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Dopo il “no” Vikingo, riemerge una richiesta di sovranità nazionale (e il pragmatico calcolo dei cittadini sui pro e contro dell’adesione a una moneta unica e a istituzioni comuni
per l’Europa). Il fascino indiscreto di un modello imperiale (ma devoluto e federalista) che in Continente si considera obsoleto.
E che invece si dimostra più vitale e più al passo coi tempi della (burocratica e centralista) presente Unione europea del povero comissario Romano Prodi. Il realismo anglo-normanno degli Stati intesi come Spa, contro l’utopismo giacobino (franco-tedesco) di un Costituzione continentale dei Valori.
Locke contro Colbert. Un bell’approccio
(teorico e storico) antieuropeista
Le “possibilità” thatcheriane fatte proprie dal leader britannico al congresso Labour. Che recupera nei sondaggi sui Conservatori grazie a un impegno di investimenti su educazione, sanità, disoccupazione, politica estera e coinvolgimento delle comunità sociali al governo del Paese. La ricetta del risanamento economico di un grande paese e una riforma delle pensioni che farebbe strillare la sinistra italiana alla “manovra di stampo berlusconiano”