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Egregio Presidente Bush, chi le scrive è una ragazza italiana che frequenta il penultimo anno della scuola superiore. Le sembrerà strano che io mi rivolga a Lei, ma vorrei esprimerle con questa lettera tutta la mia solidarietà per il popolo americano, che mai come in questo periodo sta dimostrando, messo a dura prova, la sua tenacia e determinazione, e per Lei, presidente, che si trova a dover reggere le fila di una situazione molto complessa .
«Uffa, un’altra sbarbata delle solite». Ho pensato così quando, giovedì 18, il direttore mi ha spedito a seguire Gianluigi Da Rold, capo uffico stampa della Compagnia delle Opere, che — ospiti del “Club Santa Chiara” presieduto da Marco Palmisano — intervistava Mario Giordano, direttore di “Studio Aperto”, sul tema “La Tv tra fiction e realtà: il ruolo dell’informazione nella ricerca del vero”. Piacevole sorpesa, invece.
«Perché dobbiamo scegliere fra Bush e Bin Laden? E chi l’ha detto che sotto l’egemonia degli estremisti musulmani si starebbe peggio?». Cronache dalle assemblee studentesche su terrorismo e guerra. Dove gli studenti succhiano il relativismo dai loro professori: non c’è niente per cui valga la pena lottare.
di Rodolfo Casadei
Mentre da parte anglicana viene un eccezionale riconoscimento del primato del Papa, il sinodo dei vescovi (in pieno svolgimento a Roma) afferma che non il relativismo culturale e religioso bensì la piena e radicale testimonianza di Gesù Cristo favorisce e consolida il dialogo ecumenico. Lo dicono i prelati africani. Che suggeriscono ai beati di Assisi di provare a marciare per la pace anche in Sudan, dove “il governo effettua frequenti bombardamenti aerei su obiettivi civili”. Cioè sulla minoranza cristiana
di Antonio Gaspari