude. per il caso di scialpi non so, ma fare finta che la questione non sussista è davvero ridicolo.

        • federico says:

          e chissà quanti casi conosce Paolab in cui il medico ha detto al compagno “lei chi è ” !
          milioni
          miliardi
          fantastiliardi

          quante persone in fin di vita ha accompagnato in qualche modo
          milioni
          miliardi
          fantastiliardi

          che differenza tra la vita vera e la propaganda, un mare che si potrebbe colmare solo vivendo

      • pippo says:

        To_Ni io lo sto facendo in questi giorni:
        bisogna trovare un avvocato che sia preparato in diritto della famiglia.
        ogni singola questione va discussa e definita a parte
        l’avvocato costa molti soldi
        le firme vanno apposte davanti ad un notaio
        la famiglia può sempre e cmq impugnare la cosa

        un mio amico morto qualche anno fa voleva essere cremato e le ceneri tenute a Roma. il ragazzo in questione era giovane quindi a tutte queste cose non ci aveva pensato e pareva brutto spiegargli questi problemi legali quando stava male (cosa gli dici? prepara le tue volontà perchè stai morendo?)
        ti devo raccontare com’è finita?
        sepolto nella sua terra di origine, calabria. il fidanzato non fu invitato neanche al funerale!

        To_Ni è facile parlare quando questi problemi non riguardano te.
        ripeto io lo so perchè ci sto passando sulla mia pelle. io sono sposato in portogallo e sto sottoscrivendo in italia un contratto di convivenza. per sposarmi ho speso la metà della metà di quello che mi costa sottoscrivere il contratto. inoltre il contratto può regolamentare pochissimi aspetti della convivenza e sopratutto solo aspetti che non coinvolgono terzi.

        • Alberto says:

          E’ esattamente quello che stutti questi saccentoni alla Giovanardi non vogliono capire. Le scritture private o patti di convienva o contratti o come diavolo volete chiamarli sono carta straccia davanti all’opposizione di terzi, e anche all’interno della coppia hanno limitatissimo valore. Più che altro un modo per far lucrare avvovcati e notai.

        • To_Ni says:

          Rispondo a te ad Alberto, a PaolaLab .

          Vale quanto detto sopra nel primo intervento. Nella situazione del paziente cosciente le disposizioni ospedaliere non possono essere discriminatorie. Punto.
          Nel caso di paziente in stato di incoscienza vale l’autocertificazione fatta anche davanti al segretario comunale e non ha costi significativi. Se uno tiene ad una situazione l’autocertificazione se la prepara ed evita i problemi futuri (non mi pare la cosa terrificante se uno tiene ad una situazione affettiva)
          Quello sostenuto da Pippo su i “giorni per assistere è smentito dalla citata legge.
          In ogni caso, caro Pippo, mi dispiace per la tua esperienza personale, ma non credo che sia colpa della normativa vigente ma dell’ottusità che non ti salvaguardia da nessuna legge. (in ogni caso il mio ragionamento è limitato all’aspetto assistenza ospedaliera e ti dico, in tutta sincerità, che trovo incivile che una persona non possa avere accanto chi gli vuole bene)
          IN OGNI CASO
          per quanto possiate lamentarvi e discutere sull’autocertificazione si o no (tenete conto che situazioni del genere si presentano a coppie etero conviventi) una cosa incontrovertibile è che la situazione discriminatori descritta nell’articolo ha indizi gravi e concordanti per ritenerla FALSA e legittima i sospetti di Claudio.

          • MicheleL says:

            “l’autocertificazione fatta anche davanti al segretario comunale e non ha costi significativi”.

            To_Ni. Ma vada a quel paese! (Uno omofobo a sui piacere). Le toppe le metta ai suoi deliri. Questo calvario di gabelle non ha senso, anche se si potesse replicare l’efficacia amministrativa e giuridica del matrimonio in due passaggi, non c’è ragione di non farne uno solo: si chiama, appunto, matrimonio.

            • To_Ni says:

              Hai perso l’equilibrio. l’autocertificazione firmata davanti al segretario comunale è buona, costa pochissimo e bastano 5 minuti. Informati. Se ti sembra poco “autorevole” mi dispiace. Per matrimonio ti dico no per i motivi di sempre nonostante ti distruggi le dita sulla tastiera per ribadire ossessivamente che:
              tutti gli intervistati gay, con gli autorevoli intervistatori, hanno confezionano l’autorevole studio che dice, autorevolmente, che dal matrimonio gay nascono autorevoli generose donatrici di uteri e ovuli ecc. grazie alle quali si producono meravigliosi bambini che tu autorevolmente chiami figli.

              • Giannino Stoppani says:

                Non ha perso l’equilibrio, è sbroccato completamente.
                Niente di nuovo, è un fatto ciclico.
                Si presenta in punta di forchetta e finisce nel tritume più laido.
                Poi riparte da capo come nulla fosse.

              • pippo says:

                To_Ni
                punto primo, ti ho già spiegato che io sto facendo preparare il contratto di convivenza in questi giorni. oggi avevamo appuntamento con l’avvocato ma abbiamo dovuto rimandare perchè ho un po di febbre.
                non bastano 5 minuti, e non costa pochi soldi.
                io spenderò circa 3000 euro per l’avvocato che mi segue e circa 500 per il notaio per la registrazione delle firme (del notaio non sono sicuro ma in altre occasioni questo è quello che ho pagato per servizi simili, ma ripeto potrei sbagliare).
                soldi a parte, ho dovuto faticare a trovare un avvocato, l’ho già incontrato con mio marito 2 volte e dobbiamo rivederlo un ultima volta.
                ci ha spiegato i numerosi limiti della cosa, che è solo una scrittura privata tra noi due, quindi è superata da ogni altra legge (vedi ad esempio la legittima nella successione).

                ti faccio notare che per sposarmi, ho speso 300 euro, e per i documenti è bastato mandare un e-mail con i passaporti e gli atti di nascita. due mesi dopo passaporto alla mano eravamo sposati.

                insomma una legge che ti protegge 1000 volte di più, ti protegge 1000 volte di più e costa 1000 volte di meno.
                se pensi che il matrimonio non sia necessario non sposarti, ma non rompere le scatole a me!

                ps
                io non voglio figli. non credo ne vorrò mai, ma sicuramente non ne vorrò mai fare in maniera artificiale.
                ma se volessi avere un figlio, essere o meno sposato in italia non mi farebbe nessuna differenza: io sono sposato in europa quindi ho già accesso a tutte le tecniche surrogate in tutti i paesi che la prevedono.
                il tuo è solo un uso strumentale dei bambini.

                e se io decidessi di fare un figlio non riconoscendo la paternità a mio marito, il dispetto lo faresti solo al bambino non a noi!

                • To_Ni says:

                  Pippo io non voglio entrare in merito alle tue vicende personali. Capisco che in quest’Italia anche le regole semplici diventano difficile. Come ho detto altre volte credo che certe cose devono essere semplificate e che le mie riserve sono matrimonio …e adozioni (oltre al …tutto è omofobia)

                  Puntualizzo che le affermazioni che ho fatto sono vere ( assistenza a malato in caso di coscienza si/no e congedo).

                  Ma per tornare al punto di questa discussione, in tutta onestà , ti sentiresti di dire che la vicenda scialpi non puzza di bugia? Che questa è tangibile al punto che sorprende come il sito di un giornale così blasonato smarrisce l’elementare senso critico legittimando il sospetto che trattasi di propaganda e basta?

                  • pippo says:

                    To_ni si, io credo sia solo una grossa esagerazione di un episodio molto moderato che deve essere realmente successo.
                    tale ingigantimento credo sia stato fatto con lo scopo da una parte di accelerare sulle unioni gay e dall’altra per avere un po di pubblicità che non fa mai male.

                    credo che non essere sposati sia un problema anche per quello che riguarda la sfera dell’assistenza sanitaria, ma non credo sia questo il caso.

                    può darsi che ci sbagliamo e che questa coppia abbia trovato il più scemo dei dottori che gli ha piantato grane… ma io ho genuini dubbi sulla storia.

                    • Sebastiano says:

                      “…fatto con lo scopo da una parte di accelerare sulle unioni gay e dall’altra per avere un po’ di pubblicità che non fa mai male…”

                      Ecco, Pippo, vallo a dire a MicheleL, che nel frattempo sta cercando i pezzi delle vesti che si è stracciato…

                    • pippo says:

                      Sebastiano
                      io ho una necessità impellente, che viene prima ancora del mio essere gay. questa necessità è l’onestà intellettuale. non possono negare la verità.

                      però non fraintendermi, il fatto che io non penso che quello di scialpi non sia un caso autentico, non significa che esistano casi autentici di forte disagio e alcune volte di sopruso nel contesto sanitario per coppie gay.
                      sono casi ammetto piuttosto rari, per fortuna… ammetto che in ambienti accademici c’è una diffusa apertura nei confronti delle questioni LGBT quindi i casi di discriminazione sono meno frequenti in certi posti.

                    • To_Ni says:

                      Pippo , comunque io apprezzo la tua onesta. E reputo che l’ammettere , quando ci sono, pubblicate evidenti falsità, non pregiudica affatto il tuo sacrosanto diritto per lottare ciò che TU reputi una giusta lotta per la tua felicità. E se convinci/convincete (senza aiuti di sotterfugi, tipo caso scialpi, o le patacche autorevoli imposte da MicleleL) le persone su ciò che e giusto e ti riguarda/vi riguarda, hai ottenuto un cambiamento VERO.

                    • To_Ni says:

                      Ho scritto male, ma penso che si capisce quello che intendo dire.

                • Alessio says:

                  Come hai fatto a spendere solo 300 euro per il tuo matrimonio???
                  Non doveva essere il giorno più importante??? Il coronamento di un grande sogno d’amore???
                  Vale solo 300 euro???
                  Non hai invitato nemmeno un cane???
                  Nessuno a festeggiare con te???
                  Ti sei messo il primo vestito che hai pescato dall’armadio???

                  Come si fa a spendere solo 300 euro per sposarsi col grande amore della propria vita????

                  • pippo says:

                    alessio,
                    scusa ma un conto è il matrimonio e un conto sono i festeggiamenti.
                    che annoveri tra le spese universitarie l’affitto di un locale e il servizio di catering che hai preso il giorno della laurea per festeggiare con gli amici?

                    i festeggiamenti non puoi metterli assieme alle spese legali.

                    cmq eccoti accontentato, eravamo in 5: io, mio marito, i due testimoni e la ragazza di uno dei testimoni (ebbene si avevo 2 testimoni eterosessuali).
                    abbiamo festeggiato stappando una bottiglia.
                    abbiamo offerto noi il viaggio ai testimoni(e fidanzata) quindi la cosa è venuta a costare parecchio di più.
                    ma voler conteggiare le spese di festeggiamento nel costo del matrimonio non ha senso.
                    aggiungici come ho detto prima che per i documenti è bastata un e-mail con il nostro passaporto e certificato di nascita e poi mostrare gli originali all’ufficiante.

                    ah, si! dimenticavo, considera che nei 300 euro era compreso il traduttore.
                    avere il traduttore è d’obbligo per legge se ti sposi all’estero.
                    se avevo il matrimonio in italia volendo mi sposavo con 200 euro…

  4. claudio says:

    Il signor Roberto ha raccontato a “la zanzara” radio 24 di aver accompagnato Scialpi al Pronto Soccorso per un gravissimo problema cardiaco e di aver atteso per ben due ore e mezza che qualcuno gli spiegasse qualcosa.
    Questo episodio mi sembra proprio il classico caso pietoso da presentare a favore della legge sulle unioni civili. Ma scusate, alzi la mano chi ha portato un parente al pronto soccorso in codice rosso e non ha aspettato magari delle ore per avere informazioni sull’assistito. Risponda magari qualcuno che lavora in ospedale: con un caso di codice rosso di solito si aspetta ad incontrare i familiari a urgenza risolta o no? E allora smettiamola di montare casi solo per ideologia, grazie

    • pippo says:

      claudio, se la cosa è come la dici tu hai ragione. aspettare al pronto soccorso è la cosa più comune del mondo.
      rimane il fatto che il problema esiste. magari non è quello di sciapli il caso, ma di casi ce ne sono tanti… io stesso ne ho visti con i miei occhi diversi.

    • giovanna says:

      Verissimo, Claudio !
      Mio marito ha aspettato con me circa dieci ore ore quando mi ha accompagnato per una frattura al pronto soccorso della mia città : avevo un osso di fuori, ma mi hanno dato il codice verde, e il primo medico mi ha visto alle 20, dopo che ero entrata al pronto soccorso alle 10 di mattina.
      E mia figlia è andata al pronto soccorso, dopo che era stata coinvolta in un incidente stradale, con una vicina di casa, hanno aspettato un po’ di meno, perché in codice giallo e nessuno si è sognato di chiedere generalità alla vicina : in Italia siamo sommersi dalla burocrazia e i pronto soccorso sono sotto-dimensionati, ma la burocrazia . grazie a Dio, non è un problema al pronto soccorso !
      Pensate, che , diversamente che negli Usa e nella maggior parte degli altri stati, noi accogliamo in ospedale cittadini irregolari , con problemi con la giustizia, clandestini di qualsiasi paese e dico giustamente, pure, figuriamoci se un medico si fa problema a parlare con un “marito ” !!!!
      E mi è pure capitato, l’ho già scritto, di fare la notte, la notte !, ad un bambino che avevo in affido e aveva subito un intervento, senza che nessuno mi chiedesse niente di niente, tantomeno certificazioni scritte di sorta. Sfido chiunque a trovare traccia della mia presenza in tutta la documentazione dell’ospedale e si trattava di un minore !
      Non so, a parte l’evidentissima strumentalizzazione( utile anche dal punto di vista pubblicitario, oltre che ideologico , perché scialpi era scomparso e sui giornali ci va solo in forza del “marito” ) ho letto tra le righe delle lamentazioni di scialpi, più il fastidio psicologico di non essere accolto con tappeti rossi, col lancio di riso e fiori…ma come, “mio marito” sta male, il “marito ” di SCIALPI !
      Anche io, sinceramente, se mi si presentassero due “mariti”, farei fatica a fare un applauso, un minimo di perplessità mi si leggerebbe in volto : è questo che vogliono appiattire !

      Piuttosto, mi fa specie di come un giornale come il corriere della sera si presti senza la minima vergogna a dare corda a queste bufale e non per la prima volta : preoccupante, molto preoccupante.
      La cattiva fede mi spaventa , non il contenuto, smontabile in un secondo, di questa robaccia.
      Cerchiamo, almeno noi, di non abboccare.

      • Lucia says:

        Concordo.A me è capitato di essere ricoverata e mi hanno chiesto di indicare la o le persone da me autorizzate ad avere notizie sulla mia salute o da contattare in caso di necessità.E nessuno mi ha chiesto quale grado di parentela ci fosse.In caso di urgenza si spera che i medici non debbano stare ad aspettare che arrivi qualcuno con un certificato in mano per togliere una appendice infiammata.A meno che non si tratti di espianto(non trapianto)di organi.In tal caso,c’è addirittura la legge del silenzio/assenso.Ti dichiarano morto se non hai con te una dichiarazione di non assenso e dei parenti possono anche fregarsene,anche se la gran parte dei medici rianimatori ha il buon senso di non applicare la legge di brutto .Questa gentaglia si attacca a tutto per far parlare di sè e farsi passare da povere vittime della società omofoba.

        • MicheleL says:

          La prossima volta che corre in ospedale (le auguro mai), dove suo marito è ricoverato in gravi condizioni, magari in coma, rifletta per un attimo se al suo arrivo potesse scelgiere se dire “sono sua moglie” e sapere di avere dei diritti chiari, oppure “sono la sua compagna”, magari pure con una borsa piena di scartoffie che non sa se verranno accetate o meno, perchè alla reception sono infermieri, mica notai. Ecco. Ora si vergogni pure.

          • Lucia says:

            Già fatto.E nessuno mi ha mai chiesto un documento.Magari notizie sulla salute precedente il ricovero.Non vedo di cosa ci si dovrebbe vergognare.Non la faccia tanto lunga .

            • Nino says:

              Da Il Sole 24 ore (noto organo di informazione LGBT) del 13 settembre 2012

              “Purtroppo Bonatti mori da solo. Alla sua compagna, l’attrice Rossana Podestà, cui era legato da oltre 30 anni, non fu permesso di condividere gli ultimi momenti della sua vita. I due infatti non erano sposati, erano una coppia di fatto, e questo bastò ai medici di una clinica privata romana per non permettere alla compagna di Bonatti di stargli vicino in un frangente così drammatico.”

              • To_Ni says:

                Avvolte succedono cose brutte e queste non legittimano comunque regole generali e strumentalizzazioni. Il caso che citi manifesta insensibilità che credo che sia anche perseguibile. E l’articolo spiega bene che certe vicende non si possono verificare (se non in presenza di particolarissime e ineliminabili casi di ottusità )
                Tu che comunque in ogni tua espressione, da padre di famiglia, non ometti mai LGBT chissà perché… chissà dove vuoi andare a parare.

                • Nino says:

                  Dove voglio andare a parare? semplicemente vorrei che finissero anche in Italia le discriminazioni verso le coppie omosessuali. Tutto qui

                  • To_Ni says:

                    Il caso Scialpi ha i tratti di una bufala . Un convivente difficilmente può essere scacciato dall’essere vicino alla persona a cui vuole bene, perché ci sono gli strumenti che possono tutelarti. Il caso Podestà – Bonatti , per quanto doloroso (chi si è reso responsabile dovrebbe vergognarsi) non c’entra nulla con le discriminazioni alle coppie omosessuali (che poi si troverebbero nella stessa situazione di quelle eterosessuali…ma tu, padre di famiglia …solo quelle gay hai in testa…il chiodo…fissooooooooo!!!)

      • Remo says:

        Codice verde con una frattura esposta? maddai….

        • giovanna says:

          Proprio così, ” Remo”, con una frattura che ha pure comportato una successiva operazione, mi hanno dato il codice verde e fatto aspettare 10 ore !
          Il mio medico di famiglia non riusciva a capacitarsi.
          Ma sai, non avevo nessuna “moglie ” famosa ad accompagnarmi.

  5. Matteo says:

    Mi sono preso la briga di andare a leggere la notizia direttamente alla fonte, il blog di Giuliano Guzzo. C’è un post scriptum, che incollo. Credo che valga a confermare che tutto questo clamore sia assolutamente strumentale. Eccolo:
    PS. Un’amica giurista, l’avvocato Monica Boccardi, ha scritto a questo intervento un commento molto chiaro ed utile, che riporto integralmente: «Nella realtà giuridica, la normativa di riferimento è la legge sulla privacy. Ma nel caso di un ricoverato che non sia giunto in coma, la prima cosa che fanno i medici è proporre al paziente la compilazione di un’autorizzazione relativa alla possibilità di comunicazione dei dati con l’indicazione della o delle persone a cui possono essere date informazioni sulla sua salute.
    La normativa che richiama l’ottimo Giuliano Guzzo, copre invece l’ipotesi in cui il paziente sia in co…ma irreversibile e quindi il consenso alla donazione di organi debba essere rivolta ai più prossimi parenti o al convivente.
    Ma vi è di più: La persona ricoverata in ospedale ha DIRITTO a ricevere visite ed assistenza dalle persone che preferisce, siano esse parenti od amici e quindi anche il convivente.
    Solo se versa in stato di incoscienza e non può quindi esprimere la sua volontà potrebbe sorgere qualche problema.
    Il convivente (dello stesso o di diverso sesso) potrebbe ad esempio non riuscire ad avere informazioni sulle condizioni del compagno o incontrare difficoltà a visitarlo e assisterlo. Il problema può essere risolto con una dichiarazione autenticata dal notaio, fatta quando si è capaci di intendere e volere, nella quale si esprime la volontà di essere assistito dal proprio compagno e si autorizzano i sanitari a fornire allo stesso le informazioni sul decorso della malattia. Infatti, ai sensi dell’art. 82 della legge n° 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, è espressamente previsto che si possa delegare un terzo ad acquisire i dati personali relativi alla propria salute (estratto da Vivere Insieme Diritti e Doveri dei conviventi a cura di FEDERNOTAI).
    L’autorizzazione sottoscritta dal paziente, ovviamente, riguarda anche l’accesso alla stanza e alla cura del paziente ricoverato. In conseguenza di questo, è evidente che le ipotesi sono solo due: o Scialpi ha negato l’accesso al suo convivente oppure “qualcuno” sta dicendo cose non vere…Lo scopo è evidente…».

    • pippo says:

      matteo il notaio non è una soluzione percorribile dai più.
      io sto sottoscrivendo ora un contratto di convivenza e ti assicuro che è lungo, difficile, complicato e costoso.
      i problemi ovviamente nascono quando :
      1 il paziente non è in grado di esprimere un consenso
      2 i famigliari del paziente hanno problemi con il partner dello stesso
      3 anche se posso legalmente stare vicino a mio marito se non ho diritto a prendere dei giorni dal lavoro è cmq difficile per me prestargli le cure.

      come ti ho già detto il ricorso al notaio è una presa in giro, intanto perchè da giovani ci si sposa non si va dal notaio a scrivere testamenti ed ad eleggere il datore di cure in caso di coma.
      due perchè il notaio non basta, serve un notaio ed un avvocato specializzato in diritto della famiglia che abbia studiato la cosa… e tanti soldi…. l’avvocato deve preparare il contratto, in cui ogni singolo diritto /dovere va concordato e discusso e specificato. tali diritti e doveri non possono in nessun modo avere effetti su terzi (pensioni, affitti, legittime, etc).
      e tutte queste rotture di Pa**e io devo sopportarle solo perchè tu hai deciso che ti stanno sulle pa**e i fr**i e non vuoi riconoscere le unioni civili?
      allora facciamo così, tu hai tutto il diritto di odiare chi ti pare, ma tu quanto chi è odiato da te ha il diritto di essere difeso dallo stato. quindi approviamo la legge sui diritti civili e tu non inviterai mai a cena a casa tua una coppia gay o lesbica…

    • Remo says:

      E già, a uno che ricoverano d’urgenza per problemi cardiaci gli fanno prima firmare il foglio di autorizzazione.
      La verità è che se, mentendo, avesse detto di essere il fratello o il cugino, gli avrebbero semplicemente comunicato informazioni sul suo stato di salute.

  6. Giannino Stoppani says:

    Se il marito di Scialpi avesse raccontato che quei cattivoni non lo avevano fatto entrare in sala parto a tenere la manina al moglio che partoriva, sarebbe stato più credibile.
    En passant mi garba sottolineare come queste spudorate e narcisistiche strumentalizzazioni ci diano la misura di quanto possono essere davvero “autorevoli” gli studi “scientifici” che si basano su interviste a soggetti ideologizzati fino al midollo come questi signori.

    • pippo says:

      Giannino non credo ci siano studi statistici che si basano su interviste fatte a cantanti o personaggi famosi.
      so che dall’alto della tua stupidaggine pensi che tutti i gay sono ricchi, attori e ballerini ma in realtà tra i gay ci sono in percentuale tante persone con lavori modesti e con stipendi modesti quanto tra gli etero.

      già te l’ho detto, non è che quando lo prendi al cu*o la prima volta la mattina dopo quando ti svegli trovi in cucina un contratto milionario con la universal picture… no se eri un morto di fame tale rimani!

      • Giannino Stoppani says:

        Hai perfettamente ragione Pippo, ma io non mi riferivo al caso in questione, ma all’autorevole studio italiano sulla genitorialità gay pomposamente presentatoci dal solito “autorevole” attivista riguarda in realtà solo 32 soggetti, ma soprattutto 32 soggetti reclutati nell’ambito dell’attivismo lgbt.
        Come andare a Pontida a chiedere opinioni su Salvini…

  7. Kia says:

    Nell’azienda ospedaliera dove lavoro il medico fa firmare un foglio al paziente sul trattamento della privacy. in questo foglio il paziente indica chi può essere informato riguardo le sue condizioni e la terapia in atto.
    nelle opzioni disponibili su questo foglio (che si rifà poi alla legge sulla privacy) si può indicare che si intende far sapere la propria situazione clinica a:
    – famigliari
    – medico di base
    – al signor/a tal dei tali
    – nessuno.
    ora, il signor tal dei tali può essere un amico, il convivente etero o gay che sia, chiunque si voglia. anche perchè a volte può capitare che qualcuno non voglia far sapere a nessuno le sue condizioni cliniche.
    il problema sorge quando la persona è in coma, e questo problema comunque è anche di chi è legato giuridicamente alla persona. decidere della vita di una persona non è cosa semplice e dovrebbe ricalcare le volontà della persona non in grado di esprimersi.

    l’assistenza verso un malato deve essere un principio garantito per tutti. ho visto in ospedale persone ricoverate sole al mondo, assistite dai vicini di casa, da amici ma senza partner.
    mi sembra chiaro che questa storia dell’assistenza al congiunto sia una scusa per passare al discorso unioni civili che comunque prende in considerazione anche altre tematiche. insomma la solita propaganda….

    • pippo says:

      Kia, hai sorvolato su una cosa importante: voi fate firmare un foglio in cui si chiede chi può essere informato ma essere informati non significa avere voce in capitolo. è chiaro che se sei in ospedale non ti chiudono in una cella di isolamento e che della tua condizione puoi mettere al corrente chi vuoi. perchè questo non significa che le persone che ti assistono hanno i poteri legali per prendere decisioni in merito alle tue cure.

      come dici bene tu il problema è anche se ad esempio una persona è in coma e quindi tale foglio non può firmarlo. ma il problema nasce anche quando ci sono conflitti tra il partner e la famiglia dell’ammalato che può chiedere l’allontanamento (specie se l’ammalato non è in grado di opporsi).
      infine, l’ospedale può anche lasciarmi entrare a vedere mio marito, ma se non ho diritto a prendere dei giorni dal lavoro per prestare tale assistenza la cosa diventa per me un problema enorme…

      • Alberto Melli says:

        Quest’articolo è del tutto inutile:

        l’Italia ha il preciso dovere morale, come già denunciato da più parti (denuncie che dimostrano da sole l’infondatezza di quello che avete scritto), di dare garanzie a TUTTI e quindi anche ai gay di poter formare una coppia STABILE nella propria vita
        perchè formare una famiglia è un diritto umano.

        Tutto il resto sono vuote chiacchiere di propaganda ma con SHIVA101 non passerete MAI.

        Siete (su) un binario morto.

        • Sebastiano says:

          Era meglio se ti tenevi l’altro nick, era più simpatico…

        • To_Ni says:

          Alberto Melli (Shiva101 … il decaduto)

          Devo darti un brutta notizi. MicheleL , ..ti “ha vinto”, è peggio di te. Come ha fatto per me è un mistero. Hai tutto: sei un cialtrone, volgare, sozzo, senza morale , senza idea di famiglia…ma MicheleL ha giocato un asso che ti ha surclassato. Peccato ero affezionato a commentare le tue minchiate (intendiamoci, non ti abbandono del tutto…non essere triste).

      • Kia says:

        questa “voce in capitolo” mi lascia confusione. che voce in capitolo deve avere un terza persona sull’iter diagnostico/terapeutico del paziente? la relazione è tra medico-paziente. fine. il care-giver ha comunque il suo ruolo e viene interpellato (e si tratta quasi sempre della badante, che relazione affettiva c’è??) ma si parla di aria fritta con tutte queste mitizzazioni di omofobia negli ospedali per invocare le unioni civili.
        sui giorni di ferie mi rifaccio a quello che ho scritto in precedenza: l’assistenza dovrebbe essere garantita a tutti. se si vuole essere veramente coerenti si abolisce il matrimonio e si fanno le unioni civili (tra l’altro a questo punto per quale motivo rispettare una dicotomia? per quale motivo un’unione deve essere fatta su un legame di natura sessuale? due o tre amici valgono meno di una coppia etero/gay?).

        comunque secondo me il sig scialpi voleva farsi un po’ di pubblicità…

    • Remo says:

      Quindi se uno vien ricoverato d’urgenza prima di entrare in sala operatori gli zelanti assistenti si preoccupano prima di smaltire le scartoffie facendogli firmare la liberatoria?

  8. MauriZio says:

    Corriere delle bufale. Quante buone mozzrelle…

  9. xyzwk says:

    Il problema del riconoscimento del convivente in situazioni dove l’altro convivente non puó dichiarare la sua volontà, non riguarda solo le coppie gay che sono comunque rappresentative del problema e quindi meritevoli di essere prese in esame, ma riguarda anche i conviventi eterosessuali che oltre ad essere numericamente maggiori rispetto ai gay, nella maggior parte dei casi sono costretti a confrontarsi con i rapporti legati a precedenti matrimoni e dove magari non si è ancora giunti formalmente al divorzio. In questi casi, in maniera assolutamente surreale,vale la parola dell’ex coniuge e il convivente che magari da anni ha un rapporto stabile con l’altro/a, non puô nulla contro la volontà di quello che viene considerato a tutti gli effetti il coniuge.

    • xyzwk says:

      Aggiungo un esempio concreto.. Si pensi ad esempio ai diritti successori quando muore uno dei due conviventi, magari abbastanza giovane e a seguito di un fatto accidentale che non era prevedibile. Anche in presenza di un testamento (cosa peraltro rara, nella gente comune), se vi è un ex coniuge in condizione di separazione e non ancora di divorzio, egli/lei, ha diritto ad ottenere la “famosa legittima” ovviamente a scapito del convivente che nulla puó fare per rivalersi. Ora è vero che per fortuna oggi c’é il divorzio breve e i tempi si riducono, resta peró il fatto che un ex coniuge dopo la fine di fatto di un matrimonio, possa ancora ottenere dei benefici come se la fine del legame non fosse reale nei fatti. Il tutto a scapito dell’attuale consorte con il/la quale c’è stato un successivo legame! Questo è quello che si definisce un mostro giuridico risultato dalla non volontà di giungere subito al divorzio, bypassando la separazione.

  10. Cisco says:

    La proposta di Area Popolare sulla tutela dei diritti dei conviventi va nella direzione di esplicitare – rendendolo organico – il tema in oggetto, in modo che non si presentino più situazioni del genere, compresa la messinscena di Scialpi e “marito”. Ma lo scopo della lobby è appunto simbolico, cioè quello di farsi chiamare “mariti” e “sposi”, motivo per cui senza adozioni e senza un “matrimonio” saranno sempre insoddisfatti.

  11. Cisco says:

    Ecco la proposta di Area Popolare sul punto:

    DDL S. 1745 – Senato della Repubblica
    XVII Legislatura
    1.2.1. Testo DDL 1745

    Art. 1.
    (Iscrizione anagrafica della convivenza)

    (…)

    4. Agli effetti anagrafici, per convivenza si intende l’unione fra due persone legate da stabili vincoli
    affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nel medesimo comune, insieme con i familiari di entrambi
    che condividano la dimora.

    (…)

    Art. 2.
    (Assistenza sanitaria)

    1. In presenza di una convivenza dichiarata all’anagrafe ai sensi dell’articolo 1, ciascun convivente ha
    diritto di assistere l’altro in ospedali, case di cura o strutture sanitarie, nel rispetto delle disposizioni
    interne a tali strutture.

    2. Ciascun convivente può delegare l’altro affinché, nei limiti delle norme vigenti:
    a) adotti le decisioni necessarie sulla salute in caso di malattia da cui derivi incapacità di intendere e di
    volere;
    b) riceva dal personale sanitario le informazioni sulle opportunità terapeutiche;
    c) decida in caso di decesso sulla donazione di organi, sul trattamento del corpo e sulle celebrazioni
    funebri, in assenza di previe disposizioni dell’interessato

    • xyzwk says:

      ……insieme con i familiari di entrambi che condividano la dimora.
      Quest’ultimo passaggio non è chiaro, perché i due conviventi per essere definiti tali devono convivere anche con i famigliari di entrambi? Forse ho capito male…..
      E comunque questa proposta di legge si limita a questi due aspetti? Spero di no perché altrimenti sarebbe veramente poco più che nulla!

      • Cisco says:

        @Xyxwk

        In grammatica si chiama “periodo ipotetico”, si riferisce al caso – ipotetico appunto – in cui la convivenza riguardi più persone, per esempio i genitori di uno dei conviventi. Oppure l’ammucchiata che tanto piace a Scalfarotto. Per il resto leggiti la proposta integrale sul sito in Senato, ho dato tutti i riferimenti.

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