Turchia, iniziato il processo per l’assassinio di mons. Luigi Padovese

Il vicario apostolico dell’Anatolia, mons. Luigi Padovese, è stato sgozzato il 3 giugno 2010 dal suo autista, Murat Altun. Alcuni medici hanno cercato di farlo passare per pazzo, ma la tesi è stata rifiutata e il processo è cominciato. Seconda seduta, il 30 novembre. All’entrata dell’imputato, uno dei fratelli ha gridato: «Murat non aver paura. Dio è con te»

E’ iniziato ieri il processo contro l’assassino di mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia ucciso il 3 giugno 2010 dal suo autista, Murat Altun. L’assassino, che l’ha sgozzato, a suo tempo ha dichiarato di averlo fatto prima per inimicizia “islamica”, poi perché il vescovo lo costringeva a rapporti omosessuali, infine i suoi difensori hanno cercato di farlo passare per un folle.

La prima seduta è durata pochissimo, appena venti minuti, ed è stata aggiornata al 30 novembre. Alla richiesta se volesse dire qualcosa, Murat Altun ha dichiarato che non si sentiva bene e che aveva bisogno del medico. Il rischio che il processo non cominciasse neanche era molto alto, dopo che alcuni medici avevano fornito ad Altun un certificato di insanità mentale. Lo scorso giugno, però, una Commissione di medici di Istanbul ha stabilito che è sano di mente e può essere processato.

In aula era presente tutta la famiglia dell’accusato, all’entrata dell’imputato uno dei suoi fratelli ha gridato: «Murat non aver paura. Dio è con te». Il processo vede implicati solo il pubblico ministero e l’avvocato difensore. In Turchia né la Chiesa cattolica, né i cappuccini, ordine a cui apparteneva mons. Padovese, hanno personalità giuridica riconosciuta e per questo non possono intervenire in alcun modo. La famiglia del vicario apostolico ha preferito non presentarsi come parte lesa.